Lo Ducato de Melfi, Capua, Aversa, Calbi, Carinolla, Sexa, La torre di Monte dragon, Castel a mar de Vulturno, La torre de Franco luxe, Teramo, S. Zermano con tutte le terre di la Badia, Murgliano, Nolla, La Sora, La Tripolda, Avellino et altri castelli vicini, Sarno, La torre del Greco, Carigiano, Castelamar de Stabia, Rico, Sorento, Masa, Salerno, Nocera dil Pagano, La cava, Montoro, tutto lo contà de Conza, Troya, Fogia, Nocera di Puia. In Puia, Manferdonia, Barleta, Trani, Bisignan, Molfetta, Juvenazo, Barri, Molla, Pulignan (non era vero), Leze, el contà de Venoxa, el contà de C...., el contà de P...., el contà de Spoleti, el contà de Matalon, Puozuoli, Carpi.

Et inteso questo prosperar de nostri, per varie opinione erano nel Senato, tandem a dì soprascritto preseno di far uno orator a Napoli a ditto re Ferandino, per dimostrar cussì come erano contenti di ogni sua allegreza et recuperation dil Reame; cussì ancora farli noto quello Venetiani havia operato in ogni tempo con el Re de Franza, et zerchato sempre de conzar le cosse in Italia. Et el zorno driedo, fo 25 Luio, venne pur lettere di Roma di 21, però che l'orator nostro era vigilantissimo in scriver et advisar il tutto, adeo tutti lo laudava summamente. Et si have lettere di Lunardo Anselmi, consolo a Napoli nostro, di 12 et 13, la continentia di le qual, per scriver la verità di ogni cossa, havendo quella, autentice qui sarà scritto, et maxime di quelle di 17, per le qual esso consolo narra el tutto assà copioso. Et prima, come per lettere di 12 di Roma, di l'ambassador nostro, havia inteso la rotta seguita a Fornovo, et felice successo de nostri a Novara, et che a dì 15 ricevette ditte lettere. Le qual habute, subito andò in Castel di Capuana a trovar el Re, el qual havia per lettere dil cardinal Ascanio inteso quasi questo, et era li soi dil Consejo reduti, zoè el Conte de Brienze, el Conte de Matalone, el Conte de maridiano, el Marchese de Pescara, el Conte de Muro, domino Marino Branchatio, domino Andrea de Genaro et Theodoro Tranlci et altri, et li lexe ditte lettere, le qual molto a Soa Majestà piaque, atribuendo gran laude a questa Signoria liberatrice de Italia. Et disputato qual camino potesse far el Re de Franza per liberarse, et concluseno deliberavano intender el successo. Et richiese ditte copie di le lettere di campo per farle exemplar, et mandar a la Serenissima Regina in Cicilia, et allo Illustrissimo Prencipe de Altemura, et cussì gele dette. Et el zorno avanti, havendo habuto queste bone nuove, esso Re a mezo zorno cavalcò a la Nonciata a referir gratie a l'altissimo Dio, et fece far fuogi per tutta la terra, che a pena se poteva passar per le strade mentre duravano. Et poi la mattina a dì 17 fo a San Domenego a messa al Crucefixo molto divotamente. Item, che a dì 16 de matina fo certa scaramuza a li repari, che alcuni Franzesi erano venuti fuora et altri erano descesi sul molo di alcune galie, per pigliar una torre; quali con le artilarie di la terra furono scaziati, con morte di 16 di loro a li repari; pur fo qualche danno, et più fu una ferita ebbe el Conte de Monte Odorisso nel zenochio, loco assà pericoloso: era persona notabile, et maxime nel exercitio militare. Item, come in quel zorno aspettavano dovesse zonzer el sig. Prospero Colonna, et el Re li fece preparar stancie in Castel de Capuana a presso a lui, et che si divulgava saria dacordo etiam el Prencipe de Bisignano, mediante ditto Colonna ch'è suo parente. Item, tutte le terre di la Puja se erano rendute al re Ferando, et che Soa Majestà usa ogni liberalità et munificentia, et quelli li erano rebelli et contrarij sono deventati devoti et fedeli, et che 'l conte da Liano et Joanne Paulo da la Maura, fugiano a Benivento, et fonno presi et menati da Soa Majestà, et liberò et perdonoli. Item, che 'l sig. Zuan Francesco di Gonzaga con la moglie et figlioli, che come ho scritto, andò a Napoli a trovar el Re de Franza, el zorno quando zonse l'armada de Ferandino di Napoli, fugite a la sera; et esso Re li mandò a dir liberamente venisse, et venne, et quello molto acarezò; el qual die ritornar a Mantoa, andando in Puja, poi per mar in questa terra. Et che nel castello se ritrovava el Conte de Conza, per causa dil Prencipe di Salerno, et el Re li havia perdonato; niente di meno volse suo fiul governasse el Stado; et per questo voleva ditto Conte ussir di castello, ma non fo lassato. Et come dice un'altra lettera di Hyeronimo Rengandori fiorentin, data a dì 18 Luio pur in Napoli, dirizata al nostro orator a Roma, che per lettere di 15 de lì, de Piero de Medici, haviano inteso la verità di la rota, la qual sarà causa di redure a devotion di quel Re el resto dil Reame, come el prencipio processe da la pigliata de Monopoli per la nostra armata; la qual cossa inanimò ciascun a convocar Ferandino senza paura; et cussì ritornò in Napoli. Et che quello Regno e tutta Italia, con la sapientia, prodentia et gajardi provedimenti di questa Signoria è stata redempta, et trata di mano di barbari, zente superba et insolente. Item, che in Terra di Lavoro manca solo a reacquistar lo castello de Salerno; el qual era forte et fornito per alcun mexe. Tutta la Puja si havia dato, se non il Monte di Santo Anzolo et Taranto. In Abruzo si teniva Ortona, Civita di Chieti, Sermona et l'Aquila. In Calavria era mons. di Obegnì, Vicerè, con 1000 sguizari et 200 homeni d'arme amalato. El Prencipe di Bisignano, el conte de Meleto, et de Capazo si sperava di redur con Ferandino, et che 'l Conte de Capazo havia mandà a dir al Re, quello si farà per li altri di caxa Severina lui etiam seguirà. Et el Re preditto ha mandato el conte de Matalon con 100 homeni d'arme, et dize sarà n. 2000 fanti in Calavria.

Item, che li castelli assiduamente salutavano con le artilarie Napolitani, senza tamen far danno fin qui; et hanno assà vittuarie de megli, et risi maxime; et l'armata franzese di barze do, galiaze do, et altri legni fino a la summa di 16, stava tra li do castelli distesa, mia..., con vento a proposito, facilmente se bruserebbe; et che fra tre zorni si dovea combatter et che l'armada dil re Ferandino nominata di sopra era lì dintorno et che quella notte era intrati do bragantini franzesi venivano di Hostia in ditta armata. Et che nostri, zoè el Re, pativa assà per non haver bombarde grosse, et quelle havea era poche; et el Re fece intender ne li castelli la rota e la fuga dil Re, offerendose de far passar do o tre di loro fino a Pisa ad accertarsi di questo. Ma loro mostrano poco stimarlo, et che Capua, Aversa et Nola li haviano portato a Ferandino danari, et menate zente d'arme et fanterie; el simel li baroni, et lo Duca de Traieto, le università convecine, et molti mercadanti et cittadini con danari; et el populo donò al Re ducati X milia. Item, quelli che non haviano consignato al Re de Franza el rescosso, consignò al presente a questo Re; in somma havia habuto zerca ducati 50 milia; molti monasterij li havea portati arzenti, perchè se ne servisse, et non li volse pigliare; et che 'l Re usa ogni umanità, piacevolezza, liberalità et gratiosità con ogni uno; parlando a tutti, nè niuno si partiva di Soa Majestà scontento; nè volse intender alcuna offesa, nè che li fusse parlato di vendetta, per bonazarse li populi. Et che, come ho scritto, el Conte da Liano, Jo. Paulo da la Maura et Troiano Gentil a Soa Majestà ribelli, confiscato el suo et condenati a morte, fogendo, fono presi a Forsolana, et Soa Majestà li fece liberar, et perdonò, et li confirmò ne li Stadi loro: cossa assà notabile, et che non se havia provisto ancora a la ordination di la justitia, nè ordination dil Regno, aspettando il Principe di Altemura, o vero non li paresse ancor tempo; et che in quel zorno era zonto el Sig. Prospero Colonna, ricevuto con molta festa dal Re. Et questo basti, quanto a ditte lettere. Et a dì 17 ditto, esso re Ferandino succedeva prosperamente, sì come ho qui scritto.

Et inteso tutte queste nuove per nostri, consultando quid faciendum, scrisseno al Pontifice erano di opinione che Soa Santità come capo di la Christianità, et havia quel Regno per suo et li dava censo, dovesse mandarli zente, zoè li 400 homeni d'arme Soa Santità dicea haver, a ciò esso Ferandino fusse soccorso mediante la lega; et che poi che 'l sig. di Pesaro non poteva venir in campo a Novara, et voleva mandar suo fratello, saria el meglio la sua persona a Napoli vi andasse con queste zente. Et haveano za a dì 25 eletto nostri ambassador a Napoli Nicolò Michiel, dottor et kav., era venuto capetaneo de Brexa el qual del 1493 fu orator a Napoli a re Ferdinando vechio, et da lui nel so partir ricevette la militia; ma per la età, et esservi stato in tal legation si excusò, et fu acceptata la soa scusa. Et a dì 27 ditto fo eletto uno altro, Polo Capello kav., era stato ambassador l'anno passato in Ungaria ad allegrarsi dil regno a re Ladislao di Boemia, insieme con Marco Lando, dottor et kav., da el qual Re fonno decorati di la cavalaria et libentissime accettò. Tamen non andò, mentre fo compito quasi questa impresa, zoè l'opera mia, come dirò da poi.

A dì 26 Luio venne lettere di Trane di 15, non però drizate a la Signoria, narava come el nostro capetanio zeneral con l'armata era ancora a Monopoli, et havia mandato Francesco Valier, soracomito, con una altra galia per quelle terre di la Puia a marina, a dir dovesseno render, non aspettando l'armata, zoè a quelle si teniva per Franza; et che a dì 7 venuto lì a Trane, quelli cittadini essendo di varie oppinione, però che 'l populo si harebbe dato, visto le gran promesse li era fatte et la bona compagnia si faceva a Monopolitani, ma li zentilhemeni non volevano, fino non intendeva il successo di caxa Aragona. Et è da saper che in questa terra, sì come ho scritto nel secondo libro, Venetiani hanno certe jurisditioni, ottenute da re Lanzilao, et cussì si observa di levar el stendardo di San Marco ogni festa, per mezo la chiesia di San Marco et dil palazzo dil capitano et altre. Hor conclusive, questi di Trane risposeno al preditto sopracomito andasse a Manferdonia, poi ritornasse, che li saria dato risposta. Et in questo interim venne la nova in Puia come Ferando era intrato in Napoli, et amazato assà Franzesi, sì che Barletta fo la prima levasse le insegne aragonese. Et a dì 9 etiam Trane levò, fazando feste etc., et mandono a Napoli a zurar fedeltà et omazo; et ancora Molfetta, Manferdonia, Bestize, con tutte altre terre di marina fece questo medemo, da Monopoli et Poligniano in fuora, che si tene per San Marco. Tamen che alcune rocche come quella di Bari et di altri luogi, non si havea voluto dar, et si teniva per il Re di Franza, ne le qual era Franzesi, ma che volevano aspettar uno di caxa di Aragona, che venisse et li presenterebbe le chiave. Et è da saper, si la Signoria nostra havesse voluto usar più celerità, et fusse stada cupida di acquistar Stado, senza dubbio acquistono tutta la Puia, perchè tutti bramavano Venitiani, et non volevano star più sotto Franzesi, et aspettaveno de zorno in zorno l'armada nostra, la qual steva a Brandizo senza far nulla; sì che si puol veder la bona volontà de Venetiani in voler spender per liberation de Italia, et non se curar de tuor altro Stado di altri, ma ben conservar il suo, che è assà et bellissimo sì da mar come da terra. Dil capetanio nostro Antonio Grimani, da 8 dil mexe in qua, non si have alcuna lettera fin questo zorno; et se intendeva havea mandà per Bortholomio Zorzi, provedador di l'armada, era con galie 6 a custodia di l'Arzipielago, dir venisse da lui, non essendo più paura per questo anno di l'armada turchescha. Item, mandò a Corfù a tuor zente per augumento di l'armada.

Adoncha, concludendo, re Ferando prosperava et reaquistava el suo regno; et a tutti perdonava, dicendo: Io son Ferando; et si havete sig. Baroni fatto alcuna inzuria o rebellion al Re mio padre o mio avo, non l'havete fatta a me, et vi perdono. Et volendo perdonar al Principe di Salerno, era in Castello con Franzesi a Napoli, in questi zorni li mandò a dir venisse a lui, che li perdonava ogni offesa. El qual rispose era Anzuino et volea morir al servizio dil Re di Franza. Et vedendo nostri el so felice successo, risposeno a la lettere di Soa Maestà sapientissime, con parole di gran conforto, congratulandose del so felice ingresso, sperando di rallegrarsi di l'aquisto di tutto el regno, et come per soa exaltazione li aveano eletto Paulo Capello kav. ambassador a Soa Majestà, el qual presto lo manderebbe, et conferirà con Soa Majestà el tutto.

Remuneratione fatte a molti benemeriti di la Signoria per le operationi fatte al Taro.

Parendo a li Savij di Collegio et a quelli che governano la Republica Veneta, non esser cosa più degna et laudabele in uno Stato quanto premiar quelli che nelle cose opportune si adopera, non solum dimostrando bon voler et vera fede, ma ancora meteno la propria vita per la salute dil Stato di quelli da li qual hanno stipendio; et conciosiachè in questa battaglia fatta a Fornovo su la giara dil Taro contra il Re di Franza, molti si portò valentissimamente, mediante de li quali seguite la fuga de Franzesi, non havendo stimato la vita per questa Signoria; et havendo inteso li principal nostri morti, et etiam quelhoro vivi fedelissimi, deliberono remeritarli con queste provisioni saranno notade qui sotto. Et cussì, a dì 24 Luio, nel Consejo di Pregadi fecero tutti questi decreti, et prima:

Conoscendo la fede de lo ill. mo sier Francesco de Gonzaga, marchese de Mantoa, Governador dil nostro exercito, et non havia ancora habuto el baston et stendardo, et strenue si havea portato in questa impresa, et per remunerarlo, licet fusse d'anni 28 et non più in altra battaglia experimentado, fo eletto Capetanio zeneral nostro da terra di tutte le zente sì da piè come da cavallo, et mandarli con grandissimo triumpho infino in campo el baston et stendardo: et per Piero Marcello et Zorzi Emo, eletti a questo oratori, fonno mandati, come dirò di sotto. Item, che l'habia tutta la conduta l'ha, et più quella di suo barba sig. Redolfo morto..... Item, ogni anno, per el suo fratello, li sia dato ducati 2000, et per il fratello di madona Ixabella soa mujer ducati 1000 ogni anno; et che di presente li sia dato ducati X milia d'oro de contanti, mandati fino in campo. Questo fo assà presente, et da esser stimato. Era in questa terra do soi oratori, venuti a inchinarsi a la Signoria, zoè dom. Phebus di Gonzaga suo cusino, et l'altro Zorzi Brognolo, era venuto per star fermo de qui; ancora uno Zuam Carlo, suo secretario: et in questa sera feceno assà fuogi et feste a la soa caxa; et la mattina andono in Collegio a referir gratie, et in questa sera medema li fo scritto.

Ancora, havendo ne li zorni superiori la Signoria ricevuto una lettera sapientissima di madona Catharina relitta dil sig. Redolfo di Gonzaga morto da Franzesi, et letta in Pregadi, la qual fece quasi tutti lacrimar, et era di questo tenor: Serenissimo Principe et Excelsa Signoria. Heri mi fo portato el corpo del sig. Redolpho mio dolcissimo consorte, la morte dil qual mi fo di amarissimo dolor, el qual m'ha lassà cinque figlioli, 3 femene e do maschij, li qual haveria mandati a far uno presente a la Vostra Serenità come servi, ma per esser quelli in tenera età gli nutrirò a nome di quella come suo schiavij, et come i serà in età perfetta, i manderò a donar a la Signoria Vostra, a la qual i racomando insieme con la povera madre, e prego V. S. si degni dar risposta a l'aflitta madre. In modo che, come ho ditto tutto el Pregadi si commosse, et preseno, sì come la richiese, prima di tuor li soi castelli in protetione et dar a lei con li figlioli di provisione a l'anno in vita ducati 1000 d'oro, et mandar tre sue fiole a spexe di la Signoria nostra, quando saranno a età legiptima, condecentemente. Item, a li do filioli promettono di dar a tempo saranno etiam in etade, la conduta havea il padre; la qual al presente ha el sig. Marchexe di Mantova loro cusino.