Et essendo morto quel strenuissimo sig. Ranuzo dil Farnese, preseno di dar la sua condutta di cavalli 600, zoè a uno suo fiul ha anni 14, cavalli 200, et ad uno altro di manco età altri cavalli 200, come havia il padre; licet in questa guerra havesse 200 in più: la qual condutta, fino saranno atti a governarla et ad età perfetta, sia governata per uno che parerà a la Signoria nostra. Item, che habbino de provisione a l'anno con le sorelle ducati 400; et le ditte etiam siano maridate juxta el so grado de li danar di la Signoria, quando saranno a la etade. Et el conte Bernardino Fortebrazo, condutier nostro, el qual era ancora a Parma in caxa di Don Andrea Baiardo, uno dei primi di quella città et si miedegava, et oltra li altri medici andò a la sua cura, per la Signoria nostra li fo mandato maistro Andrea Morandino cyroycho excellentissimo sta a Padoa, et etiam di qui uno maistro Zuam de Tristan da Verona, pur cyroycho; el qual lui lo richiese. Et per saper el tutto, come per una lettera soa scritta da poi megliorato assà. A dì 20 Luio in questa terra a Piero Marcello, fo di Jacomo Antonio kav. fiul, la qual ho etiam letta, come successe esso Conte in la battaglia, et la substantia sarà qui posta. Primo come lui non era di openione de apizar el fatto d'arme, ma voleva lassarli muover et loro stessi se rompevano; ma deliberato el sig. Marchexe di dar dentro primo, a lui tocò el secondo colonello, et el tertio al conte di Chaiazo; et assaltato ogni uno li nemici al luoco suo, procedevano a l'impresa. Et esso Conte armato, sopra el so cavallo combattendo, molti messe al basso. Et poi lo assaltò uno kavalier con sopravesta su le arme de veludo negro e d'oro a falde, et steteno un pezo a le man; tamen, ferito, si rese a lui et detoli el stocho suo, el qual messe a la cadenella de l'arzone; et demum ne prese uno altro, et successive in un momento 4, computà do kavalieri boni baroni, con catene al collo, et havia 4 stochi di nemici a un tratto a l'arzone. Et tuttavia andava combattendo verso el stendardo, con openion, si era seguitato, di haverlo o tutto o parte. Et zonto lì, lo afrontò uno gran maestro, et fonno a le man; et al suo cridar era saltato ditto conte da altri 4 kavalieri, et li presoni havia si mosse contra di lui, salvo uno; tandem combattè contra 8, et in fine have una bota di aceta in la tempia, un'altra in su la copa pur d'aceta et lo stornite; poi una lanza restata in la schiena, et cussì tramortito fo gittato da cavallo a terra, et li deteno 12 ferite, 7 su la testa, 3 in la gola, et do in le spalle; et si non havea el gorzerino doppio sotto l'elmo, le ferite in la gola l'harebbe morto; ma non lo penetrono: tamen li dette passion, adeo non poteva ingiotir l'aqua. Et cussì, habuto 12 ferite, Franzesi lo lassono per morto, abbandonato da tutti, dil so colonello, et fo conculcato da cavalli. Ma uno suo regazo lo strassinò in uno fosso, et il suo ragazo za era sta morto, che lo serviva a combatter, et tuttavia pioveva. Cessato il fatto d'arme fo per uno de li soi portato in campo a lo alozamento, et visitato da li Provedadori, et per essere in extremità li fo ricomandato l'anima; poi fo portato a Parma, et li medici de lì non se curavano medicar tal ferite, dicendo non era speranza. Et Alexandro, so cancellier, mandò a Bologna per medici, et li fo levato tre pezzi d'osso di la testa, in modo restò scoperto tanto cervello come uno fondi di bona tazza, per haver fatto di tre feride una sola; poi zonse la soa donna et lettere di la Signoria che molto lo rallegrò, et etiam maistro Andrea Morandin; adeo comenzò a star meglio, et in pochi zorni varite. Et el sig. Galeoto di la Mirandula, comissario de lì dil Duca, do volte lo andò a visitar, offerendoli per nome dil Duca etc. Et cussì la Signoria mandò per lui, et zonse in questa terra a dì primo Avosto, non però al tutto compito da varir; et fo medicato, mandatoli danari per la Signoria; et alcuni Savij di Collegio, nomine Dominij, lo andò a visitar, confortandolo etc., adeo in brevissimo tempo varite, et andò molto alegramente in Collegio, et tutta la terra have piacer di la sua salute per la sua fideltà. Adoncha, a questo conte Bernardin el qual havia 460 cavalli, li fo cressuto di condutta fino a summa di mille, et dato di provvisione a l'anno ducati 500 per la sua persona. Et a uno fiul fo di Vincenzo Corso morto ut supra, li fo dato el resto di la condotta che erano rimasti vivi degli homeni d'arme dil padre; el qual havia 200 cavalli, et mandar le so fie, et dar ducati 400 per dota; le qual non havendo madre, siano messe ad habitar in uno monasterio qual parerà, et habi ducati 40 per farsi le spexe.

Ancora Alexandro Beraldo patavino virilissimamente morto, fo conferito la sua condotta di cavalli 100 a uno suo fradello chiamato Francesco, et etiam confirmatoli la provision havia annuatim a la camera de Padoa, de ducati 8 al mexe, per haverse alias questo Alexandro in Roverè a la guerra di Thodeschi ben portato. Unde li fo dato ditta provisione.

A Ruberto di Strozi fiorentino foraussito, fo dato la sua condutta a uno suo fradello si ritrovava etiam ferito da franzesi a Ferrara; el qual scrisse a la signoria una lettera dicendo voleva morir come el fradello per quella. Et per questo, a ciò si restaurasse per Zuam Francesco Pasqualigo dottor, kav., vicedomino a Ferrara, li fo fatto dar ducati 100 d'oro.

A la muger de uno Zuan Bianco era contestabele, morto ut supra, tamen era saracino valentissimo, li fo dato una caxa in la cittadella di Verona, dove potesse habitar, et ducati 6 mese in vita suo.

A Nicolò da Nona fidelissimo nostro, havendosi operato strenue et non ateso tuor cariazi come li Stratioti, questo havia ducati 20 di provisione al mexe a la camara di Zara, che de coetero habi ducati 25 al mexe et 30 in tempo di guerra, et cavalli 100, et in tempo de pace tegnir cavalli 25.

Et oltra di questo fo scritto a li Provedadori in campo, et mandato queste provisione date, et che proclamano, che per questo la Signoria non si dimentica de li vivi restati che si hanno ben portato contra Franzesi; et che la volontà di la Signoria è di remeritar tutti ai benemeriti, et che hanno fatto questo quanto per la informatione habuta, et a li morti tanto; et che tutti debbino vigilar in portarsi bene etc. Et scrisseno al sig. Marchexe capetanio zeneral, et il titolo di la mansione e qui posto: Illustri et Potenti Domino Francisco Gonzaga Marchioni Mantuae et omnium nostrorum gentium armigerarum Capitaneo Generali filio nostro carissimo.

Ancora in ditto zorno fo premiato li heredi et muger di Piero Bembo patricio nostro, morto Soracomito da le artilarie de i nemici a la battaglia de Monopoli in Puia: fo preso che uno suo fiul habi a l'anno in vita soa ducati 120 da l'ofitio dil Sal per spexe de viver. Item, maridar do so fie quando saranno in età perfetta, et darli de li danari di la Signoria ducati 2000 per una; et do altre fie voleno andar munege, ducati 200 per una al suo munegar; et un'altra vestita nel monasterio di Santa Maria de le Vergene li sia dato a tempo di la soa sagra, per la festa ducati 50, et cussì fonno date queste provisione.

Seguito ne li campi di Novara fino a dì primo Avosto 1495.

El nostro campo in questo mezo alozato a Castel Tigliano, dove stava li Provedadori, el resto a la campagna; et erano vicini mia... a Novara, et stavano su pratiche de moversi, per non esser in loco sicuro alozato. Et li ducheschi zerchava molto di tuor le fanterie dil ditto, et non bastava. Zonto che fo lì ditto nostro campo, volseno 500 fanti per mandar in Alexandria di la Paia, poi fanti per mandar a Tortona, poi altri 500 per custodia di uno castello di la Duchessa di Savoia haveano preso, chiamato Castellazzo, come ho scritto avanti; et a dì 26 Luio dimandono fanti 1000 et cavalli 300 per mandar a custodia di uno passo, et li fono dati. Et Marchiò Trivixan, provedador, volea poner fine a l'impresa et dar el guasto a Novara; ma loro non volseno. La causa non se intendeva; imo intendendo nostri che in molti lochi vicini erano robe de inimici in salvo, non volseno consentir che le se tolesse, et dicevano voleva haverla più presto fatta che disfatta la terra; però non erano di opinione di piantarli le bombarde, le qual non erano però lì, ma dicevano di ozi in domane die zonzer, nè il guasto consentì fusse dato per non disfar el paese, ma haveano piacer di tenir el nostro campo ivi. Et a dì 26 ditto fo mandato Francesco Grosso, capetanio di la cittadella de Verona, nominato di sopra, con molti cavalli et fanti per expugnar uno loco chiamato Brionza, lontan dal campo mia 6, di la Duchessa di Savoia; et zonti haveno la terra, ma la rocca si tenne, et voleva pati. Mons. di Arzenton have el salvo conduto, et non venne in campo; et fo divulgato era andato in Franza. Et a dì 27 da matina li nostri Provedadori, ricevuto lettere di la Signoria dil crear dil capetanio zeneral el sig. Marchexe se andono a congratularsi con Soa Signoria el qual era molto di bonavoja e contento. Poi feceno lezer le lettere publice di le provision date, et come la Signoria era per premiar quelli che viriliter et con fede si havia portato nel fatto d'arme, adeo tutto el campo benedizea el Senato, digando, se uno moriva, lassavano a' sui figlioli et padre et madre. In questa sera mandono zerte zente d'arme et fanterie al loco di Brionza, a ciò non li vegni soccorso, perchè la rocca tolse termene fino a dì 28 a le 20 ore a renderse se non li venendo soccorso. Et per una lettera venuta a la Signoria dil Marchese di Mantova, tunc governador, fo decreto a dì 24 Luio per il Senato, et scritto in campo a li Provedadori dovesseno far comandamento a Piero Duodo, era sopra i Stratioti, dovesse subito venir a Venetia non passando per Crema. Et cussì a dì 28 da mattina li fo fatto tal comandamento; el qual subito montò a cavallo et venne verso Venetia, et zonse a dì 4 Avosto; et tamen non fo trovato in lui oppositione alcuna, pur non fo più rimandato in campo, ma el governo de li Stratioti tutti fo dato per li Provedadori a Bernardo Contarini, et poi confirmato per la Signoria, demum a dì... Avosto preso nel Consejo di Pregadi per portarse bene havesse titolo de Provedador de Stratioti, et ducati 100 al mexe, come havia esso Piero Duodo et ogni altra cossa. Et per spie tornate in campo a dì 28 Luio, li Provedadori inteseno fra Turin e Aste si feva aparati per alozar assà numero de persone, le qual di breve dovevano zonzer; et che 'l Re havia fatto tre consegli in Aste, et volea venir in persona a socorrer Novara. Ma poi haviano terminato non si mover ma mandarvi zente, et esser a le mano con nostri; et per questo li Provedadori erano in qualche consideration, et per non star col campo in loco securo, perchè, dove erano, da tre bande potevano esser assaltati: primo da li nemici da Verzei; secondo da le zente de Novara, dove eran zercha persone 3000 da fatti; tertio di le zente di Aste. Et convenendo combatter da tre bande, impossibil saria stato a resister; et li Ducheschi volevano nostri se tirasse mia 3 lontan, in loco manco securo; et nostri volevano redursi a Vegevene, et sarebbeno stati securissimi; et cussì stavano quotidie in disputation, scrivendo a la Signoria quello li pareva dovesseno far. Et in questo zorno la roca di Brionza se rese a patti.

In Aste per una spia inteseno se facea con gran pressa uno revelino a la porta. El conte Carlo de Pian de Meleto era con le sue zente in guarda de Tortona; li Ducheschi el mandò a Zenoa, et etiam Zuam Griego con balestrieri, la qual cossa non piaque a' nostri, de haver mandato senza licentia. Et a dì 29 Luio da mattina fo fatto consejo da li Provedadori, dove se redusse el capetanio zeneral nostro, et el conte de Chaiazo so fradello, et el conte de Petigliano, et altri conduttieri, et Jacomazo capetanio di le fanterie, et parlato per tutti quid agendum; ultimo volse esser Marchiò Trivixan, provedador, dicendo al tutto et mostrando con rason evidentissime, che meglio era andar alozarse in loco che si havesse el stado de Milan da drio le spalle, perchè non haveriano briga de custodir se non davanti per niente, perchè davanti saria el campo dil Re, dai ladi ( lati ) le zente di Novara, da l'altro lai ( lato ) quelli di Verzei. Et disse molte rasone, le qual non voglio qui scriver. Et tutti quasi si risolse ne la soa opinione, excepto li Ruberteschi o vero Sanseverini, li quali volevano sbaraiarsi et star in campagna; tamen non deliberono cossa alcuna. Era anco in questo conseio Bernardo Contarini, al qual in questo zorno li fo dato el governo de li Stratioti; et a hore 19 andò dove alozaveno li Stratioti dil Duodo, col canzelier de li Provedadori; el qual li comesse dovesseno tutti obedir questo come so Provedador, et tutti li basò le man, et fonno molto contenti, perchè havia etiam lui la lengua loro, et li acceptò benigne. Habuto nostri la rocca Brionza, el conte de Chaiazo mosse le so zente a custodia, et el sig. Talian da Carpi con la so compagnia fece ussir, et fo mandato a guarda di un'altra forteza chiamata Torqua. Le fanterie nostre per zornata andavano fuzendo, et non potevano nostri far tante provision che restasseno, secondo el costume de fanti, ma per la paga tutti erano. El Duca de Milan intendendo questo de li campi, deliberò de venir lui medemo in campo, per veder con l'ochio meglio li alozamenti, et udir tutte le opinion; et scrisse volea venir. Item, mandò più volte et in questi zorni a dir a la Duchessa de Savoia, che restasse di dar adito et alozamenti a' Franzesi; ma lei si scusava dicendo non poter far altro, ma che per sui subditi non sarà dato alcuna molestia a' nostri; et per queste parole el Duca non voleva, li Stratioti corseno a dar el vasto fino a presso Verzei. Et questo basti dil seguito fin primo Avosto. Quello succederà vederete.