Quello seguite a Napoli et in Reame fin a dì primo Avosto.
In questo mezo a Napoli el re Ferandino continuamente andava a li repari sopravedendo, et andava armato con una curazina et falda di maia et una partesana in man, insieme con el sig. Prospero Colonna, el qual zonse lì a dì 18 Luio, come ho scritto; et el consolo nostro spesso andava a parlarli, dimostrandoli nove de qui de li campi. Et essendo insieme a dì 21 a una fenestra, esso Re disse: Io ho causa de star de bona voia, conoscendo con quanto amor quella Illustrissima Signoria s'è mossa ad aiutarme, unde, avegna che io habbi portato sempre ogni paterna reverentia per la bona amicitia è stata fra quella et la Majestà dil sig. Re passato, tanto più al presente la ho in honore et reputomeli ubligato, quanto che ha fatto più per me che per niun de quelli. Et però sempre li sarò buon et optimo figliolo, et spero lo cognoscerà in dies; et cussì in tutte cosse occorrano sempre per servitio di quella, et per ciascun de quella terra, me troverà prompto et ben disposto etc. Et è da saper che andò contra el sig. Prospero Colonna, per honorarlo, Don Alphonso fratello dil Re et Don Carlo fratello dil Cardinal di Aragona, ambi naturali; et molto signori aozò in Capuana in Castello, et cenò la sera con il Re, et de amico dil Re de Franza si fece di questo re Ferandino. Ma so fradello sig. Fabricio era pur soldato ancora, et sviscerato, dil Re de Franza lì in Reame.
A Napoli li repari se lavorava continuamente, et era assistente el Marchexe de Peschara, fidelissimo al Re nuovo. Di continuo tirava a la terra artiglierie, et faceva pur qualche danno. Et a dì 18 di notte feno assà luminarie, et treteno più del solito; la causa non se intendeva. Et a dì 21 da matina, a hora di messa, quelli dil castello trete una bombarda, la qual dette nel tetto di la chiesia di San Domenico, dove era assà persone; inter caetera, el consolo Lunardo di Anselmi nostro, et fece uno buso, spavì ( spaurì ) ogni uno, et passò oltra di fuori. Item, a Napoli haveno a dì 20 lettere di 16 de Trani, come le rocche di Bari, Trani, Barletta et Manferdonia ancor se tenivano per Franzesi, ma speravano di breve haverle. Item, a dì 23 si aspettavano lo duca de Melfi a Napoli, et il simile lo duca di Gravina. Era divulgato esser morti in Calabria mons. di Obegnì, tamen non sapevano certo; ma ben stava malissimo. Et a dì 23 el molo grande con una torre si rese al re Ferandino; la qual torre subito il Re la fece ruinar, et fatto repari per ponervi le artiglierie, con le qual potrano far danno al castello da la banda dil mar, et l'armata; et li repari quotidie se lavoravano, et el Re andava ogni dì a soraveder. Et in castello si diceva mons. di Mompensier esser amalato, et steteno 3 zorni che non frequentono cussì el trazer, come soleano. Item a dì 24 inteseno le rocche preditte di la Puia erano rese; et che Leze havia alzato le bandiere di Ferandino, et preso el Duca con uno altro si chiamava el re de Pitot. A Taranto erano reducti molti Franzesi. El Prencipe de Altamura era a Brandizo; et per intender el tutto, qui sarà scritto una lettera dil re Ferandino, scritta a soi secretarii a Roma.
Exemplum literarum Ferdinandi regis.
Rex Siciliae al Ripol et Berardino.
Questa sera havemo hauto aviso da missier Piero Carazolo, quale mandamo in questi dì al Ducha de Melfe et al Duca de Gravina, come ditti Duchi hanno già alzate le nostre bandiere et si sono reduti a la nostra fideltà, et che erano in camino per venir ad trovarse con le zente loro. Similiter questa sera è venuto da noi lo canzelario del conte di Capaze, el qual ne ha affirmato, per parte de ditto conte, come sarà lo simile incontenente; et che manderia subito da noi lo figlio con le zente soe. Da Amanthea è venuto uno nostro fidato, et qual partì Domenica di quella città: dice che passando dui dì avanti per Cosenza, intese che mons. di Obegnì stava malissimo, te che da poi essendo in l'Amanthea, venne nova che era morto. Come sarà la nova certa, ve ne daremo aviso; fra tanto del preditto darete noticia a la Santità dil Nostro Signor, et a lo Ill. mo et Rev. mo Vicecancellier nostro patre, et al magnifico don Gracilasso, ambassador de Castiglia, perchè semo certi ne haveran piacer. Le zente franzese che sono in Calabria erano divertite ad Tropeya, et stavano de lì intorno, et ogni dì se presentano a la terra la qual sta fortissima. Et lo Rev. mo Cardinal scrive che di quelle cosse stieno di bon animo, et che ne lassemo lo pensier a lui.
Date in Castel nostro Capuano, Neapolis, 22 Julii 1495.
Rex Ferdinandus
Chariteus.
A tergo: Magnificis viris Aloysio Ripol et Berardino Francho secretariis et consiliariis nostris dilectis.