Havendo la Signoria nel conseio di Pregadi preso, a dì... Avosto, di dar al conte di Petigliano in tempo di pace ducati 33 milia, et in tempo di guerra el terzo più, zoè ducati 44 milia a l'anno, et tegni le zente proportionate al stipendio, et questo per anni 5 et uno di rispetto in libertà di la Signoria, et titolo di governador, perchè non si havia potuto acordarlo con quello li Provedadori li offerseno al principio; et a dì 19 era stati a parlamento. El qual dicea havea col Re di Napoli in tempo di paxe fiorini d'oro 33 milia, a incoronati ij per fiorino, eran carlini 12, zoè lire 6 de nostra moneda, et in tempo de guerra la mità più, et perhò non volleva acceptar quello nostri li offeriva, ma dimandò licentia; tamen, dicendo volleva star ancora X o ver 15 zorni in campo per far cossa grata, et li Provedadori li dete per avanti ducati 500, juxta li comandamenti di la Signoria.. Et in questo zorno, a dì 19, ricevuto lettere di questo, ditti Provedadori volseno parlar con esso conte, el qual pregò che per do zorni non ne parlasseno alcuna cossa, per esser li cieli mal disposti, però che è homo segue molto astrologi et hore. Et cussì restono; poi parlono, et concluse come dirò.
Et in questo zorno ritornò el messo andato al Re per il salvo conduto, et il Re non li volse farlo. Ma quelli soi gran maestri li disse: Fa el nontio vegni sopra la nostra fede. Et cussì ditto messo la matina seguente, abuto cavalli da' nostri Provedadori, se partì et andò dal re; tamen non li apresentò el breve, et rimase de li soi, come dirò di sotto; e più non ritornò.
A dì 20 ditto fo consultato da li Provedadori con el capetanio, conte di Petigliano, et li ducheschi, però che dubitavano di non esser asaltadi da' franzesi, sì da quelli erano a Verzei, quam di li altri di Novara. Et el conte di Petiglian disse, li pareva, essendo el Re più grosso de nui, de non aspettarlo lì. L'opinion dil conte di Chaiazo era, che 200 homeni d'arme et 500 fanti, era in Trechano, venisseno in campo, et ivi rimanesse Zuan Griego con li soi ballestrieri a cavallo et 100 fanti. Et concluseno cussì, perchè el campo si augumentasse. Item, che da poi manzar el conte di Petiglian et il conte di Chaiazo dovesseno andar a veder li alozamenti de Monteselli, do a mia luntan dil campo più al basso, o vero inquerisse qualche altro più securo lozamento.
In questo zorno fuzite in Novara zercha 20 ragazi de li stratioti con li soi ronzini, et fo ben ricevuti dal duca d'Orliens, et datoli ducati 6 al mexe per uno et le spese; et questo per non haver auto el suo dover da li soi patroni, i qualli haveano tochato lhor page.
Li Provedadori have lettere di Pavia di Piero Michiel, provedador, conduceva le zente dil sig. di Pexaro in campo, governate da suo fratello sig. Galeazo, zoè 80 homeni d'arme et 60 ballestrieri a cavallo, et acelerava el camin. Et a dì 22 da matina zonseno in campo. Et Piero Michiel, sopra ditto, poi partì di campo, zonse a Venetia a dì 2 Septembrio.
A dì 21 ditto, da matina, stratioti andò a imboscarsse a presso la terra; et ussite fuora alcuni cavalli franzesi a la liziera, con i famegij o ver ragazi de li stratioti ivi fuziti; et pocho lontano di la terra stratioti erano ascosi ussite, et li dete driedo fino a li repari; et de li soi famegij, che volseno pur contrastar, do di fatto fo morti in la scharamuza, do fo presi, uno di qual era ferito su la testa mortalmente, el qual, menato in campo, morì. Fo feriti do altri, et uno franzoso; et stratioti dimandò a li Provedadori, quel suo famegio prexo, a exempio de li altri, fusse impichato subito. Ma Piero Busichio lo dimandò lui di gratia li fusse concesso lui medemo lo impalasse, per metter terror a li altri. Ma li Provedadori non volseno, et lo fece impichar.
In questo zorno, da poi manzar, li fanti di Chozanderle, todescho, si levò a remor, dicendo volleano danari, et esser satisfatti di le spexe haveano fatto nel venir in campo. E li Provedadori con bone parole li disse, non esser tempo di la paga, et al tempo ge saria data. Et loro non volendo questo, mostrò adunarse insieme et volersse partir, andando su certa pianura, et ivi steteno fermo. Et vedendo essi provedadori Chozanderle haver da loro pocho ubidientia, mandò a pregar domino Zorzi di Pietraplana, capetanio di elemani ducheschi, che andasseno a tasentarli et farli ritornar, mediante la sua reputation, la qual era assa'. El qual subito andò, et li fece ritornar, per esser molto reverito; et si questo non fusse, in campo non si poria governar todeschi.
Per uno eleman fuzito di Novara in questa matina, se intese in la terra esser gran fame; ogni giorno ne fuziva X in 12 elemani al troto, andavano a la volta dil monte; non haveano pan ni vin, ma formento, et non pono masenar a man a suficientia per tutti; et che viveano di carne et formazo, bevevano mosto, et pocho ne era; et assai de li animali era in la terra, per necessità morivano ogni zorno più di un paro.
Essendo andati, come scrissi, el conte di Petiglian et conte de Chaiazo a veder il lozamento di Monteselli, tornati, riferiteno non esser buono; et ozi andono a veder uno altro. Et tornato el conte di Petigliano, li Provedadori insieme col capetanio zeneral parlono con ditto conte di Petigliano, et li offerino ducati 33 milia im paxe et ducati 44 milia in guerra, et che questa era la intention di la Signoria; et lui non volleva. Tandem li disseno, ducati 33 millia et ducati 48 millia; et esso conte pur renitente, dicendo meritava più. Et chiamati dentro Piero Marzello et Zorzi Emo, ambassadori al conte, etiam tutti lo exortono. El qual conte, conclusive, dimandò ducati 33 milia in tempo di paxe, et ducati 50 milia in tempo di guerra. Et vedendo nostri esser la differentia solum di ducati 2000 in tempo di guerra, Luca Pixani, provedador, ambassadori et etiam el capetanio li promesseno ditti ducati 50 milia. Et cussì fo fermato l'acordo, et scritto a la Signoria. La qual rescrisse esser contenta. Et el conte mandò poi in questa terra Filipo di Arezo, suo secretario, Bortholomio de Vico et Antonio, suo fratello, tutti tre a far et sigillar li capitoli necessarij; a li qual dette plena comission. Et per non si poter far lì in campo instrumento di man di notaro, per non vi esser il modo, li Provedadori a dì 28 ditto conveneno scriver a la Signoria, et far fede questi venivano qui per tal causa. Et cussì esso conte fo condutto governador zeneral dil campo.
In questa sera a hore 3, essendo trate 3 o ver 4 bombarde da Verzei, et quelli di Novara risposeno, el capetanio nostro dubitò per questo signal non venisse socorsso a Novara. Et poi vene una di le guarde, et disse le zente nostre, era a Chamariano, havea asaltà alcune some di vittuarie andava in Novara et quelle havia prese. Unde el capetanio subito montò a cavallo, et mandò zente dove el bisognava, et stratioti. Et ditti stratioti, pocho lontan di Verzei, se scontrò in alcuni cavalli lizieri dei nemici et X homeni d'arme, et quelli investiteno. Li cavalli lizieri si messe in fuga, et li homeni d'arme volse far testa; et, non potendo resister, voltò le spalle, et stratioti ne prese uno vivo, amazò cinque et preseno etiam 6 franzesi, i qualli havia solum el corpo di la curaza, et molti altri pedoni da 40 in 50. Driedo veniva 80 homeni d'arme da Verzei; li qual, sentito la furia de stratioti, ritornono indriedo, sì come per la confession di l'homo d'arme se intese. Quelli veramente di la guarda de Chamariano prese 12 in 15 cavalli da soma, con alcuni presoni, et sacheti di farine streti et longi, tien mezo staro nostro l'uno; etiam altri sachi di pan, carne salade, butiro et qualche refrescamenti. Et erano però assa' some, parte fu prese, come dico, parte ritornò a Verzei; per modo intrò in Novara solum X cavalli con X di quei sacheti di vittuarie. In questa scaramuza de stratioti, do de loro fonno presi da li nemici, perchè li cavalli li straportono fino in le man de essi franzesi che fuzivano.