Vincenzo Valier, nominato de sopra, ritrovandossi in campo, et non vi essendo il pagador, parse a li Provedadori de dar al ditto questa altra faticha di esser pagador, a ciò li danari fusseno ben dispensati. Et fu contento di accettar tal provintia, per servir la Republica, et restoe pagador fino el campo se disciolse. Et Urssato Morexini si ritrovava a Biagrassa, volendo andar a Milan.
A dì 20, a hore 21, el Duca de Milan con l'ambassador de Spagna, li Provedadori et ambassador nestro, et Bernardo Contarini, provedador di stratioti, andò circa un mio avanti in campagna aspettar; et a hore 23 zonseno li tre oratori franzesi[146] nominati di sopra, de compagnia col Marchese di Mantoa, nostro capetanio, li era andato più avanti contra; et el Duca andò solum circa do miglia. Et smontati nel pavion dil capetanio, dove feceno colation, poi veneno nel castello dal Duca. In quella sera medema el Duca mandoe per li Provedadori, che si trovasseno ad udir le imbasate loro. Era la duchessa soa consorte, el capetanio nostro, l'ambassador de Spagna, el nostro orator, el Duca et ditti Provedadori, posti a sentar a la fila, i oratori sentono su tre cariege per mezo. El primo el marascalco de Giaè; el secondo, che dovea esser mons. di Pienes, lui volsse fusse mons. di Arzenton, perchè esso dovea far le parole. El qual Arzenton disse: La Majestà dil Re nostro ha voluto mandar nui tre a la Excellentia Vostra, a ciò possiamo presentialmente dir a quella quanto è la mente de Soa Majestà, la qual è desiderosa venir a la pace. E questo è stato meglio che dir per intermedie persone, come hieri fo ditto. El Duca rispose: Hessendo quello son con la Majestà dil Re di Spagna, et fiul de la Illustrissima Signoria di Venetia, a la qual son sempre ubligatissimo, torò questo assumpto in risponder in nome de tutti, et ringratiar la Majestà dil Re che ne ha mandato tal huomini, qual sono le signorie vostre. Ringratiamo etiam quelle de la faticha le hanno tolto per venir qui. Per quanto aspetta al desiderio ha la Majestà dil Re al vegnir a la pace, io ve dico che in tutte cosse honeste non me trovarete manco pronto di quello è Soa Majestà; però dicete quanto vi par. Et mons. di Arzenton disse: Illustrissimo signor, la Majestà dil mio Re non vuol far apontamento alcuno de Novara, se prima el non parla col Duca de Orliens suo fradello; però rechiedemo un salvo conduto per lui. Et el Duca rispose: Magnifici ambassadori, io non ho da far de niente con el Duca de Orliens, perchè lui non ha tolto la mia terra de Novara, ma la Majestà dil Re me l'ha tolta con le soe zente et con li soi danari; e so ben che 'l Duca de Orliens non havea posanza di tormela, per lui. Acordamose pure con la Majestà dil Re; et se 'l Duca d'Orliens vorà poi cossa alcuna da me, la rechieda, perchè io li risponderò. Dil salvo conduto da esser fatto, io sarò insieme con questi magnifici signori, et vi responderemo. Et el Duca con li altri andò in un'altra camera, dove fo disputà et concluso farli el salvo conduto de andar a parlar al Re; e, non seguendo la pace, possi ritornar in Novara con quelle zente vi sarà. Et cussì fo risposto a ditti ambassadori, et diliberato per segurtà dil ditto Duca d'Orliens, de mandar la matina seguente uno de quei signori, con uno ambassador franzese, a Novara, per trazer fuora el ditto e condurlo do o ver tre miglia. Et questo volse esser el nostro capetanio marchexe de Mantoa, che vi andasse. Et li oratori, tornati a lo alozamento per esser tardi, spazoe uno trombeta con lettere al Re.
A dì 21, per esser l'aque grandissime, adeo non se poteva guazar, non fo trato el Duca d'Orliens di Novara, come era l'ordine dato, ma fo trato come dirò di sotto. In questa matina, el Duca con li oratori, Provedadori et signori nominati di sopra, fonno insieme con li ambassadori franzesi, et mons. di Arzenton pur parlò. Disse che Zenoa, la qual era data in feudo al Duca, era conveniente el Re potesse disponer de quella, per recuperar el suo regno de Napoli. El Duca rispose, era vero dil feudo dato a' suoi antecessori, et li pareva stranio el Re volesse tor la cossa che una volta haveva donata, nullo demerito praecedente. Et poi Arzenton dimandoe almanco fede, di poter armar a Zenoa. Rispose el Duca: La fede mia è bastante. Disse Arzenton: El Re vuol el casteletto de Zenoa per segurtà, per haver speso assai in aquistar el Reame de Napoli; e saria vergogna lassar l'impresa. Rispose el Duca: Lui non era stà causa el spendesse, et se lo havia perso, Soa Majestà era stato cagione; et non voleno darli el casteletto. Et mostrò el privilegio antiquo dil feudo. Poi disse: Si ve metterè a l'honesto, mi metterò; si vorè la pace, la vorò; si vorè la bataia, etiam la vorò e quanti è in questo campo la volemo; et son partito di Milano per venir a far bataia. Et li ambassadori disse, che non volevano ofender el Re de Romani, perchè Novara era de l'imperio. Et el Duca rispose: Non son io soto l'imperio? Et mi ofendè. Poi la Signoria mi pol comandar, de la qual son fiul, e sempre ubligatissimo; vojo che in ogni tempo la me comandi, per haverme conservato mi et el mio stado; et dil mio stado voglio la disponi quanto dil suo proprio. Et cussì andò tutti a disnar. È da saper, li Provedadori udiva, ma non parlavano; et dil tutto advisavano statim la Signoria; e a Venexia si faceva gran consultatione. Etiam l'ambassador di Napoli, era col Duca in campo, non intrava in queste cosse.
Dapoi disnar, li ambassadori ditti veneno a la camera dil Duca, dove si reduseno Provedadori e li altri; mancava l'orator di Spagna, el qual venne dapoi. Et mons. de Arzenton parlò, et disse haver visto el privilegio dil feudo di Zenoa, nel qual si contien di esser buon vassallo dil Re, amico de li amici etc. El Ducha rispose: Son contento; a li soi nimici li farò brutta ciera; non che spenda dil mio. Parlono poi dil casteletto, et el Ducha disse: Non penssè. Arzenton disse: Trovemo qualche via el Re sia securo. Et volendo consultar el Ducha con li Provedadori nostri, quelli risposeno, sua signoria era sapientissima, et non li bisognava consulto. Etiam l'orator yspano non volsse dir alchuna cossa. Poi li ambassadori franzesi dimandò Monopoli, per venetiani preso. Rispose el Ducha: Magnifici provedadori, rispondete. Lhoro risposeno, non sapevano nulla. Poi dimandò le galee dil Re, prese a Zenoa. Rispose el Ducha: Le galee prese in guerra non voglio restituir, ma ben quelle sono state retenute a Zenoa son contento restituirle. Poi disseno, el Re vollea esser satisfatto di le spese di ritorno, dal dì partì di Pisa sino al presente. Rispose el Ducha: Anchora io ho speso; remetiamo questo in judexi, et quello sarà sententiato, quello paghi. Havete altro da dir? Et ditti oratori pensono un poco; poi disseno, zoè mons. de Arzenton: E la restitution di lochi etc. de missier Zuan Jacomo Traulzi e qualche un altro. Rispose el Ducha: Son contento; dite chi son i altri. E loro risposeno: Missier Francesco Secho. Et in questo el Ducha rispose non ha da far nulla di lui. El sig. marchexe di Mantoa è qui, che è patron di questo. Et ditto Marchexe disse: Missier Francesco mi ha voluto tor la vita. Poi dimandò mons. de Miolans et il Bastardo di Borbon sieno deliberati, i qualli erano presoni. Rispose el Ducha: Anchora che mons. de Miolans sia mio gran nemico, son contento, et li ho fatto bona compagnia; et del Bastardo di Borbon, era preson a Mantoa, el capetanio nostro, marchexe preditto, disse: Che mi refarà de li miei huomeni, son stà morti nel fatto d'arme a Fornovo. Demum essi dimandoe la taglia data a li presoni suoi, fusse pagata ma non duplichata. Rispose el Ducha: Era cossa honesta. Et, ultimo, dimandò che alcuni zentilhomeni amalati in Novara, franzesi, fossero licentiati andar... Rispose el Ducha, dovesseno dar in nota quei erano, poi se deliberaria. Et altro non fo ditto. El Duca volsse lezer le sue petition, et fè ogni instantia fosse restituito a' zenoesi Serzana, Serzanello et Pietra Santa. Non fo concluso. Poi dimandò li 80 milia ducati havia prestati al Re, et li ducati 17 milia li prestoe il rev. mo cardinal Ascanio, vice cancellier, suo fratello. Risposeno li ambassadori, quando el Re se aboccarà con Vostra Excellentia, tra voi vi acordarete di questo. Et fo messo tutto in scriptura, et una copia statim mandata a la Signoria. Et avanti a hore 21 se disciolseno di queste consultatione, et li ambassadori tornono al loro alzamento.
A dì 22 ditto, de matina a bon'hora, el Ducha de Milan preditto partì di castello, et andò al suo pavion, dove era li oratori franzesi, et steteno soli più di un'hora in colloquio; poi mandò per li Provedadori et Hieronimo Lion, cavalier, ambassador nostro, et zonti ivi trovono esso Ducha solo con el capetanio nostro e quelli signori ducheschi; unde dette molto a suspettar a' venetiani questa falsa materia come l'inteseno. Disse el Ducha: Li ambassadori mi ha ditto, el Re non mi vuol restituir li miei danari, ma vol di altri per la spexa; li ho ditto si mettiamo in zudexi. In questo zorno zonse lettere di la Signoria col Senato consulto, in campo, a li Provedadori et ambassador nostro, come, poi tramavano pase, quella fusse conclusa con honor et gloria de tutti do i stadi, zoè nostro et di Milan; et che tra li altri capituli sia messo questo, che il Regno di Napoli sia messo in compromesso nel Papa, imperador et re di Spagna. Et conferito questa voluntà dil Senato veneto con el Ducha, disse: Sono contenti la liga....; li ho parlato di dar in feudo a re Ferando el regno de Napoli; rispondeno li ambassadori non haver di questo commission; et ho scrito mi tre lettere a la Majestà dil Re; credo el farà questa pace. Et Marchiò, provedador, disse: Saria buon veder le lettere. Tamen el Duca non le mostroe.
Fo posto ordine col capetanio zeneral nostro e mons. de Pienes, ambassador franzese, andasseno fino al campo regio, et questo per segurtà dil Ducha d'Orliens, a trazerlo de Novara. Vi andasse el Mareschalcho di Giaè et el conte de Chaiazo; poi el ditto Mareschalcho tornasse qui in campo, zonto fusse a Camariano; et el conte de Caiazo con 200 cavalli andasse dove era el capetanio nostro a..., poi ritornasse in campo col capetanio et mons. de Arzenton restava in campo. Et cussì, a dì ditto, a hore una di notte, el Ducha d'Orliens fo trato de Novara con zercha 250 cavalli, a presso li repari andò con la scorta nostra verso Verzei. Et ozi era ussito di Novara da cavali 100 malandati et amalati; et come li Provedadori scrisseno a la Signoria, che dal dì fo levato le offese fino questo zorno, eran ussiti di Novara de le persone 1000. Et cussì el Ducha d'Orliens andò a trovar el Re, et el capetanio nostro tornò in campo a hore 3. El Ducha mandò in questo mezo domino Francesco Bernardin Visconte per mons. de Arzenton, era restato solo in campo ambassador. Et qui Marchiò Trivixan, provedador, haver in conclusion lettere da la Signoria, come nel memorial haveano visto uno capitulo che dicea, el Re non volea altro che quello era di raxon in Italia et che li parteniva di giustitia; et però pareva a la Signoria el regno de Napoli se metesse in compromesso. Et mons. de Arzenton rispose, che quel capitolo lui lo havia messo, et che 'l Re non sapeva nulla. Parlò poi col Ducha e madona soli. Et la Signoria scriveva tuttavia, facendo la pace, voleano tre cosse: che la liga rimagnesse ferma; dil Regno di Napoli, sia messo in compromesso; et non volendo far questo, nostri attendesseno a ingrossar l'exercito et star preparati. Et feceno a Venexia molte provisione di far zente et altro. Et li Provedadori rispondeva, che el Ducha de Millan al tutto volleva far la pace per non star in pericolo; che la liga nostra sia ferma non bisognava parlar, perchè erano contenti; et che di metter el Regno de Napoli in compromesso, niente era stato parlato finhora; et ingrosar l'exercito el fezeno et el faranno continuamente; et che mons. di Arzenton era caldo a la paxe, ma mons. de Pienes un poco duretto.
Il Re in questa sera mandoe a dir a li soi ambassadori ritornasseno diman da lui. Et però, a hore zercha 6 di notte, volseno audientia dal Ducha; e, reduti tutti, excepto l'orator yspano che era a dormir, mons. di Arzenton parlò: che dil castello el Re non el volleva tegnir se non tre mexi da poi reaquistato el Regno de Napoli. Et el Ducha rispose: Si el Re vol far bona pace, die vardar tre cosse: la fede, l'utile et l'honor. Son contento darvi uno ostaso per un tempo. Item, la Majestà dil Re voglia dar in feudo a Ferando el Reame senza spender. Risposeno li oratori: De questo non potemo parlar, ma di l'ostaso parleremo col Re. Et el Mareschalcho di Giaè disse al Duca: Son certo la Excellentia Vostra aiuterà el Re aquistar el Regno. Rispose el Duca: De aiutar nulla habiamo parlato. Et cussì, andati a dormir, la matina ritornono a Verzei.
A dì 23 ditto, da matina, li Provedadori e li altri fonno insieme; dove era etiam l'orator di Napoli, raxonando de metter in compromesso etc. L'orator di Napoli disse, mettendo in compromesso, ritorneriano in pristinum; ergo etc.
Vene un ambassador de la duchessa de Savoia, in campo, a li Provedadori nostri, et disse prima: S'eli havevan receuto Franzesi ne li suoi paesi, avanti la i ricevesse volse el parer dil Ducha de Milan, el qual fo contento, et par per publico istrumento; poi che, intendendo si era su pratiche di pace, havia grande contento, per desiderar la pace et tranquillità de Italia, per esser ancor lei italiana; et se offeriva, se fusse differentia in qualche capitulo, de pratichar con qualcuno di principal signori a presso el Re, e far forsi si adaterà. Et li Provedadori risposeno dolcemente, ringratiando etc., et dimandono con chi la poteva. Rispose lui: Con mons. de Lignì, che dormiva col Roy; et questo medemo riferite a Hieronimo Lion, cavalier, ambassador nostro.
Ancora tornò domino Jacomo Soardo, era stado a Casal dal sig. Costantin Arniti, come ho ditto di sopra, mandato per il Duca. Referite quel signor era bon servitor dil Re di Romani, et volleva esser obediente et neutral in questa impresa; et sempre l'animo suo era stato di ben operar verso la Santa Liga. Quanto al revocar le zente havia col Re, che nol potea far con suo honor, per haver hauto soldo per homeni d'arme 100 per mexi cinque, finiva questo Zenaro; ben era vero havia solum 50 homeni d'arme col Re, et era ubligato tener 100, el qual resto era a presso di lui. È da saper, che con li ambassadori franzesi andoe el conte Albertin Boscheto, nominato di sopra; et la trieva finiva domatina.