Quanto a li colligati, se rimette al capitulo et petitione sue.

Quanto a li adherenti de la ill. ma Signoria et de lo ill. mo signor Ducha de Milan, se piglia tempo de nominarli fra un mexe; dimandano li signori ambassadori che la Santità de Nostro Signor vogli revocar ogni excomunication qual havesse fatta contra la Majestà dil Re suo et qualunque andasse in favor suo per lo conquisto de lo Reame de Napoli. El sig. Duca risponde, è contento che, quanto spetta a Soa Excellentia, de farne opera con Soa Beatitudine.

Quanto a perdonar a tutti quelli c'hanno dato aiuto al sig. Ducha d'Orliens, risponde che, essendo, sarà contento di perdonar a tutti, et chi vorà star ne lo stado gli potrà star, et quelli non li voranno star, sarà contento di lassarli goder el suo.

Et a dì ditto, 26, essendo de nuovo ritornati dui ambassadori, et richiesto di nuovo di la Signoria et sig. Ducha de Milan, voglia restituirli le galie et artilarie che furono prese a Rapallo, rispose la Excellentia dil Duca, dicendo che, per gratifichar et far piacer a lo christianissimo Re, sarà contento restituirli tutto quello sarà in man sua.

Item, dimandono li prefati oratori, che sia relassato mons. de Miolans. Et el Ducha rispose esser contento. Et cussì... di navi, hessendo in mane di alcuno de Soa Excellentia.

Et a dì 26 ditto, da matina, el Ducha de Milan montoe a cavallo et andoe verso Novara. Et avanti havea mandato el capetanio nostro et el suo capetanio, sig. Galeazo, per assicurar quelli ussivano, però che havia posto ordine con li ambassadori franzesi de mandar fuora quelli cavalli et fanti; ergo la pace se poteva dir conclusa. Sì che ussiteno cavalli, computà li cariazi, più de 2500, et fanti più de 3000. Et ussite el marchexe Ludovico de Salutia, fece reverentia al Ducha, et venne insieme in campo e disnò col capetanio al pavion. Da poi disnar andoe a tuor licentia dal Ducha, per andar a Verzei. Fo tratte de Novara le artilarie, et la terra restoe nuda de franzesi et elemani; tamen ne la rocha eran 300 fanti franzesi dil Maraschalcho di Giaè; tamen non erano conclusi li capituli, unde nostri si dubitava di segreta intelligentia. Et el Presidente di Paris, con li tre altri oratori dil Re, ancora erano nel campo. Ma el vescovo de Roan partì questa matina, et tornò dal Re. Et da poi manzar, el Ducha con li Provedadori et reliquis nominati di sopra, fonno insieme con ditti oratori, i qualli si dollevano di non haver risposta da Venexia da la Signoria nostra, dicendo con la nostra armata a Napoli se li haveano fatto gran danno al Re. Li fo risposo si aspettava risposta, et non poteva star che non zonzesse; et come sapeva mons. di Arzenton, el governo de Venexia, bisognava consultar nel conseio de Pregadi; et che di l'armata niente sapevano, ma che il Re era stà causa a Fornovo a procurar l'exercito di la Signoria. Et cussì steteno alquanto su queste parole, Marchiò Trivixan rispondendo. Et poi slongono la trieva, et per tutto questo mexe de Septembrio, per aspettar risposta da Venetia. Demum dicti oratori azonseno certi capituli, zoè volevano el pasazo per terra. Et parlono poi soli con el Duca più de una hora; et, montati a cavallo, lo acompagnono uno mio. Et cussì ditti 4 oratori ritornoe dal Re, et el Duca terminoe de mandar la matina sequente 4 soi oratori al Re, per far la petition soe, zoè domino Francesco Bernardin Visconte et tre altri.

È da saper che 'l Ducha, in queste pratiche, contentò di donar al Re li ducati 80 milia li havea prestati, et che 'l potesse passar per terra per il suo stado, sì che quasi, et publice, si poteva tenir la paxe fatta. Et ozi, domino Antonio Maria Palavicino, fo capetanio di esso Re de Franza, parlò a Zuan Jacomo de Traulci, et dimostrava haver piacer la Signoria venisse a la paxe. Et intesa questa nuova a Venetia, et come si poteva tenir conclusa la paxe dil Ducha de Milan con il Re, la qual nova zonse a Venetia a dì 29 ditto, el zorno de San Hieronimo, e tutti erano in angustie e fastidio, vedendo quello seguiva etc., et si dubitava molto di l'exercito, per esser ivi in terre aliene, et non poter partirssi, nè passar le fiumare senza licentia de esso Ducha, adeo in questa terra tutti steno in gran pavento, e li Padri consultaveno non senza gran dolor, che esso Ducha havesse facto tal paxe, e nui che tanta spesa e periculo havian portato, fusse a questo modo tratati; et si l'exercito fusse stato di qua sul nostro, niuna cossa si harebbe temuto. Tamen seguite poi che l'exercito senza alcun danno venne di qua sul nostro, come dirò di sotto al loco suo.

A dì 27 da matina, li 4 ambassadori dil Ducha de Milan partino dil campo per andar a Verzei a trovar el Re; et da poi disnar ritornò in campo mons. di Arzenton, et a caso el Ducha li andò contra, perchè era a cavallo, et ditto Arzenton si dolse di tre cosse. La prima, che era stato tolto per nostri 4 passavolanti trati di Novara; item che alcuni franzesi erano stà spogliati; l'ultima, che alcune zente, ussivano di Novara, erano stà morte. A la prima el Ducha rispose, li passavolanti erano salvi, li daria, et messe ordene de dargeli e mandarli ozi fino a Verzei; secondo, a quelli erano stà spogliati, el capetanio havia donato ducati 80 a quelli, aziò si remendasseno el danno; a la terza, non era il vero fusse stà amazato niuno. Et stato alquanto insieme con el Ducha e Madona, ditto Arzenton ritornò al Re. Nè mai smontono da cavallo, ma a cavallo parlono insieme. È da saper che 'l Duca nunquam volse parlar a li oratori, quello voglia la Signoria, zoè di metter el Reame de Napoli in compromesso, o ver farli feudo; et el capetanio mandoe via gran parte de cavalli lezieri et sue robe: era signal di la conclusion di la pace.

A dì 28, domino Francesco Bernardin Visconte, con li altri oratori dil Ducha andati dal Re, mandoe certi capituli... el Re volleva. El Ducha subito rispose a quelli, et rimandoe indriedo.

In questa sera, a hore due di notte, li elemani ducheschi si levò a remor con li italiani; unde tutto el campo si messe in arme, et maxime el nostro. Fo per un'hora gran tumulto, morti de tutte do parte, zoè dil campo duchescho alquanti, e molto più di elemani; et per mezzo de quelli Signori fo cessato, et non senza gran faticha, per esser todeschi huomeni terribili et pericolosi. Et come se intese, si se cridava Italia! Italia! cussì come cridorno: Maria! Maria!, perchè la custion fo principiata fra todeschi, erano morti, che ne fo amazati pur 60. Et el Marchexe de Mantoa, nostro capetanio, volendo reparar a questi se amazavano, disse al Ducha: Signor, venite a remediar. Il Ducha rispose: Ma, mia moier. Et il Marchexe rispose: Mettetila ne li forzieri etc. Et dicitur fo tanti morti in questa baruffa, che fo cargi 7 carri de corpi, et mandati a sepelir.