A dì 13 Novembrio fo dato la battaglia a la cittadella de Napoli, non ordinatamente ma per experimentar le forze de' nimici, et veder che zente erano. Et fo arbitrato esservi zercha 400. La qual battaglia fo data animosa et gagliardamente, et fo scalata et montato sopra lo primo reparo, drieto al qual i era altri repari fatti per li nimici, li qualli erano da lor guardati e defensi con pietre et pignatte de foco, calzina et olio, et cum ballestre, schiopetti et lanze. Et per convenir scender, per montar poi a l'altro riparo, forno li nostri, zoè Aragonesi, constretti a cessar la battaia. In la qual morì tre nostri et alcuni feriti; ma de li nimici, da le artilarie regie molto più ne fonno morti et feriti. A dì 14 la Majestà dil Re essendo stato 4 zorni a Napoli, se ne tornò in campo a Sarno. Et in questa matina la nostra armada se redusse a Mergolino, et tre galie a le Madalene andoe per condur zente a le nave zenoese, et preparavasi etiam certe barche, erano a Castelamar, per esser tutte di compagnia adosso l'armata inimica. La qual, a dì 13 ditto, a hore 18, si levoe da Salerno, et a li 14 fo vista fra Capri et Yschia, et tenne la volta di Gaieta, ma per li venti che era..., che si non bonazava non si potevano levar, steteno tanto a farse bon tempo, che ditta armata nimica zonse a Gaeta. Et a Salerno, a dì 14 ditto, zonse don Juliano, che era al monte, con zercha cavalli 200, et si trovò sotto Ariano con Carlo de Sanguine e Paolo Orssini.
È da saper che, havendo diliberato la Signoria nostra, a dì 5 ditto, de dar aiuto a re Ferando, come dirò di sotto, de mandarli 1000 cavalli et 1000 stratioti et 1000 fanti, come scriverò di sotto al loco suo, questa tal nova andò prestissima a Napoli, et zonse a dì 12 ditto: unde tutta la terra, maxime quelli ch'amava casa da Ragona,... consol nostro per intender la verità et tenor di le lettere, havia aviso di questo. Et subito mandoe a notifichar questo a la majestà dil re Ferando in campo. Tamen ditto pressidio non andoe, per le cosse seguite, come intenderete. Et cussì esso Re, come have a piacer di questo, cussì mons. di Arzenton, ambassador dil Re de Franza, che tunc se ritrovava a Venezia, have altrettanto dolor, vedendo la Signoria disposta in aiutar Ferando.
A dì 16 ditto l'armata nostra si ritrovava tra Pizo e Baia, et in questo zorno don Federico, prencipe de Altemura, partì di Napoli, et venne lì a conferir con Hieronimo Contarini, provedador di l'armada, et poi ritornò a Napoli. L'armada nemica era zonta a Gaeta, et li nimici col campo a Salerno atendevano a farsi forti. Et in Apruzo el marchese di Martina si scoprite nimico dil re Ferando, et a Napoli fo retenuto el suo canzelier. Et bombardavano la cittadella, facendo el Prencipe far certe cave subteranee; et vedendo il Re che 'l soccorsso, dovea mandar la Signoria a lui, era za in camino, era stà suspeso, mandoe uno suo secretario, chiamato Zambattista Charaffa, et zonse in questa terra a dì 22 ditto; tamen nulla fece.
A dì 27 ditto, re Ferando essendo venuto di campo a Napoli, in questo zorno feze dar la battaglia a la cittadella; la qual, posto fuoco a li portelli per le cave, incontinente ruinò quasi tutta, et in poco spacio vigorosamente fo presa, et non solum la cittadella, ma etiam il paradixo et case matte fece far re Alphonso, con tutto zò che è intorno, per modo che restò el castello smembrato in tutto. Alchuni de li nimici fonno morti, ma la più parte si salvorno nel ditto Castelnuovo. Et intrati aragonesi dentro, trovono assa' roba et artilarie; et il pane manzavano franzesi, tristissimo, poco e mal conditionato. Et quelli di la terra feceno gran dimostration di alegreza per questa felize zornata, et per importantia di la cossa, perchè solum il castello rimase, et senza modo di haver sufragio, et se intendeva con poche vituarie.
In Puia in questi zorni zercha 1000 persone se adonoe a uno, fra Andre et Barletta e quelle terre convicine, per andar a la expugnation di Quarate, che ne li dì precedenti levò le bandiere de Franza. Et questo a Napoli se intese per lettere di 21 da Trane.
A dì 29 ditto, da sera, s'have la torre di San Vincenzo, et continue si messeno nostri a bombardar el castello, el qual non feva difesa, nè apareva persona, et non potea haver aiuto ni soccorsso.
In questo mezo li nimici a Salerno attese a far zente; poi veneno a San Severin, per haver quel castello; dove era 100 fanti dil re Ferando a custodia, et li nimici erano più di le zente regie, et haveano molte artilarie, et mostravano vegnir a trovar el Re. Et vedendo el Re che in questo consisteva tutto, mandò a Napoli a dimandar 500 fanti, et cussì fonno mandati. Et el Re volsse mandar 200 fanti in aiuto dil castello di San Severin, et il castellan non li volsse, dicendo era bastante, con li fanti havia, di resister a' Franzesi. El sig. Fabritio Colonna con le sue zente venne per augumentar l'exercito regio, zoè zercha 250 homeni d'arme. Et zonto a dì primo Novembrio a Nola, andoe poi in campo dil Re; etiam alcuni stratioti eran in Puia. Et ancora in questi zorni zonse le zente dil conte de Matalone, sì che Ferando si andava ingrossando, et molto desiderava lo aiuto di la Signoria nostra, tamen però non volleva far cauto essa Signoria, la qual spendeva et havia speso. Et zercha questa materia più avanti sarà scritto. Et questo basti quanto a la descritione di le cosse di Reame; pur non restarò de scriver come in questi zorni el duca di Melffi, el qual l'era aragonese et con re Ferdinando, in Napoli, da quei dil Castelnuovo con artellarie fo morto.
Cosse seguite a Venetia et in altri lochi de Italia dil mese de Octubrio et Novembrio.
Benchè di sopra habi assa' scritto di le cosse di campo, ne le qual molte deliberation dil Senato è incluse, et però non mi estenderò in scriverle; ma solum che nel principio de Octubrio, quando el duca de Milan era su le pratiche, et havea concluso la paxe con el Re de Franza, et el nostro exercito, che lo havea aiutato fino a hora, eran ne le sue mane, dubitando nostri di quello haveria possuto intervenire, feceno molte consultatione, adeo che in X giorni fo pregadi 8 fiate, scrisseno lettere a li rectori di la terra dovesseno star provisti, et, a bisogno, cavalchar, si alcuna cossa li fusse comandata. Ma, venuto di qua de Tesin et Oio l'exercito, nostri hebbeno grandissimo contento et piacer; et el Duca de Milan scrisse a la Signoria, che, non ostante questa paxe, volleva esser ne la liga et in miglior amicitia che mai con la Signoria nostra, a la qual era ubligato dum spiritus regeret artus. Et ancora el Duca de Ferrara, ritrovandossi al Re de Franza, scrisse a la Signoria come sperava far cossa saria grata a quella, con honor e reputation, per modo che ogni uno conoscerà lui esser fiul di la ill. ma Signoria, al despetto do quelli mormoravano de lui.
Venne a Venetia in questi zorni uno orator dil subassì di la Valona, vestito a la stratiota, et menoe tre belli cavalli con sella, archo, tabarho e carcaxo, et una balla de tapedi; le qual cosse donò a la Signoria per uomo dil Signor Turcho, offerendo a soe spexe X in XV milla cavalli de' Turchi, a ogni bisogno, contra el Re de Franza. Et el Prencipe rengratiò el signor de tal offerta. Et ditti cavalli, de ducati 100 il pezo, donoe uno al conte Bernardin, era qui a Venetia, et li altri do mandoe al conte de Petigliano, era a Bergamo, venuto da Milan, tamen non varito ancora, et dovea vegnir a Venetia, et pocho da poi vi venne.