Exemplum litterarum regis Ferdinandi ad suos oratores in Romana Curia.
Rex Siciliae.
Ambassadori, acciò intendiate le cosse di qua in quali termini si trovano, vi avisamo come l'armata franzese, ussita dil Castello Nuovo, havendo tirata la via di Salerno, et arrivata là, è dismontati tutti quelli bertoni, italiani et franzesi; et questi altri inimici, quali erano qui a Nocera, se levorno et sono andati a Salerno per unirsi con lhoro et ingrossarsi, et tuttavia attendono a racoglier li altri franzesi che sono sparsi nel Regno, et simel quelli che si ritrovano in Ariano; et cum le zente et cum li danari che li hanno portato dal castello, con li quali faranno più zente, se ingrosseranno in tal maniera, che ne reduranno in dificultà grandissima, dove già in tutto se vediamo posti et redutti. I populi dubij et male intencionati, da questo haverano causa et ardir de scoprirse, maxime essendo tutto lo Reame contaminato. Lo lassamo judichar a voi, che sapete che zente e che modo havemo, che non n'è altro se non quello che aspettiamo in soccorsso; e de praesenti non è più tempo de mantenirsse la Santità de Nostro Signore e signori colegati in parole, ma se li ne volleno nel regno, senza altro consulto, in loco de rasonamenti, ne siano di presidio in executione, volendo, perchè se no in mazor dificultà.... che bisogna de praesenti esser forti in campagna. E però vi diciamo che, de continenti, siate al conspecto de la Santità di Nostro Signore, dove sia lo rev. mo ill. mo Vice Cancellier, nostro zio e padre, et li magnifici ambassadori de la sanctissima et serenissima lega, e li narate la confusion e dificultà nostra, imo la nostra mala contenteza de non poter corresponder a li animi cum le forze spontane; e supplicate Sua Santità a volerme far gratia de mandarme subito lo recapito de 1000 fanti, e mandar a le altre zente dessignate, e procurar con li potentati di la sanctissima lega a provedermi de li presidij raxonati. Et se 'l nostro Signore ne potesse ajutar de altre zente da cavallo et a piedi, per esser cussì vicino, saria de gran momento, non meno de zente che de favor, perchè non è più tempo de parole, et bisogna lo procurar sia unito con lo exequir si voleno... nel regno. Et perchè dil regno Soa Santità prima haverà disponer et poi tutta la liga, a lor arbitrio, e nuj non haveremo ad exequir se non tanto quanto ne sarà comandato, e per honor de Dio voliamo esser messi et non volemo redurse al termine extremo da non potersene più valer, noi non pregamo altro el nostro Signor Dio, se non che siamo messi e non siamo lassati perir per non esser exauditi a li nostri bisogni; che, per Dio! non sapiamo più come exprimer queste nostre dificultà, imo periculi e ruine, quando subito et non a tempo siamo aiutati. Et quando li nostri rispetti non bastano a solicitar li presidii, lo interesse comune de li signori colligati et de tutta Italia doveriano esserne.... State avanti li ochi de la Santità di Nostro Signore e di Signori colligati continuamente.... che reaquistano uno reame ad uno loro fiolo; non sapemo più che dir; la ruina nostra sapemo non esser gloria ni beneficio a nessuno, salvo a dicto... Ormai intendete tutto. Per l'amor ne portate, voliate imprimare queste cose efficacemente, e seria lo bisogno nostro de manera, che aspettamo più presto efecti cha risposta de questa lettera, perchè di qua dipende la defensione, vita et victoria nostra, et se confidemo ne la vostra discretione, tanto che suplirete quello che più dir non potemo a questo nostro urgentissimo bisogno.
Data in nostris felicibus castris ad Sarnum, die XXViiij Octubris 1495.
Rex Ferdinandus.
Cariteus.
A tergo: Magnificis viris Hieronimo Sperandeo, Aloisio Ripol, oratoribus nostris in curia Romana J. U. doctoribus.
Et zonta ditta lettera al summo Pontifice, el qual era molto caldo in aiutar ditto re Ferando, licet questa pace fatta ( tra ) el Ducha de Milan et el Re de Franza lo feva star alquanto sospeso, benchè continuamente el rev. mo cardinal Ascanio, vize canzelier, fradello dil prefato Ducha li fusse a presso, et habitava im palazo. È da saper che, in questo tempo, cinque cardinali, do ex instituto antiquo, per li lor officii tengono, che bisognava esser lì im palazo, zoè el cardinal Alexandrin et Sancta Anastasia, etiam vi abitava ditto cardinal Ascanio, Monreal, nepote dil Pontifice, et Valenza, fiol dil Pontifice. Ma vedendo el Pontifice Venetiani erano constanti, et non haveano voluto far pace con el Re de Franza, imo pronti ad ajutar re Ferando, etiam Soa Santità omnibus modis volse aiutarlo. Et a dì 30 Octubrio, come per lettere del mio carissimo Francesco Zorzi, fiol di l'ambassador nostro, el qual a Roma etiam se ritrovava, et dal qual, essendo accaduta la egritudine mia di febre quartana, nel qual tempo scrissi et compilai questa gallicha ystoria, havi molti advisi di cosse succedeva, degne di memoria, perchè, alio modo, non poria haver compita la verità di questa opera, perchè non potendo inquerir le nove, quelle non poteva scriver; ergo, cum aiuto de molti necessario mi fu, da primo Septembrio fino a la fin de questo, intender et inquerir quello seguiva; et sopra tutto la verità. Hor, nel zorno sopraditto, se partì di Roma... Alfonso spagnolo, parente dil Pontifice, con cavalli 100, et andoe versso Napoli in aiuto di re Ferando preditto; et ancora lo episcopo de Concordia, in questo zorno partì di Roma per andar legato al Re de' Romani, zunse a Venezia, come dirò di sotto. El sig. di Pexaro con la moglie, fia dil Pontifice, in questo tempo se ritrovava a Roma. Et bellissimo fo a veder, la vizilia de Ogni Santi, el Pontifice aparato in capella, et servito dal rev. mo cardinal Ascanio et San Zorzi, juxta il solito, tunc più veterani diaconi, e l'uno tirarli la mitria, l'altro la beretta; et el cardinal S. Chimente al servir del teribolo; lo episcopo Antivarense tene el libro sopra la testa, quando el Pontifice disse l'oratione; et l'arziepiscopo de Nicosia, patricio nostro de casa Priola et molto mio amicissimo, tenne la candela. Et cussì disseno vespero con XX cardinali, oratori dil Re di Romani, Spagna, Veneto e Milan, etiam do dil Re di Hongaria, auditori de Rota, cubicularij, arziepiscopi et episcopi assai. Et poi el Pontifice dette la beneditione, et fo portado da 6... sopra una carega a torno la chiesia; et, come mi fo referito, bellissima cossa a veder. Et poi, el zorno de Ogni Santi, cantò la messa el cardinal Chartagenia; et el zorno de' Morti el cardinal S. Dionise, franzese. Et benchè questo non sia a proposito, pur ho volato qui scriver. Et in questo mezo, el capetanio de Hostia, monsignor..... di Guerra stava malissimo et in ponto di morte, tamen poi varite. In quella terra si tenia per il Re de Franza, et era molto contraria a vegnir vittuarie a Roma, licet non desse fastidio.
Ritorniamo a le cosse de Napoli. Partita l'armata franzese de Napoli, la nostra la seguitava; et non potendo far nulla, se retirono a Castello a mar, perchè la franzese era intrata in Salerno. El Castel Nuovo a Napoli tirava continuamente a la terra con ruina et danno assai. Et el re Ferando con el campo a dì 4 ( andò a ) Nocera, et non volendosi arender, li deteno la battaglia, et prese ditta terra, et poi il castello, et la messeno a sacho tutta, et li huomeni fonno dati presoni a le zente d'arme. Nel castello era la dona dil conte Montorio, la nuora, el primo et secondo genito; item la moglie et figli de Salvador Zurlo, et altre donne con molte loro cosse. Et a Napoli la torre de Santo Vincenzo è bombardata continuamente da le artilarie dil Re, et feva gran danno. Et a dì 12 Novembrio, per lettere di Napoli, se intese el prencipe don Federigo attendeva a tirar a la cittadella con la bombarda pontificia, et cascò el castello con morte de homeni X de Ragonesi. Et el Re, considerando el suo prosperar et haver aiuto consisteva tutto in haver la Signoria de Venetia propicia, et havendo oltra li oratori mandati alchuni secretarii, i qual saranno nominati di sotto, scrivendo le cosse di Venetia, unde terminò mandar el conte domino Hieronimo de Totavilla, fo fiol dil cardinal Roan, et con Soa Majestà in benivolentia, nomine suo, a dicta Signoria; et a dì X partì di Roma, andoe prima a Milan, demum a Venexia, come el tutto sarà scritto di sotto. Etiam Alvise Ripol, secretario dil Re, partì di Roma et venne a Venexia dove stette tre zorni. In questo tempo el sig. Prospero Colonna, essendo con zente per ditto Re in Apruzo, dette rotta a Carlo de Sanguine. Et li soldati franzesi, a dì X Novembrio, erano parte a Ivolo et parte a Salerno, e 'l campo dil Re a Sarno. Vene l'armada franzese nel colfo de Salerno, et la veneta a Castelamar, et la regia a l'incontro di l'altra franzese. Et è da saper che a hora le cosse dil re Ferando comenzoe a prender assa' buon fin; tamen mancava li danari, et vollevano comenzar adoperar li arzenti ecclesiastici, a far moneda di manco precio et valuta, con far valer il terzo più; tamen non fece, licet fusse grandissimo bisogno.
A dì 17 Novembrio, per lettere havi da Roma dal mio carissimo Francesco Zorzi, di l'orator fiul, come havea da Napoli che il Re, habuto Montorio, à preso el Duca de Lege, che già sotto fede fuzite.