Rex Siciliae.
Ambasciatori, molte volte sperando nui che questa Ill. ma Signoria, per sua infinita virtù et singular sapientia, dovesse pigliar lo patrocinio non solamente de le cosse nostre ma de la salute et libertà de Italia, prendevamo tal consolatione de qual se vol adversitate passamo, con bono et fortissimo animo. Al presente, vedando chiaramente che, per gratia del nostro Signor Dio, la speranza nostra non solamente non ce ha ingannati, ma ancora lo effecto et optima operatione hanno superata la expectatione nostra, sentimo nel core leticia tanto maiore de la prima, quanto è la diferentia che è tra la speranza et la consecutione del fine del desiderio. È arivata la fidelissima armata de questa Ill. ma Signoria in Napoli, al tempo che più ne era necessaria; che essendo stati nuj necessitati de ussir a l'incontro de questa zente, che erano venute da Calabria per soccorrere el Castello Nuovo ... in mezo de questa turbulentia è aparsa la preditta felicissima armada, con quel fulgore che sole aparer el zorno a li naviganti da poi la tenebrosa notte, quando el mar se mostra turbato, ha confirmato li animi gagliardi, ha excitati li languenti, ha data general leticia a l'universo populo; del che noi rimaremo non meno pensosi che contenti, però che non è menor lo pensier del desiderio de satisfar tanta obligation, che l'alegreza de conseguir tal beneficio, perchè l'animo nostro sta tanto inclinato a la satisfation de tanti paterni beneficii de questa Ill. ma Signoria versso noi, che con dulcissima speranza desideramo che 'l nostro Signor Dio ce dia el modo de poter dar qualche principio a la nostra gratitudine, che non saremo contenti tanto del proprio riposo, quanto de farli cognoscere che eternalmente ne recorderemo del suo memorabil beneficio, et resteremo non poco satisfacti che la gratitudine nostra s'habbia dimostrar versso chi tanto la merita, che da noi è tanto venerata et honorata in perpetuo tenor de diuturna benivolentia.
Per amor nostro vogliate esser al cospetto de questo ill. mo Prencipe, et dichiarir a sua ill. ma Signoria la contenteza de l'animo nostro, insieme con l'obligatione li havemo, et quanta conoscenza tenemo de la soa paterna carità versso lo stato nostro et la nostra propria vita, talchè, se ben possidessimo major regno de questo, anzi si ponessimo la persona in pericolo ogni giorno per conservation et augumento de l'honor et dignità sua, non poriamo satisfar a la più picola parte del suo merito. Pur ne basterà assai, che soa Signoria ill. ma conosca in noi amor perfetissimo et animo volonteroso de far quanto possibel ne sarà, perchè se mostra la memoria de tanti beneficii esser in noi inextenguibile, rendendoli gratie infinite ne pare che saria diminuir de la demostratione de lo amore che tenemo ne l'animo. Meglio è tacer, e rimetterne a la experientia che sarà de la nostra voluntà argumento chiarissimo. Nè volemo anche exortar Soa Signoria Ill. ma a la perseverantia, però che havemo ne la sua fede et virtù tal confidenza, che cussì come è stata principio et mezo de nostra prosperità, cussì nostro Signor Dio ne farà gratia che sarà fine di tutti li nostri travagli; et a quella sola sarà decreto triumpho de la victoria nostra. Non volemo pretermetter de dir in quanto amore e cortesia si è dimostrato lo magnifico Provedador versso la Majestà de la signora Regina nostra madre, et in tutte le cose nostre; talchè ben monstra con sua gravità, cortesia et prudentissimi modi, esser mandato da questa Ill. ma Signoria, piena di sapienza et sanctissimi consigli. De tutto darete notitia a questo invictissimo Principe et al suo ill. mo Senato, non cessando raccomandarli la vita, lo regno et tutte le cose nostre, le qual ponno extimar proprie, non meno che nui medesimi le extimamo.
Data in nostris fidelibus castris, ad Sarnum, XVIII Octubris.
Rex Ferdinandus.
Chariteus.
A tergo: Magnificis nostris oratoribus, Venetiis.
A dì 23 octubrio zonse don Federico, prencipe de Altemura, a Napoli, non havendo potuto haver Taranto. Et a dì 25 ditto fece far la mostra de le zente di Napoli, et fu bel veder; et trovono persone X milia et octocento, le qual al bisogno se potevano armati mandarli in campo, non però erano tutti da fatti. Et la Majestà dil Re in questi zorni venne a Napoli, per esser insieme con ditto don Federigo, et poi, a dì ditto, ritornoe in campo. Et li nimici havendo finto di volersi levar da Nocera, perchè vollevano condur certe victuarie, le zente regie li forno sopra, et preseno 20 huomeni d'arme et trenta cavalli lizieri, et assa' some con vittuarie, chiamate salme in lingua napolitana, et preso un fiul dil conte di Montorio; et tamen li nimici non si mosseno per questo dove erano. In questi zorni in Puia, per lettere dil consolo nostro, a dì 20 ditto, se intese esser stato preso per anzuini passionati, el sig. Bernabò de la Marra, suo fiul, et suo fratello Joan Paolo de la Marra, Francesco de Angelis da Trani, et Bernardino Spina; li qualli tutti fonno mandati presoni a Brandizo. Et da ditti el re Ferando potrà trazer da 30 milla ducati, che li saranno a conzo in proposito di questo tempo.
L'armata nostra, era lontana alquanto di Napoli, a dì 26 ditto ritornoe ivi vicina, zoè galie numero 18, et do erano andate versso le nave che cum biscotti a Messina se intendea erano zonte; le qual venivano a l'armata con biscotti, di li qual la ditta armata ne havea gran bisogno.
A dì 27 ditto, mons. di Mompensier, mons. di Belcher, el Prencipe de Salerno et altri signori franzesi et baroni di Reame, erano in Castelnuovo a Napoli con le artilarie et molte robbe, cargate la notte su la sua armata era lì vicina, lì al castello, se messeno in galia, con vele numero XI se partino da Napoli, et andoe a dismontar a Salerno, como dirò di sotto, habandonando loro i castelli; tamen lassoe ditto mons. di Mompensier, vice re, presidio in ditto castello di zercha 400 franzesi. Questo feceno per doi rispetti: primo, perchè pativano di vittuarie, et vedevano non poter tenersi, et havian dato li ostaggi in le mane al re Ferando; etiam per scapolar l'armata, robe et artilarie, et conzonzersi con mons de Obegnì in campo. Et questo piaque molto al Re, sperando di breve haver li castelli.