Adi ultimo Ottubrio passò per Pontremolo 1000 Sguizzari dil Re, et andava in campo, et per le sue insolentie la terra fo in arme, ne ammazzorno 18, feriti assai, li expulseno di la terra; et questo perchè volevano metter a sacco quel loco, ma quando fo il ritorno dil Re in Franza feceno le loro vendette, come nel terzo libro sarà scritto ordinatamente.

Le zente dil Re, andate scorsizando su quel de Fiorentini, preseno le infrascritte castelle n.º 24, zoè: la Rocca Sigillina, Bagnone, Castiglione ( del Terziere ), castelli fortissimi; Corvarola, Furnolo, Pastina, Caprigliola, Navola, Capo de Ponte, Monzone, Agello, Equi, et questi tutti si reseno a Franzesi a patti, et levono le insegne dil Re; Albiano, Falcinella, La Verrucola, Fivizzano, Lamone, Montecharo, Gropo San Piero, questi sono messi a sacco, et fatto presoni perchè non si volseno render; Castelnuovo bruzò et sacchizoe, el qual facea fuoghi 150; Ortonuovo, Pietrasanta, Serzana et Serzanella poi have come dirò di sotto. Et d'indi Franzesi si comenzono a inrichirsi, et fece prede de valor de ducati 40 in 50 milia, come scrisse l'ambassador de Milan era a Fiorenza, per la descrittion fatta al suo Duca. Era con il Re, come per lettere di Zorzi Pisani ambassador a Milan Venitiani fo certificati, su quel de Fiorentini, Franzesi X milia, Sguizzari 5000, bocche da fuogo 900.

Adi 7 Novembrio el conte de Maza ambassador dil Re Maximiliano venne con cavalli 14 dal Re di Franza a Pontremolo. Zonse in questo zorno, parlato col duca Ludovico, expose al Re la imbassata dil suo Re di Romani.

Fiorentini, domente tal cose si fanno, considerando il fatto loro, et come il Re li haria mandato a dimandar di novo passo et vittuarie, et che le haveano denegate et altre volte promesse; vedendo Franzesi in gran reputatione, et che de li soi castelli gran numero erano stati presi, sacchizzati, et malmenati li habitanti; et pensandosi che sopra di loro el fatto andava, et erano li primi tocchi, havendo zà a Piasenza mandato Anzolo Niccolini loro ambassador et Piero Alemanni stravestidi per esser in colloquio col Re, et non havevano potuto operar alcuna cosa; et che Lorencin de Medici, che havea rotto el confino, era molto honorato apresso Sua Maestà; et che Senesi, Lucchesi et altre comunità erano disposte di darli passo et ogni altra cosa; che 'l campo dil re Alphonso già era disciolto; et ultimo, che bona parte di le sue mercadantie erano a Lion et altri luogi de Franza, et che lì in Franza Fiorentini sempre fevano bene li fatti loro; et molte altre ragione che tra loro fonno consultate: deliberono adi 2 Dezembre nel Conseglio di 300 di mandar 8 ambassadori al Re preditto di Franza, li nomi di quali è qui sotto scritti. Tra i quali volseno vi andasse Piero de Medici, che tunc in Fiorenza era primario, et quasi quella terra, licet fusse cittadino privato, governava, facendo in effetto il tutto. Et la Signoria, che sono otto, et uno confalonier, nove, niuna cosa expediva senza saputa sua. Come in diversi tempi questa caxa de Medici lì in Fiorenza havea habuto tal potere, del 1432 in qua, che Medici fonno revocati, che erano fora ussiti, Cosma suo avo nominato in molte historie et ricchissimo, et sopra di la sua sepultura è tal epitafio: Cosma Medices, Pater patriae. Poi successe Piero suo fiol, che have gran potere; demum ne li nostri tempi Lorenzo padre di questo Piero, et Juliano, et Joanne di la Romana Chiesa cardinal fatto per Innocentio pontifice. El qual Lorenzo novamente del 1492 era mancato di la presente vita. Questo Lorenzo varentoe la Republica al tempo di la guerra di Toscana del 1488, quando Ferdinando re vi voleva poner le mano, et Sixto pontifice li erano contra; tamen la Signoria de Venetia et Stado de Milano li deteno gran favore. Sei de his hactenus. Li ambassadori electi fonno questi: Angelo Nicolini dottor, Domenego Bongi dottor, Piero Alemanni cavalier, Juliano Salviati, Piero Soderini, Francesco Valori, Brazo Martelli et Piero de Lorenzo de Medici. El qual volse prima lui partirse da Fiorenza, et andar dal Re di Franza, et adattar le cose; et accordò poi che questi li venisseno driedo, et confirmasseno ogni accordo fatto per lui. Et cussì fonno Fiorentini contenti, perchè Piero li prometteva de conzar con honor e ben loro. Et cussì ditti ambassadori partino di Fiorenza, dimorando a Pisa, et Piero de Medici venne avanti a trovar il Re.

Adi 8 Novembrio adoncha, esso Piero zonse dal Re preditto, el qual era a una badia mia do lontan de Serzana, et voleva metter campo a ditta Serzana, et al tutto ottenirla. Et zonto Piero de Medici, fatta riverentia come a tal Re si richiedeva, visto la sua potentia, non solum li seppe nè volse contradir, ymo aderite ad ogni suo voler; et inzenocchiato davanti el Re, li presentò Serzana, Serzanella, Pietrasanta, el porto di Livorno et Pisa in le sue man, a sua discretione, dicendo: Vostra Maestà mandi con mi, che tal luogi haverà in suo dominio. La qual cosa non havea in commissione di far da Fiorentini; et fu molto accetta al Re. Et poi che le sue zente introe in Serzana, essendo cussì el voler di Piero, esso Piero disse al Re volea tornar in Fiorenza, a poner ordine di la sua felice intrata. Ma li altri ambassadori li venivano driedo, inteso questo accordo havea fatto Piero, havendolo molto a mal, ritornono a Fiorenza, et non volseno andar di longo.

Adi 9 tornato Piero in Fiorenza, et zà lo suo palazzo era preparato di molte tapezzarie per la posada dil ( Re ), benissimo in hordine. Ma Fiorentini ebbeno a mal quello havea fatto Piero contra il voler loro, et erano molto sdegnati contra di lui, et volendo andar Piero al palazzo di la Signoria per riferire tal accordo, el qual zà si sapeva, con alcuni provisionati secondo il consueto, et Piero si havea armato, sentendo il mormorar di la terra, tamen di sopra si puose el suo mantello di coroto portava per il padre ancora; et credendo andar di longo in palazzo li soi provisionati, come erano assueti di andarvi senza diponer le spade haveano, trovano a la porta dil palazzo predetto Jacomo di Nerli cittadino, fratello di Bortolomio de Nerli, che a Venetia è gran mercante et ha gran fatti. Or questo Jacomo per esser deputato, volendo intrar uno provisionato di Piero avanti in palazzo, li disse: metti zoso ( giù ) le arme. El qual volendo contrastar, li bastò l'animo di metter man su la spada, perchè li non era tolta, et disse: tu non vi entrarai. Et Piero meravigliandosi di questo, esso Jacomo li disse certe parole, per le qual Piero cognobbe la Signoria esser sdegnata contra de lui, et che lì in palazzo vi era custodia; unde deliberoe di andar attorno la terra, cridando: Libertà! per veder come il populo si moveva. Zà su le porte di Fiorenza suo cugnato sig. Paulo Orsini, el qual era soldato de Fiorentini, et havea 500 cavalli, veniva in suo ajuto. Et cussì andato attorno la città, cridando lui et li soi come ho ditto: Libertà! Libertà! ma il populo era admirato di questo, et ritornò a casa, dove li soi facevano gran festa, butando confettioni, acciò il populo li fusse amico. Ma la Signoria, visto questo, sonò una campana che di raro si sona, se non quando intravien qualche gran cosa, come fo questa, di andar uno privato cittadin attorno la terra; per la qual cosa tutta Fiorenza si levono in arme, et correno su la piazza. Ma li amici et partesani de Piero preditto lo consigliono, perchè il populo li era molto contrario, che per il meglio dovesse subito partirsi; havendo visto quando andò attorno la città cridando, che niuno fece segno alcuno in suo favore. Unde esso Piero con li do fradelli, Zuane cardinal, tituli Sanctae Mariae in Dominica, et Juliano, etiam el sig. Paulo Orsini preditto suo cugnato, vestiti incogniti se ne partiteno di Fiorenza, et veneno a Bologna, lassando alcuni de soi che dovesse tuor quello potevano di l'aver sottil, maxime alcune medaie d'oro et zoje, le qual medaie era di gran precio et le prime cose de Italia, che fu di Lorenzo suo padre, et che li dovesseno venir driedo. La moglie, chiamata Alfonsina di Orsini, rimase lì in Fiorenza. Et zonti a Bologna, el cardinal rimase nel monasterio de San Domenego: Piero, Juliano et Paulo Orsini veneno a Venetia, come dirò sotto. Ma in questo mezzo la Signoria de Fiorenza, chiamato el consiglio, inteso el ditto fuzer, feceno molte provisione, detteno taglia a Piero et Juliano de Medici, che chi li presentasseno vivi havesse ducati 4000, et 3000 morti; et alcuni corseno al suo palazzo volendo metterlo a sacco, el qual era, come ho scritto, preparato di molte tapezzarie per la venuta dil Re. Et a ciò non fusse disconciato, vi andò alcuni deputati per la Signoria a custodia, et non lassò di sopra fusse toccato alcuna cosa: ma ben di sotto, zoè vini de le soe caneve, formenti et altre cose fonno sacchizzate. Et Fiorentini, consultato quello dovesseno far, perchè il Re si approximava, elexeno quattro ambassadori, i quali insieme con uno frate, Hieronimo di Ferrara, di l'ordine di San Marco, frate predicatore, homo molto religioso et di gran sanctimonia, el qual lì in Fiorenza era adorato per santo, et, come Fiorentini dicevano, questo havea preditto la venuta dil Re et tal confusione: et a questi cinque commesseno che andasseno dal Re, et si accordasseno con gli miglior patti potevano. Et inteso questa nuova a Venetia, Antonio Soderini, era ambassador de Fiorentini a questa Signoria, essendo il Consejo de Pregadi suso, battè a la porta, et tolse licentia da la Signoria, et statim partite, et ritornò a Fiorenza.

Ritorniamo al Re di Franza, el qual habuto la fortezza di Serzana, vi messe a custodia monsig. de Citem, che fo a Venetia ambassador, et li commesse quello loco governasse, et fece levar le sue insegne. In Livorno mandò monsig. di Biamonte di Normandia; et partito di Serzana intrò in Pietrasanta, dove vi messe uno altro suo barone in governo, et pur fece levar le bandiere di Franza. Qui venne etiam Lucchesi, che con desiderio aspettavano la sua intrata: onde il Re terminò, prima andasse a Pisa, di andarvi a Lucca.

El Re di Franza adonca, adi.... Novembrio, intrò in Lucca, dove honorifice fu ricevuto. Li venne contra alcuni cittadini vestiti di bianco, con l'arma dil Re nel petto, et intrò sotto uno baldacchino: in summa li fo fatto grandissimo honor da Lucchesi. Allozò nel vescovado. Et quivi stette un zorno et mezzo. Lucca è città antichissima in Toscana, da Greci edificata: fu colonia de Romani, et, come scrive Strabone nel quinto libro di le molte cose, et Livio nel duodecimo. Et da poi Paulo Guinigio che del 1400 tyrannice Lucca governava. El qual in questo anno, essendo Lucchese, con favore di Galeazzo duca de Milano si fece totalmente signore, et regnò anni 30; et edificoe ivi uno palazzo degno et superbo, et poi, per ordinatione de Fiorentini et soi cittadini, fo preso et menato a Milano in prigione al duca Philippo con li figlioli; el qual sì lo confinò in perpetua carcere: et cussì perse el dominio di Lucca et grandissime ricchezze che havea. Ma poi Lucchesi che hebbeno tal tiranno scacciato, si redusseno in libertà, et fino al presente stanno governandosi a populo, facendo il suo governo tra loro. Di Lucca vi fue Lucio pontifice maximo, et zà Lucchesi ottenero da Federico imperatore che in Toscana non fusse lecito usare altra moneta che lucchese, con certi segni de l'imperio; et Lucio pontifice concesse privilegio a Canonici de San Martino, che è la chiesa cattedrale, che potesseno portare in coro le mitre ad uso di vescovo. Ancora Alexandro Secundo pontifice fo lucchese. Questa città, dicono alcuni, fu chiamata Lucca dagli scudi d'oro i quali rilucevano essendo in su le torre de ditta città altissime, li quali vi sono stati molti tempi. Et la ymagine dil Volto Santo, cussì da loro chiamato, ch'è uno crucifixo vestito, el qual havea scarpe d'oro, una di le qual dette a uno povero che era molto calamitoso, et d'indi è posto una lezenda di sotto questo pè è senza scarpa. Et meteno tal ymagine nelle loro monete et ducati, è in gran veneratione, et fa molti miracoli. Et questo el Re volse veder.

Et essendo el Re qui a Lucca, zonse el Cardinal di Siena, homo de gran reputatione et dottrina, el qual da Alexandro pontifice era stà mandato a esso Re per legato, per veder si poteva adattar le cose con el re Alphonso. Et volendo aver audientia dal Re, quello non li volse parlar, perchè fo nepote di papa Pio, che a la bona memoria dil Re suo padre fu contrario, et coronò Ferdinando dil Reame di Napoli, come ho scritto di sopra. Et li mandò a dir a Sua Signoria per alcuni suoi baroni, che come Cardinal lo havea in gran reverentia, ma come legato non li voleva dar audientia. Et habuto tal risposta, se ne tornò a Siena, et ivi stette fino el Re vi entrò. Questo partì di Roma adi 17 Ottubrio.

Venne qui a Lucca tre ambassadori de Senesi, i quali fonno Nicolò Burgese cavalier, Bortolomio Sozino dottor famoso, et...... ......... a congratularsi con el Re di la sua venuta, offrirgli el Stato de Senesi, et che l'aspettavano volentieri, promettendo passo et vittuarie, i quali fonno ricevuti molto volentieri dal Re, et fattoli bona cera. Et el Sozino andò a Milano et zonse adi 22 Novembrio, per congratularsi col sig. Ludovico di la sua creatione, come dirò di poi, scrivendo de Milano.