Li ambassadori de Fiorentini nominati di sopra zonseno dal Re et exposeno la loro imbassada, et che Fiorentini erano contenti di la soa venuta, et che Sua Maestà non si maravigliasse di quello haveano fatto a Piero e fradelli de Medici, perchè sempre contra la soa Republica mal si havea portato, concludendo volevano conzar li capitoli in miglior forma. Et el Re li respose che non era venuto per far alcun danno a Fiorentini, et che si meravigliava di questo, et che avanti loro dovea venir a darli il passo et ogni altra cosa necessaria, come zà al principio di questa impresa li haveano promesso: et che voleva intrar in Fiorenza dove conzeria li capitoli. Et questi partiti, ritornono a Fiorenza, essendo stati dal Re.
Et el Re volse da Lucchesi imprestedo ducati 20 milia, et cussì li fonno presentati; et ancora volse la fortezza di Montegioso in le sue mano, et Lucchesi gela detteno, dove messe custodia de soi Franzesi. Qui in Lucca Franzesi feceno molte violentie a donne, però che sono zente molto lussuriose, et fino hora erano stati su quel di Milano, et non havea osato far nulla per l'amicitia havea el Re. Ma quivi, come fo ditto, feceno assà disonestà, et tra le altre el Re, piacendogli una donna......... bellissima, la qual era, ut dicitur, de Guastalla, sì la mandò a tuor, et habuto el suo desiderio, la lassoe qui; tamen poi che zonse in Napoli per ditta mandò, et appresso Sua Maestà tenne.
Adi 8 ditto, essendo el Re partito da Lucca a hore zerca 24, introe in la città de Pisa. Li andoe contra el suffraganeo Arciepiscopo, el qual era vicegerente dil cardinal San Zorzi e arcivescovo di Pisa, et con tutta la chieresia apparata, Francesco Secco, nominato di sopra, che ivi stanciava, et Annibal Bentivoj, figlio dil magnifico Joanne, era soldati de Fiorentini, et el sig. Francesco Cibo, fo fiol di papa Innocentio, el qual etiam lui havea soldo da Fiorentini: et cussì riceveteno el Re dentro la terra; benchè Pisani poco honor li potesse far, perchè era supposti a Fiorentini. Questo Re era vestito di veludo negro, con uno cappello in testa: li và da presso sempre cavalcando monsig. de Brexe et monsig. de Lignì so cusini, di una età de anni 24, et sempre dormiva con Sua Maestà: etiam do episcopi monsig. de Angier et uno altro. Monsig. episcopo di Samallo et monsig. di Beucher erano governadori apresso la sua persona de l'impresa, come ho scritto di sopra. Et ne l'intrar in Pisa havea 500 arcieri attorno, et 200 zentilhomeni franzesi li va dintorno, et lui in mezzo, per la sua guardia. Monsig. di Mompensier, ch'è capitano a tal impresa, è il primo di andar con le sue zente in le terre, avanti vi entra la persona dil Re. Et el Re allozò in la caxa di Piero de Medici, dove li era preparato. Et è da saper che qui in Pisa, entrato monsig. di Mompensier, volendo visitar Francesco Secco, che era suo barba, per sua moglie ch'è sorella dil marchese di Mantoa, zoè di ditto Mompensier, non volse parlarli per esser stato rebello dil suo cugnato, ymo più che alcuni de li soi. Partito che fu Francesco Secco di Pisa, et venuto a Lucca, dove havea mandato il bon et miglior dil suo, per dubio di quello l'intravenne, Franzesi andono alla caxa sua per metterla a sacco, et cussì la messe di quello trovono, che furon vittuarie et poche robbe. Annibal Bentivoj andò a Fiorenza, et el sig. Franceschetto a Zenoa.
La Domenega, fo 9 dil mexe, andò per la terra il Re, vedendo le do cittadelle, el Domo, el Campo Santo, el sito di la terra, et ogni altra cosa; sempre a cavallo. Et per seguir il mio consueto, alcuna cosa di Pisa qui voglio scriver.
Pisa è città in Toscana dignissima, et zerca 1700 anni avanti lo advenimento di Christo fo edificata da Greci, i quali veneno da Pisa de Archadia, come ( dice ) Strabone; et edificono questa Pisa in Italia. Et zà fu potentissima, non a tempo de Romani, ma poi che Populonia et Luna città furono guaste, comincioe, et in tempo di Carlomagno imperadore havea sotto il suo dominio molte isole et la cittade de Jerusalem. Ma poi per soe discordie nel 1400 da Fiorentini soi emuli fue sottoposta, et d'indi fino al presente sempre è stata. Et Fiorentini, per trattato di uno Joanne Gambacurta, essendo col campo attorno stati gran tempo, el zorno de Santo Dionixio, ch'è adi 9 Ottubrio, intrò; nel qual zorno ogni anno in Fiorenza si fa sollemnità grandissima, dannosi pecunia deputata, vestissi duodecim giovenette povere, si fà processione, et ciò in memoria di tanto beneficio et vittoria, et si corre uno bellissimo palio. Or qui in Pisa la chiesa cathedral di Santa Maria è bellissima, il cimiterio chiamato Campo Santo, dove è di quella terra di Jerusalem, et ivi è posti li corpi de morti, et in termine di tre zorni non vi si trova più ossi, e tutti vanno in polvere.
Pisani, desiderando molto la libertà, per la subietione havevano da Fiorentini, deliberono provar si potevano ridursi in libertà, et prima praticato con li sig. Gran Maestri et Baroni dil Re allozati in diverse caxe, dove li patroni de ditte caxe exortaveno quelli li dovesseno esser propicii, et etiam col sig. Galiazzo di Sanseverino, che poi tornato dal Re mai si partì da Sua Maestà, et steva quasi come ostaso di la fede dil sig. Ludovico; et ancora praticò con Don Alphonso fiol dil Duca di Ferrara primario, che, zonto el Re propinquo a Pontremolo, venne da Sua Maestà, et con quello andava verso Roma, et etiam con suo fratello don Ferrante, che stava in corte di esso Re.
Ma lasciamo questi Pisani praticar, et quello successe questo zorno scriviamo.
Adi 12 ditto, Fiorentini mandò 4 ambassadori al Re, i quali fonno lo episcopo di Volterra, Francesco Soderini, lo prothonotario Capponi et do altri lo nome di qual a mi è incognito; et venuti dal Re a Pisa li exposeno quattro cose. La prima li apresentò el fio, fo dil sig. Carlo di Faenza. La secunda per ricercar la liberation di Marino Tomaselli, orator dil re Alphonso, el qual era stato lì a Fiorenza gran tempo, et in questi zorni con la fede de Fiorentini publica era uscito de Fiorenza, et stava in uno castello, et Franzesi lo prese et menò dal Re, taia ducati 400. Questo fevano Fiorentini per dubito, Alphonso non facesse questo medemo al loro ambassador si ritrovava a Napoli, et etiam per le mercadantie havevano in Reame. Et tertio per sollicitar la sua intrata in Fiorenza, et satisfar il desiderio dil populo, advisando Sua Maestà di la carestia di vittuarie vi era. Quarto et ultimo, perchè si provvedesse a li danni et disordini nel paese fatti. A le qual richieste el Re rispose: primo quanto al sig. Carlo li era molto a grato, et voleva per suo; secondo poteva tenir Marino Tomaselli, per esser orator dil suo inimico, appresso di lui, per haverlo preso fuora di la terra di Fiorenza; tertio che l'entreria presto; et quarto che daria remedio a li desordini. Et cussì, habuto tal risposta, ditti ambassadori ritornò a Fiorenza.
Ancora zonse 4 ambassadori di Zenoesi al Re, venuti per la reintegration di le terre sue teniva Fiorentini, le qual era ne le man dil Re. Ai quali fo deputati li auditori, et expediti ritornono da poi a Zenoa.
A dì 10 Fiorentini bandite la caxa di Orsini, et svalisono la compagnia dil sig. Paulo Orsini nominato di sopra.