Ma Pisani, che erano pur vigilanti al fatto loro, la Domenega de sera, che fo 9 Novembrio, li principal cittadini andono a caxa a trovar il Re; et uno di loro fece le parole, pregando Sua Maestà Christianissima li volesse difender et cavarli de man de Fiorentini, dimostrando la subietion havevano: concludendo, volevano esser in libertà, et che dovea bastar a Fiorentini del 1406 in qua haver quella povera terra posseduta, et che volevano esser sempre suposti a soa regal corona. Unde el Re, mosso a compassione, exhortato da li soi che lo consigliava, fo contento di farli quanto domandava; et cussì tutti li Pisani in quell'hora medema, che erano molti reduti per udir la voluntà dil Re, comenzono a cridar: Franza! Franza! facendo per la terra grandissimi rumori in quella notte, et luminarie de fuogi, et corseno al ponte vecchio, ch'è uno dei tre ponti è sora l'Arno, ch'è uno fiume nominatissimo passa per Fiorenza, et qui mette in mar, et rumpeteno una colonna sopra la qual era uno marzocco di pietra, ch'è la insegna de Fiorentini, et quello rotto di la colonna, lo ligono con corde et strassinò per la città, et poi fense de brusarlo mettendovi fuogo intorno; demum lo buttò ne l'Arno, et cussì molti marzocchi per Pisa ruinorono et spegazono, et era uno bellissimo veder l'allegrezza dimostravano Pisani, sì donne come homeni. Ancora quella notte, davanti la casa dove era il Re, fo fatto grandissime feste et fuogi pareva zorno. Et il Re stava a la finestra, et ne havea grande piacer. Et il capitano de Fiorentini era lì in Pisa, chiamato Serristorio de Serristori, et li tre consoli fiorentini, i quali devano ragion, fonno discacciati, et andono via con il resto de li custodi dil Stato Fiorentino. Et conclusive si reduseno in libertà, et mandono a tuor a Lucca li soi ordini, per governarse come facevano Lucchesi. Et da poi che il Re fo partito di Pisa, el zorno medemo che fo 10 Novembrio, Pisani si redusseno in consiglio, et fece 6 signori antiani, et X signori di la Balia et il Confaloniero: mandò compitamente fuora le gente de Fiorentini, tamen fece uno edito quelli rimaseno per il Re al governo di Pisa, che nominerò di sotto, che a Fiorentini nè a loro nè al suo haver fusse fatto alcun dispiacer; ma libere dovesse andar et uscire di la cittade. Et ancora in Pisa dove era marzocco di piera, al ponte ditto di sopra, messeno una bandiera con l'arma dil Re di Franza; et etiam a la gabella dove si levava il stendardo con el zio ( giglio ), ch'è l'arma de Fiorentini, levono l'arma dil Re con tre zii ( gigli ) et di sopra la corona. Qui in Pisa el Re lassò do commessarii franzesi, chiamati uno monsig. Zuan Rabot, uno di signori dil Parlamento de Garnoboli, et monsig. Zuan Fier dottor in leze, suo consier; et ancora volse el Re tenir la cittadella nuova, ch'è la più forte, et Pisani tenisseno la vecchia, et ivi lassò uno de soi capitani, chiamato Sariachi, che fu quello vardava el castello di Perpignano, al qual commise fusse capitano de Pisa, de Livorno et Pietrasanta, dove etiam era alcuni franzesi in governo de quelli lochi.
Et essendo stato el Re uno zorno et do notte in Pisa, el luni da mattina montò a cavallo e partite per Fiorenza, et andò ad allozar a Empole, mia 25 lontan de Fiorenza, poi a Ponte Segna, mia 20 lontano, dove stette 6 zorni, zoè fino a l'altro luni, che fo a dì 17 Novembrio, che intrò in Fiorenza: questo perchè voleva aspettar che 'l suo esercito si ponesse in hordine, et che armati intrasseno in la terra per più magnificentia. Et el zorno da poi partì el Re di Pisa, vi gionse in Pisa, partito di l'armata di Zenoa, el cardinal San Piero in Vincula, che veniva a trovar el Re. Et come per lettere di Zenoa se intese, questo a dì primo Novembrio partì di Zenoa con do galie, et venne a trovar el Re. Etiam el Principe de Salerno a dì 3 partite, et venne a parlar con Soa Maestà, et subito tornò a Zenoa per montar su alcune nave si preparava, et andar a dismontar in Reame. Or questo Cardinal, per haver le gotte, si faceva portar da quattro persone, allozò in Pisa al monasterio di San Michiel, poi andò a trovar el Re a Ponte Segna, et con lui intrò in Fiorenza, et seguitollo fino che 'l Re intrò in Napoli. Et mentre che el Re dimorava lì a Ponte Segna, Pisani li mandono alcuni ambassadori, pregando Soa Maestà volesse confirmar el Studio in Pisa, cussì come prima era et Fiorentini lo tenevano, et dil suo pagavano li dottori lezenti. Unde, mancando il dominio loro, ex consequenti mancò el lezer et stipendio di dottori: la qual cosa per honor suo Pisani volevano pagar loro, a ciò vi fosse il Studio. Ma el Re, per esser implicito di altre faccende, allora non deliberò cosa alcuna. Et è da saper che quivi veneno li quattro ambassadori ultimi de Fiorentini, li quali scrissi di sopra che andono dal Re a Pisa, ma la verità è che fonno qui a Ponte Segna. Ma lassiamo qui el Re, et a le cose intervenute in questo tempo in altre parte de Italia scriveremo.
Quello seguite a Roma in questo mezzo.
A Roma el Pontifice, vedendo el prosperar dil Re, era molto di mala voglia; l'armada di Zenoa si approximava al Tevere, come dirò di sotto; terminò di far alcuni fanti per custodia di Roma; et vedendo Fiorentini li davano passo, et quello seguiva in Toscana, non sapeva che farsi: et però cum Paulo Pisani ambassador veneto spesso consultava, pregando scrivesse a la Signoria non lo volesse abbandonar. Molto dubitava di esser privato dil Papato, o ver da li cardinali teniva dal Re fusse eletto uno altro Papa, et seguir scisma, come in diversi tempi in la chiesia sono state, per numero 23, dal 234 fin 1444, secondo si leze ne le historie: et però feva il tutto per haver li cardinali con lui, et con monsig. Ascanio vice cancellier spesso lo mandava ad exortar volesse ritornar a Roma, et cussì esso Ascanio deliberoe venir in Roma, ad abboccarsi col Pontifice, et veder si poteva conzar le cose, che desse il passo al Re di Franza. Et venuto a Marino, castello de Colonnesi, mia X da Roma, per ostaso el cardinal Valenza, nepote dil Papa, Ascanio a dì 2 Novembrio intrò in Roma di sera. Li andò contra el cardinal Monreal, nepote etiam dil Pontifice, et la fameia di Sua Beatitudine, et andato dal Papa stette in colloquio fino a mezza notte, poi il zorno driedo andò in concistoro, et, statim disciolto, si partì et tornò a Marino, havendo dormito quella notte in palazzo dil Papa. Et qui a Marino erano le zente de Colonnesi redate, et aspettavano Antonello Vitelli soldato dil Roy con squadre dodexe.
In questi zorni lì a Roma el banco de Medici fallite per ducati 100 millia, et fo dapoi el cazzar Piero di Fiorenza. El cardinal di Siena fra i altri have botta di ducati undese millia; et el Papa fece salvoconduto a Medici per mexi 6.
Come l'armada dil Re di Franza andò nel Tevere a Hostia et ritornò a disarmar.
Sì come scrissi di sopra, l'armada dil Re di Franza era uscita di Zenoa, et, in questo mezzo che 'l Re prosperava in Toscana, venuta a Neptuno, da la longa si veteno ( videro ) con quella dil re Alphonso, tamen non si volseno apizar ( attaccare ) dubitando forsi una di l'altra. Et questa dil re Alphonso prese do galie de Franzesi, come dirò scrivendo quello faceva el Re preditto, et andò in porto a Gaeta. Ma quella di Franza, per lettere di Roma di primo Novembrio, se intese esser zonta a San Severo, fra Civitavecchia et Hostia, dove dovea metter le zente in terra: et poi, per lettere di 3, ditta armada si divise in tre parte: galie 18 intrò nel Tevere fino nelle fosse di Hostia, et ivi messe zente nova franzese, adeo che fo perso la speranza di rehaver Hostia più indriedo; etiam altre zente per terra andò a trovar el campo de Colonnesi. L'altra parte, che era 4 nave grosse, rimase a Monte Arzenton. El resto a uno porto vecchio, lontan de Neptuno mia 4. Et di gran zente de ditta armada dismontò in terra, et a dì 4 Novembrio la nave Salvega, con le altre do nave che, come di sopra è scripto, andono alle Specie, ritornono a Zenoa, dove si preparava 7 nave per il Principe di Salerno. El qual a dì 11 ditto montò su ditte nave con fanti 3500, e verso Calavria navigò, perchè era molto amato da tutta quella riviera, et li soi di Salerno lo aspettavano con gran iubilo: et poi a dì 17 Dezembrio ditta armada ritornò a Zenoa et disarmò, nè restò in mar salvo le nave andate in Calavria con el Principe di Salerno, tra le qual la nave Salvega che era grandissima di botte....
Cose seguite a Milano da poi la tornata dil Duca dil mexe di Novembrio 1494.
Et a Milano essendo ritornato el Duca, è da saper che a dì 9 Novembrio el Pontifice li scrisse do brievi, congratulandosi di la sua creatione, dolendosi di la morte dil nepote; et cussì scrisse prima al cardinal Ascanio, vice cancellier, dolendosi et allegrandosi dil fratello, esortandolo volesse scriverli che fosse quello mettesse paxe in Italia. Item cardinali molti li scrisseno al Duca lettere congratulatorie, et a dì 11 el re Alphonso li scrisse, date in campo a Mola, si dolse etiam di la morte di suo zenero, et si congratuloe dicendo volea mandar suo ambassador di brieve.
A dì 17, a hore 17, el ditto sig. Ludovico duca, per hora astrologica habuta dal suo maistro Ambrosio, scrisse di sua mano el titolo volea li fosse dato et subscritto nelle lettere, el qual diceva: Ludovicus Maria Sforcia Anglus Dux Mediolani Papiae Angleriaeque comes ac Genuae et Cremonae dominus. Et è da saper che in questo titolo variò di quello faceva li altri, et suo padre duca Francesco, suo fratello Galeazzo et il nepote Zuan Galeazzo; però che questi tutti se intitulono vicecomes et non anglus, zoè di la caxa de Viceconti. Ma questo Duca, volendo imitar el titolo del duca Filippo suo avo materno, si chiamò Anglo. Di dove vien tal nome di Anglo, saria longo qui descriver; pur a ciò el tutto se intenda, scriverò una epistola venuta de Milano, la qual tal cosa dilucida assà bene.