Fiorentini havendo el Re di Franza ordinato el zorno che 'l voleva intrar in la terra, feceno grandissimi apparati, butoe le porte di legno a terra con le sarazinesche, et a compiacentia dil Re butono una parte di muro appresso la porta di San Friano et atterrono ivi la fossa. Intrò de Luni a dì 17 Novembrio: il modo et ordine sarà scritto di sotto. Et Fiorentini fece questo ordine, che per tutta la terra volseno che in ogni casa fusse preparato per allozar Franzesi, et dove che Franzesi andavano, zoè da prima quando introno in Fiorenza, et in qual caxa volevano, vi poteva habitar, perchè di tutto li era provisto, de vituarie et ogni altra cosa, da li patroni di le caxe: tamen Franzesi pagavano il viver loro. Le donne veramente fiorentine, con le lor robe di valuta, andono a star ne li monasterii di donne religiose. Questo a ciò non si mescolasseno con Franzesi, timide di quello era successo a Lucca. Ma essendo assà zente con el Re, parte fonno mandate cussì come intravano in la terra, fuora per l'altra porta, di comandamento dil Re, verso Siena; et cussì si sparpagnò per quella Toscana. Fiorenza adoncha città in Toscana nobilissima et prima, fo edificata avanti lo advenimento di Cristo anni 90, da gli homeni d'arme de Sylla romano, perchè Sylla preditto li assignò quel paese per sua habitatione; et questi habitono a presso el fiume di l'Arno, et edificono un castello chiamato Fluentia, come scrive Plinio. Dopo, venendo Totila re de Gothi, la prese et totalmente la disfece et guastò. Dopo la prese Carlo Magno, et per memoria la fece rehedificare et ampliare di circuito di mure, et volse la fusse libera con molti privilegii, et concesse a loro legge et gli magistrati. Et poi del 1024 fu molto ampliata per spoglie di la città de Fiesole, perchè quel popolo fo costretto venirvi ad habitare: del 1071 fu accressuta di mure, oltra la chiesia di Santo Laurentio, come è al presente. Et morto Federico imperatore, loro inimicissimo, successe Rodolpho, al qual Fiorentini detteno ducati 6000, et li restituite ne la pristina libertà, et loro ordinono 12 anciani. Et poco da poi mutorono, et ne fecero 8 chiamati Priori di l'arte et uno Confaloniero di justitia, i quali stanno fermi nel palazzo. Per mezzo di questa vi passa el fiume di l'Arno, el qual per la ferocità di le acque è innavigabile. È un bellissimo tempio di San Zuan Battista, dove è il suo digito che mostrò Ecce Agnus Dei, et qui solamente è di tutta la città el Battesimo: et le porte, che son tre, sono di ferro bronzo, historiate dil vecchio et nuovo Testamento. Ancora v'è el tempio edificato con arte incredibile, grandissimo, con una volta nel mezzo et la chiamano la cupola, edificata con inzegno più presto divino che humano, et tutto di fuora coperto di marmoro variato, et sempre vi si lavora, et si chiama Santa Maria la Nonciata, et ha una torre stupenda, tutta di marmoro, per campaniele, altissima. Questa città in poco tempo arse do volte, et fo del 1176. Ha habuto molti adversarii per tuorli la libertà, Pisani, Senesi, et altri in Italia, poi Henrico VII imperatore, poi Castruccio, ancora Lanzilò re di Puja, Galeazzo Maria, primo duca di Milano, et innanzi a lui Joanne archivescovo de Milano, et duca Felippo etiam duca de Milano, re Alphonso et Ferdinando so fiol ultimamente; tamen sempre se difese. Di questa città vi fu Francesco Petrarca, el qual nacque in uno castello chiamato la 'Ncisa in Val d'Arno, 12 miglia di sopra Fiorenza; Dante Aldighieri, Accursio jurisconsulto, Lunardo Aretino ben fusse di Arezzo, et altri assae, maxime Cosma de Medici ricchissimo, Pallade Strozzi cavalier, in greco et latin dottissimo, Angelo Acciauli capo dottissimo in greco. Or Fiorenza zira attorno mia cinque e un terzo; le porte di la terra 13; sopra el fiume di l'Arno è 4 ponti, uno de li qual ha botteghe 40, l'altro X; su l'Arno è molini numero 54 da masenar ne la terra. Ha d'intrada Fiorenza ducati 350 milia; la chiesia cathedral è Santa Liberata, e parrocchie 52, priorie 12, oratorii 16. Ha spedali 38, 4 da infermi, 2 de ammorbati, 2 de bastardi, 26 de pellegrini, uno de preti per zorni 8, uno de frati per zorni 8. Monasterii de frati numero 21, zoè 9 di l'ordine di San Battista, uno de San Basejo, uno de San Hieronimo, 3 di Santo Agustin, uno di Carmelitani, do di San Francesco, do de San Domenego frati predicatori, uno de Umiliati et uno di Santo Antonio. Monasterii di donne 44: 12 di San Battista, 9 di Santo Agustin, 5 di Santo Domenego, 6 Carmelitani, 2 di San Zuan in Hierusalem et do altri; in tutto 44 de li ordeni sopra scritti, ma sotto diversi nomi de Santi. Frati et preti et monache vi sono numero 5000, de li quali 3000 ne sono Mendicanti. Caxe 18 milia et 400. Fa anime 128 milia, forestieri 15 milia. È in Fiorenza strade 258, torre et campanieli 284, piazze 24, loze dove se reducono li cittadini 18, botteghe di seda 120, telari 3000, tra i qual 400 de brocati d'oro et d'arzento lavorano. Botteghe di lana 280, lavorano panni 10000. Battiori numero 263 da depentori per dorar, et da filar numero 23. Spiziarie 95, barbarie 120, oresi 37, banchi de monede grosse et piccole 33, librari 28, sartori botteghe 18, fa calze 64. Consuma de farina al zorno moza 150, ch'è 3600 a l'anno; consuma de vino al zorno 900 barile, ch'è 3500 barile a l'anno et X barile fa una botta. Fiorentini consuma di oio a l'anno barile 55 milia. Di fuora di la terra è caxe et palacii de cittadini X milia fra mia 5; et zirando fra mia X, numero 14 case de cittadini hanno tentorie di seta et lana 47, chiovere da tirar panni numero 8. El palazzo di la Signoria val di spesa a l'anno ducati 24 milia, tra manzar et salarii: videlizet manzano bocche 47. Et il domo è di piere divisate, con il campaniel simile alla chiesa. Casamenti et palazzi bellissimi. Or li Signori soi, che sono 8, et il Confalonier 9, stanno do mexi et non più. Et questa descriptione ho voluto qui scriver, benchè non sia in proposito, pur a ciò di ogni cosa, lezendo questa, se ne habbi cognitione, ho voluto brevemente qui scriverla. Ma a la intrata dil Re veniamo.

Questo è il modo de l'intrar dil Re di Franza in Fiorenza a dì 17 Novembrio.

Imprimamente giongendo la Maestà dil Re a Monticelli, fuor di la porta di San Friano, se fermò qui aspettando l'ordine dato. Ivi gionse la Signoria di Fiorenza, et posesi a sedere in su uno balcone, con le sedie come sono in piazza, su la ringhiera molto ornata, con uno sopracielo de panno azzurro, con le arme dil Comun di Fiorenza, et con certi scudi di qua et di là per la porta, et per l'andito di la porta medesimamente, con le armi dil Re. Et sedendo la Signoria in sul balchetto, se era ordinata una bella processione con ornatissime pianete, come si usa per San Joanni, ma incominciato a piover alcune gozole, i frati se messeno le pianete a roverso per non le guastare, per la qual cosa non poteva proceder la processione. Et pur ancora comenzava venir de molti cavalli, sì de quei de cittadini che andavano incontra al Re, sì etiam de quelli de li homeni d'arme; in modo che i frati furono sbaragliati di qua et di là, e chi correva per uno viottolo, et chi per uno altro. Incominciando adoncha la intrada dil Re, venne avanti 200 coppie de zoveni fiorentini, molto belli, bene a cavallo et vestiti tutti alla franzosa, con ricchissime veste et con maneghe molto larghe. Innanzi a tutti era Lorenzo de Piero Francesco, con squadrone di zoveni a cavallo ben in ordine, che battendo cavalcavano per andar a far certi provvedimenti et apparecchi per el Re. Da poi lui seguite ditti zoveni molto ornati, et driedo loro seguitava forsi 100 coppie de homeni de tempo, pur fiorentini, molto ben vestiti et ben a cavallo. Et cavalcando via, stando cussì uno puoco, comenzò a venir la zente dil Re, et innanzi a tutti 4 tamburini con 4 tamburazzi grandissimi, che parevano 4 tinele, et sonavano con tutte due le mani, et havevano duo da lati che sonavano zuffoli, et fazevano sì grande el strepito che 'l pareva ruinasse quella via dove i passavano. Et driedo a loro 7 caporali, che andavano al pari, in modo che i tenevano quanta era larga quella via, armati benissimo con certe curazze scoperte et maglie, et le braze è bellissime, salde di finissime maglie, con certe arme a uso di ronca inorate et molto lustrate: parevano arme disconze al portare, ma erano più atte a tagliare uno usso ( uscio ). Et havevano uno cappellazzo in capo per uno, et sopra la curazza una zornea tutta frappata de zambelloto. E driedo loro parecchi altri con quelle mannaie. Et da poi questi, forsi 200 balestrieri con forsi 800 arcieri a piedi, et loro 4 tamburazzi, con forse 2000 schioppettieri. Innanzi a tutti era uno homazone, con una arma in mano lustrata, a uso di spedo da porco, fitta in uno querculo grosso e torto: cosa assà goffa; et poi questi 4 tamburazzi che sonavano con tutte due le mani, che pareva gli avesseno a far una vendita. Et da poi questi veniva molti Sguizzari con zerti lanzoni molto curti et grossi come travexeli, con uno certo ferrazzo curto a uso di una ponta de partesana, et andavano a sette a sette tutti insieme, et durono uno gran pezzo a passare, in modo che fo stimato esser più di diecemilia, et driedo a questi venne certe banderuole, et dopo loro erano altri schioppettieri et balestrieri et arzieri, con una squadruzza con quelle mannaie, come ho ditto di sopra. Da poi questa veniva uno trombetta, con una tromba longa, con una bandiera, con uno squadrone de forsi 60 homeni d'arme, con li più diversi et grossi cavalli che mai fusse visti, con sopravveste mezze di brocato d'oro et mezze divise, e con bellissimi pennacchi e con una mazza ferrata per uno in sulla cossa, et il stocco a lato. Et da poi questi venivano quelli che portavano le lanze inclinate come se le volesseno imberciare. Et dopo questi venne pochi balestrieri a cavallo, ma una grandissima moltudine de arzieri a cavallo. Et dopo questi uno altro squadrone, medesimamente armati tanto riccamente che tutti doveano esser o conti o signori, et era zente molto fiorita. Et cussì avanti che venisse el Re, venne 8 o ver 10 squadroni, come ho ditto; poi veniva tutti i trombetti di la Signoria di Fiorenza, vestiti a la devisa dil Re, zoè bianco e vermiglio, con certe gabanuzze di zambelloto, et con una moltitudine de trombetti dil Re; et driedo a loro uno bellissimo squadrone de homeni d'arme, tutta fiorita zente. Veniva prima li signori dil sangue, tra i quali vi era do italiani: el sig. Galeazzo di Sanseverino et don Ferrante fiol dil Duca di Ferrara, a uno insieme con loro. Et po questi uno baldacchino portato da quattro dottori in la terra Fiorentini, sotto el quale era el Re a cavallo, in su uno bello cavallo, et havea indosso una gabanella de broccato d'oro tirato, et di sopra una sbernia di raxo azzurro et uno cappellazzo bianco sottile in capo, che non parea fusse niente su quello cavallo se non uno capo per la grandezza dil cappellazzo: uno homicino aliegro in viso, con uno grandissimo naso, et il viso longo, con fanti a piedi intorno, che era una bella cosa a veder. Et driedo al Re era assà baroni, con veste de broccato d'oro che toccavano per fino in terra. Et dopo loro venne parecchi squadroni de homeni d'arme, come quelli da prima, che mai si vide la più mirabil cosa. Et intrato in la terra, sonando tutte le campane, li fu fatto riverentia a Sua Maestà da la Signoria era sentada lì a la porta di San Friano, come ho ditto di sopra. Era tunc temporis confalonier di justitia uno Francesco di Martino Scarfi. Et giongendo al ponte di Santa Trinità dove era uno carro con uno edificio con molti razi ( arazzi ) quando fo annonciata Nostra Donna, che parve cosa bella al Re; et seguitando el cammin passò per borgo San Jacomo et passò el Ponte Vecchio, et venne zoso per Ponte Santa Maria, el qual era tutto coperto di quella tela vi sogliono metter i botteghieri per rispetto del sole; et zonzendo in piazza, lì era uno carro triumphale, con uno grandissimo zio ( giglio ), et di sopra una corona di palme inarzentade, con rami de olive; et eravi su giovani con diversi instrumenti, che sonavano et cantavano, et salutorono el Re dicendo: ben vegna el liberator et restaurator de la libertà! et molte altre cose in laude dil Re. Et procedendo passò da casa de Zulian Gondi, passò via dal canto di Pazzi, et zonzendo in Santa Liberata smontò da cavallo et intrò in chiesia. Et zonzendo a la porta, quivi era el Vescovo con tutto el clero de preti; et menollo a l'altar grando, et ivi ringratiò Dio che lo havea condutto a salvamento, et da tanta zente che era, si durava fatica zonzer perfin a mezzo la chiesia. Et quivi sopra l'hostia in man di l'Arcivescovo solemnemente zurò de observare li capitoli, li qual saranno di sotto scritti, et mantegnirave Fiorenza in libertà, restituendole le sue terre; et volse che, versa vice, la Signoria di Fiorenza, nomine illius Comunitatis, li zurasseno sempre saranno fideli a sua corona et a la caxa di Franza. Et poi ritornato con gran furia fu messo a cavallo, per esser piccolissimo, et fu menato in la via larga, perchè era sì grande la calca, che non si poteva seguitarlo, et era notte, et dismontò da cavallo. A la caxa de Piero de Medici era apparato per Soa Maestà con tante zentilezze, che mai più si vide tale, dicono i Fiorentini. Primamente era coperta tutta la via de mantegli de roversi azzurri con zigli zali, et con uno cornisone con le arme dil Comune et dil Re, et cussì sopra lo usso ( uscio ) che usciva a la scala con festoni acconci ornatamente, et cussì sopra la loza dentro, più degnamente che non si potrebbe contare, con tanti zigli e con tele zale. La camera tutta conzà di broccato d'oro. Et il simel in caxa de Piero Francesco pur de Medici, con uno tondo in su lo usso ( uscio ), messo a oro con le arme dil Re, et con festoni pendenti da lati, con penne inarzentade conze degnamente, et di sopra con uno vaso inarzentado et con uno lauro in ditto vaso, pur inarzentado, et in caxa benissimo aconzo, con panni d'oro per coperte di letto, cose bellissime d'ornamenti, et una lettiera de avolio con le casse de avolio. Et in questo mezzo si era fatto notte, et la Signoria fè metter uno bando, che ognuno mettesse lume a le finestre per fina a le 5 hore, sotto pena di la disgratia loro: et cussì fo fatto per poter allozar Franzesi, et pareva zorno, tanta luce vi era. Et subito zonto el Re, dimandò di le medaie, cammei et porzellane di Piero, che erano cose di grande estimatione, però che Lorenzo suo padre molto si deletava; ma perchè erano sta strafurate da li soi, et scose in li monasterii, non le potè haver. Et Fiorentini li presentò la caxa preditta di Piero, ma lui non la volse accettar, et molto instigava la tornata di Piero, facendoci tutto a ciò ritornasse: tamen Fiorentini mai volseno consentir, imo li chiesero una gratia, che tutte le arme de Medici, erano depente per la terra et nel palazzo, fusseno dispegazate, a ciò non vi restasse memoria di loro, et che la parte seguiva Piero fusse cazzata dil governo; et levono alcune caxe antiche, le quale un tempo erano stà basse, et da Medici subposte. Francesco de Medici nominato di sopra, a ciò non fusse più chiamato de caxa de Medici, essendo ditta caxa venuta tanto in odio a Fiorentini, volle che de caetero fusse chiamato di la caxa de populani, et mutò l'arma che prima era sie balle rosse in campo zalo, et una a questo modo come è qui pinta, et al presente levò l'arma, zoè una rosa in campo bianco, ch'è l'arma di la Comunità. Et questo intrò al governo di la città, et ogni exilio et confiscatione per sè stessa era levata col governo di Piero. Adoncha per il scaziar de Medici niuna caxada di quelle lo seguiva fo mandate fuora de Fiorenza, ma ben quodammodo private, zoè che non erano elette al governo di la Republica, benchè etiam fino li soi medesimi fonno contrarii a esso Piero. Et questa Signoria, che era al presente 8 et il confaloniero di justitia, i quali habitano in palazzo, era di quelli pur fatti mentre Piero era in Fiorenza, et compiteno li do mexi di loro dignità. Ma, compiti, fonno refati de altri, et fatto uno nuovo ordene, secondo come di sotto il tutto chiaro sarà scritto.

Capitoli conclusi tra il Cristianissimo Re di Franza et Comune di Fiorenza a dì... Novembrio 1494 in Fiorenza, firmati[105].

Oratio Marsilii Ficini Florentini ad Carolum Gallorum regem habita...... Acta Florentiae die... Novembris 1494. Dixi[106].

Protesta Regis Franciae ad Alexandrum pontificem et universis et singulis
[107]
.

Questo protesto fo mandato ad Alexandro Papa et Collegio de reverendissimi Cardinali, el qual poi a ciò tutti lo vedesse et potesse ben leggerlo a suo piacere, fu butado in stampa, latino et vulgare, et venduto per tutte le città de Italia.

Quello seguite in Fiorenza mentre el Re vi stette et in Toscana.

A dì 21 de Novembrio zonseno in Fiorenza, dove era el Re, Domenego Trivixan et Antonio Loredan cavalieri, ambassadori di la Signoria di Venetia, deputati a esso Re di Franza, et senza altro honor se ne andono con la sua brigata a dismontar al hostaria. Questo perchè in quel zorno medemo fu certa novità di populo ivi, adeo che quasi tutto el populo armato era corso a la piazza, per caxon di alcune presomptione havea usato certi baroni franzesi. Però che Fiorentini si haveano redutto in conseglio per consultare li fatti loro, et etiam per trovar danari che il Re dimandava, iuxta la forma di capitoli. Et mentre erano Fiorentini a tal consultatione, questi Franzesi dubitando quello voleva dir questo star tanto in conseglio, volseno intrar in palazzo et etiam nel ditto conseglio, dicendo volevano intender la cagione stevano tanto serrati a consultar. Et li fo risposto consultavano el fatto loro, et che non volevano che ditti baroni intrasse nel loro conseglio. Unde uno di quelli franzesi desnuò uno pugnal verso il portinaro, volendo al tutto intrar: per la qual cosa la Signoria fece sonar campana a martello, unde tutta Fiorenza si messeno in arme, et si pur uno havesse principiato, sine dubio tutti li franzesi che ivi si trovavano sarebbe stati tagliati a pezzi, perchè in Fiorenza è un gran populo, et, come fo ditto, era appresso persone XV milia da fatti su la piazza. Et el Re meravigliandosi di questo, benchè le sue zente erano volonterose di far qualche movesta, per haver causa de metter la terra a sacco, ma considerando el pericolo havea a seguir, a mettersi a furore populorum, ordinò a le sue zente stesseno in pase, et cercò di adattar le cose. Et mandò a dimandar a la Signoria quello havea voluto dir questo, et intesa la cagione, al meglio si potè fo a ditti fiorentini fatto diponer zoso le arme, et la Signoria medema venne ad excusarsi alla Maiestà dil Re, con la qual fra Hieronimo di S. Marco di l'ordine di San Domenego, reputato in Fiorenza santo, come ho scritto di sopra. Et disseno Sua Maestà non se dovesse meravigliar, perchè quel populo era di tal sorte che, a uno segno, tutti se redusevano armati a la piazza ad aspettar il mandato di la Signoria, per conservation de loro libertà; et etiam perchè pur intendevano che quella voleva promover el ritorno de Piero de Medici, la qual cosa el populo non la poteva sopportar, per le tirannie havea quella caxa fatto. Et come vidi una lettera venuda di Fiorenza, che el Re protulit haec verba: li cieli et le stelle voleva che noi desfassemo Fiorenzai et nui li volemo obstarli. Etiam è da saper che Fiorentini antivedendo a molte cose, havendo a vegnir questo Re in Fiorenza, ordinono un bel modo di adunar zente in la terra a li bisogni, et elexono XXX commissarii, i quali andasseno per le ville, castelli et terre vicine dil suo territorio, et far che quando sentivano sonar la campana dil palazzo di la Signoria, la qual di raro vel numquam si sona a campana e martello, se non quando intravviene qualche novità grande: et fo sonata al tempo che Piero de Medici andò attorno la terra, come ho scritto di sopra, cussì etiam li campanelli di le chiesie dil contado de Fiorenza dovesseno sonar, nè mai restar se quella prima di la città non restasse; et che tutti, a tanti per caxa, dovesseno correr armati come meglio potevano a Fiorenza a ubidientia di la Signoria. Questo feceno a ciò el Re non li venisse voglia di far qualche movesta, essendo con cerca X milia persone allozato in la terra: ancora secretamente feceno intrar molti del contado armati in Fiorenza, i quali stevano occulti, a ciò in omni eventu fusseno presto preparati. Et questo fu la causa che nè Fiorentini poteno mandar contra li ditti ambassadori, nè etiam uno de primi baroni dil Re, al qual era stà commesso dovesse venirli contra et honorarli. Et zonti ditti oratori, sedate le cose, Fiorentini si venneno ad excusar, et li consignono una caxa honorifice preparata, et cussì etiam ex parte Regis venneno ad receverli, narrando la cagione che non erano venuti contra. Et poi andono a la presentia dil Re, dal qual fonno benigne ricevuti; et exposeno a dì 25 la loro imbassata, sì publica quam privata, et con el Re andò per fino a Roma et deinde a Napoli, come tutto scriverò di sotto.

Et Pontifice Romano, come capo di la Christianità, essendo suo ufficio di veder pacificar le cose, maxime in Italia, vedendo che el Re non havea voluto parlar a Lucca al Cardinal di Siena legato suo; et vedendo che el cardinal Curcense, tituli Sanctae Mariae in Cosmedin, di natione franzese, el qual noviter, a riquisitione dil re Maximiliano, da questo Pontifice fu creato insieme con XI altri cardinali ne l'anno 1493 di Dicembre, voleva venir a trovar il Re a Fiorenza, li commesse alcune cose dovesse dir a Sua Maestà et detteli zerca quella legatione, zoè veder di adattar, potendo. Ma non potè far nulla, nè etiam molto si scaldò, per esser franzese. Ma pur el Papa terminò di star constante, et al tutto metter sue forze in ajuto dil re Alphonso, al qual concesse tutti li passi de entrar in Reame che era di la Chiesa, a ciò li fortificasse et mettesse custodia, come ho scritto di sopra. Ma Colonnesi non restava di far a Romani il pezo potevano.