Ancora deliberorono di mandar do solenni ambassadori al Duca de Milano, sì per allegrarsi di la sua creatione, quam per conferire con lui in secreto alcune cose, et operar quello poi uno di loro operono. Et a li 13 Novembrio nel Conseglio di Pregadi elexeno Battista Trevisan, era Avogador di Comun, et Sebastian Badoer cavalier, era Savio dil Conseglio, patricii di gran reputatione et dottrina: i quali a uno tempo a la gubernatione di la città patavina fonno rectori integerrimi. Et partiti a dì 21 ditto, zonseno a Milano a dì 7 Decembrio, et dal Duca preditto fonno molto honorati. Li venne contra et li allozono in Castello, dove era benissimo preparato: ai quali fonno presentate le chiavi dil castello, offerendo el Duca et tutto el Stato a comandi della illustrissima Signoria. Et poi, data grata audientia, el Duca partì et andò a Vegevene, et ditti ambassadori restono a Milano; tamen Zorzi Negro loro segretario andava da Milano a Vegevene a conferir con el Duca, fino che 'l ritornò in Milano, come scriverò più avanti. Ma Zorzi Pisani dottor et cavalier era lì a Milano prima ambassador, habuto licentia de ripatriar, ritornò per Po a Venetia, et zonse a dì 20 ditto, et espose quello in la sua legatione havea fatto, oltre le publiche lettere continue scritte di quello succedeva. Et Battista Trevisan preditto, di uno catarro che li discese, in breve hore si soffegoe, et a dì 24 de ditto mese di Decembrio, a Milano, morite in hore 10, che fo la vezilia de Nadal, et fo fatto le esequie, come dirò più diffusamente al loco suo. Et il corpo poi fo mandato a Venetia a San Stephano. Adoncha rimase solo ambassador Sebastian Badoer, el qual benissimo si portò, ita che reduse el Duca a far quello volse la Signoria.
Oltra di questo, a dì 14 Novembrio, nel Conseglio di Pregadi messeno quattro decime: do al Monte vecchio, le qual son donate a la Republica; et do al Monte novo, et di queste si ha ducati 5 per cento a la camera d'imprestidi de utilità a l'anno, fina sia restituido el capitale, secondo el consueto. Et fo astretto fusse pagate una dil Monte vecchio et una dil Monte novo per tutto el mese presente; le altre do per tutto el mese di Decembrio, et, passado el termine, quelli non havesseno pagado dovesseno pagar con pena di X per cento. Et cussì fonno ritradi assà danari, li quali fonno posti a le Procuratie di San Marco, per spender a li bisogni. Questo è uno ordene se observa per trovar danari a Venetia da li soi cittadini, senza toccar le publiche intrade: zoè pagano la decima di la intrata che hanno, et quelle decime dil Monte novo non sono perse ma hanno utilità, et con tempo li soi danari se restituiscono, et questo cavedal si puol vender et vendesi 90 et più ducati el cento, et hora più et hora manco secondo li tempi. Et za è stà visto con decime sole poste haver sostenuto guerra contra molti, maxime quella del 1482 col Duca di Ferrara aiutato da tutta Italia, che durò tre anni; nel qual tempo fo poste decime: come tutto ne la ferrarese guerra per mi descritta et intitulata al Serenissimo Principe Jo. Mocenigo nostro, chiaro el tutto se vede.
Ancora feceno molte provvisione per recuperar danari; le qual per non esser in proposito pretermetterò de scriver. Et fo preso di augumentar al tempo nuovo l'armada marittima era fuora, capitano Antonio Grimani, et armar XV galie sottil, zoè X in Candia, una a Retimo, una alla Cania et tre a Corfu; etiam nave grosse di Comun et altre vele. Et preseno di far 2000 stratioti, et commesseno al zeneral li scrivesse in la Morea, dove sono gran copia; et li fo mandati danari. Fo ordinato a li patroni di l'arsenal dovesseno preparar li arsilii per mandarli a tuor; oltra di questo preseno di far 3000 cavalli, per augumentar fino al numero de X millia cavalli, et fo scritto in diverse parte per assoldar zente. Et fo scritto a li capitanei di le terre dovesseno far con Hieronimo de Monte vice collateral zeneral, el qual da poi la morte de Mariotto suo padre exercita tal officio, le mostre a li soldati allozati in quelli territorii: et cussì inteseno la verità dil numero di cavalli havevano la Signoria; et fo preso di crescer uno piatto per lanza, che prima era tre soli cavalli per homo d'arme. Le sovvention fonno date, come ho scritto di sopra: a quelli mancava cavallo grosso ducati 60, et per li piatti ducati 25 per uno. Mandono li Savii di terra ferma in diversi luoghi in terra todesca a comprar cavalli, per dar a nostri condottieri. Oltra di queste provvisione, feceno pratiche per condur qualche valente homo per capitan zeneral, Zuan Jacomo di Triulzi o el Conte di Petigliano. Alcuni patricii voleva altri: uno maior Blas ongaro, che fo gran capitano dil re Matthias di Ongaria, et etiam uno so fiol de ditto re Matthias, chiamato el bastardo de Ongaria, homo illustre et de grandissimo inzegno et dal Governo in exercitii bellici saepius experimentado in quelle parte contra Turchi: ma non fo concluso nulla. Tamen condusseno el conte Antonio, fiol dil duca Federico de Urbin, natural, de anni cerca 45, con cavalli 400 et 40 balestrieri a cavallo, et uno altro chiamato Zulian de Carpi, etiam homo di età, con cavalli 400. Questi Signori da Carpi alias fonno per soi meriti creati nel numero del Mazor Conseglio de Venitiani. Hor questi do condottieri, habuto la conduta et danari, si messeno in ordine, et fece zente per tempo novo, et venneno ad allozar in Brexana.
In questo mexe di Novembrio a dì 21 zonse a Venetia uno ambassador del sig. Bayzeth, Gran turco, el qual a dì 27 andato in collegio al Prencipe presentò alcuni presenti mandava el suo Signor a la Signoria, zoè panni d'oro alla turchesca, de li qual fo fatto paramenti di preti et panni di altar a San Marco. Et expose, da poi presentato la lettera di credenza, come era stà mandà dal so Signor per visitar la Signoria, come so buon amico, et per intender la verità di questo Re di Franza, et che al so Signor era stà referito che non solamente veniva in Italia contra el Re de Napoli, ma poi per venir contra di lui, benchè poco lo stimava, et simile parole usò. Unde li fo risposto sapientissimamente per el Principe; et poi lo vestiteno d'oro, donatoli altre veste di seda, et la sua famiglia vestita di scarlatto secondo il consueto, si partì et ritornò a la Porta dil suo Signor a Constantinopoli. Questo ambassador partì et venne insieme con do altri ambassadori dil suo Signor: uno che andò al re Alphonso, come ho scritto di sopra; et l'altro al Papa, a portarli il tributo li mandava ogni anno, ch'eran ducati 40 millia d'oro venitiani, per causa el tenisse con custodia suo fratello Gem, el qual da li soi populi era molto desiderato, per esser huomo bellicoso imitante le vestigie paterne. Or ditto ambassador, insieme con Zorzi Buzardo orator dil Pontifice era stato al Turco, smontato in Ancona per andar per terra a Roma, a presso Senegaja, adi 20 Novembrio, dal prefetto di Roma, fratello dil cardinal San Piero in Vincula, el qual era a soldo di la Signoria con cavalli 400, fo assaltato et toltoli li ditti ducati 40 millia, et alcune lettere trovò in le man dil preditto Buzardo, el qual etiam lui fo preso, et conclusive fece un bon butino. Ma ditto ambassador dil Turco, per esser ben a cavallo, fuzite et ritornò in Ancona, et scrisse a la Signoria et a Roma quello li era intravenuto. Ma el sig. Francesco di Gonzaga marchese di Mantoa per esser molto so amico, zoè del sig. Turco, et etiam spesso l'uno et l'altro si manda presenti, et la insegna di esso Marchexe è uno turco, et fa cridar a li soi: Turco! Turco! ancora che in specialità con ditto orator havea grande benivolentia, mandò uno di suoi a tuorlo fino in Ancona et menarlo a Mantoa, dove stette alcuni zorni et honorato assà; fattoli bellissimi presenti, venne a Venetia et ritornò dal suo Signor, come dirò di sotto. Ma questo intendendo Venitiani, haveno molto a mal che quelli fusse a loro soldo facesse tal cose, sì per el tributo aspettante a la Santità dil nostro signor Pontifice, quam per la paxe hanno col signor Turco: et li scrisseno in bona forma volesse restituir ditti danari. Etiam mandò a ditto prefetto Alvise Sagundino secretario, a veder si poteva operar. Ma il prefetto rispose prima che, come suo soldato, non havea preso alcuna cosa, ma come signor che era di Senegaja, fatto per Sixto pontifice, et che dovea haver ditta quantità dal Pontifice per suo stipendio li avanzava, et che mai non havea potuto haverli; concludendo non volevano restituir cosa alcuna; ma che el suo Stado et la sua persona era a comandi di la Illustrissima Signoria. Et inteso questa risposta, Venitiani lo cassoe di la conduta havea, la qual zà era quasi finita et no volsero più havesse loro soldo. Et ditto prefetto si accordò con el Re di Franza, et, fatto zente lì in Romagna, fo fatto capitano di l'Apruzo, et andò con le sue zente, et fu causa lì in l'Apruzo di far rebellar molte terre a re Alphonso. Et per questa via si trovò la lettera etiam che el Pontifice mandavi al Turco, o vero instrutione, la quale è scritta di sopra, verificata per mano dil Buzardo sopra nominato.
A Venetia per queste guerre venne gran carestia de biave, unde per li Provedador a le biave, erano Lorenzo de Priuli, Nicolò da Molin et Hieronimo Capello, fo fatto alcune provvisione. Mandono a tuor formenti in Turchia, et ebbeno le tratte dal Signor, et di stera 100 millia; etiam have dal re Alphonso di poter trar di la Puia, et cussì mandono navilii a tuorlo, et poco da poi fo grande abbondantia. Et è da saper, come a dì 9 Novembrio in fontego de la farina mandata la poliza juxta l'editto in Collegio, fo visto non esser più di stera 5000 farine, et a Mestre el zorno avanti si havea venduto lire 7 el ster; unde li padri di Collegio li parse molto di novo, cercando di far ogni provvision acciò ne fusse abbondantia in la terra. Et a caso re Alphonso scrisse al suo ambassador, el qual andato in Collegio offerse a la Signoria la tratta di stera 60 millia di formento di le terre di la Puia, et per questo subito li formenti padovani, valevano ducati uno il ster, calò a lire 5 e soldi 12, et cussì la farina in fontego; ita che da poi fo assà più abbondantia.
A dì 3 Novembrio fo preso nel Consiglio di Pregadi di desarmar 8 galie di Candia, do di Corfù, et quelle de Nicola da cha da Pexaro provedador de l'armada: in tutto numero 12, per essere stato assà fuora. Etiam la nave di Comun, patron Pangrati Zustignan, armata, di botte 1500, e questo per esserli brusado l'alboro da la saetta. Item la barza di Andrea Loredan capitanio di la nave di botte 400, et la barza di Quarner di botte 500, capitano Piero Malipiero. Ergo restava in mar el capitanio zeneral, Antonio Grimani, con 19 galie sole; et cussì fonno disarmate. Et a dì 14 Decembrio Piero Malipiero sopra detto zonse qui, et a dì 17 Nicolò da cha da Pexaro sopra nominato. Et da poi, al primo di Decembrio fo decreto di dar ducati 1000 per uno di sovventione a le galie vecchie erano venute a disarmar, et che si tornasseno in armada, perchè pur era bisogno di armada per queste cose dil Re di Franza, che assà prosperava. Ancora in questo mese nel Conseglio di Pregadi fo preso di condur zente d'arme, et haver a tempo novo cavalli XV millia, et stratioti 2000, come dirò di sotto, et pedoni 10000.
El Re de Franza è da saper havea a la guardia sua sopra carrete 6 falconi, pesava lire 1000 l'uno et trazeva ballotte de lire 8 l'una. Et nel suo exercito havea su carri 20 falconi, et 8 serpentini: et cannon de peso de 7 miara trazeva lire 50 di ferro. Item colovrine 12 di lunghezza piè 4, trazeva lire 32 di ferro. In tutto havea 40 carrette. A Castelcaro era 22 pezzi di artegliaria su 22 carri, zoè 12 falconi, 5 cortaldi et 5 colovrine et ivi era per el Re..... fameio di Michiel Vasier, chiamato controllore et uno Basilio da la Scola vicentino et il gran maestro di l'artegliarie dil Roy etc.
Clarissimo et praestantissimo viro Antonio Grimani procuratori Sancti Marci et classis venetae generali imperatori meritissimo Marinus Sanutus Leonardi filius patricius venetus salutem.
Havendo più volte considerato a cui queste nostre lucubratione dovesse dedicar, et pensandomi di le conditione et qualità tue, clarissime Senator, ho voluto antiponerte ad ogni altro nostro patricio, et el secondo libro di questa gallica historia intitolarti, potissimum per doi rispetti. L'uno perchè in questi tempi al governo di la classe marittima sei stato generale capitano et operasti in augumento di la Republica, maxime nel combatter et acquistar la città di Monopoli in Puia, che era in le mani de Franzesi; dal qual principio seguite a nui per ben de Italia la degna vittoria contra di loro. El secondo rispetto è stato per le dote di Toa Magnificentia, perchè non manco honore mi sarà di haver tal fauctore, che libenti animo legga l'opre mie, quam di haver insudato con grandissima fatica nel componere di questa, licet in lingua materna sia. Et quando mi penso quello sei, non posso star che non dichi qualcosa, a ciò memoria sia sempiterna. Tu primario senator et di età a pena sexagenario, tu a la procuratione di San Marco, tu al governo di la Republica, Savio dil Consiglio sempre in Collegio sei stato, tu in mar Generale Capitano; ergo, terra marique sei operato; tu ditissimo di facultà, la qual cosa istis temporibus sopra ogni altra cosa è extimata; tu padre di quattro figliuoli, che cadauno imita le vestigie paterne; praecipue il maggiore, reverendissimo Dominico, cardinal di la Romana Chiesia, tituli Sancti Nicolai inter Imagines, nuncupato cardinal Grimano; el qual licet zovene sia, non solum in ecclesia è stà honorato, ma etiam in la nostra Republica, sì ne li consigli secreti quam in legatione alla cesarea maestà di Federico terzo imperatore, dal qual ricevette la militia: et essendo dottissimo et non immerito in urbe patavina a le insegne dottoral in una et l'altra scientia assumpto. et in gratia non parum de nostri patricii, volse più presto darsi a la Chiesia, andato a Roma, dove potesse il cristianesimo et la patria sua juvare in omni eventu. Adoncha, quanto gloriar ti dei haver generato questo honore di la zente Grimana, el qual, si Dio li dona vita, spero vederlo nel grado sublime, quod Deus oro id faciat. Degli altri, Vicentio, Hieronimo et Piero non mi extenderò in lodarli, perchè sono conossute loro optime conditione. Quid plura dicam? Experti siamo dil tuo sapientissimo governo in questa pretura marittima, di l'animo grande, volonteroso esponer la vita per honor di la Republica et patria tua. Teste è Monopoli, et chi fu in armata, di quello Toa Magnificentia in quella impresa si operò, come in questo libro etiam lezendo si vedrà. Et se Iddio havesse voluto, come non volse, che nel principio quando in Puia con l'armata a Brandizo ti transferisti, havesti habuto mandato dil Senato di rompere guerra contra Franzesi per la quiete et ben de Italia, come da poi ti fo mandato, sine dubio, con l'armata havevi, con la optima voluntà tua, aresti recuperato brevi tempore tutta quella provincia, con occisione de quegli che contra si fussero opposti. Unde Ferrandino non seria tanto occupato in reacquistare il suo regno. Concludendo adoncha, et pretermettendo più lode di Toa Magnificentia, che in vero longo saria si tutte volesse explicarle, questa nostra veramente fatica di la gallica hystoria, partita in cinque libri, uno di qual a Toa Magnificentia ho dedicato, receverai et lezendo vedrai varie cose et novità seguite in Italia, domente al governo marittimo ti ritrovavi; et sopra tutto la verità senza alcuna adulatione. Longa materia et più longo il descriver, benchè habbi cercato abbreviarla quanto mi è stato possibile. Et si l'opera a Toa Magnificentia piacerà, tanto più mi accrescerà il desiderio di continuar, mentre sarò in vita, quello fortasse da poi questa ne li tempi futuri succederà. Et per non tediare più quella nel leggere questa mia inornata epistola, a Toa Magnificentia infinite volte mi recomando, pregando Iddio vedere a uno tempo, tu a l'ultimo grado nostro, dil qual sei propinquissimo, et il Reverendissimo figliol alla Sede Apostolica, perchè io per la affinità è fra noi etiam degli honori preditti ne parteciparia. Vale, vir clarissime, et me ama, si tuo amore me dignum esse censes. Venetiis, in aedibus, ultimo Decembris M CCCC LXXXXV.