A Roma veramente Alexandro pontifice mandoe a Venetia uno suo legato chiamato Pietro Episcopo di Calahora[79] di natione hispano, huomo vecchio et di la persona mal conditionato, el qual nel cammino si ammaloe, et dil mexe di Marzo zonse a Venetia, fu portato a la audientia da li soi. Questo venne per starvi fermo. Era ricchissimo prelato, piacevole, liberal et di grande inzegno. Ma in questi giorni venne a Roma discordia grandissima tra il Pontifice et Juliano da Rovere episcopo hostiense et cardinal di S. Piero in Vincula, di natione di Savona, che fu nepote di Sixto. Per la qual cosa esso Cardinal uscite di Roma et andoe in Hostia, terra situada in capo dil fiume dil Tevere, passa per Roma, vicina a la marina et fortissima, la qual terra è di ditto Cardinal, per esser Episcopo hostiense, et quivi si fortificoe, et con Savelli et Colonnesi fece alcuni patti. Ma il Pontifice li mandoe a dir, dovesse ritornar a Roma, et darli Hostia ne le mani, la qual diceva esser de la Chiesia, et lui minime volendo, imo le victuarie venivano per el Tevere in Roma non lassava intrar, onde fu forza al Pontifice di mandar lì zente a campo, et uno legato apostolico ad Hostia si accampoe. Ma prima accadette che ditto Cardinal scrisse al Pontifice voleva ritornar in Roma, però che ancora la sua casa era in ordene, come stanno quelle de' Cardinali, ma non venne lui dentro, et vi mandò uno de' soi episcopi che lo seguiva in Roma. Et credendo fusse venuto il Cardinal, la notte alcuni armati introe in caxa et amazoe ditto Vescovo, con molti de la sua famiglia: la qual cosa inteso dal Cardinal preditto era in Hostia, havendo intelligentia con il Re di Franza, terminò di lassar Hostia con bona custodia; et che da poi fusse zonto in Franza, dovesseno levar le insegne dil Re di Franza, et montato su uno gripo, vestito da frate, venne verso Zenoa, et fo dil mexe di Lujo, et a caso per disgratia questo gripo si scontroe con una galia dil re Alphonso, che andava torniando. Et il paron dil gripo, conoscendo il patron di ditta galia, non li fece danno, tamen poco mancoe non fusse preso il Cardinal, el qual venuto a Savona, poi a Zenoa, dove honorifice fu ricevuto, demum venne a Nizza di Provenza, dove dismontò per andar in Avignon al suo vescovado. Ma quelli di la terra, sapendo era nimico dil Pontifice et di la Chiesia, non volseno l'intrasse. Ma subito spazoe al Re era a Vienna, notificandoli di questo. El qual mandoe mons. Siniscalco de Biocher ( Beaucaire ) con 30 arzieri, a far l'intrasse in Avignon, et poi venne a trovar il Re, et negli secreti consegli introe. Ma lasciamo questo Cardinal, et di altre provisioni fatte per el Pontifice scriveremo. Ancora esso Pontifice mandoe Zorzi Buzardo per suo ambasciatore al sig. Turco. La commissione che li dette, perchè poi fu trovata, cum dal prefetto di Senegaia fu preso ditto orator, et toltoli 40 milia ducati mandava il Turco al Papa, come al loco suo sarà scripto, et fu trovata dicta commissione, la quale è questa:
Alexander Papa VI.
Instrutione et vigore a Georgio Buzardo nuncio et familiar nostro. Partito serai de qui, anderai a drittura e quanto citius porai, dal potentissimo Gran Turco sultan Baizeth, dove si trova, al quale da poi fate le debite salutatione, divini nominis et amore[80], da parte nostra a quello significherai come il Re di Franza viene con grandissimo exercito terrestre et marittimo, con ajuto dil Stato de Milano, di Bertoni, di Bordegalesi, Normandi et altre generatione, per venir qui in Roma per levarmi Gem sultan fratello di Sua Potentia, et per reacquistare el Reame di Napoli e desphare el re Alphonso, con el quale nui habbiamo stretta parentela et amicitia, et siamo tenuti di defenderlo per esser feudatario e suddito nostro, et per pagare annuatim el censo. Et più che sono anni 63 che fu investito el re don Alphonso[81], li quali per nostri antecessori e poi per noi sono stati investiti et coronati Re di tal reame. Et ancora per questo el Re di Franza si è inimicato con noi, el quale non solum viene per prendere ditto Gem sultan et ditto reame, ma per passare in Grecia et acquistare il paese di Sua Grandezza, come a Sua Maestà debbe esser noto. E dicono che manderanno ditto Gem sultan con armata ne la Turchia, e bisognando a noi resistere et defendersi de tanta potentia di esso Re di Franza, ne bisogna fare grandissima spesa, e ne è forza a ricorrer per subsidio a ditto signore sultan Baizeth, confidandosi ne la buona amicitia habbiamo insieme, che a tale necessitate ne debbia aiutare. El qual pregarete et confortarete da parte nostra, e da vui persuadetelo con ogni grande instantia che 'l ge piaccia quanto citius de mandarme ducati 40 milia d'oro vinitiani per l'annata del presente anno, che finirà adi ultimo Novembrio venturo, acciò con el tempo possiamo provedersi, et di ciò Sua Maestà ne farà cosa grata, alla qual al presente non volemo dar altra fatica, facendoli intender che 'l ditto Re di Franza non habbia habuto alcuna vittoria contra de nui et la Maestà de suo fratello[82], et per esser ditto Re di Franza potentissimo per mare e per terra più de nui, molto bisogneria lo ajuto de Vinitiani, li quali stanno sopra di loro e non voleno esser in nostro ajuto, anzi hanno stretta pratica con nostri nemici, et dubitamo non ne siano contrarii, che saria augumento di grande offensione, e non ritrovamo altra via di ridurli in nostra opinione, excepto che per Sua Signoria, a la quale dinotarai, ut supra, che se Franzesi fusseno vincitori Sua Maestà ne patiria assai interesse, sì per lo levarmi Gem sultan fratello suo, sì perchè seguiteria la impresa sopra Sua Maestà con molto migliore potere, imperò che havria aiuto di Spagna, di Ingilterra, di Maximiano, Ungheri, Polani et Bertoni, che tutti sono potentissimi signori. Persuadereti et confortareti Sua Maestà, a la quale siamo obligati per la bona et vera amicitia che insieme habbiamo, acciò quella non patisca altro interesse, che statim mandi uno ambasciatore alla Signoria di Venetia, ad significarli come per havere inteso veramente moversi el Re di Franza per venire a Roma a prendere suo fratello, poi el reame di Napoli, deinde voltarse contra de lui per terra et per mare, però diga voler fare ogni resistentia de non prestare subsidio et favore a ditto Re di Franza, ma debbia essere ad ajuto et favore et in defensione nostra et del re Alphonso, e voglia haverli per amici, e li nemici versa vice per inimici[83]; e che, promettendo la Signoria al suo ambasciatore di consentire a tal sua richiesta, habbia commissione di non partirse da Venetia che non veda l'effetto, e che i ditti Vinitiani dechiarino esser amici in ajuto nostro et del re Alphonso, e contra li nostri nemici Franzesi e altri suoi adherenti; et che, contradicendo, li significhi detto ambasciatore che Sua Signoria non gli haverà per amici, e poi si parta da loro disdegnato, benchè crediamo che ( se ) Sua Maestà li astrengerà caldamente, et per sue lettere, debbano condescendere a sua volontate, il nostro desiderio haverà effetto, e cussì persuadetelo assai debbia fare, che questo è il meglior remedio e il modo di ajuto possiamo havere da poter resistere a nostri nemici. Lo ambasciatore sollicitarlo sia presto licentiato, e partase dal Gran Turco avanti de vui, che assai importa la sua partita. Denotate al Gran Turco la venuta a noi di lo ambasciatore del Gran Soldano con lettere e presenti, el qual ne manda a requirere Gem fratello di Sua Grandezza, et large offerte et promissioni ne fa de darne gran tesoro, e molte altre cose, come sapete, ( quandoquidem ) per vostro mezzo sono praticate, et così si contiene nei capitoli dil ditto ambasciatore ne ha fatto. Et dite et significate a Sua Maestà la intentione nostra esser de mantenir sempre quanto habbiamo promesso, e mai in alcuna cosa non contrafarli, anzi essere nostra intentione di augumentare la nostra buona amicitia in migliore. Bene haveressimo ancora a caro, et a ciò ne pregamo et confortamo Sua Signoria, che per alcun tempo non lassi dare alcuno impedimento a l'Ungaro nè alcuna altra parte de Cristiani, et maxime in Corvatia e in la cittade de Segna, e cussì facendo et observando faremo ancora noi che l'Ungaro non li farà alcun danno, e in questo Sua Maestà harà cagione di compiacersi, attento li movimenti de Franzesi et altri Principi. Che se pur in farli guerra perseverasse, sia certo Sua Grandezza che in loro ajuto saranno molto potentissimi Principi cristiani, che poi a Sua Maestà dolerà non havere fatto li nostri recordi. Li quali facciamo prima per debito nostro, essendo nui padre et signore de tutti li cristiani, poi desiderando di far trovare quiete a Sua Signoria, per la buona amicitia che è tra nui; et che altri mente, quando Sua Maestà deliberasse perseguitare cristiani et molestarli, a nui seria forza pigliare partito, non possendo altramente obviare a li grandi apparati che si fariano contra Sua Maestà. E ve habiamo dati brevi doi, quali appresentarete al Gran Turco: in uno si contiene che vi faccia dare et consignare ducati quarantamilia de l'annata presente; l'altro di credenza, che vi habbia a donare piena fede di tutto quello li referirete da parte nostra. Ricevuti haverete li ducati 40 milia, ne lo libro consueto farete la quietanza secondo la consuetudine, e venite recto tramite in Ancona, e gionto datemi avviso, e lì aspettate nostra risposta. El presente vostro viaggio consiste assai ne la prestezza: sarete adoncha sollicito, così ne lo andar dal Turco come ne lo expedire a vostro presto ritorno. Et mi, Zorzi Buzardo, ambasciatore et familiar de la ditta Santità, per el presente è scritto et sottoscritto di mia propria mano, fazzo fede et confesso tutte le cose sopraditte haver in commission de la bocca de la Sua Santità in Roma nel mexe di Zugno 1494, et ho exequito con lo Gran Turco quanto m'è stà ordinato, ut supra. Et fino qui ( ho ) ottenuto l'ambasciatore che la ditta Santità richiede al Turco per mandar a Venetia, lo qual incontanente se deve partir da Constantinopoli a XV dil mexe di Settembrio, per metter a effetto la volontà di Sua Santità, che desidera haver da la Illustrissima Signoria di Venetia.
Exemplum Brevis Apostolici.
Alexander Papa VI.
Illustris Sultan Baiseth, veneratione divini nominis et amore, pro quibusdam negociis occurrentibus mittimus ad Majestatem Tuam praesentium exhibitorem, filium Georgium Buczardum familiarem et nuncium nostrum, cui commisimus aliqua nomine nostro Tuae Solemnitati explicanda. Illam exhortamur, ut in eis quae nomine nostro referet, plenam et indubitatam fidem adhibeat.
Romae die Junii MCCCCLXXXXIIIJ
Pontificatus nostri anno secundo.
Copia di una lettera scritta per il Gran Turco a papa Alexandro sexto.
Sultan Baixeth fiolo del Sultan Maometh chan[84], per la Dio gratia imperatore et signore de l'Asia e de la Europa e de le loro marine, al padre et signore de tutti cristiani Alexandro sexto per la Dio gratia de la Romana Chiesia degno Pontifice. Da poi la debita et humana salutatione di buono animo con puro core, significamo a la Vostra Grandezza come per Georgio Buzardo servitore e nuntio di Vostra Potentia havemo inteso de la buona convalescentia di quella, et così quello ne ha referito da parte di Vostra Grandezza; dil tutto mi son allegrato et presone gran consolatione. Fra le altre cose me ha referito come el Re di Franza è inanimato di prendere Gem nostro fratello di le mani di Vostra Potentia, che seria molto contra la voluntate nostra, e Vostra Grandezza ne haverà grandissimo danno e mancamento, e tutti i vostri cristiani ne patiriano detrimento. Però insieme con el sopra ditto Georgio habbiamo pensato che, per riposo et utile di Vostra Potentia, e per mia gran satisfattione, seria bene che ditto Gem nostro fratello, el quale ad ogni modo è sugieto a la morte, e stà in pericolo de esser tratto de le mani di Vostra Grandezza, li fusse fatto accelerare la morte, la quale a lui seria vita[85], et a Vostra Potentia utile e riposo, et a nui di gran contento. Et ( in ) questo se contentarà la Vostra Grandezza di compiacerne che ditto Gem sia levato di travaglio a quello migliore modo apparerà a Vostra Grandezza, e transitata l'anima sua ne lo altro mondo, dove haverà migliore quiete. Il che facendo adimplere Vostra Potentia, et mandando il corpo suo in qualunque loco de le marine nostre di qua, prometto io sopradetto sultan Baiaxeth chan de mandarvi in qualunque loco piaccia alla Vostra Grandezza ducati trecentomilia d'oro, acciò che la Vostra Potentia de essi ne faccia comprare qualche poteri a soi filioli, li quali ducati 300 milia farò consignare a quella persona ordenarà la Vostra Grandezza avanti che ne sia dato[86], poi alli nostri debba essere consignato. Ancora prometto a la Potentia Vostra, fin che io viverò, con la Grandezza Vostra haverò sempre bona e granda amicitia senza alcuna fraude, et a quella farò tutta quella gratia e piacere mi sarà possibile. Ancora prometto alla Potentia Vostra che per mi nè per alcun del nostro paese sarà dato impedimento nè fatto altro danno a cristiani, de quale sorte o vero conditione se siano, nè per terra nè per mare, excepto se nol fusse che damnificasse a nui o ad altri del paese nostro, e per più satisfattione della Grandezza Vostra, a ciò quella ne sia ben secura senza altra dubitatione di quello tutto che di sopra li promettiamo, habbiamo jurato et tutto firmato in presentia del soprascripto Georgio, per lo vero Iddio el quale adoriamo, e sopra li nostri veri Evangelii, de observare alla Potentia Vostra, nè in alcuna cosa mancarli, senza alcun fallo nè inganno, quanto gli promettiamo. Et ancora più vogliamo assecurare Vostra Grandezza, a ciò ne lo animo di quella non resti alcuna dubitatione, ma sia certissima, et così di novo io sottoscritto Sultan Baizeth chan iuro per lo vero Iddio che ha creato il cielo e la terra et ogni altra cosa, et in lo quale credemo et adoremo, che facendo far la Potentia Vostra quanto di sopra gli habbiamo richiesto, promettemo per lo fatto juramento de observare tutto quanto quello di sopra contiene, et in altra cosa mai contrafare nè intervenire a Vostra Grandezza. Scripta in Constantinopoli in nostro palazzo adi 12 Settembrio 1494.