Carlo octavo re di Franza, da poi la morte di re Ludovico suo padre, successe nel regno, di età di anni XV, et fo incoronado a Paris ne la chiesia de Sancto Dionysio, secondo il consueto regio, ne l'anno di Cristo 1483[32]. Questo, vivente patre, stette scoso in una città ne la Franza, chiamata Ambosa ( Amboise ), per molti anni; adeo si credeva el re Ludovico non havesse figlioli: et questo fece il padre per dubio che li baroni non el sublevasse contra di lui, come fu facto di esso Ludovico contra Carlo septimo suo padre. Et fu maridato in la fiola de Maximiliano, figlio di Federico terzo imperatore, nunc Re di Romani et successore electo de li sette electori elemani a l'imperio: nata di la duchessa di Borgogna, et per consequente sorella di l'archiduca Philippo, che adhuc in Borgogna regna, chiamata Margarita. La qual donna, non essendo in età perfetta, expetando il tempo dil futuro sponsalicio in la città preditta di Ambosa, sette anni vi stette[33]. Ma esso re Carlo, cupido di augumentar el regno, essendo morto in quello tempo el duca Francesco di Bertagna senza figlioli mascoli, et non era rimasto di lui se non una figlia unica, la qual quello ducato governava, era promessa in moglie a Maximiliano sopranominato, con grande exercito vi andò, et aquistato quel regno del 1490, in l'ultima terra di detto ducato chiamata Rennes[34] trovò ditta madama Anna fia dil duca preditto, et quella volse per moglie, benchè fusse con re Maximiliano promessa come ho ditto, repudiando ex consequenti la fiola di esso Maximiliano, che per esser sua moglie lì nella Franza dimorava. Et mandoe do ambasciatori a Roma a Innocentio octavo pontefice, i quali fue l'abbate di Santo Dionysio al presente Cardinal, et l'abbate di Santo Antonio di Vienna per cagion di spensare e l'una e l'altra promessa[35]. Et celebrate le nozze a Turs[36] ne la Franza, li fo mandati per diversi potentati oratori a congratularse sì de tal felice matrimonio, quam dil paese acquistato di novo. Unde per Vinitiani vi andoe Zaccaria Contarini et Francesco Capello cavalier, i quali ambedoi fonno di militia da esso cristianissimo Re adornati ne l'anno di Cristo 1491[37]. Et volendo mandar la fia di Maximiliano a uno de primi suoi baroni di caxa regia, lei minime volse, nè il padre mai consentì, al qual honorifice, ut decebat, fo rimandata. Et poi con ditto Maximiliano venne gran discordia per tal repudiatione, et toltoli la moglie, pur a la fine, interposti ambasciatori, maxime per il re di Franza el principe di Oringia ( Orange ), el qual era prima nimicissimo de la casa di Franza et a l'acquisto di Bertagna molto danizoe esso Re, ma poi fu causa di far le nozze sopraditte et etiam di pacifichar fra questi do re le cosse, come di sotto al loco suo tutto sarà descripto, Deo concedente. Oltra di questo, negando di dar al re de Ingilterra el tributo assueto, Englesi non volendo tollerar, el re Henrico che al prexente quella isola domina, armate nave cento a Dobla ( Dover ), in persona, con non poco exercito di persone, zerca vinticinque milia, et fo ne l'anno 1492 dil mexe di Ottubrio, et dismontati a Cales, ch'è una terra mia trenta vicina a l'isola predicta, et messe campo a una terra chiamata Bologna di esso re di Franza, lontana da Cales zerca mia XVIII, et quella strense. Et venuto exercito franzese, ne fo morti di l'una et l'altra parte assà zente, tamen poi sono pacificadi, et Carlo re promesse dar annuatim scudi sessantamilia, sì come re Edovardo havea[38]: et cussì etiam queste cosse fo conze. Ancora questo Carlo re havendo inimicitia con Ferdinando re di Spagna, el qual in quelli tempi havea da la setta maumecthana de Mori acquistato (non senza grande fatica) el reame tutto di Granata, et ne l'anno 1492 a do di Zenaro intrato ne la città di Granata, et scacciato ( Abu Abdallah )[39] lhoro re, et reduto sotto la pristina fede cristiana el suo dominio, che da più de 680 anni Mori lo havea posseduto: et questa inimicitia venne con detto re di Franza ( e ) questo, perchè esso Re di Spagna tentava di recuperar el contado di Rossiglion et Serdania ( Cerdagna ), quali altre fiate per don Johanne re di Ragona suo padre fonno impegnati et dati al re Ludovico di Franza, padre di Carlo predicto, sì per danari habuti quam per zente et presidio che li prestoe, quando la Cathelogna si ribelloe, per caxon di recuperarla. Ma, mandati ambasciatori citra ultraque parte, feceno pace perpetua, et libere Carlo re dette et assignoe a Ferdinando preditto la città di Elna ( Elne ) et Perpignano, con el resto de ditti contadi soprascritti, et feceno accordo tra loro, acciò dil reame di Napoli non se impedisca, et la publicatione di la paxe quivi è posta, acciò il tutto chiaramente intender se possa.
Bando fatto ne la città di Barzellona adi 16 Settembrio[40] 1493 in presentia di uno secretario dil re di Franza et di tre homeni d'arme franzesi, del qual bando el ditto secretario ne ha fatto atto publico lì in Barzellona.
Hora aldì ( udite ) generalmente che ve fanno a sapere per parte de la Maestà del signor re don Ferando et donna Ysabetha per la gratia de Dio re e regina di Castiglia, de Aragona, de Lione, de Cicilia, de Granata, de Toledo, de Valentia, de Gallicia, de Maiorica, de Sibilia, de Cordovia, de Murcia, de Giaen, de Algarve, de Algezira, de Gibeltar, de le isole de Canaria, conte de Barzellona, signor de Biscaia e de Molina, duca de Athenes et Nichopatria ( Neopatria ), conte di Rossiglion e Serdania, marchese di Erystain ( Oristano ) e conte di Gociano, che sono state fatte e promesse e iurate vere alianze e confederatione perpetue infra li ditti re e regina et lo illustrissimo signor don Johan principe de le Esturie e de Girona et cet., figliolo primogenito et legiptimo successore de le sopraditte Maestà, et in li loro regni et terre et de loro successori da una parte, et da l'altra lo cristianissimo signor don Carlos per la gratia di Dio re di Franza, et per lo illustrissimo signor don Carlos principe et delphin de Vienna figliolo legittimo del cristianissimo Re, in lo reame di Franza, terre e signorie di quello et de loro successori da l'altra parte, in questa maniera che hora e perpetualmente le sopraditte Maestà sono e saranno per loro e per li loro sopradetti successori et per li loro reami, terre et signorie, boni fradelli e amici, aliati e confederati, amico de l'amico e nemico de l'inimico enverso de tutti e contro tutti, senza reservatione de persone alcune, de qual se voglia condition o dignità o stato che siano, salvo la Santità del Nostro Signor el Papa. Et altramente, come più stensamente è commemorato ne li articoli e capitoli de le alianze e confederatione promesse fatte e iurate infra le ditte Maestà e per la sopraditta causa, per parte de le sopraditte Maestà se notifica a ogni homo generalmente de qual se vuol conditione e stato che siano de li loro regni e signorie, che liberamente habino a conversar, negociar et contractar con ogni segurità tutti li subditi del cristianissimo re di Franza, vegnando e andando ne li regni et terre de loro Maestà, e cussì per converso li subditi nostri ne le terre e regni dil cristianissimo re di Franza, cussì come si tutto fusse una signoria unita, come per le ditte alianze e confederatione si ha ordinato e facto et jurato.
Et havendo cussì placato le cose de Spagna et de Ingilterra, prima obtenuta la Bertagna, et tasentate le discordie con Maximiliano re di Romani, essendo il regno suo pacifico, volendo imitar le vestigie de soi progenitori cristianissimi chiamati Caroli, però che septe vi fue, maxime di Carlo figlio di Pipino re di Franza et imperatore romano, la cui fama è grandissima, et non immerito fu chiamato Magno; mosso etiam (come diceva) da zelo di la fede, per discacciar Turchi del suo dominio et recuperar la Terra Santa, da Mori tenuta za gran tempo; et visto molte prophetie che chiaro parla come lui doveva far molte cose, le qual per non essere al proposito qui pretermetterò di scriverle; mosse l'animo et fece qualche pensier di venir con grande exercito in Italia, et primo acquistar il reame di Napoli a lui, dicendo, jure hereditario dovea pervenir, la cui historia di sotto sarà scripta, et instigato, immo cotidie sollicitato dal principe di Salerno, uno de' primi baroni dil reame di Napoli sopraditto, el qual fuggite lì in Franza quando Ferdinando re di Napoli discazoe li baroni dil suo reame, i quali insieme si haveano accordato contra di lui, zoè: el gran siniscalco principe d'Ariano, conte di Capazo, principe di Bisignano, principe d'Altemura, marchese di Bitonto, esso principe di Salerno et il conte di Montoro con molti altri, et assà numero di baroni et quelli di l'Aquila, dove fu molta guerra in ditto reame, aiutandoli maxime Innocentio octavo pontifice, el qual assoldoe per capitano de la Chiesa el signor Ruberto di San Severino, tunc temporis uno de primi de Italia in arte militari, et questo andato con gente in reame, dove li venne a l'incontro Alphonso duca di Calavria, che al prexente di Napoli è re[41], fino appresso Roma, et fonno a le mani et durò la battaglia fino la sera: tamen niuno di loro fonno vincitori. Ma li baroni, cussì come da prima erano uniti, cussì poi tra loro hebbeno varie opinioni. Alcuni volevano darsi a la Chiesia Romana, altri a la Signoria di Venetia, altri chiamar Turchi in Italia in suo soccorso, et altri volevano sublevar nel regno Renato duca di Loreno disceso di la caxa de Anzò, che fu nepote di Renato, che za fu Re di la Puja, a cui dicevano ditto reame dover expectare. Ma dapoi molte cede ( uccisioni? ), pacificato el Pontifice con esso re Ferdinando, con conditione dovesse etiam far paxe con soi baroni e perdonarli le offexe, al qual iureriano fedeltà et omaggio. Unde per questo li baroni preditti sub fide regia andono a Napoli a inchinarsi et dimandar perdono: et venuti, parte in castello de comandamento regio fonno retenuti, parte morti, altri in carcere serrati. Ma questo sapientissimo principe di Salerno, accorgendosi di quello li saria intervenuto, fuggite di Napoli, et di mano di Ferdinando, incognito, con grandissima arte, scampoe dil reame. Et gionto a Roma, d'indi partito, venne a Venecia, demum capitoe in Franza, et fu ne l'anno di Cristo 1486, dove da quello Carlo re et quelli governava quel regno fu benigne et honorifice ricevuto, datoli provvisione et zente, nella impresa di Bertagna fu operato, et valorosamente si portoe. Questo principe insieme con altri baroni subito gionti terminono di metter ogni loro inzegno ad exortar esso Re, e la sua corte et gran parlamento, che volesseno far le vendette de ditti baroni. Questo perchè sotto la fede dil Pontifice, di esso Re di Franza et Senato Veneto, quelli andono a Napoli et messeno gioso le arme, unde mal capitono. Benchè Innocentio pontifice, non volendo patir tal ingiuria, comenzò quasi di novo a far guerra con Ferdinando, et etiam exortoe Venitiani a non patir questo, i quali vi mandoe ambasciatore a Napoli Marco Antonio Morosini, cavalier splendidissimo, acciò vedesse di conzar le cosse[42]. Et già li baroni ritenuti erano stati morti, non vi essendo rimedio, in fine col Pontifice et Re pacificono le cosse. Ma pur esso principe di Salerno non restava di sollecitar in Franza che il Re venir dovesse in Italia, et acquistar ditto reame, mostrando chiaro che alla sua corona perveniva, benchè poco era da quelli baroni primarii gallici audito. Et acciò meglio s'intendi è necessario di scriver il modo che ditto reame è pervenuto alla caxa di Aragona. Questo reame di Napoli o vero di la Puja, alias dominado per re Ladislao che fu figlio di Carlo, el qual Carlo fu chiamato di Ungaria ne l'anno 1380 da Urbano pontefice contra la raina Zuana vecchia, la qual favoriva Clemente suo adversario nel papato, et haveva adoptato per proprio figlio et successore nel regno Ludovico duca di Angioia figliolo dil re di Franza, et per queste cagioni chiamò ditto Carlo, el qual venne con ottomilia cavalli et intrato in reame prese la ditta regina et quella uccise, et superoe li principi. Et l'anno sequente che l'hebbe acquistato, essendo morto Ludovico re di Ungaria senza figlioli, de volontà de tutti quelli principi fu chiamato in Ungaria, et di quel regno incoronato ancora Re, benchè poi per ordinatione di la Regina di Ungaria fusse advelenato et morì. Adoncha successe nel regno di Puglia ditto Ladislao, et regnò anni ventinove. El qual venuto in etade acquistò ancora il regno di Ungaria, benchè per sospetto di non lo poter mantenere poi lo vendesse, et con quella pecunia si conservò el regno di Puglia, et diventò prudentissimo, magnanimo et ne le arme expertissimo. Et dapoi la morte de Gioan Galeazzo duca di Milano acquistoe Perosa et molte altre cittade, et venuto a Roma sotto color di amicitia fu cagione di far levar tutto el popolo in arme contro Bonifacio nono pontefice[43], nel qual tumulto furono morti, come scrive Leonardo Aretino, undece de principali de Roma; et impaurito fortemente il Pontefice, con tutta la corte se ne andò a Viterbo. Et essendo Bonifacio morto, simelmente Ladislao, o vero, secondo alcuni, Lanzilao, prese Roma per absentia di Gregorio duodecimo successore del ditto Bonifacio[44]. El perchè Gregorio preditto, insieme con el collegio de Cardinali, privò Lanzilao di ogni sua dignità, et similmente dil regno, et dettelo a Lodovico figlio già de Lodovico de Angioja: et per questa cagione vendette Cortona a' Fiorentini[45]. Et, infermato a Perosa, fu portato a Napoli, dove fu fatto attossicare da' Fiorentini. Il modo fu che, amando la fiola del medico suo, con la qual spesso si trovava, tamen occultamente, or fu promesso a ditto medico molta pecunia, se teneva modo di far morire Lanzilao. La qual cosa acconsentendo el medico, chiamò con parole dolce uno giorno la figliola, et dissegli: piacemi che te inzegni quanto puoi, che lo tuo padre sia suocero di tanto Re et avolo di stirpe regale: seguita pur che fazi cosa che in contento li sia, ma se farai a mio modo, te insegnarò cosa che lui ti amerà, et saremo tutti felici. Et lei contentissima. Or il padre fece uno veneno, chiamato da medici Nepello, et dettelo in uno fazzoletto finissimo alla fiola, et ordinò, quando dovea esser con il Re, si ungesse con ditto unguento nel luogo suo genitale. Venendo adonque il Re a lei, la giovenetta fece quanto il padre le havea imposto, et in quel modo de subito uccise lei el Re; et il padre di tal male non rimase impunito. Or, venuto a morte senza figlioli legittimi, successe nel regno Gioanna seconda sua sorella del 1413[46], et regnò anni ventiuno et, ben che la fusse di corpo femineo, fu non di meno di animo virile, et nel governo sagace et prudente, et per havere favor nel regno si maritoe a Jacobo conte de la Marca, el qual fra principi franciosi per natione et virtù si diceva esser el primo; ma vedendo lei che 'l marito voleva disponer ogni cosa senza sua saputa, sdegnata si partì da lui, per la qual cosa si divise subito el regno in più parti, perchè altre voleva il governo di lui, altre quello di lei, un'altra parte voleva Lodovico de Angioia, ( un'altra ) per fin doversi chiamare in quel regno Alphonso re de Ragona, el qual finalmente superando ogni altro fu adoptato per figliolo di essa Giovanna, benchè poi le fusse ingrato, et la scaccioe in poco tempo di Napoli, et la messe in una rocca, dove finalmente morì nel 1434[47]. Adoncha questo Alphonso, fiol de Ferdinando re di Aragona, cupido di acquistar novo regno, essendo vicino, però che dominava la Cicilia oltra Faro, deliberoe di passar in reame, et nel principio volendo esser da ditta raina Gioanna adoptato, sepius fo deluso, per la qual cosa passò con grande armata et exercito terrestre nel ditto regno, et il capitano di la Rocca marittima per forza di danari acquistoe, et cussì hebbe quello castello, non advertendo essa regina, la qual za havea adoptado Renato fratello di Lodovico de Angioia de la fameglia dil re di Franza, come è scripto di sopra, et za la Puglia dominava et era in Italia, et Alphonso preditto comenzò a seguir la ditta impresa. Et unum non praetermittam di scriver, che esso re Alphonso del 1435 combattendo la città di Gaeta, la quale da Zenoesi era fortemente difesa, unde Zenoesi armono dodexe nave et trentacinque galie con volontà et favore dil duca Philippo de Milano loro signore. Capitano de ditta armada uno Biasio Axerato ( Biagio d'Assereto ) et Helya (Sorleone) Spinola, et fonno a le mani con l'armata di ditto re Alphonso, la qual già era benissimo posta in ordine, et per diece hore duroe la battaglia, a la fine Zenoesi furono superiori et preseno Alphonso con doi frategli, zoè Joanne re de Navarra et ( don Henrico )[48], Antonio duca di Sexa ( Sessa ), Joanne Antonio principe di Taranto et molti altri principi et signori più di 100, et 200 cavalieri, et acquistano di molta preda, i quali dal preditto Biasio capitano fonno presentati al duca Philippo, el qual, essendo liberalissimo, per acquistare fama grandissima gli riceveteno con grandissimo honor, in breve giorni li lassorno liberamente ritornar alle patrie loro, contro il voler de Zenoesi, i quali sdegnati si ribellono dil dominio duchesco, et caccioe fuora Obezino ( Pacino Alciati ) locotenente dil duca, che lì in Zenoa era, et si reduseno in libertà. Ma, ritornato Alphonso nel regno, obtenne Gaeta. Ma in questo interim sopravenne la morte di la ditta regina Zuana[49], et restoe la guerra tra esso Alphonso et Renato preditto, el qual za nella Puglia quattro anni havea regnato. Ma da poi molte battaglie, ne l'anno 1442 Alphonso Renato superoe et ruppe, el qual introe in Napoli. Dove Alphonso andatovi a campo, longa et durissima obsidione cingete, et vi stette do anni a campo, tandem per una cava subterranea le sue zente introe in la cittade, et cussì have la terra. Ma Renato intrato nel castello fortissimo chiamato Castelnuovo, dove lassoe a custodia uno Antonio Calvo zenoese, el qual di assà summa di fiorini li era debitore. Ma Zenoesi in suo ajuto li mandoe do grandissime nave piene di munitione et de zente d'arme, sopra le qual esso Renato con li suoi franzesi montoe, et venne a Pisa et da poi a Fiorenza, et non potendo più haver soccorso andò in Marsegia ( Marsiglia ) dove vi stette. Ma in quel mezzo el custode zenoese preditto, che era in Castelnuovo, habuto da Alphonso quella quantità di oro dovea dar a Renato, li dette et consignoe ditto castello, et si ritornò a Zenoa. Adunque habuto Napoli, preso alcuni baroni et ad altri perdonato, che li zurono fedeltà, ita che tutto quello regno non con piccola fatica venne sotto al suo dominio, et tornato in Napoli sopra un carro aureo, triomphoe di tanta victoria. Benchè poi ne l'anno 1453, che fu undeci anni da poi l'acquisto dil reame, Renato di Andegavia preditto, desideroso di recuperar il regno, fatto liga con Francesco Sforza duca di Milano et Fiorentini, venne con domilia cavalli in Italia, et andoe a Fiorenza. Ma il duca Francesco fatto gente, mutoe altro pensier, et venne contra Vinitiani, et nel Brexano et Bergamasco prese alcuni castelli, e fatto molte cede su quel di Pontevico, sopravenendo l'inverno, le zente andono a li allozamenti. Ma questo vedendo Renato lassoe suo fiol Joanne a Fiorenza[50], et si partì con cattivo animo sì contra il duca Francesco quam contra Fiorentini, però che non li haveano atteso alle promesse, e ritornò in Marseia, dove el resto di la vita sua ivi finite. Ma el re Alphonso, havendo regnado nel regno napolitano anni 22, dapoi sedate alcune discordie con Fiorentini, et ancora havendo regnado in altri regni, zoè Ragona, Spagna e Sardegna, accumulato grandissimo thesoro, morite in Napoli, nell'anno 1456[51], et non havendo legiptimi figlioli, el regno hyspano o vero di Ragona pervenne al maggior suo fratello don Joanne, jure hereditario, di qual è disceso questo re don Ferdinando, che al presente domina, però che Alphonso ebbe tre fratelli, lui primo, don Johanne ditto che fu re di ( Navarra )[52], don Henrico maestro di S. Jacomo, et don Piero, el qual morite a l'impresa di Napoli soprascritta, et una sorella[53], la qual fu maridata a don Joanne re di Spagna suo parente consanguineo[54], in tempo del padre. Ma il reame di Napoli, il qual esso Alphonso per forza di arme et con sua industria havea acquistato, instituì et lascioe per testamento a Ferdinando suo fiol ex pellice, ( quantunque ) lo ditto regno dovesse ex instituto antiquo pervenir alla Sedia apostolica. Ma con voluntà di suo barba re don Joanne preditto, ne l'anno 1456, Ferdinando, morto il padre, comenzò a regnar. Benchè Calisto terzo pontefice, di nazione Catelano, di patria Valentiano, el qual alias di Alphonso re suo padre fu primo secretario, et quello incoronoe, essendo esso Calisto di animo excelso et magnanimo, statuì e tentò omnino di voler repeter ditto regno, nè mai Ferdinando volse investir: ma sopravenne la morte et fo disturbato. E da poi successe Pio secondo, di natione senese, el qual, licet reclamantibus Gallis, confirmoe Ferdinando nel regno, et quello a Roma coronoe con gran pompa; ancora in parte il censo antiquo et assueto a dar alla sedia apostolica, zoè fiorini 60 milia annuatim, relassoe[55]. Ma è da saper che prima Joanne Andegavense, olim fiol di Renato, havendo inteso la morte di Alphonso, et che Calisto non voleva investir Ferdinando di questo regno, con ajuto di Jacomo Picenin mosse guerra a Ferdinando, et passò in Italia, et fo a le mani con le zente di Ferdinando preditto, et quelle ruppe et scaccioe al fiume Sarno; ma sentendo tal rotta Pio pontefice, dubitando Franzesi non prosperasse, li mandoe contra Federico di Montefeltro duca di Urbino, capitano di la Chiexia, insieme con el signor Alexandro Sforza di Pesaro, et veneno in Marsos, acciochè Jacomo Picenin, condutto dal duca Joanne de Angioja preditto, non potesse venir contra Ferdinando; per le qual cose, con lo ajuto di Dio, esso re fugoe di la Puja ditti Franzesi, per la qual vittoria molti signori, qui gallica arma sequebantur praeterito, con Ferdinando si accordoe et ebber stipendio, altri sono rotti et fugati. Ancora questo re Ferdinando con Paulo secondo Pontifice, di natione veneto, che a Pio successe, have alcune discordie per caxon del tributo, el qual non solum non voleva ogni anno pagar, ma voleva che li fusse lassato come papa Pio secondo in suo tempo havea fatto. Demum etiam con Venetiani nascete qualche discordia per caxon di la ixola de Cypri, la qual al presente pretermetterò per non esser a proposito. Et poi ne l'anno 1480 Maometh othomano gran sultan et principe de Turchi deliberoe di acquistar la Italia, pacificato le cosse con Venetiani, et mandoe la sua armata in la Puja, et prese Otranto, ch'è fortissima et grande cittade, capo di la Calavria, et quella per alcun tempo tenne. Ma sopravenendo la morte di esso Maometh suo signor, essendo lì a campo Alphonso duca di Calavria, di Ferdinando fiol primogenito, et Turchi non sperando più soccorso, perchè ne li loro paesi era grandissima dissensione tra doi fratelli, che cadauno voleva acquistar el regno paterno, unde si rendeteno a patti: tamen, habuto la terra, sono tutti Turchi presi, parte morti, altri fatti presoni, et altri restoe a stipendio di ditto Alphonso de qua in Italia. Et questa venuta de Turchi fu cagione di cessar le novità di la Toscana, però che il re faceva gran guerra a Fiorentini, et già in Siena esso Duca di Calavria era intrato, et ad libitum disponeva, e de lì se partì con el.... Sed de his hactenus, et ad propositum nostrum redeamus.
E vedendo adoncha esso re di Franza il suo Stato undique pacificato, ne l'anno 1493, fatto più volte a Paris consultatione di quello havesse a far, di tuor l'impresa di Napoli vel ne, tra quelli dil suo parlamento: essendo di animo generoso, di ingegno excellente, di età di anni 24, di corpo robusto et forte, ma di effigie bruttissimo, naso grande, di statura piccolo, et ut plurimum parla poco, mosso prima, come diceva, di volontà di Dio, però che fece far nel suo regno solenne oratione, pregando lo eterno Iddio dovesse inspirarli qual fosse el meglio di venir in Italia, o vero altrove metter il suo pensiero, unde pareva che tutte le oratione et quelli oravano, maxime alcuni heremiti, lo confortavano ad ogni modo a pigliar ditta impresa. Tamen molti signori del Parlamento lo disconselgiava, dimostrando ragioni evidentissime che non era tempo di venir in Italia, narrando come altre fiate Franzesi erano stati rotti, e che li potentati de Italia numquam soffreriano che lui vi venisse a dominar Stado alcuno, nè il vorrebber per vicino; etiam che le vittuarie mancherian, et che in paese a loro non solito nè assueto clima era mal guerrizar, et molte altre ragioni li erano ditte acciò si movesse di tal sua opinione et voluntà. Ma il re preditto a tutto sapientissimamente rispondeva, dicendo non esser maggior gloria che voler lassar memoria di fatti loro, et che era venuto el tempo che esso Carlo dovesse far quello diceva le prophetie, zoè passar in Italia, et andar poi contra Turchi nemici de la Cristianità, i quali za tanto tempo hanno sempre cercato di spenger il nome di Cristo, et ancora recuperar la Terra Santa da Mori tenuta. Le qual cose nel principio diceva voler far, havendo lo exempio di quello havea fatto Ferdinando re di la Spagna, che il reame di Granata ha acquistado, et concludendo li pareva al tutto di metter ogni cura a dover exequire il suo intento. Et essendo instigato, ymo sollicitato dal Principe di Salerno, come ho ditto di sopra, etiam da preghiere dil signor Ludovico Sforza vice conte duca di Bari, che tunc el dominio de Milano governava, et regnava, ( quantunque ) vi fosse duca Zuan Galeazzo Maria suo nepote, et con quello fece occulti patti et federatione, et dapoi che vi mandoe tre ambasciatori per nome di quello Stato di Milano in Franza a congratularsi di le nozze et acquisto di Bertagna, i quali fonno el signor Zuan Francesco di San Severino conte di Cajazzo, el conte Carlo di Belzojoso et Galeazzo Visconte[56]: ivi appresso il re rimase ditto conte Carlo, el qual, non come oratore ma sollicitatore grandissimo, cotidie con li signori dil parlamento sollicitava questa venuta dil re in Italia, et maxime con monsignor episcopo di Samallo ( Saint Malo ) et monsignor Stephano di Beucher ( Beaucaire ), i quali erano amicissimi di esso sig. Ludovico, et quelli che contra tutti oppugnava che il Re dovesse passar in Italia. Or la cagione che questo sig. Ludovico volesse il Re venisse, fu che havendo questo duca Zuan Galeazzo di Milano nell'anno 1489 tolto per moglie la figliola di Alphonso duca di Calavria, di Ferdinando re fiol, chiamata Ixabella, donna di grandissimo inzegno, la qual venuta con gran magnificentia a marito, celebrate le sponsalicie, tamen esso Duca per uno tempo stette che non potè usar con lei, o fusse ligato acciò non generasse, o che se fusse, pur alla fine, volente Deo, la ingravedò, et nacque nel 1490 uno fiol maschio, el qual poi baptizato li fo posto nome Francesco. Et dubitando Ludovico che esso Duca di Calavria, el qual merito era il primo homo de Italia et sulle arme, vedendo el genero suo al modo steva, senza haver libertà nel Stato, non lo volesse liberar et ponerlo solo nel governo dil ducato di Milano, el qual da esso Ludovico era occupato sub nomine gubernationis dal 1479 in qua: et si pensò che movendo Franzesi a venir in Italia contra Napoli, qualche pensier che havesse esso Duca di Calavria sopra di queste cose di Milano fusse disturbato, et attender dovesse a difender el suo regno, come fue. Et ancora ditto re di Franza da alcuni signori italiani era vehementer exortato, e maxime da Hercule da la cha di Este di Ferrara, nemicissimo di Venetiani per le guerre tra loro seguite, cupido di nove cose. Questo messe a soldo dil re uno suo fiol secondo, chiamato Ferante, et etiam ne l'anno 1492 fense di aver voto di andar a San Jacomo di Gallicia; et postosi in ordine, venuto a Venetia con el fiol don Alphonso primario, dimostrando di recomandar el suo Stato a quella Signoria, se ne partì, et con non piccola compagnia andoe fino a Milano, poi ritornoe, dicendo el Pontefice lo havea assolto di tal voto, con conditione andasse a Roma, et cussì ritornò a Ferrara: tamen non senza misterio ditta andata fue, come di sotto al loco suo tutto sarà scripto. Et oltra di questo, etiam cardinali di la Santa Chiesia Romana dette favore et procuroe la venuta di esso Re: come fu el Cardinal di S. Piero in Vincula, sì per esser episcopo di Avignone, quam per la inimicitia havea al Pontefice et odio al re di Napoli. Adonque, terminato el re di Franza di poner ogni diligentia per venir a la expeditione di l'impresa di Napoli, ordinato per tutto el suo regno grande exercito, i quali a ogni suo comandamento fusseno preparati, se ne venne a Lion, et prima deliberoe di mandar a intender l'opinione de li potentati de Italia, et se sariano contenti di tal sua venuta, et mandoe uno suo messo, over ambasciatore, non molto di conditione, chiamato Peron de Basser Mastro dotel ( Perron de Basche, maitre d'hôtel ) zoè Maistro di casa dil Re, el qual venir dovesse al Senato Veneto et a Fiorentini et ad Alexandro sexto pontifice romano di natione valentino, et nepote che fu di Calisto terzo pontifice, el qual in luoco de Innocentio octavo del 1492 al decimo di Avosto da Cardinali fu creato Papa. Et questo tal ambasciatore venne prima a Venetia, e gionto a 8 dil mese di Luio 1493 allozoe a la Badia di S. Gregorio, et honorifice tractato. Questo portoe lettere di la Maestà cristianissima dil suo Re alla Signoria, dinotando che voleva al tutto venir a rihaver el suo Reame di Napoli, et però questo suo messo havea mandato per intendere l'opinione sua, se si volevano impazzar in dar ajuto a re Ferdinando, o quello volesseno far, et si volevano dar passo et vittuarie, notificando quello haver bona paxe con Venitiani confirmata ne l'anno 1485 per Hieronimo Zorzi cavalier[57], era oratore lì in Franza, et che voleva con justa causa ottenir ditto reame di Napoli, offerendosi etc. Al qual Venitiani, benchè non fusse creto ( creduto ) volesse venir, pur da poi molte consultatione fatte nel conseglio di Pregadi, per il Principe Serenissimo Augustino Barbadico li fo risposto: Prima che si volevano aderir alla voluntà del summo Pontifice et duca di Milano o vero sig. Ludovico, con li qual havevano liga insieme, la qual pochi mexi avanti fue celebrata, duratura per anni XXV, et dil mexe di April passato, nel zorno di San Marco fue publicata. Ma che pur li volevano dir questo, che Venetiani amavano la paxe, et che non bixognava a loro guerra, havendone habuta assai sì in Italia, quam con Turchi più di 30 anni continui; et che non erano di sorte che si volesse impazzar in quelle cose che a loro non toccavano: et che sapevano ben la paxe con la cristianissima Maestà dil suo Re, la qual al tutto volevano mantenir et conservar, etiam che havevano bona paxe con la Maestà dil re di Napoli, et che non potevano nè dar nè devedarli il passo, perchè non accadeva passar per nostre terre e luogi, offerendosi prontissimi a conservar la amicitia antiqua con la Sua Maestà; et altre parole di questa substantia li usoe. Et ditto mastro Peron contento, ben che volesse in iscrittura, tamen per non esser consuetudine non li fo data, ma ben tal deliberation letta più volte, unde rimaso satisfatto se ne partì, et andoe per la via di Ferrara a Bologna, et dal magnifico Joanne Bentivoy, che al presente quella communità sì come signore dispone et governa, volse etiam saper si era contento di dar passo alla Maestà dil suo Re, però che dimostrava voler far quella via; et ben che ditto magnifico Joanne fusse soldato dil Stato di Milano, pur era a la fin di la ferma; et dimostrò quasi esser contento di tal regia venuta. Or poi ditto Peron andoe a Fiorenza, dove etiam volse intender quello volevano far, ben che fusse in stretta amicitia con il re di Napoli, commemorandoli li beneficii che la città di Fiorenza in diversi tempi havea ricevuti da la casa di Franza, et maxime da Carlo Magno che, come si legge ne le hystorie, essendo Fiorenza ruinata da Totila re de Gothi, la redificoe et amplioe di circuito di mure, et che advertir dovesseno le inimicitie habute con Ferdinando et quella guerra del 1478, li qual danni ancora non erano a pena restaurati, et che sempre in ogni loro adversità lo cristianissimo suo Re et soi antecessori l'haveano defesi come suo protettore, sempre varentando ( guarentendo ) quella Republica in libertà. Unde Fiorentini li fece risposta, la qual per non la saper, qui non la scriverò, ma è da judicare che da loro havesseno miglior risposta cha di niuna altra potentia. Et questi Fiorentini mandono do ambasciatori a Lion al re, li quali fonno lo episcopo di Arezzo[58] et Piero Soderini. Demum avanti venisse di qua da monti ne mandono do altri, li quali fonno Guido Anton Vespuzi cavalier et Piero Caponi, come di sotto sarà scripto. Ma questo Peron de Basser prenominato, partito da Fiorenza, se ne andò a Roma, et alla presentia dil Summo Pontifice, insieme col Cardinal di Santo Dionisio di natione franzese[59], expose la volontà dil suo Roy, et che voleva intender l'opinione et haver la investisone dil reame, sì come tutti altri Pontifici li ha dato, et etiam questo promesso, perchè jure hereditario a Sua Maestà dovea pervenir, et che l'era stato dalla Signoria di Venetia et da Fiorentini, da li quali haveva habuto risposta grata al suo Roy. Ma il Pontifice li rispose che non era tempo di venir in Italia, perchè Ferdinando chiamerebbe Turchi in suo soccorso, non potendo da altri haver ajuto, sì che saria gran confusione, et che lui voleva conzar le differentie, et cussì fatto la consultatione in collegio de Cardinali, li dette tal risposta: et statim ditto Peron ritornoe in Franza, et riferite al Re la relatione sua.
Or, zonto ditto ambasciator dal Re a Lion, referite le risposte habute, per le qual più el Re se inanimoe, onde continue ordinava preparatione di exercito, de artegliarie portabele su carri, et iterum con li soi dil Parlamento consultoe le cose necessarie a tal e tanta impresa. Vi era con Sua Maestà soa moglie madama Anna; et il suo figliol primario chiamato etiam Carlo Orlando, di età di anni zerca do, rimase a Ambosa, ch'è una terra lige sie luntan da Turs, in guardia et custodia de alcuni primi dil suo Parlamento, et in governo di mons. duca di Borbon suo cugnato, marito di sua sorella madama di Biau ( Beaujeu ), la qual mentre el Re era in età pueril governoe el reame di Franza, è donna di grandissimo governo et inzegno: et cussì qui a Lion fece molte et varie provisioni; et ordinò a molti baroni si dovessero preparar, che al tutto voleva passar in Italia. Et mandoe a Paris a dimandar cinquanta milia ducati o vero scudi per tal impresa. Ma il consiglio di Paris li mandoe a dir che non erano di opinione, per loro conseglio, che Sua Maestà dovesse tuor questa impresa, perchè l'era pericolosa; et che non si dovesse fidar de li potentati de Italia, nè di el signor Ludovico, et dissuadevano molto: et se pur Sua Maestà volesse andar o mandar exercito in Italia, non li volevano dar alcuna cosa; ma, non andando, li promettevano dar ad ogni suo piacere scudi centomilia. Tamen per questo el Re non ristette, imo deliberò per terra e per mare far grande armata; et in Provenza ordinoe armata; ancora a Zenoa mandoe danari, o vero el sig. Lodovico lo servite, acciò fusse posto in ordine una grossa armata, perchè più presto potesse obtenir il reame. Le qual cose benchè per Italia se intendesse, sì per lettere quam per mercadanti veniva di Franza, ma mai fu creto tal venuta, maxime da Venetiani.
Domente queste cose ne la Franza si fanno, Ferdinando re di Napoli di casa di Aragona, el qual za sentia tal opinione de Franzesi contra de lui, venuto da la cazza di uno loco ditto Tre Pergole, da catarro in do giorni morite, et fo adi 25 Zener 1493[60], a hore 16; et in quel zorno moderno Alphonso suo fiol primario, Duca di Calavria, a cui perveniva il regno, vestito d'oro, insieme con l'ambasciator venitiano, eravi Polo Trivisan cavalier chiamato da la Dreza, quello di Milano, era Antonio Stanga dottor, et quello di Fiorenza, zoè Dionisi Puzo ( Pucci ), el qual etiam lui morite lì a Napoli avanti la venuta dil Re di Franza in Italia, et con suo fradello don Fedrigo principe di Altemura cavalcoe attorno la terra secondo il consueto, con più di duo milia cavalli, et andoe alli sie Sezi di Napoli, et fece le solemnità si suol far; poi introe nel domo, dove da l'Arcivescovo[61] fu fatto alcune cerimonie; demum introe in castello, dato li signali al castellano, secondo usanza; et subito fece suo fiol, Ferdinando chiamato, di età de anni 27[62], che era principe di Capua, lo intituloe Duca di Calavria; et il zorno driedo fu fatto le exequie dil Re morto, che furono bellissime, et sepulto in la chiesa di san Domenego. Questo re Ferdinando defunto era di età di anni 71, havea regnado anni 36, fu homo molto astuto, di piccola statura ma molto gajardo, dilectavase assae di cazze. Hebbe tra li altri di la prima moglie[63], che fu figliola dil principe di Rossano uno de primi baroni dil reame, quattro legittimi figlioli et do fie: che fu questo re Alphonso, don Fedrigo, don Joanne che fu Cardinal[64], et don Francesco[65]. Ma il Cardinal et don Francesco zà erano mancati di la presente vita. Le figliole: una madama Leonora, maridada in el duca Hercules di Ferrara, la qual in questo anno, dil mese di Settembrio[66], a Ferrara morite; l'altra fu madama Beatrice, maridada in re Mathias di Ungaria, la qual al presente vive, vedoa[67], in una terra lì in Ungaria chiamata Ystrigonia, però che quel regno, morto re Mathias senza figlioli legittimi, con lo ajuto delli baroni quello regno acquistoe Ladislao Re di Boemia, fratello dil Re di Polonia. Ma Ferdinando, morta la sua prima moglie, per cessar alcune discordie nascevano con il Re di Spagna suo cusino, si maridoe in donna Joanna, sorella di questo Re di Spagna[68], di la qual hebbe una unica figliola[69] et è chiamata l'ynfante di Castiglia, la qual manca a maritare. Ma, come ho ditto, Alphonso habuto pacifico el regno, et zurato li popoli homaggio et fedeltà, exortoe Alexandro pontifice che volesse mandar a incoronarlo, et con Soa Beatitudine fece parentado, zoè che maridoe una soa fiola, chiamata madama Sanza[70], di età de anni 17, in don Zufrè fiol dil Papa, di anni 13, et quello venuto a Napoli, fatto le sponsalicie che furon magne, el Re lo fece, esso don Zufrè, Principe de Squillazi, et fo dil mese di Mazo 1494. Nel qual tempo vi venne etiam a Napoli per nome dil Papa, il cardinal Monreal nepote dil Pontifice[71]: licet in concistorio el cardinal mons. di Santo Dionisio, di natione franzese, nomine Caroli regis, protestoe non dovesse mandar a incoronarlo, attento che il suo re pretendeva che ditto reame di Napoli fusse suo, et de jure a Sua Maestà dovea venir. Ma pur el Pontifice per questo non stette, et adi 8 Mazo in Napoli in la chiesia cathedral, overo il domo, con grandissimo triumpho Alphonso incoronoe. Et habuta la regia corona, intendendo per exploratori certo che il Re di Franza preparava di venirli adosso et tuorli il regno, comenzò a far provisione per defendersi. Era liberalissimo con tutti, conferiva beneficii et assoldava gente, catando ( procacciandosi ) gran quantità di denari, ponendo man al thesoro lassado per il padre, provedendo di munitione et artegliarie a li castelli. Ma prima che scriva alcuna provisione fatta per esso re Alphonso, scriverò il modo de la sua coronatione. Già dil mexe di April adi 13, venne et gionse a Napoli uno ambasador dil Re et Regina di Spagna, chiamato il governador di Cathelogna, el qual stette alcuni zorni, et poi visitato la Raina, sorella dil suo Re, in Spagna ritornoe[72].
Questo è il modo et ordine de la incoronatione dil re Alphonso, fatta in Napoli adi 8 Mazo 1494.
Essendo adi do Mazo venuto verso Napoli el cardinal Monreal con 200 cavalli per incoronar il re Alphonso nomine Pontificis, la maestà dil Re, ambasadori Spagna, Venetia, Milan et Fiorenza, signori, conti, baroni et gentilhomini, assà numero di cavalli, andono contra, et fu scontrato fuora di Napoli mezzo miglio, et lì toccatose le mani, venne fina a la porta, dove aspettava l'Arcivescovo con tutto el clero, con la ombrella, sotto la qual andoe il Re et il Cardinal col clero avanti, con più de 1300 cavalli, con grande honor et pompa. Ne l'Episcopato, dove erali parecchiato honoratissimo albergo, fu accompagnato. Prima intrati nel domo a far oratione, fu poi dal Re accompagnato ditto Cardinal fino ne la Camera, et adi 7 fu fatto le nozze di madama Sanza in don Zufrè fio dil Papa; et il Re li diè in dota il principato de Squillazi, rende de intrata ducati XV milia a l'anno, et cussì fu fatto il contratto; et il novizzo, secondo l'usanza loro, li presentoe primo alcuni balassi, saffiri et perle assaissime, bellissime; poi alcuni cerchi d'oro con diamanti et balassetti ornati, qual le donne soleno portar alle braze, alla castigliana; tre pezze di panno d'oro de sopra rizzo et una restagno; poi molte pezze di raso damaschin et veludo. Tutte queste cose furon iudicate di valuta de ducati diexemilia[73]. Era la novizza vestita con una vestidura di raso cremesin et arzentin alla devisa, di sopra havea una vesta di panno d'oro con una colanna de diamanti, balassi et perle. Don Zufrè con una veste di panno d'oro sopra rizzo, con una cappa di damaschin fodrà di panno d'oro. Et adi 9 ditto forno sposati, et compite le nozze. Et adi 8 ditto nel domo era preparato a sua incoronation soleri nel coro assà a scalini, a forma di theatro, dove poteva star gran quantità di zente a veder. Non si lassava intrar ogni uno, perchè in tre o quattro poste stevano moltitudine de officiali a le porte de la chiesia: a l'altar grando steva el Cardinal, con numero de 50, tra vescovi et arcivescovi, et molti prelati, et li ambasciatori. Da una parte era apparato il loco dil Re, un poco alto, coperto tutto di tapezzarie, dove era una cathedra d'oro aposata a un largo et alto veludo cremesin, lavorato a rilievo de foiame d'oro et d'arzento, cosa molto ricca. Sopra questa cariega do cussini de panno d'oro et uno sotto i piè, e do per banda, da i ladi sie cussini da sentar di veludo, et per mezzo la sedia regal era un scagno da pusarse, coperto con una gran coperta d'oro. Per tutto in terra tappezzarie bancali, et intorno l'altar grando coperte di panno d'oro. Et il Re intrò in chiesa con una vesta in dosso molto ricca di panno d'oro sopra rizzo, fodrà di armellini, et andò a l'altar grando, et lì stato alquanto, da poi alcune cerimonie andò in sagrestia, et si vestì lì un'altra vesta a modo de un pivial de panno d'oro sopra rizzo molto ricca, con le viste da mano lavorate a rubini et diamanti et balassi. Poi ritornò, et ditta la epistola in zenochioni davanti il Cardinal[74], dal qual, come legato del Summo pontifice, foli messo la corona in capo, et coronato. Allora ogni uno a una voce cominciò a gridar: Alphonso, Alphonso! Poi esso Cardinal el menò, et messelo a sentar sopra quella sedia con la corona in capo, stimata da homeni intelligenti di zoje quarantamilia ducati, con la bachetta regal in mano, et una baia d'oro in la sinistra. Don Fedrico suo fratello, vestito de panni negri sopra un cussin abasso, sentava a ladi destro; a sinistra sentava el sig. Verzinio Orsini, capetanio zeneral di questo Re, vestito di panno d'oro sopra rizzo. Poi de lui, da una parte era don Zufrè, con una vesta di panno d'oro sopra rizzo, poi el nepote della Regina vestito di panno d'oro[75], don Alphonso episcopo fratello dil Re[76]. Nel cavar et metter de la corona, don Fedrico ghe la metteva. Poi, udita la messa, andò el Re a l'altar grando, et fece lì alcuni cavalieri. Poi tutte queste cerimonie, el Re venne fuora de la chiesia, ne la qual era un gran populo et non menuto, et cussì vestito come ho ditto, con la corona in capo, montò sopra un corsier leardo bellissimo, con li fornimenti lavorati di perle, diamanti, rubini et balassi; et andò in Castello, passando per li Sezi, et per una via molto longa, per mezzo la terra, dove per tutti i balconi conzati con tappezzarie era gran quantità di donne. L'ordene del passar el Re fo così. Prima venne le nacare et tamburi; poi trombeti al numero de cinquanta, tutti vestiti di seda; seguiva questi, piffari et altri diversi instrumenti al numero de più de cinquanta, vestiti di seda; poi rezenti, zudexi, dottori assai; poi quelli signori baroni et zentilhomeni, vestiti d'oro et di seda, fo numero 34 veste di panno d'oro; seguiva poi uno che, nomine regis, andava sparzendo carlini, zoè danari, al popolo; driedo questi gran copia de scudieri a pè, vestiti tutti a un modo, col zupon di raso verde et la zornea damaschin pelo de Lion; poi questi, seguiva el stendardo portato dal conte di Brienza vestito di panno d'oro; poi el scudo d'arzento portato dal marchese de Martines, vestito d'oro; poi l'elmetto d'arzento; portato dal conte de Mure, vestito di seda; poi la spada d'oro lavorada tutta di perle, balassi, diamanti et rubini di gran precio, portata dal conte camerlengo, vestito di panno d'oro; poi seguiva li do gran senescalchi, vestiti di seda; driedo questi gran moltitudine di homeni a pè davanti el Re, tutti vestiti de seda e d'arzento; poi veniva la Maestà dil Re sopra quel magnifico corsier che ho ditto di sopra, solo, sotto un umbrella, qual era portata da Conti, Duchi et Cavalieri. Alla brena dil cavallo li andava el Duca di Malfi ( Amalfi ), et altri signori alla staffa, tutti vestiti de oro, che veramente a veder la Maestà dil Re in tal modo era bellissimo veder. Driedo el Re seguiva don Fedrico, con do ambasciatori, Spagna et Venetia; poi do altri, Milan et Fiorenza. Driedo questi era don Zufrè fio dil Papa, con el nepote de la Regina, poi don Alphonso episcopo fratello dil Re, con uno altro episcopo. Veniva driedo questi, menati a mano, tre corsieri bellissimi, et forniti di panno d'oro, et uno di veludo. Driedo seguiva zentilhomeni numero infinito; in tutto judicasi esser stà domilia cavalli. Fu accompagnata la Maestà dil Re con grande honor et pompa in fina in Castello. Ne l'intrar del qual dal molo et dal ditto Castello fu tratto assai bombarde tre sere, et fu fatte gran lumiere per la terra da Castelnuovo, da Castel di l'uovo, da la torre di san Vicenzo, dal molo et dal Castel capuano. Et ancora è da saper che driedo el Re, seguiva el suo gran maistro di stalla, con quattro ragazzi dil Re da driedo vestiti con le zornede ( giornee ) di seda lavorate a oro, sopra quattro corsieri morelli de gran pretio, forniti di veludo, con li ornamenti d'oro etc. Et adi 14 fu fatto da la Maestà dil Re uno honoratissimo pasto al Cardinal preditto a Pozo real, palazzo dil Re fuora di Napoli, al qual fu solum il Re et il Cardinal a tavola, intorno era signori et zentilhomeni, con una ricca et regia credentiera. El marchexe di Martines sopra uno caval leardo, come gran siniscalco precedeva li ferculi et bandisoni, sopra quel corsier con li fornimenti damaschin bianco, et lui tutto vestito damaschin bianco, sempre con le trombete avanti. Gran zente era ivi, et fu pasto molto honorato[77], et poi el Re donoe a ditto Cardinal nel suo partir do bellissimi corsieri, do bellissime mule fornite di belli et ornati fornimenti, sie muli de cariazi, uno baul et uno vaso d'arzento con ducati domilia alphonsini, et tutti li tapei de panno d'oro adoperati per uso a la incoronation di Sua Maestà, et el Re in persona accompagnoe ditto Cardinal fino a Capua.
Compite le cerimonie et feste di la sua coronatione, continuoe a far provisione per repararsi da Franzesi, fortificando li passi dove li pareva bisogno, ponendovi custodia, et edificoe sopra uno monte lontan da Miseno mia 4 una inexpugnabil fortezza per mezo Pozuol, dove sono li bagni nominatissimi, a defension di Pozuol et dil porto di Baie, ch'è mia 12 di Napoli. Et il Re in persona con l'ambasciator nostro, con 9 galie, adì 14 Zugno vi andoe a sopraveder, et ancora in diverse terre andoe, sopravedendo a quello era necessario: et mandoe diversi ambasciatori in Italia; a Milano, benchè vi fosse Antonio de Zenari doctor, pur novamente vi mandoe suo zerman Ferando di Zenari, a exortar il signor Ludovico non volesse far ni dar favore a la venuta dil Re di Franza in Italia. Et a Fiorenza era Marin Tomazelli suo oratore, el qual era stato zà più de anni X lì in Fiorenza nomine regis, et già si poteva reputar cittadin fiorentino. Ma alla Signoria di Venetia, alla qual vi importava assai vi fusse degno ambasciatore, vi mandoe per starvi uno de soi primi, el qual in vita dil padre zà a tal legatione fue designato, chiamato l'abbate Ruzo ( Benedetto Rugio ), el qual zonse a Venetia a dì do Marzo 1494, vestito con mantello negro, lui et la soa compagnia, per la morte dil re don Ferando, et andoe a la Signoria insieme con Carlo Rugieri dottor, di patria di Salerno, el qual era stato qui ambasciatore zerca tre anni, et, venuto questo, ritornoe a Napoli, habuto assai bellissimo presente da la Signoria. Questo veramente abbate Ruzo era di poca prosperità, et poco vi stette che si amaloe, et andato a Padoa per mutar aiere, tandem dil mexe di Avosto morite, et il corpo portato a Venetia fu fatto uno bellissimo exequio, con la cassa coperta d'oro, in la chiesa de San Zuanepolo. Fu portato di San Marco, vi andoe la Signoria con il Senato, però che il Principe non era molto gagliardo; et fu fatto la oratione funebre[78] per Marco Antonio Sabellico huomo litteratissimo et optimo hystorico, che zà compose le deche de Venitiani. Ma inteso Alphonso tal morte, ordinoe a uno fratello di ditto abbate Ruzo era qui, dovesse exercitar l'oficio di l'oratore, et vi mandò poi, come dirò di sotto, uno chiamato Anuzo di Andriani, el qual poi revocoe per mandarlo al Turco, et vi mandò uno altro, come tutto sarà scritto al loco suo. Ancora Alphonso ordinò grandissima armata, la qual a l'incontro di quella si facea a Zenoa et in Provenza dovesse esser; capitano di la qual instituì suo fratello don Fedrigo principe di Altemura, et di l'exercito terrestre veramente, benchè havesse capitano generale el sig. Virginio Orsini romano, pur fece capo suo fiol Ferdinando duca di Calavria, di età come ho ditto di sopra di anni 27, el qual non immerito per le virtù et prodezze sue in questa età ha habuto tal titolo. Etiam a Zuan Jacomo di Traulzi, che fu uno di primi dil consiglio secreto di Milano, el qual, jubente Ludovico, si era partito per avanti et accordato a stipendio dil Re preditto di Napoli, dette danari acciò facesse gente, et etiam al conte Nicola di Petigliano, che già fu capitano de Fiorentini, et molti altri conduttieri, et fece capo di fantarie el marchexe di Pescara, et tutto faceva preparare, tamen non si moveva, sperando pur il Re non dovesse mai venir in Italia, et zerca torli tal fantasia operava il suo inzegno.