Niun altro cardinal adoncha andò contra el Re, che si l'havesse indusiato el zorno, sarebbe andati tutti, et la famiglia dil Pontifice che saria stata magnifica intrata. Et zonti li do nostri ambassadori Domenego Trivixan et Antonio Loredan insieme con Paulo Pisani tutti tre cavalieri et operati in diverse legatione per la Republica nostra, andono a visitar el Re a caxa, et nomine dominii si alegrò di la sua intrata, et usate le parole debite, et risposto dil Re, ringratiando la Signoria soa bona amiga, ritornò a caxa a expedir el corier a la Signoria di questa intrata in Roma dil Re.

Tutta questa notte stetteno Franzesi et Romani in piedi, altri conzando le loro arme, governando li cavalli, custodendo le carrette di artigliarie, preparandosi li allozamenti, sì che era sempre in da far. El Pontifice era nel suo palazzo, per el qual a suo piacer per do vie una publica l'altra subterranea puol andar in castel Santo Anzolo, el qual era ben custodito de molti Spagnoli et munitione. Ancora di là dal Tevere, come ho scritto, era in uno seragio 400 cavalli et alcuni fanti per soa defensione, benchè erano pochi imo niente al poter dil Re.

A dì primo Zener, el Re volse udir messa lì vicino a la chiesia di San Marco, per esser el primo dì de anno nuovo, et disse messa el cardinal San Dionysio suo franzese, et era la sua guardia in chiesa, et el Re sotto un baldacchino quadro damaschin bianco con le cortinette attorno, et ditto Re stette sempre in zenocchioni con le man zonte, mentre fo ditto la messa, e la sua guardia lì intorno, et lui diceva oratione. Era con lui questi Cardinali: San Piero in Vincula, Ascanio, Curcense, Savello, Farnese, San Severin et Colonnese, et el cardinal Valenza mentre el Re era in chiesa volle intrar per venir a honorar Soa Maestà, ma non potè intrar per la moltitudine di la zente. Et poi tornato el Re in palazzo, ditto Cardinal andò, et appena fu visto da esso Re, el Re udito messa ritornò in palazzo, ma el Pontifice con el resto de Cardinali disse messa in capella di S. Piero.

El Re fece editto: che niun de soi non dovesse far alcun danno nè violenza a niuno sì per caxon de vituarie quam per altro lì in Roma sotto pena di la forca; et etiam el Pontifice ne fece far uno altro: che niun romano nè cortesano dovesse dar alcun fastidio nè dir alcuna villania a Franzesi di la maestà dil Re, sotto pena etiam di esser appiccati senza altro rispetto. Et ancora fece el Re uno altro editto per nome dil Pontifice et suo, che ognuno dovesse portar vittuarie, et come fo ditto ordinò el precio de certa quantità, manco il formento et vino che prima erano montati in gran precio, altramente mandaria a tuor per il territorio etc.

In questo zorno intrò in Roma 5000 Sguizari armati benissimo in ordine, che fu bel veder: in tutto era in Roma venuti con el Re di le persone da 30 milia in suso, et alozato el Re, le sue zente comenzono attorno ditto palazzo di San Marco a buttar alcune caxe a terra, ma non da conto, et ivi messe le sue carrette di artegliarie; et cussì attorno si fortificò, facendo ripari, et steva con bona custodia. Li baroni dil Re, intrati che fonno in Roma, andono molti di loro a basar li piedi al Pontifice in palazzo, et visitando le altre chiese, cercando le perdonanze et reliquie sante. Et el Papa mandò a dir al Re, prima ch'el fosse ben venuto, poi che volendo venir a parlarli venisse solo con 4 de soi, et cussì voleva esser lui, dove consulteriano insieme.

Adi 2 Zener li Cardinali si ritrovavano in Roma andono a far riverentia al Re, et loro medemi portavano le code in mano, la qual cosa non si suol far se non quando vanno a la presentia dil Pontifice. Et non vi andò el cardinal de Napoli, el qual steva in palazzo dil Papa, et el cardinal Michiel nostro veneto, che tunc temporis si ritrovava ammalato. Et el Re steva con gran reputatione, et in la sua camera li 8 Cardinali nominati di sopra stevano in piedi, et lui sentando. Conclusive, Franzesi fanno puoco conto de Cardinali, et manco di altra zente, et per la superbia loro fanno poco honor et extimatione, sì come si suol far qui in Italia. Or ditti Cardinali haveno tutti audientia con poche parole, excetto do, ai quali el Re non volle parlarli, i qual do Cardinali non saranno qui posti pro bono respectu.

In questo zorno medemo, Piero di Medici intrò in Roma con el sig. Carlo Orsini fiol dil sig. Virginio, i qual fonno dal Re ben visti, et ditto Piero se ne stette qui a Roma sempre fino venne suo fratello cardinal.

Adi 4 Zener el Re mandò el cardinal de Parma con 4 de soi baroni, zoè monsig. de Obignì, mons. Presidente de Linguadoca, el qual dil mexe di Fevrer morite qui pur ambassador per el Re a Roma, el presidente di Paris et Peron di Basser, in palazzo dal Pontifice a dimandarli 3 cose. Prima suo fiol o nepote Cardinal de Valenza, con lui legato a l'acquisto dil Reame. Secundo el castello di Santo Anzolo in suo poter, acciò potesse andar et tornar in Roma a suo piacer. Tertio che, cussì come era ubligato za assai per patto expresso, dar li dovesse Gem Sultan fratello dil Gran Turco. El qual el Papa dil 148... in quà, zoè soi antecessori lo tien in castello con gran custodia, però che fu preso a Rodi, et per il gran maistro Piero Dambusso ( d'Aubusson ) al presente cardinal, fo mandato ne la Franza, poi fu posto qui nelle man dil Pontifice con condition che, ogni volta che el Re di Franza el volesse, el Pontifice fusse obligato di dargelo, et però al presente lo voleva. Unde el Papa rispose: primo meravigliarsi di queste nove richieste, maxime dil cardinal Valenza, et che non li pareva honesto el Re dimandasse darli tal Cardinal per legato, come che quando lui con el concistoro de Cardinal li pareva di mandar legato, loro lo elezevano. Item che el castello lui el teneva come capo di la christianità, per quelli potentati li havea dato ubedientia; maxime pro rege Maximiliano eletto imperatore, per el Re di Spagna, Re di Napoli et la Signoria di Venetia et altri. Et che di Gem Sultan a lui pareva non era tempo di muoverlo di dove era, ma pur che la mattina faria concistoro, et quello ivi delibereriano con l'aiutorio de Dio et de misser S. Piero et S. Paulo, li manderia a dinotar. Et ditti baroni ritornò dal Re, et disse la risposta dil Pontifice.

Ancora el Re dimandò danari in prestedo ad alcuni Cardinali, i quali si excusono non haver, promettendoli li loro arzenti. Tamen el Re non li volse tuor, et Colonnesi con li suoi seguazi erano molto superbiti, et messeno a sacco una caxa di uno episcopo di Conti, sua parte contraria, et in Roma le bottege erano serrate, tutti andavano armati, et essendo in queste novitade le caxe de Cardinali, dubitando non esser messe a sacco, stavano con gran guardia, havendo provvisionati. El Re non ussiva de palazzo de S. Marco, aspettando la risposta dil Pontifice. Et a ciò se intendi quanti Cardinali erano in questo tempo, ho voluto qui sotto scriverli, et quelli hanno una † erano fuora di Roma.

Cardinali romani, anno 1494.