Quelli di l'Aquila, che è una di le prime terre in l'Apruzzo sotto el Re di Napoli, a ciò Alphonso non dubitasse di la loro fede, perchè za el Re di Franza mostrava de za intrar in Roma dover andarli a campo, mandono a Napoli molti fioli de li cittadini primarii per ostasi al Re, dicendo se volevano difender vigorosamente, benchè ancora ogni loro ricchezza de li bestiami fusse nella Puglia, questo perchè su quel di l'Aquila, per esser loco fertile, non vi ponno star nè viver per li pascoli, et convien l'inverno andar a pascolar nella Puia. Ancora feceno alcuni fanti, zerca 2000, pagati de suo denari in defensione loro.

El fiol dil Pontifice nominato di sopra, don Zufrè prencipe de Squilazi et zenero di re Alphonso, el qual venne a Napoli a sposar la muger in queste novità, mai si volse partir dal suocero, a ciò el padre havesse cagion di aiutar Alphonso, havendo el fiol in quelle parte. Et è da saper, che questo Pontifice ha tre figlioli et una fia, zoè el duca Johanne de Gandia, el qual habita nel suo ducato in Spagna, el cardinal Don Cesare chiamato di Valenza, questo prencipe de Squilazi, et mad.ª Lugretia maridata in sig. Johanne di Pesaro, fo fiol dil sig. Costanzo, dil qual di sopra habbiamo assà descritto.

Come el Pontifice mandò el duca de Calavria fuor di Roma, et quello fece.

A Roma Alexandro Pontifice essendo in queste pratiche con el Re de Franza, et vedendo la sua voluntà al tutto esser di voler intrar in Roma, et za era andato legato dal Re suo nepote cardinal Monreal, el qual andava et ritornava in Roma per veder di adattar li capitoli, come dirò di sotto. Et vedendo questo el duca de Calavria, che el Pontifice si voleva adherir alla voluntà de ditto Re, non potendo far altro, dubitando dil populo, per el meglio deliberò partirsi con le sue zente di Roma. Et cussì el zorno de Nadal, che fo a dì 25 Dezembrio, el Pontifice, ditto la messa in la sua cappella, chiamò esso Ferdinando duca di Calavria, et a quello messe una baretta de varo, fodrà de varo, tamen era di velluto, in testa, et li fece cinger la spada a ladi (lato), investendolo dil ducato de Calavria, et a quello usò queste parole, lacrimando e uno et l'altro, et el Duca li era davanti in zenochioni, et disse: Duca, fiol nostro carissimo, andate et state di bona voglia, che havemo speranza ne lo eterno Iddio ne aiuterà: Et li dette la beneditione, offerendosi in ogni cosa, et quello lacrimando licentiò et scrisse un breve al re Alphonso zerca questa partita di suo fiol. El qual Duca, statim montato a cavallo con el sig. Virginio Orsini, conte di Petigliano, Zuan Iacomo di Traulzi, marchexe di Pescara, et altri condottieri con squadre zerca 22 et 1500 fanti, ussite di Roma accompagnato dal cardinal Ascanio suo barba, però che questo Duca nacque di una sua sorella et dil Duca presente Ludovico di Milano, la qual era morta za molti anni, nè da poi el Re Alphonso, che tunc era Duca di Calavria, si volse più maridar. Or questo suo barba lo andò confortando fino fuora di le porte di Roma, et in quel zorno medemo el Duca con tutte le zente cavalcono mia 18 a uno loco di la Chiesia chiamato Teoli, et quelli erano dentro non volseno l'intrasse in la terra, unde convenne star lì a la campagna, et patite assà incomodi. Et scrisse al Re suo padre era a Napoli el successo, et che non era più tempo de dimorar de chiamar Turchi in suo soccorso, ma che al tutto dovesseno farli venir, vedendo che niun in Italia più lo voleva aiutar. Et andò a Terracina terra di la Chiesia, ma custodita per el Re suo padre, dove vi venne don Fedrigo suo barba principe di Altemura, el qual havea disarmato l'armata. Et quivi feceno alcuni fanti, et al meglio poteno zercò di restaurar le sue zente dil Duca, et cavalli erano mal conditionati per li disagii portati maxime in Roma con gran carestia. Le zente veramente di la Chiesia rimasero in Roma, ita volente el Pontifice. Le qual da poi che 'l Re fo intrato et accordatosi insieme et partito per Reame, el Pontifice quelle licentioe, dicendo non li bisognava più zente, et rimase se non con la sua guardia, el resto casso.

Ma li tre legati erano con el Re a Brazano, domente queste cose si faceva, non restava di praticar accordo, et fonno fatto 18 capitoli, i quali perchè non haveno luoco nè il Re volse sottoscriverli, non saranno qui posti, et quasi di tutti erano d'accordo, eccetto che il Re voleva Gem Sultan fratello dil Turco con lui, et el Papa ghe lo voleva dar ogni volta che l'andasse contro infideli. Item che el Papa li desse quattro fortezze, la Rocca Suriana, la rocca di Velletri, la rocca di Civitavecchia et la rocca di Narni et anche Terracina, et cussì non fonno d'accordo. Et come ho ditto el card. Monreal più volte venne dal Re et ritornò a Roma. In questo interim, le sue zente andono per caxon di haver vittuarie, perchè era gran carestia in campo et assaissime persone da 30 in 40 milia. Alcuni Franzesi andò a uno castello di la Chiesia un poco straman et fuora di strada, chiamato Nera, dove vi era uno governator episcopo, el qual volendosi difender non volendo fare quello che tutti altri castelli et cittade havea fatto, che dove si aproximava Franzesi li presentaveno le chiave, unde ditti Franzesi intrò per forza, et esso episcopo fugite in una chiesia dove fu trovato et menato sopra una torre et buttato giuso, acciò el morisse, et lì in terra li fu dato tante lanzate che subito expirò, dicendo: cussì intravenirà a tutti coloro vorranno resister contra el nostro Re.

Ma el Re partito di Brazano venne allozar mia 7 luntan di Roma in uno loco ditto Bacano, et za in Roma a dì 27 Dezembrio el zorno di S. Zuane evangelista a hore 2 di zorno di voluntà dil Pontifice era intrato dentro cavalli 1500 de Franzesi, et cussì andava intrando continuamente. I quali questi Franzesi, come fonno intrati, comenzono a voler far moveste, zoè di elezer caxe di Romani per habitatione de li loro Monsignori et per altre zente doveva intrar con el Re, mettendo polizze sopra le caxe dove era scritto: lozamento di Mons. tal. Unde Romani non volendo tollerar, con ajuto de Spagnoli che sono nimici simpliciter de Franzesi, si levono in arme, et Franzesi conveneno star bassi fino el Re fo intrato nè far altra movesta. Ma per el Pontifice fo ordinado che tutte queste zente franzese, et quelle introrono con el Re, dovesse alozar solamente in caxa de prelati e monasterii di ogni sorte, et cortesani, et cussì fonno posto ordine a li alozamenti, et fo partito a tanti per caxa. Et Romani per gratuirse con el Re levono le arme de Soa Maestà sopra le sue porte, adeo per tutta Roma se vedea le arme dil Re di Franza. Et za la persona dil Re el zorno de Nadal, si havesse voluto, haveria potuto intrar; ma pur stava renitente, et voleva in le sue mano el castel de Santo Anzolo, la qual cosa el Pontifice mai volse consentir, imo el si havea reduto dentro, et posto alcuni cardinali nel suo palazzo, et alcune caxe lì attorno ditto castello za havea fatto buttar a terra et spianar, a ciò volendo el Re accamparsi attorno non potesse. Tutte le artegliarie messe sopra le mure, et zerca 400 fanti spagnoli messe in ditto castello dil qual era castellano lo episcopo Agregiantino, et oltra suo nipote el cardinal Monreal et Valenza che stavano nel palazzo de San Piero, etiam ne messe do altri cardinali, zoè el Cardinal de Napoli et San Zorzi, e tamen tutta Roma era in confusione.

Accadette mirum quid a dì 23 Dezembrio, che cazete da loro istesse una certa parte di muraglie di le mure di la città di Roma, le qual erano vecchie, per la qual cosa molti judicono esser voluntà de Dio che el Re intrasse, che fino le mura istesse voleva farli adito a intrar. Ma subito dove cadette fu riparato.

Ma el Re non volendo più star a indusiar, nè perder tempo in formar li capitoli, deliberò non concluder nè sigillar alcuna cosa fino non fusse intrato in Roma, ma ben volse far al Papa uno instrumento in publica forma, chiamato da Franzesi vodo et iuramento, el qual era come uno salvo condutto al nostro modo, ch'el Re prometteva sopra la sua corona et fede al Papa de non li far alcun danno nè in temporal nè in spiritual alla sua persona, et che voleva intrar in Roma el primo di Zener, ch'è primo zorno nuovo, et forestieri per tutto si muda, milesimo de 1495, excepto cha Venitiani, che comenza a Marzo; et però essendo io veneto seguiremo el nostro costume: or questo instrumento a dì 30 Dezembrio, el cardinal Monreal portò al Pontifice, el qual non potendo far altro fo contento l'intrasse, et chiamato el concistorio mandono a dir a Soa Maestà quando li piaceva dovesse intrar. Tamen el Pontifice si segurò nel suo palazzo con bona custodia, et redusse le sue zente di là dal Tevere appresso il castello, et lassò di qua per l'habitatione de Franzesi.

Intrata dil Re di Franza in Roma adi 31 Dezembrio 1494 et quello fece in Roma.

Ma Carlo re, habuto tal risposta, non volse aspettar el zorno terminato di primo Zenaro, ma seguendo l'opinione astrologica ancora lui, vedendo esser bona hora, a dì 31 Dezembrio, el zorno de Santo Silvestro Papa, al qual Constantino imperatore concesse assà cose et adoptò la Chiesia, et quello publice instituì papa di Roma, esso Re di Franza volse intrar in Roma, et partito da Bacano dove era allozato, a hore tre di notte per la porta dil populo intrò senza saputa dil Pontifice, che si credeva dovesse venir el zorno driedo. L'ordine di l'intrar fo cussì. Prima tutte le sue zente d'arme e fantarie avanti, poi le carrette con li passavolanti et artigliarie, et lui in mezzo di la sua guardia, in compagnia con 8 Cardinali, zoè: S. Piero in Vincula, el qual di Hostia era ritornato, Ascanio, Savello et Colonna, San Dionysio et Curzense, San Severin et Lonà, parte dei qual el zorno avanti erano ussiti di Roma per venir contra el Re a honorarlo con le loro famiglie. Et cussì con questi cardinali con assaissime luminarie et fuoghi fatti per Roma, el Re intrò in la cittade. El populo mostrò gran consolation et festa: per le fenestre de Romani era posto luminarie fuora, adeo pareva tutta Roma ardesse, tanto erano li fuoghi, con grandissimo rumor, con gran multitudine de cavalli, adeo che l'ambassador nostro Paulo Pisani era in Roma, inteso che 'l Re veniva, montò a cavallo per andarli contra, ma tanta fu la calca di le zente che mai si potè aproximar a esso Re, et convenne ritornar a caxa. Li do ambassadori seguiva el Re non fonno presti a venir insieme con Soa Maestà, ma tuttavia li venne driedo, et intrò a dì ditto a hore 5 di notte, zoè do hore da poi el Re, e tutta quella notte fino a hore 9 stetteno le porte di Roma averte, et continuamente intrava Franzesi, Sguizari et altre generatione. Et el Re andò a dismontar al palazzo di S. Marco, dove li era preparato, el qual è bellissimo, et per Paulo Pontifice secondo veneto fo fatto fabbricar, et poi suo nepote cardinal de S. Marco pur di caxa Barba patricio veneto, et novamente defunto, fo compito di redurlo al modo è al presente, ma poi la sua morte Innocentio VIII pontifice ditto palazzo dette al cardinal di Bonivento di natione Zenoese, el qual cardinal venne contra dil Re fino fuora dil palazzo con la bareta in man, et cussì fece el Re. Et fattosi le debite riverentie, el Re volse metter el Cardinal de sora, el qual mai vi volse andar, et menò el Re in camera: demum intrò in un'altra camera, et stati insieme per uno quarto di hora, tolse licentia dal Re et venne fuora. Li altri Cardinali andorno a li loro palazzi, et el Re sentò su el letto, et si fece cavar li stivali et si messe i zoccoli, venne fuora di la camera, dove fo apparecchiato la tavola, et si messe al fuogo, si fè pettenar li cavelli et la barba, poi andò a cena. Era lì in tavola una navesella d'arzento, et come vien i piatti di le bandisoni, colui che porta il piatto, tuò un poco di quello, et fatto la credenza, lo resto butta in ditta navesella, et cussì si fa di ogni cosa. Beve con una tazza dorata con il coperchio; quando si metteva el vin in la tazza, uno de soi havea una cadenella d'oro, et in uno cao un pezzo de alicorno, ch'è contra il veneno, et menava attorno per ditta tazza, poi ne dava a bever a quel vi faceva la credenza, et di quello fo messo in un'altra tazza in cao di tola, dove era 4 medici, i quali cercono ditto vin si era buono per la maestà dil Re. Et cussì fanno in le vivande, però che, sempre che manza, li medichi li stà d'intorno a veder non manzasse molto et cosse cattive; manza sempre solo, et li soi gran maestri d'intorno in piedi. Poi, levato di tavola, venne in mezzo di la camera fra alcuni baroni et cavalieri, et con loro humanamente rasonava, toccandoli sotto la gola, per le qual cose dimostra esser human e dolze Re, et questa digressione et narratione ho voluto far, benchè non sia a proposito.