Ancora el cardinal Ascanio vize canzelier fo lassato in libertà, et venne in campo a trovar el Re, et come se divulgaveno erano su pratiche di far liga con tutti li Principi christiani contra infedeli, et trieva tra el preditto Re di Franza et el Re di Napoli, tamen non concluseno alcuna cosa, dicendo el Re come sarebbe in Roma co el Pontifice adatteria el tutto, ne le qual pratiche se interponeva li Ambassadori di la Signoria. Ma el sig. Prospero andò a Marino, castello di suo fratello signor Fabricio, mia X lontan da Roma, et ivi stette con le sue zente.
In Roma era, come ho scritto di sopra, el Duca di Calavria fiol dil re Alphonso con el sig. Verginio Orsini, conte di Petigliano et Zuan Jacomo di Traulzi; in tutto con alcune zente di la Chiesia squadre 55 et fanti 5000. Questo Duca non restava di exhortar el Pontifice a star constante et saldo, et non abbandonar el Re suo padre. Praticavano di intrar ditte zente in Castel Santo Anzolo, pregando volesse scomunegar ditto Re di Franza, et far cruciata contra di lui, et cussì stavano in queste pratiche con gran carestia. Lì eravi ambassador di Alphonso, Antonio di Zennari.
Seguito et rumore accaduto in Fiorenza et di loro governo.
A Fiorenza accadette in questi zorni alcuni rumori, zoè che essendo zonto Piero de Medici venuto per la via di Ancona a la presentia dil Re a Brasano, pur lamentandosi di la ingratitudine de Fiorentini usata contra di lui et di la caxa de Medici, maxime da poi che nel 1432 Cosma suo avo fu revocato, Piero, Lorenzo et esso Piero sempre a quella republica aveva giovato, difesa et custodita in libertà, et che a hora che lui si havea adherito a esso Christianissimo Re, li soi contrarii et emuli l'haveano scacciato con suoi fratelli et il Rev. mo Cardinal, datoli taglia, i quali per più securtà di la vita loro erano capitati a Venetia, et che lui era venuto a inchinarsi a Soa Maestà, et quello che li comandava dovesse far voleva obbedir. Tamen che la roba sua a Fiorenza era dilaniata. Unde el Re molto dolendosi, non volendo tollerar questo, scrisse a li soi restati in Fiorenza Ambassadori, o vero commissarii, prima dovesseno dir a Fiorentini li mandasseno alcuni danari, come si havevano ubbligati per li capitoli, et che non dovesseno molestar la roba di Piero de Medici. Et inteso questo, Fiorentini feceno li soi consegli. Ma el populo si levono a rumor, et corseno armati su la piazza, altri voleva iterum el governo di Piero, altri voleva obbedir a ogni mandato dil Re. Et de quelli do che ivi era nomine suo, altri non volleva per niente ubbedir in niuna cosa, anzi volevano servar quella sua Republica in libertà, et non sottoponeva a niuno, et far quello a loro piacevano, et di novo constituir el suo governo, seguendo el costume veneto in crear li magistrati. Unde per queste dissensione el consiglio, che era reduto per trovar li danari per mandar al Re, non feceno alcuna provvisione, et fo in grandissima discordia, maxime zerca el novo governo havevano a far, però che za havevano eletti 100 cittadini chiamati il collegio di 100, i quali durasseno uno anno, et questi elesseno li Accoppiatori et altri officii pur per uno anno come ho scritto di sopra. Ma non contentandosi el populo in publica concione in piazza, redutti la Signoria, li fece lezer publice li capitoli fatti con el Re di Franza, et terminono di tenir el modo de far el suo conseglio come al principio di questo secondo libro ho scritto, et si pacificono tutti, intervenendo però l'autorità di quel frate Hieronimo. Ma Senesi, Lucchesi et Pisani feceno liga ditte comunità insieme, con aiuto de Zenoesi, per aiutar Pisani a conservarsi in libertà, che pur Fiorentini faceva preparamenti per rehaver Pisa, et tutti quelli di li contadi soprascritti erano in arme, zoè villani, che parevano un campo contra Fiorentini, et dannizono alcuni castelli. Quello seguite poi intenderete più oltra seguendo il costume nostro.
Cose accadute in Venetia in questo tempo et dil Gran Turco.
A Venetia, per lettere di Antonio Grimani capitano zeneral da mar, se intese come lui haveva habuto il certo da Costantinopoli, che el sig. Turco, inteso la venuta dil Re di Franza di qua da monti, tamen non haveva ancora inteso la sua intrata di Fiorenza; dubitando che esso Re, ottenendo el reame di Napoli, poi non volesse seguir quello sempre havea ditto, di passar a la Vallona a danno de Turchi, vedendo che za Turchi di le marine, da paura di l'armata di Franza erano venuti 110 mia fra terra, et abbandonate le marine reduttosi alle fortezze, lassando li loro tugurii et habitatione, esso sig. Turco deliberò di provveder et fece subito uno editto che tutti li soi bassà, subassà et altri di li soi Turchi primarii, dovesseno venir a la Porta, zoè da lui a Constantinopoli, a consultatione. Come etiam per lettere di Andrea Gritti patricio nostro era ivi mercadante, la Signoria fo certificata di questo; et che ordinò ditta Porta uno zórno di zuoba, ch'era apud illos festa solennissima et non assueta, di far in tal zorno consultatione. Et mandò per tutti i calafai, fabri et altri maistri, che statim dovesseno nel suo arsenal lavorar per far galie, perchè a tempo nuovo voleva haver una grandissima armata, di vele, come si divulgava, 200; et mandò uno ambassador al re Alphonso, come ho scritto di sopra, confortandolo che dovesse questa invernata difenderse, perchè a tempo nuovo li voleva dar grandissimo soccorso sì de exercito terrestre quam con potente armata, la qual facea metter in ordine. Et za italiani dubitava el re Alphonso non facesse passar Turchi di la Vallona, perchè za ne era ivi redutti qualche bassà, et etiam esso Re ordinò tutti li navilii erano in Puia fusse retenuti, et però si dubitava.
A dì 19 Dezembrio nel consiglio di Pregadi fu preso certe provvisioni per trovar danari, a ciò a li bisogni fusseno preparati, et maxime di tansar le arte o vero botteghe. Et cussì per li X Savii in Rialto a questo deputadi, ogni zorno andavano tanxando ditte arte, et la tansa mandaveno a li governadori de le intrade, dove pagavano.
Essendo venuta a Mantoa, come ho scritto di sopra, madonna Chiara sorella dil Marchexe et moglie di monsig. Mompensier capitano dil Re di Franza, non restava di exhortar el fratello volesse accordarse con la Maestà dil Re suo, promettendoli gran cose; licet questo marchexe, za anni 4, era a soldo di la Signoria con ducati 30 mila a l'anno in tempo di paxe, pagato ogni mexe ducati 2500 a la camera di Padoa. Et perchè a la fin di questo mexe veniva a compir la ferma de li 4 anni, tamen mancava 4 mesi a praticar, nel tempo non si poteva accordar con niuno, secondo la forma di l'accordo havea con ditta Ill. ma Signoria. Unde fo preso in Pregadi di dar libertà al Collegio di confermarlo, con li modi et condition a loro parevano. El qual Marchexe teniva el suo ambassador fermo qui a Venetia, chiamato Antonio Triumpho; et in questi zorni mandò a donar a la Signoria uno bellissimo presente di salvadesine, benchè ogni anno da poi era condotto consuetava di far; ma questo fu molto più bello de li altri, el qual fo partito tra el Serenissimo Prencipe et li Padri di Collegio, sì come si suol far.
In questo mezzo, el Cardinal Ystrigoniense, fiol dil Duca di Ferrara, venne di Hongaria dove era stato gran tempo, et essendo ivi fu creato da questo Pontifice cardinal, et sta nel suo vescovado in Ystrigonia con sua ameda la Raina, moglie che fu di re Mathyas. Et ne l'andar a Ferrara dal padre, convenne passar per il Polesene di Ruigo; tamen non fo lassato intrar con zente in Ruigo, et etiam don Alphonso fiol dil Duca et suo fratello volendo venirli in contra, mandò a dimandar allozamento in Ruigo; al qual fo risposto che si Soa Signoria voleva intrar con alcuni de sui el fusse ben venuto, ma con 500 cavalli con qual veniva, non volevano tante zente in la terra. Et cussì nè el Cardinal nè don Alphonso non intrò in Ruigo, et passò di fuora via, et andò a Ferrara. Et ditto Cardinal quivi restò nè non andò a Roma fino che vi ritornò in Hongaria; et poi a dì 12 Fevrer essendo sta chiamato dal Re di Hongaria, che 'l ritornasse in Ystrigonia, alias lo priverebbe di quelle intrate, partì di Ferrara con la sua fameglia, et habuto licentia da la Signoria, allozò in Ruigo, demum cavalcando verso Hongaria andò in Ystrigonia.
El re Alphonso per tutto el suo regno faceva provvisione, et per littere di Paulo Trivixano cav. ambassador nostro a Napoli se intese come, havendo lui nomine Dominii dimandato la tratta di 200 cavalli di le sue razze, non solamente el Re fu contento di dar ditta tratta, ma più che volse far uno presente a la Signoria di corsieri 100 forniti a tutte sue spese fino su la piazza di San Marco; etiam la tratta de formenti di la Puia concesse a nostri, come ho scritto di sopra, benchè Puiesi non volevano vender per caxon di non haver carestia. Oltra di questo el Re scrisse a la Signoria, pregando li volesse dar aiuto et soccorso, et conseiarlo di quello havesse a far, et che, al più poteva far, era in tutto squadre 75 et fanti 7 in 8 milia, et che lui si redurave in Terra di Lavoro a presso Capua, et converrà abbandonar la defensione di Fondi, Aquila et Terracina, che sono passi de intrar in Reame, et che al tutto era disposto de affrontarsi col Re di Franza, et far fatto d'arme, volendo morir prima da valente capitano che veder la ruina dil suo Stato. Concludendo, volea aiuto; Unde la Signoria li risposeno: la qual risposta fu molto secreta. Et inteso de li 100 corsieri et di la tratta, feceno metter in ordine in l'arsenal do arsilii, i quali andasse in Puia, benchè prima voleva mandarli in Ancona, ma poi mutono pensier, et con Zuam Borgi secretario fo mandati con li danari per li 200 cavalli, come scriverò di sotto. Ma avanti ditti arsilii zonzesse, venendo li cavalli, da Franzesi fo presi, et non si potè haver.