A Roma el Pontefice cassò tutte le sue zente, vedendo non bisognar più, et etiam quelle tenendo non poteva resister contra tanta potentia de Franzesi, et rimase solum con la soa guardia et alcuni altri, ai qual dette provisione. Et el cardinal Valenza suo fiol, che era fuzito dal Re, in questo tempo andava hora in qua et hora in là, pur ritornando in la rocca de Spoliti, et fo divulgato esser venuto a Pesaro da suo cugnato sig. Zuanne, per visitar sua sorella madona Lucretia, et vene incognito. El qual sig. di Pesaro praticava di assoldarsi con la Signoria et haver la conduta.

El cardinal Ascanio, stato a Siena et per quelli castelli, ritornò a Nepi sua terra, et il Papa più volte li scrisse et mandò a richieder volesse ritornar a Roma, promettendoli di esser in amicitia come mai, et non li saria fatto alcun dispiacer, et per una cautione li voleva dar la rocca de Viterbo in suo potere. Ma esso Ascanio non volse andar, et el Pontifice scrisse a Venitiani un Breve, fusseno mediatori a far che ditto Vicecancellario ritornasse a Roma; et cussì ancora el Duca de Milano scrivea a la Signoria preditta dovesse esser causa di pacificar suo fratello con la Santità dil nostro Signor, et poco da poi si pacificò, et per lettere di Roma se intese come l'armada di le 46 caravelle di Spagna erano passate da Hostia et andava verso Gaeta, tamen andono in Cicilia et ivi si puose.

In questo tempo a Liesena, ch'è una isola di Dalmatia, per lettere di Alexandro Barbo conte se intese come erano capitati alcuni navilii de marani et zudei et altri puiesi, i quali venivano di Puia per alozar in ditta isola, che erano forsi fameie 43, con haver assà di panni et altre supelectile; et però ditto Conte domandava licentia, si a la Signoria li piaceva fusseno lassati habitar, et per el Senato fu decreto che ditti potesseno starvi, et li fusse dato recapito, a ciò fusse fatto boni li luogi di San Marco, licet in Liesena non vi era prima zudei, tamen che non imprestasseno a usura. Et cussì fu rescritto al ditto Conte.

In l'isola de Inghilterra accadete certe novità, però che quelli populi cupidi et assueti a nuove cosse et mutatione di Re, alcuni volseno contra el re Henrico presente chiamar in l'ixola il Duca di Yorch, fo fiol dil re Edovardo[119], et nato di casa di Bergogna, el qual alias fu privato dil regno di Anglia a cui aspettava. Il modo, che è bellisimo lezer, nel libro terzo intenderete come fo discaziato. Or questo con aiuto dil Re de Romani et Archiduca di Bergogna voleva passar su l'ixola et si preparava. Ma el re Henrico li mandò 8 nave contra, di le qual tre li rebelarono et teneno dal predetto Duca de Yorch. Quello poi seguite, per esser lontano da noi, molto più avanti intenderete.

A Costantinopoli seguite che alcuni de soi Cadì o vero preti andò predicando publice la conversione a la fede de Christo, o sia a un novo propheta, dicendo quella di Macometto non era vera fede ma falsa, unde molti Turchi andono dal Signor dolendosi di questa comotione, tale che se non si provedeva a questo, el suo stato saria disfatto et la leze di Macometto penitus dispersa. Unde el Signor ordinò fusse questi tal menati a la soa presentia, et ivi fece far una disputatione con li soi primi in la leze, et questi gagliardamente disputò la fede tenivano esser bona. Unde el Signor li fece dar alcuni tormenti, a ciò si tolesseno zoso, et confessasseno la causa per che dicevano questo. Et alcuni di loro dubitando di morir, domandò perdono; tamen zerca 12 di questi steteno fermi in la sua opinione, dicendo non volevano per paura dir contra quello che Dio li havea inspirati a dir e contra la verità. Et non potendo el Signor farli tornar a la fede, comandò che vivi fusseno brusati, et cussì fo fatto. Et questo per mercadanti nostri venuti de lì hebi relatione; et pur volendo meglio investigar come fo, intesi esser stato questo za alcuni mesi, et che volevano instituir nova leze, et contra la maumetana, et non predicava la fede de Christo, licet quomodocumque res se habet questo fo a Costantinopoli.

Li arsilii sotil, dovevano andar in Candia et a Corphu nom. XV per armarsi, si partì di questa terra et andò a bon viazo. Etiam li arsilii andava in la Morea a tuor Stratioti.

A Napoli Paulo Trivisano cavalier ambassador veneto ritrovandosi, con molta fatica expediva lettere a la Signoria però che li corrieri per la strada erano spogliati, toltoli le lettere, et ritrovate in zifra pur erano restituite. Si ritrovava ancora ivi Marin Gritti consolo de Venetiani, et etiam Zuam Bragadino, di Andrea fiul, mercadante, el qual etiam di molte nuove advisava la Signoria. Or per lettere di 7 Fevrer se intese za era partito re Alphonso et andato in Cicilia, et re Ferando novo tornato in campo: rimasto adoncha al governo la Raina et don Fedrigo. Et Napolitani erano malcontenti ritrovarsi in quella terra, tamen da poi el metter a sacco de zudei non era seguito alcun rumor. Molti andavano a Yschia, che è una ixola mia 18 vicina, pur dil Re, a tuor caxe ad affitto, la qual fortezza si faceva riconzar et fortificar. Et ditto ambassador fo in colloquio con don Fedrigo, el qual molto si dolse di la sua fortuna, concludendo non vi era rimedio più a caxa di Aragona, nè a resister a la potentia di Franza et loro prosperar, però che non solum erano assà et disposti a loro danni, ma che ancora italiani li faceva più guerra che Franzesi; però che Colonnesi, Savelli, Vitelli prefetto di Roma li erano contrarii; che 'l sig. Ludovico, adhuc duca de Milano, havendo tossicato suo nepote et tolto quel stato contra ogni ragione, essendo strettissimo parente dil Re suo, insieme con el Duca di Ferrara fo suo cognato, li erano nemicissimi; che Fiorentini, Zenoesi, Senesi, Lucchesi, Pisani et altre comunità non solum volevano la sua distrutione, ma che con i suoi danari li faceva guerra; che Cardinali etiam venivano a la sua ruina; che el Pontifice li deva passo et ogni cosa che 'l dimandava; conclusive che Italia et non Franza al pover Re li faceva guerra. Et ancora che la Signoria, la qual sola non se impazava, per ben che non facesse dimostratione di aiutar el Re de Franza, tamen che non dando li soccorsi dimostravano tacite di esser contenti che Franzesi acquistasse quel Regno, et che li haveva dato gran reputatione li do ambassadori venuti con ditto Re, et che Venitiani fevano grandissimo mal, perchè sua era la festa et poi nostra sarebbe la vizilia: maxime havendo Franzesi la Puia, che sul colpho dominava el mar, comemorando la benivolentia grande di la bona memoria dil Re suo padre con questa Ill. ma Signoria; concludendo non era possibile resister, maxime ancora havendo ne li populi molti anzuini, nisi Dio non movesse gli animi de Signori Venetiani a volerli aiutar, tamen che la Majestà di re Ferandino et lui erano disposti di voler prima morir che veder sì bel regno in le man de Franzesi. Pur tuttavia pregò scrivesse a la Signoria dovesseno far qualche provisione, licet sarebeno tarde, la qual cosa mai per Venetiani fo voluto far, se non veder di metter paxe et starsi neutrali. Tamen poi tanto fonno le insolentie galliche, che conveneno impazarsi, et quelli chazioe de Italia, come scriverò più avanti.

Di l'aquisto di San Zermano per Franzesi.

A dì 12 Fevrer, monsignor di Mompensier capetanio di parte di le zente franzese, intendando di certo che in quelli zorni el campo aragonese, di squadre 40 et 4000 fanti, era partito di San Zermano et tiratosi verso Capua, tamen pur ancora ivi era restato qualche zente a custodia, se partì da Varoli con 600 lanze e 5000 pedoni, et andò a Pontecorbo, dove fu benigne ricevuto per essere terra di la Chiesia; poi andò verso San Zerman, et li custodi senza aspettar altra bataia liberamente li aperseno le porte di tanta fortezza et passo primo di Reame. Et cussì introno dentro, et inteseno che re Ferando, quando si partì di qui, comise a li custodi non dovesseno resister, ma che facesseno quello havia fatto. Et intrati che fonno dentro, Franzesi intendendo che el conte di Petigliano con alcune squadre fuziva a Capua li dete driedo, assà chariazi preseno in le coazze ( le code, la retroguardia ) con alcuni presoni soldati; tamen el Conte andò in loco salvo, e loro ritornò. Et poi la persona dil Re a dì 13 venne a Pontecorbo, demum a dì 14 intrò in San Zerman. Li andò contra la chieresia, però che ivi era una bellissima Badia in comenda al cardinal de Medici, dà de intrada ducati 3 milia a l'anno. Or el populo, et puti vestiti di bianco con rami de olive in mano cantando el Te Deum laudamus, et Benedictus qui venit in nomine Domini, et sotto una ombrela con grandissimo triumpho quello fo menato in la terra. E li ambassadori veneti si andono a congratular con Soa Majestà dil felice principio, di esser comenzato a intrar in Reame. Et quivi subito el Re con li suoi consultò qual via havesse a tenir. Adoperavano molto li disegni. Erano in dubio di tre vie, o di Capua o di Aversa o di Napoli. Ma in questo mezo Franzesi non stavano a dormir, andavano per tutti quelli lochi, e molte terre et castelli aquistono senza desnuar spada, ma presentadi levaveno le insegne dil Re preditto. Adeo continuamente veniva nuova a Soa Majestà che havevano li sui habuto qualche fortezza. Le qual per esser assà, li nomi quivi non mi extenderò di scriver, ma unum dicam che il pover re Ferandino a dextris, a sinistris et in facie havea Franzesi, li quali erano per circondar la città di Napoli. Et monsignor di Mompensier et monsignor de Obegnì molto si faticava, araldi regii andavano a torno dimandando le terre da parte di Dio et del Roy, et quelle havevano. Tutto l'Apruzo era aquistato al Prefetto. Colonnesi et altre zente franzese attendevano ad aquistar in Terra di Lavoro. Filippo monsignor ritornò dal Re, el qual era stato a Roma come ho ditto, et fo chiamato per haver el suo conseglio, etiam mandò per el cardinal San Piero in Vincula era a Grota Ferata che ritornasse per esser a parlamento con Soa Majestà.

Le zente franzese parte andavano a Roccasecca, et loro volendosi tenir forte li deteno una battaglia, tamen poi l'haveno a patti. Ancora uno altro loco di la Raina chiamato Sulmona aquistono, dove era el Cardinal di Aragona con tre baroni Aragonesi, et poco mancò non fusseno presi, ma fuzino a Napoli. El Prefetto era zonto in l'Apruzo con 150 homeni d'arme e 2000 fanti, et feze molti danni, et dimostrò grande inimicitia a casa di Aragona.