El Re, partito da Castel Fiorentino, vene a Varoli città del Papa dove dete licentia a li oratori dil Re de Romani, et mandò a dir a quelli custodi di uno castello sopra uno monte situato, chiamato Monte S. Joanni, el qual era dil Marchexe di Pescara, per do soi trombetti, che si dovesseno render et levar le insegne, sì come erano assueto dimandar. Et quelli erano dentro, senza far altra risposta a questi, fece impicarli, taiar il naso et le orecchie, che è cosa che numquam a messi si assueta di far, et li rimandono indriedo. Et inteso el Roy questo, vi andò a campo a dì 9, et fe' tre parte dil suo exercito, et li dete la battaglia, et loro se difeseno virilmente, ma tutta la notte feze bombardar con tanta furia, et el Re confortava tutti. Or a pena fo una particella di muraglie a terra, che da tre bande li deteno la battaglia, per esser inanimati di la discortesia usata, et Franzesi introno dentro et fece una gran taiata, non sparagnando la morte a niuno, se non a putini et poche donne; imo tutti quelli trovò li tagliava a pezzi, con grandissimo sangue, et fino nelle chiesie ne amazava; et come per lettere di oratori se intese, fonno qui amazati 700 et de Franzesi solum X et feriti 25.

Questa tal crudeltà el Re fo contento fusse usato, sì per la cossa fatta, quam a ciò sia exempio altri castelli e lochi dil Reame non si vogli difender, imo portarli le chiave. Et habuto ditto castello fece consiglio, qual via dovesse tenir. Altri lo consigliava per causa de vittuarie, che era grandissima inopia, che Soa Majestà andasse in la Puia, dove ivi troveria grande obedientia, et che, dove che 'l si apresenteria, li sarebbe portate le chiave, perchè Puiesi non sono atti a combatter, et è assà anni non hanno hauto guerra, benchè fusse longa via ad andarvi. Altri erano di opinione di seguir verso Pontecorbo, et acquistar el passo di San Zermano, et poter passar al suo piacer el fiume Garigliano, ivi medio: poi seguiriano el camin verso Napoli, non lassando però Gaeta, ch'è terra fortissima, et Capua, situada sopra el fiume Vulturno, dov'è el re Ferando col suo exercito. Et cussì steteno in queste consultatione, tamen elexeno di andar a San Zermano.

Et è da saper che el Re poi andò in persona, partito da Varoli, a questo castello Monte Santo Joanni, a dì 11 Fevrer, sì per veder la fortezza, quam per poter mandar le sue zente più avanti mia 5 lontan di Varoli, et ancora li corpi non erano sta sepulti per la grande taiata, però che tutti quasi erano morti su la piaza, perchè quando Franzesi deteno la battaglia, vedendo li habitanti non poter resister, corseno su la piaza et si butò in zenochioni con li brazi in † dimandando a Franzesi misericordia, ma poco li valse, che tutti fonno ivi amazati. Et qui feceno butini per ducati 25 milia, di panni, di tele, rami et lavori de rami, et qui si soleva far una fiera assà nominatissima in quelle parti. Ancora trovono assà biave et vini, ita che Franzesi comenzono a restaurarsi di li desasii portati. Et però deliberorono di venir di longo a la volta di San Zerman.

Ancora a Hostia e Civitavecchia zonse alcune galeaze di Franza, carge di vittuarie, et za era di queste a dì 12 zonte in campo 260 some di farina, et le zente parte erano andate verso Pontecorbo, loco pure di la Chiesia sora el fiume Garigliano, et el Re a dì ditto andò a Bauco, poi volse andar passando una acqua chiamata Cosa, tamen pur ancora qui tra el suo conseglio era varia opinione. Altri voleva andar di longo a Capua, dove se intendeva esser el Re Ferando di Aragona con 40 squadre et 5000 fanti; altri lo consegliava andasse Aversa, di là del fiume Vulturno, ch'è in mezo Capua et Napoli, et, questa ottenuta, presentarsi a Napoli dove con desiderio era aspettato. La qual via molto piacque al Re più di le altre; pur steteno in consultatione, nè sapeva deliberar qual via havesse a pigliar, et voleva mandar zente a San Zermano, per esser passo assà necessario. Et le antiguarde del campo franzese in questi zorni fonno a le man con 7 squadre aragonese, le qual, visto non poter resister a Franzesi, si tirono a drieto, et vi sopravenne el conte Nicola da Petigliano con X squadre, el qual etiam, augumentando Franzesi, si convenne recular in loco securo. Et come se intexe, l'exercito franzese era questo: cavalli 12 milia bonissimi con combattenti suso, 6000 pedoni zoè sguizari et altri, et 8 milia cavalli di arteglierie, some, femene et altre persone inutile. Di le femene num. zerca 800, fra le qual 500 meretrixe. Zente italiane: 600 homeni d'arme con li Savelli et Colonnesi et 1500 fanti di l'Apruzo aspettavano el prefetto di Roma nuovamente conduto col Re con 200 homeni d'arme.

In questi zorni el Re mandò zente a Teracina loco di Chiesia, et quella have come ho ditto; dove doveva metter Gem sultan, ma lo 'l volse a presso di lui, et cussì era custodito in campo. La città de Populi, fatto li patti, si rese, et Civita di..., et oltra di questo Sermoneta dil sig. Cola Gaietano, ch'è castello in monte lontano da Velitri mia 13.

El Re preditto mandò a Venetia uno suo messo, el qual a dì 10 Fevrer con monsignor di Arzenton suo ambassador andò in Collegio, et dimandò passo a Ravena et in altri luogi di Romagna; ancora navilii per condur alcune bombarde grosse n.º 22, era a Castelcaro qui in Romagna, dil suo Re fino in Reame. Et disputato nel Senato inter patres quello si havesse a risponder, fo decretato et risposto per el Prencipe di darli passo, per non haver con Soa Majestà se non bona pace, et che mancasse di navilii a tuorli, che per tutto sariano lassate cargar ditte artigliarie offerendosi etc. Et el messo preditto, satisfatto di tal risposta, ritornò dal Roy.

Ancora mandò uno altro messo a Milano con lettere al Duca, licet vi fu etiam el suo ambassador, pregando che dovesse mandar suo zenero sig. Galeazo di S. Severino più presto poteva, perchè haveva da consultar certe cose con lui. Et come per lettere di Sebastian Badoer orator veneto a Milano se intese, el Duca li rispose, havendo ancora richiesto che lui in persona vi andasse a trovarlo ad ogni modo; come esso Duca non poteva andar lì, ma che manderà el sig. Galeazo, posto che a Soa Majestà li piaceva di haverlo a presso. Et li ambassadori soi deputati a la Signoria non veneno, sì come havia scritto di venir; et questo perchè el Vescovo de Como, che era uno di quelli, havia habuto alquanto di egritudine; tamen a dì 23 Fevrer partino da Milan per Po et andono a Ferrara, demum a Venetia, come dirò di sotto. Ma el Re de Franza, oltra di questo, mandò a dir al ditto Duca de Milan dovesse ordinar al suo comessario a Zenoa fusse messo in ordine certe galie ivi era, perchè quelle voleva armar.

El cardinal Samallo, gionto che fo a Fiorenza a dì 3 Fevrer et honorifice ricevuto, dimandò a quelli Signori ducati 70 milia che restava haver el Roy da loro, juxta la forma di capitoli, per ben che de tutti non fusse il tempo ancora, ma li pregava volesseno concieder questo al Roy, di darli al presente, havendo grande bisogno per questa grande impresa.

Ma Fiorentini, consultato le cosse, risposeno: meravigliarsi di tal dimanda, attento prima che non era ancora el tempo, et che el terzo capitolo vuol che li sia reso Pisa, et che non solum sperano che li sia renduta, ma che stanno et sono preservati in libertà, cosa contraria di quello el Re havea promesso a Fiorentini. Unde volevano li fusse restituito prima Pisa, poi darebono la summa si hanno ubligati di dare. A la qual richiesta, monsignor Samallo rispose, che non era tempo di dimandar restitutione alcuna di lochi ch'è in poter dil Re, durante maxime questa impresa, et se non li havesse li vorebbe haver, et che provedesseno che bisognava haver li danari. Ma Fiorentini steteno pur renitenti. Et el Cardinal preditto sì mandò uno suo fio, però che ne ha tre legittimi, a Pisa per veder di aconziar le cosse, le qual era molto difficile; poi ditto cardinal in persona vi andò, se divulgava verebbe a Lucca, passava in Parmesana, et veniva a Milan a dimandar danari, poi passava a Zenoa a poner in ordene una gran armata, la qual a tempo nuovo dovesse ussir in soccorso dil Re. Quello lui seguite scriverò.

In questo tempo Don Alphonso da la cha di Este, fiul primario dil Duca di Ferrara, havendo compagnato un pezo el Re de Franza, ritornò a Ferrara, et si accordò al soldo di suo cugnado Duca de Milano, et have questo, zoè di provisione ducati XV milia a l'anno, et 150 homeni d'arme di conduta.