Successo dil Re di Franza fino a l'intrar in Napoli.

Ritorniamo al Re di Franza, el qual era a Velitri, et data l'ultima audientia a li oratori di Spagna, et a Val di Montona li expedite, i quali exposeno tre cose. La prima, si dolevano che l'ambassador dil suo Re et Raina, che era venuto da Soa Majestà a Lion, et quello seguito fino a Piasenza, in cinque mexi non havia habuto bona audientia nè quella extimatione si conveniva a l'altezza di cui rappresentava: imo fo rimandato via, et si meravigliavano molto, et, nomine Regum Hyspaniae, volevano saper la cagione. Secundo, che ben che esso Re di Franza habbi dimandato aiuto bisognando al suo Re et Raina, et benchè habino insieme bona paxe, amigo de li amigi et nemigo de li nemigi, pur che Soa Maestà havia tolto questa impresa senza consigliarsi con li suoi Re, et che volendo aiuto bisognava havesse consultato di questa guerra, era iusta vel non La terza, che 'l serave buono di qualche accordo, et che loro volevano pacificar le cosse con el Re di Napoli. Ma el Re de Franza rispose, quanto a la prima richiesta di l'ambassador, che non sapeva di chi lui si havesse potuto lamentar, et che si havesse dimandato audientia lui ge l'haveria data volentiera, ma che non l'avendo dimandata, nè etiam accordandola el Re, loro non si poteva doler: et che potevano saper che li soi ambassadori sempre ne la Franza erano stati honoradi. Al secundo de l'impresa, che non bisognava consulto a voler recuperar el suo, et che 'l Reame di Napoli li partegniva, però era impresa justissima et compresa ne li capitoli. Al terzo, che non bisognava far altro accordo, ma che Alphonso si dovesse contentar di renderli a lui el Regno possesso indebite, et venir con lui in Franza, dove Soa Maestà li prometteva provvisione et stato condecente. Et poi ditti oratori andati seguendo el Re a Val Montona, tolseno licentia, et concluseno con el Re, zoè che li disseno dovesse desister de voler haver el Reame di Napoli, et che se a niuno die aspettar ditto regno, la Maestà dil suo Re è il primo, perchè suo barba re don Alphonso quello acquistò per forza, et zerca questo usono assà alte parole; unde el Roy si dolse, dicendo non era honesto che adesso che l'era venuto con tanta spesa cussì avanti, et che poteva dir haverlo acquistato, ditti ambassadori volesse el no seguitasse l'impresa, et che lui el voleva haver una volta, et poi faria decider de chi quello dovesse esser de jure et cussì post multa rimaseno d'accordo. Et dimandato al Re chi doveria cognoscer poi de jure, et dar questa sententia, li ambassadori aricordano el Pontifice come capo di la Christianità, ma el Re non il volse, dicendo haverlo sospetto, sì per esser di nation subposta a loro Re, quam per esserli stato contrario; et rimaseno che el Parlamento de Paris fusse quello havesse a decider questo. Et cussì ditti oratori ritornarono a Roma, et advisato in Spagna el tutto, li comesse dovesseno al Re Maximiliano, et cussì andono come scriverò di sotto.

Ancora zonse do ambassadori a Velitri a ditto Re di Franza, venuti per nome dil re Maximiliano di Romani, i quali fonno quelli stati a Milano et Fiorenza et Roma, non avendo lì audientia per le cosse accadeva, ma fo divulgato erano venuti per notificar al Pontifice prima la venuta a incoronarsi dil suo Re, et per confirmar la paxe et accordo col Re di Franza. Et a Val Montona ebbeno audientia, i quali dimandono salvo conduto, raccomandandoli li confini di la Franza, dinotando havia aconzo le cose di Bergogna, et che al tutto voleva venir a Roma questo anno a tuor la corona de l'imperio, e far una cruciata, et passar contra infedeli. Et cussì otteneno da esso Re di Franza lettere, et quello volseno, et che voleva far la dieta, la qual havia prolongata, et che za erano zonti alcuni elettori de l'imperio, signori et episcopi, et che concluderia di far la ditta cruciata. E andono insieme col Re fino a Varoli, dove tolseno licentia per ritornar a Roma. Ai qual el Roy disse: fate che la Majestà di Maximiliano vegni presto a incoronarse, perchè al tutto voglio ritrovarmi a Roma per honorarlo. Et cussì questi ritornono a Roma, come più avanti intenderete.

Quelli di l'Aquila havendosi dato, come ho scritto di sopra, voluntarie sotto el dominio dil Re di Franza, con conditione che non intrasse niun Franzese dentro, onde alcuni Franzesi assà insolenti volendo intrarvi, fonno da Aquilani assaltati, et ne fo morti zerca 80, portandosi bestialmente, tamen pur havevano le insegne dil Roy. Napolitani vedendo che el populo havea fatto quelle moveste, a dì 26 et 27 Zener, contra zudei et marani, et che Ferando al meglio havea potuto tasentò quel populo, et a caso ivi era gionto do navilii di zudei...., più el populo se inanimò, et parte fonno malmenati, et disseno al Re non volevano nè marani nè zudei più in Napoli. Et el Re ordinò dovesseno partirsi, et cussì nolizono navilii chi per Barbaria, chi per Alexandria, et chi per Constantinopoli. Li marani ricchi steveno in caxa. Or fu fatto uno editto che tutti li pegni che zudei si ritrovava in le man, et quelli tenivano banco, et cadauno dovesseno per obviar li scandoli render de chi erano, tamen che li facesse uno scritto di pagarli lo cavedal et usura infra tanto termine, et non solamente in Napoli ma per tutto el Reame et in la Puia, dove in varii luogi contra zudei era fatto gran destrusione. Et ben che fusse fatto questa provisione, per questo non restò che non fusse sachizati.

A Roma in questo mezzo, con voler dil Re di Franza et con patente de investisone di l'Anguilara, intrò el sig. Carlo Orsini con 400 persone in Roma, et andò a la caxa di uno D. Bartholamio che fo nepote di Sixto Pontifice, el qual da esso Sixto fo investito di la ditta Anguilara, la qual era del sig. Deiphebbo, che fo a tempo di la guerra di Ferrara soldato de Venetiani, et essendo huomo veterano, a tempo de Innocentio, morite del 148.... lì in quelle parte, et lassò alcuni fioli, i quali ancora è al stipendio veneto. Or ditto sig. Carlo prese i fioli del sopranominato Bartholamio, et messe la sua caxa a sacco, et li fece molti danni per rehaver li soi castelli.

Ma essendo el Re a Velitri, Franzesi andono per quelli castelli di Conti et dil sig. Gaietano, et molti ne prese facendo gran danno. Et andono a uno castello chiamato Monte Fortin dil conte di Fondi, et li deteno la battaglia a la terra, et quello prese per forza, dove usoe grandissima crudeltà, amazzando quanti scontravano: tamen la rocca si tenne. Et Franzesi piantò le bombarde, zoè le soe artiglierie su carri, et li custodi pavidi si deteno a pati, salvo l'haver et le persone: ne la qual rocca era do fioli dil sig. Jacomo Conte romano, era al soldo dil Re di Napoli, et questo castello era suo, et questi fonno da Franzesi ritenuti fino havesse do altri castelli dil padre mancava ad haver, et poi li deteno taglia ducati 2000, dicendo se intendeva donarli la vita et non la persona. Non voglio qui descriver le spurcizie usano Franzesi, le violentie di donne etc., come tutto di sotto, in loco più necessario, per mi sarà scritto.

Et poi el Re si partì da Velitri, et andò a Val Montona dove expedite li oratori di Spagna et venne quelli dil re Maximiliano, come ho scritto più difuso avanti, et ancora zonse el conte de Chaiazo, zoè sig. Zuan Francesco di San Severino per el duca de Milano con cavalli 300 et alcuni balestrieri a cavalo, et zonse a dì 8 Fevrer. Et el Re partite per Castel Fiorentino, et ordinò a tutte le soe zente, sì quelle era in l'Apruzo, quam di qua, che si dovesseno assonar a uno nel ducato di Sora, perchè voleva andar a San Zermano, perchè intendeva la zente aragonese, et el re Ferdinando zonto che fu in campo, si eran levate et lassato quel passo, come era la verità, et erano tirate verso Capua, dove voleva ivi far difesa, et Franzesi havea acquistato quasi tutto l'Apruzo, maxime Sermona, ch'è una terra grossa, et senza troppo fatica, però che dove si presentavano pur li Franzesi, li mandavano le chiave, levando le insegne di Franza. In la Puja era gran combustione: el vicerè Camillo Pandon era in Otranto, et etiam Don Cesare fo fiol di re Ferdinando vechio. Et Monopoli, che è una città grossa a la marina, tumultuando fra loro di quello havesseno a far, a dì 23 Fevrer pur messeno a sacco li zudei, et a dì 26 ditto essendo stato quelli tre zorni la terra in remor, pur el Zuoba di Carlevar, che fo el zorno nominato di sopra, li cittadini cum voluntà del Vescovo, el qual havia ricevuto assà beneficii da caxa di Aragona, et fo el primo loro ribello, levono le insegne dil Re di Franza, et non sapendo pur far l'arma regia di zii ( gigli ) con la corona, levono una crose bianca in campo rosso, et strazò la bandiera di Aragona, et el capetanio mandò fuora, era ivi per el re Alphonso. Adoncha Monopoli fo la prima terra di la Puia levasse et si desse a Franzesi, et mandò ambassadori dal Re a tuor certe confirmation de capitoli. Se ritrovava qui do merchadanti venetiani, Antonio da Pesaro di Lunardo olim fiul, et uno Francesco Tanto, popular, el qual poi fo morto, quando la Signoria ottene ditto luogo, come dirò di sotto.

In questo mezzo el Re mandò a Roma uno so ambassador, zoè el primo baron che havesse a presso di lui, el qual fo suo barba Filippo monsignor, zoè monsignor di Brexe di caxa di Savoia et governador dil Dolfinà, come di lui qualcosa ho scritto di sopra. Et zonto a Roma, a dì 5 Fevrer, habuto audientia dal Pontifice, dimandò, in loco dil Cardinal Valenza era partito et non se ritrovava, uno altro cardinal per legato con Soa Maestà. Et el Papa dicendo: chi volete? dimandò el cardinal Orsini. El qual excusandosi di non poter andar, el Papa disse: ma che? volendo el Re di le mie cosse, manderò la più cara cossa che habia di parenti mei, ch'è mio nepote qui, episcopo di Borges, et lo faremo Cardinal, posto che la Maestà dil Re ha voglia di haver un Cardinal con lui. Et Filippo monsignor partì dicendo scriverà al Re di questa risposta. Et el Re li rescrisse dovesse dir al Papa non voleva Borges, ma al tutto o el Cardinal Orsini o Monreal.

A dì 5 Fevrer el Re con el so campo se partì da Val Montons, castello dil sig. Jacomo Conte, et zonse a dì 6 a Castel Fiorentino terra dil Pontifice, et mandò le soe zente ad haver alcuni castelli ivi vicini dil Conte di Fondi et altri signorotti, feudatarii però a la Romana Chiesia, et avanti fusse hore 22 quelli haveno, et alcuni brusoe usando gran crudeltà che era una compassione, et come vidi una lettera de li oratori nostri, che stevano sopra le mure de Castel Fiorentino, et vedevano li fuogi facevano queste stranie generatione Franzesi, Sguizari, Guasconi, Picardi, Scocesi et Alemanni; et preseno Supino castello di Jacomo Conte, Cicano castello dil Conte di Fondi, et Possa pur castello di ditti conti.

Et el Re terminò non far più la via di sopra, ma andar a la dreta a San Zermano, perchè quel passo era sta abbandonato, come ho ditto di sopra. Et mandò certi villani dil paese per guastatori a far le strade a le carrette de le artiglierie, le qual erano preparate n.º 120, menate da 20 cavalli per una. Et era assà charestia in campo suo, unde li oratori veneti, vedendo haver troppo brigata con loro, mandò indrieto a Venetia bona parte, et rimase con pochi, zerca persone 10, però che si partino con 40 cavalli, si che è da considerar li desasii dovevano patir, sì nel viver come nel alozar. El cardinal S. Piero in Vincula partite dal Re, et venne a Grota Ferata vicino a Hostia, et mia 12 lontan di Roma, per venir a Zenoa. Quello di lui seguite, intenderete.