Per lettere di Zuan Francesco Pasqualigo dottor et cavalier, vicedomino a Ferrara se intese, come a dì 2 Fevrer, fo el zorno de Santa Maria, el Duca de Ferrara con molti de soi primarii venne in persona, essendo varito dil mal, a visitar esso Vicedomino fino a caxa; cosa che nunquam ha asuetado de far. Et questo perchè el Vicedomino era ammalato et laborava di podagre. El qual Duca osò molto benigne parole in exaltatione dil Stato di la Signoria, et tolse poi licentia, et alcuni soi rimaseno con ditto Vicedomino, et li disse come el Signor voleva di brieve venir a Venetia, sì per visitar la Serenissima Signoria, quam per justificarsi come lui non era stato cagione di alcuna movesta de Franza, come era incolpato; concludendo voleva esser bon fiol di questa Signoria: tamen non venne et non seguite altro.

A Bologna, essendo terra subposta a l'imperio, in questi tempi, el magnifico Johanne Bentivoj che in quella città è cittadino primario et ordina et governa el tutto, licet bolognesi facino ducati di oro et monede, le qual al presente si spendeno per tutto, pur con voluntà di esso Re de Romani eletto Imperador, fece batter una moneda d'oro de valuta de do ducati; da una banda una testa di ditto magnifico Johanne, con lettere a torno che dice: Johannes Bentivolus bononiensis secundus; et da l'altra banda una arma inquartada, zoè l'aquila ch'è l'arma de l'imperio, et la siega ch'è l'arma de Bentivoj, con una aquila di sopra el scudo con lettere a torno: Maximiliani Imperatoris munus. Et questo per esser cosa notabile ho voluto scriver. Ho visto ditti ducati et continue si stampa.

A Milano el duca Ludovico descoverse che madona Bona duchessa vecchia et madona Ixabella duchessa zovene scrivevano lettere a Maximiliano, dolendosi che ditto sig. Ludovico si havea fatto Duca et privato le ditte di ogni dominio, et che dovesse venir ad aiutarle, et maxime el suo sangue et el fiol fo dil Duca, el qual era privato di quella dignità che ogni ragion volea havesse. Ma, capitate ditte lettere in mano dil Duca, ordinò ditte done stesseno in più destreta nel castello, non le lassando parlar più ad alcuno; le qual però etiam prima molto obscuratamente con panni lugubri vestite, senza alcuna politezza, et la moglie manzava in terra, et mostravano gran dolor, et come niun andava ivi a pianzer el Duca, diceva madona Isabella: non pianzete lui ch'è in vita eterna, perchè vedendo esser privo dil ducato facea vita di santo, ma pianzete la sorte di me meschina et di mio fiolo. Et questa alcuni mexi dapoi fece una puta[116].

A Fiorenza mandono a Milano do ambassadori pregando el duca volesse scriver al Re de Franza in suo favore, li volesse far restituir Pisa, però che li do ambassadori loro, erano a presso Soa Majestà, non haveano potuto ottenir cosa alcuna. Unde deliberorono di far exercito di zente. Haviano Francesco Secco et Hannibal Bentivoj et el conte Ranuzo di Marzano a loro soldo, licet a compiacentia dil Re ditte zente cazasse. Et elexeno do commissarii in campo contra Pisani, zoè Nicolò Valori et Piero Caponi, et preseno alcuni castelli de Pisani: mancava Librafratta, Vico Pisano et Pisa. Poi quello seguirà scriverò de sotto, a ciò se intendi ogni cosa.

Senesi in questo tempo mezzo deliberorono di volersi pacificar fra loro, et cussì a la fin dil mese di Zener pacifice chiamono dentro le do parte de citadini fora ussiti, chiamati populo et reformatori; i quali del 1487, el zorno di Santa Maria Maddalena di Luio, per dissensione fonno scacciati di la città, et questi habitavano su quel de Fiorenza. Et come ho scritto, ne l'intrar dil Re li volseno far intrar, ma la Signoria di Siena allora non volseno, et a hora par habbi consentito. La qual Signoria sono 8, et uno capitano di populo, et stanno do mexi in palazzo con gran magnificentia, sì come a Fiorenza; poi succiedono de li altri. Le parte in Siena sono cinque: nove, populo, nobeli, reformatori et dodeci. Quelli al presente rezevano sono li nove, ma hora, intrati li foraussiti, pacifice tutti saranno daccordo, et goderanno le dignità loro: la qual cosa durò fin vi venne el Re.

Maximiliano re de Romani, domente queste cose in Italia se fanno, essendo zonto a Vormes, dove continuamente baroni, ma per non esser reduto tutta la quantità, di 2 Fevrer che era ordinato, la slongò fino al duodecimo zorno di Marzo, ch'è el zorno de san Gregorio, di far la dieta: al tutto voleva venir in Italia per andar a Roma a coronarse, et mandò ambassadori a Sguizari, i quali si governa a comunità, a dimandarli passo, perchè conveniva passar per le soe terre, volendo andar a Milano. I qual Sguizari risposeno esser contenti, dummodo volesse menar con Soa Majestà a suo soldo X milia Sguizari. Ma ditto re Maximiliano fo contento di tuor 3 in 4 milia, et non tanta quantità. Et cussì stevano in queste pratiche. Et per lettere di Hieronimo Gritti podestà a Roverè di Trento se intese, come erano zonti do ambassadori di ditto Re a Trento, ch'è mia... lontano di Roverè, sotto uno episcopo, et vi è el corpo dil beato Simoneto[117], che fu da Zudei nel 1475 morto et marturizato et fa molti miracoli. I quali do ambassadori, venivano a la Signoria et che aspettavano el quarto a zonzer, però che etiam el Vescovo de Trento con loro era deputato. Quando zonzeranno intenderete lo nome et quello volseno.

Del mese di Zener in Spagna, in una città chiamata Guadalagiara in Castiglia vecchia morite el Cardinal di Spagna, chiamato Pietro di Mendoza tituli sanctae † in Jerusalem, prete cardinal et arciepiscopo di Toledo, el qual era stato za 6 mexi amalato. Era di età de anni 75 et ricchissimo. Havea de intrada de beneficii ducati 80 milia, stava in Spagna seguitando la corte, et sempre era a presso di la Raina et molto amato. Lassò tre fioli, tra li qual uno chiamato Rodorico de Mendoza marchexe dal Zenete, ha de intrada ducati 30 milia; et do altri etiam con bona intrada[118]. Or, morto che 'l fu, el Re scrisse al Pontifice pregando Soa Santità non volesse dar via li soi beneficii ac arcivescovadi, ma che dovesse aspettar che lui concederia ad alcuni de soi yspani degne persone, i quali poi Soa Beatitudine li confermeria; et el Pontifice rescrisse esser contento. Da poi el Re et Raina conferite l'arcivescovado di Toledo a uno frate di l'ordine di San Francesco, confessor di loro Majestà, chiamato fra Francesco Semenes, ha de intrada ducati 45 milia, et lui lo recusò, pur a compiacenza dil Re accettò. Item al Cardinal de Cartagenia dette de beneficii ducati 10 milia, et il titolo di santa †. A Don Joan de Fonseca dette lo episcopato de..........., dà de intrada ducati 3000; et una badia de Vagliadolide, de ducati 4000, a uno altro so servitor. Et cussì rescrisseno al Pontifice haver conferito detti beneficii. Et subito el Papa confirmò, et habute le bolle introno in possesso.

Et l'armada di ditto Re di Spagna ussite in mar. Era tra nave et caravelle numero 35. Capetanio el conte de Trivento. Et erano partiti d'Alecante, porto a presso Valenza, et veniva a la volta di Cicilia, poi passar a Gaeta, bisognando in aiuto dil Pontifice, tamen fo poi in favore di re Ferando de Napoli. Et se divulgava era sopra ditte nave alcuni combattenti gianiceri, capetanio dil qual terestre exercito era il duca di Alve, german e cusin dil Re, con lanze 600, et che demum se intese dovea ussir il resto di le caravelle, capetanio di le qual dovea venir el conte de Moniche admirante de Castiglia, etiam german dil preditto Re di Spagna, et el duca di Alve nominato di sopra. Tamen poi, intesa la verità, ditti do capetanii non se partino di Spagna, ma solum venne el conte de Trivento. Et di questa armata, etiam per lettere di Francesco Bragadino capetanio di le galie deputate al viazo di Barbaria, se intese, date in Almeria, terra di la Granata, de dì 27 Dezembrio, come alcune barze de ditte armade li erano venute a torno, non per far danno a robe de Venetiani ma ben a robe de Mori, perchè sopra ditte galie ne era assà. El capetanio se tirò in porto più a presso la terra che 'l potè, et quelli di la terra li dette favore, che ditte barze o vero caravelle andono via, et da loro intese certo che ditta armada sudava in Cecilia oltra Faro, ch'è dil Re di Spagna, dubitando di fatti loro per le combustione era in Reame, et perchè, benchè sia ysola, è solum al Faro de Messina, dove scrive le fabule et poeti esser Sylla e Carybdi, solum mia 3 da passar il mar da questa Cicilia andar in ditta ysola. Però el Re mandò ditte armade per custodia di la soa ysola, a compiacentia de Ciciliani. Quello seguirà intenderete.

Per lettere di Capetanio zeneral da mar se intese, etiam per lettere de Constantinopoli in un scuro sermone, come el signor Turco faceva grandissima armada, et voleva haver in mar questo anno vele 150, et che era tornato el so ambassador stato dal re Alphonso. Unde Venetiani sospese il mandar a tuor de li stratioti con li arsilii, per non desfornir li lochi marittimi; per i qual, a farli, era sta mandà al zeneral ducati 40 milia, sì per far ditti stratioti, quam per scriver zurme per le galie sotil si armava in l'ysola de Candia, Corfù et altrove; sì come fo preso in Pregadi: et bona parte di ditti stratioti erano sta scritti, tamen per collegio nostri facevano li patroni per li XV arsilii, zoè boni marinari, experimentadi in diversi viazi. Et li arsilii se conzava in l'arsenal, a ciò al bisogno fusseno apparati.

Per ben ch'al proposito non sia di questa venuta dil Re di Franza, di dover scriver quello accade in altre parti dil mondo, per esser cosa notoria ho terminato farne mentione. Per lettere di Zuan Valaresso, consolo a Damasco, di 8 Novembrio se intese, come nel ritornar di la caravana de Mori, che 'l Soldan vi manda uno capetanio con alcuni mercandanti con camelli assà, et si parte di Damasco ogni anno per andar a la Mecha, dove se dise è l'archa di Maometto suo gran Propheta et institutor di la loro fede. La qual alias steva in aiere, però che era a torno calamita, et quella era di ferro, sì che conveniva per forza, ogni parte di la calamita tirando el ferro a sè, star nel mezzo, però dicevano steva in aiere. Ma, volente Deo, del 148... quella cazete et ruinoe, et, come Mori dicono, la sua fede die durar poco et haver molte persecutione, et però stanno in gran paura. Or questi Mori vanno insieme zerca 30 milia, ch'è bellissima cosa a veder, et contratano con mercadanti indiani le loro merze, a barato de specie, pepe, garofoli, zenzeri, cannella, nose etc. Et poi Mori quelle portano a Damasco et in Alexandria et altre terre, dove si fanno mercadantie con christiani et quelle vendono o baratano, et perchè za do anni el Soldan non havea pagato il suo caffaro o vero regalia ad Arabi, che sono zente terribilissima, stanno a la campagna, assaissimi anco fanno tra loro un capo; questi, ben siano sotto el Soldan, tamen hanno el loro capo da per sè, perchè sono zente che non se puol domar; et el Soldan sta ben con loro per molti respeti; viveno de rapina. Or questi Arabi in questo tempo prese la ditta caravana dil Soldan, la qual poteva valer da ducati 800 milia in suso, di specie, zoje et altro. Et retenne el capitano con li mercadanti, ben che Mori se volesseno difender, et fonno a le mani. Tamen Arabi haveno la vittoria, la qual cosa fu molto molesta al Soldan, pur sperava de conzar la mastella, et li voleva donar ducati 50 milia de contanti, et loro ne volevano più, tamen poi conzò et li dette ducati assà, et haveno la caravana, el capitano et homeni indrio, et questa cosa cussì notabele et za molti anni non accaduta ho voluto qui scriver.