A dì 28 Zener, a hore 15, el Re di Franza montò a cavallo armado su uno caval morello con suo barde: havea di sopra le armadure una vesta di broccato d'oro, di sopra questa una tabarra di panno d'oro et raso cremesin a quartoni, et uno cappel bianco in capo, et monsig. di Brexe armado, con una sopravesta di panno d'oro, et altri baroni et cavalieri zerca 70, armati, con sopraveste, alcuni di panno d'oro, et mitade di veludo, et chi di raso. Era su la piazza di S. Piero homeni d'arme et arcieri 800, cavalli 600, et venne dal Papa, et smontato andò in palazzo. El Pontifice con alcuni Cardinali erano ivi redutti dove si dà la benedition, et el Re li andò con la bareta in man, dimandando li dovesse Soa Santità perdonar al cardinal Curcense, et cussì perdonò. Poi el Pontifice, Re et el cardinal Valenza, andava legato con lui, si redusseno in una camera, e lì parlò zerca mezza hora: da poi ditto Re basò el pè al Papa, et cussì fe' i soi baroni. Da poi el Papa venne fuora, dove era li Cardinali, con una bolla in mano, et disse: Sacra Maestà, questa è la bolla sottoscritta da tutti i Cardinali, et cussì son contenti. La Bolla dizea che 'l Pontifice con li Cardinali asegurava el Re per tutte le terre et castelli di la Chiesia, et comanda a quello si renda etc. Et poi montò a cavallo, et cussì el cardinal Valenza, et ancora fo fatta una bolla per el Papa al cardinal S. Piero in Vincula, che 'l potesse star in Roma, ma fo fatto un po' di garbujo. Et el Re havea con lui Gem sultan, vestito a la turchesca appresso di lui, con Turchi drio, et andò per la via longa fuora di Roma per andar quella sera ad alozar mia 12 a castel Marino, loco de Colonnesi, et li ambassadori nostri lo sequiva. El zorno driedo se partì per andar seguendo Soa Maestà. Era bellissimo veder per Roma tanta magnificentia, con zerca 5000 pedoni con azzette in man, senza il resto armati. Et è da saper che el zorno avanti za erano partiti di Roma, per non dimorar drio el Re, questi Cardinali, zoè S. Piero in Vincula et Curcense, et questi la spetono a Marino, et el cardinal Colonna et Savello andono a li soi castelli. Adoncha havea cinque Cardinali con lui.

In questo medemo zorno zonseno a Roma do ambassadori dil Re et Raina di Spagna, chiamati don Antonio de Fonseca castigliano è uno de capitani dil Re, et mons. Johan de Albion aragonese castellano de Perpignano, i quali veneno per terra per la Franza, et zonti in Alexandria di la Paja andono per la Toscana a Roma, et intendendo che 'l Re de Franza, al qual erano sta mandati, era cavalcato poco avanti, li andono driedo, et cussì a cavallo, presentato le lettere di credenza, li protestò che non dovesse andar più di longo contra re Alphonso, et che haveano in commissione da loro Re et Raina di manifestarli che, non tornando et prima udendo tutta la soa ambassada, li romperiamo guerra per terra e per mar, et che a li soi danni esso Re de Spagna comenzaria andar. Et el Re de Franza rimase molto admirato, et li disse: Domini oratores, venite a Marino et a Velitri con nui, che vi darò audientia, et vi farò risposta a ogni cosa. Et come da l'ambassador di ditto Re di Spagna intesi, che era qui a Venetia, homo di grandissimo inzegno et molto mio amico[115] l'altezza dil suo Re et Raina in questi tempi havevano questi ambassadori in diverse parte: zoè era al Pontifice suo fradello don Garcilasso di la Vega cavalier castigliano, et stato za uno anno al re Maximiliano; do, come ho ditto, a questo Re de Franza; uno al Re de Portogallo; uno al re de Inghilterra; uno al re Alphonso di Napoli, el qual capitò a Venetia, come udirete di sotto, a questa Signoria, et quasi tutti per le cose presenti.

Ma el Re, cavalcato di lungo et zonto a Velitri terra di la Chiesia, dove a dì 29 ditto erano zonti li nostri ambassadori partiti di Roma, et trovono esso Re de Franza, al qual si apresentono et li fece assà bona et perfetta ciera, tamen era alquanto conturbato per quello la notte era successo ivi: zoè, che el cardinal Valenza fiol dil Pontifice, la notte, de Velitri si havea calato gioso de li muri di la terra, et con do cavalli era ivi preparati cavalcò quella, come fo divolgato, in Spoliti, terra fortissima di la Chiesia; tamen non sapevano Franzesi dove si fusse andato. La qual movesta el Re non poteva considerar dove fosse proceduta, et disse ista verba: Malvas Lombard, et lo primiero lo Santo Pare; et deliberò con el suo conseglio de non andar più oltra, et quivi riposar fino intendeva altro. Ancora in questo zorno zonse dal Re uno suo capetanio, andato con molti Franzesi verso Civitavecchia terra dil Pontifice per haverla in sua potestà juxta li capitoli, ma quello governator era lì per nome di la Chiesia non volse lassarli intrar, sì che steteno Franzesi in dubio di qualche tradimento dil Pontifice, et rimaseno molto admirati. Et questa nuova zonse a Venetia a dì 3 di Fevrer. Et non voglio restar di scriver cosa assà degna di memoria, come per una lettera venuta di Roma io vidi: che Franzesi, dubitando de vittuarie et strami per li cavalli, che erano certi non poter trovar, loro medemi messeno feni et biave sopra le groppe de soi cavalli, tanto che li potesseno pascer fino che 'l Duca de Calavria havea fatto quelle provvisione ho ditto di sopra.

Ma a Roma, partito el Re, el Pontifice continuamente faceva notte e zorno fortificar quella parte di muro di Castel Santo Anzolo che cazete, et di novo fabbricar, come per lettere di Paulo Pisani ambassador di 31 se intese. In Roma non se parlava nulla di quello havea fatto el cardinal Valenza, et era stato col Pontifice, el qual mostrava di non saper, ma che pur si divulgava la partita dil Pontifice con la corte fino 8 zorni et andar a Perosa, sì per causa di vittuarie quam per dimostrar a Romani come stariano in abondantia non vi essendo la corte. Tamen non si mosse et stette fermo in Roma.

Rimase in Roma Piero de Medici, el qual volendo seguir el Re in l'ussir di Roma, Soa Maestà li mandò a dir dovesse ivi restar fino li manderia a dir altro, et cussì restò in casa dil Cardinal suo fradello, era in quelli zorni di Bologna venuto a Roma. Et ancora don Ferrante fio dil Duca di Ferrara di suo comandamento restò. Tamen da poi, intrato el Re in Napoli, quello andò a trovar.

Et el Re preditto, volendo al tutto intender la cossa sequita per el cardinal di Valenza, mandò a dì 31 Zener do soi araldi con lettere al Pontifice, a dolersi di quello havea fatto ditto Cardinal, meravigliandosi, nè poteva comprender dove procedesse, et che Soa Santità dovesse proceder et far ritornar ditto legato, et avvisarli quello havea voluto dir tal movesta, altramente che tegniva fusse rotti li capitoli, et che li saria forzo di ritornar indriedo. Ancora scrisse al cardinal di Santo Dionysio, rimaso suo commesso a Roma, come dovesse andar dal Papa et intender di questo, et che dovesse chiamar li capi dil populo romano, chiamati caporioni, et aricordarli come da lui et da li soi havevano habuto bona compagnia, pagatoli le vittuarie, et non li era sta fatto danno alcuno, et notificarli el seguito. Et andato ditto Cardinal con questi araldi dal Pontifice, exposto et presentate le lettere, el Papa si excusoe che non sapeva niuna cosa, nè dove si fusse, dimostrando di dolersi summamente, et cussì per justificarsi li mandò do legati a Velitri, zoè lo episcopo di Terni et l'auditor di Rota Porcharis, quali insieme dovesseno esser con lo episcopo di Concordia era partito di Roma cum el Re per farli compagnia; et excusar el Pontifice di questo. Et etiam el populo de Roma ne mandò do altri a notificar che erano deditissimi, zoè lo episcopo de Nepi et il prothonotario di Buffali. Ancora mandono uno per nome dil Pontifice et uno per nome dil Re sopranominato a Spoliti, dove se diceva era ditto Cardinal, acciò tornasse legato con el Re de Franza; et non lo trovono. Li fo ditto era stato et partito, dove si fusse andato non sapevano, però che con tre cavalli soli cavalcava hora in qua ora in là per non andar legato con ditto Re. Et fo divolgato la causa esser, perchè havea inteso a Roma alcuni Francesi da Spagnoli erano stati tagliati a pezzi, et dubitando el Re non facesse la vendetta sopra di lui, se ne era fuggito: et cussì questa scusa catò ( trovò ). Le zente di esso Re in questo mezzo intrò in Civitavecchia terra di la Chiesia, et etiam poco da poi ebbeno Terracina in loro dominio, licet da Aragonesi fusse custodito. Ma lassiamo qui el Roy, et altre cose seguite in Italia scriviamo.

Cose seguite in diverse parte de Italia in questo tempo.

À Venetia zonse in questi zorni un ambassador dil Re et Raina di Spagna, venuto prestissimo et incognito per andar a Napoli, chiamato m. Johan..., maistro rational dil regno di Valentia, homo a presso el Re de gran reputation, et havea alcuni spagnoli in soa compagnia, et quivi se accompagnò con uno ambassador fo dil re Alphonso, el qual era stato a dolersi a la Duchessa sua fiola di la morte dil Duca, et el sig. Ludovico volse ditta Duchessa li desse audientia, et vette ( vide ) el fiol dil Duca. Or volendo ritornar a Napoli, venne qui a Venetia, nomeva ditto oratore Piero Zuane Spinelli castellano di Trane, parente di quello era qui a la Signoria. Et cussì andati questi do ambassadori a Ravenna, volendo passar mai poteno, et conveneno ritornar indriedo. Unde l'ambassador de Napoli era qui, andò a la Signoria, pregando dovesse concieder che questi montasse sopra li do arsilii andavano in Puja a tuor li cavalli dil Reame, et cussì a dì 3 Fevrer montono su ditti arsilii, et andono a loro viazo, ma accadete a ditto Maistro rational assà infortuni, che fo preso et spogliato et toltoli le mule menò con loro, però che dismontono a Ortona a mar, et fo presentato al Re de Franza come dil suo successo intenderete el tutto. Ma li arsilii con Zuan Borgi secretario andono indarno, perchè venendo li corsieri fonno presi come roba dil re Alphonso da Franzesi, et cussì ditti arsilii tragettò zudei su l'isola di Corfù, et ritornò a Venetia, et fonno mandati prima per li stratioti.

A dì 3 Fevrer l'ambassador di Napoli andò molto aliegro in collegio, notificando haver lettere di 18 Zenaro da Vurmes ( Worms ), ch'è a presso Cologna in Elemagna, dove se ritrovava la majestà dil re Maximiliano venuto per far la dieta, da l'ambassador dil suo Re, che li advisava come esso Re de Romani havea totalmente deliberato di ajutar casa di Aragona, et che si el Re de Franza non se levava da l'impresa, che li voleva romper a li confini de Bergogna, et che havia mandati li soi ambassadori a ditto Re. Item come voleva mandar li soi 4 ambassadori a questa Signoria, i quali di breve dovevano zonzer. Et cussì molto aliegro vene zoso di collegio. Ma queste era parole, et el Re de Franza faceva fatti in Reame. Et è da saper che ditto Re de Romani scrisse una lettera a la Signoria, che non volesse ni diliberar ni far cosa alcuna circa a le cosse di questo Re di Franza, perchè lui mandaria soi ambassadori a consultar con questa Signoria alcune cose bone per la soa Republica, et salute per la Italia.

In queste medemo zorno la sera zonse uno ambassador dil re Alphonso, zoè partito di Napoli avanti el Re havesse fatto quella movesta, et venne per mar, et montò a Ortona a mar sora una fusta, zonse a Lio dove per la Signoria li fo mandato alcuni zentilhomeni contra per honorario, et alozò a la casa dil Duca di Ferrara, dove era preparato per li ambassadori dil Duca di Milano doveano venire. Questo nomeva Hieronimo Spieraindio, dotto napolitano, et insieme con Iohanne Battista Spinelli, altro ambassador stava fermo qui, andò a la Signoria et expose la soa imbassada. Et el principio fo de la ruina dil suo Re, el danno poi de questa Signoria, concludendo li dovesse aiutar, et come si divulgava offeriva largi patti et partiti a questa terra, a ciò aiutasseno el suo Re. Et poi stato alcuni zorni, a dì 16 Fevrer partì, et andò a Roma, et ritornò a Napoli a starvi come cittadino, licet vi fusse Re, et havesse el dominio el Re de Franza, et stette come gli altri.