Et per Roma fo divulgato, partito el Re, el Pontifice voleva andar, per la gran carestia era, a Perosa.

Et è da saper come el Re de Franza stette 28 zorni in Roma, et le porte de Roma erano in mano de Franzesi e in custodia.

Et a dì 27, la sera, ditto Re di Franza andò dal Pontifice per tuor comiato, come la mattina si dovea partir, et habuta la beneditione, la qual tolse con gran divotion, abrazatosi tolse licentia, et fu accompagnato da dui Cardinali, S. Piero in Vincula et Valenza. Et cussì tutti li soi baroni tolse licentia dal Papa, ai qual, per carezarli, el Pontifice a chi concesse bolle gratis di absolutione od altri perdoni, a chi una cosa et a chi un'altra, per carezarli, ita che tutti fonno contentissimi, et con gran benivolentia preseno licentia da Soa Santità. Ad altri donava Agnus Dei, Paternostri ecc., per devotione. Et in questa sera el Pontifice, havendo inteso el successo seguito a Napoli di re Alphonso, el qual è qui sotto descripto, quello accadete a Napoli el tutto intenderete.

Come re Alphonso renonciò la corona a so fiol don Ferando et si partì di Napoli; et quello ivi seguite.

A Napoli per lettere di l'ambassador veneto se intese, date a dì 23 Zener, et zonte alla Signoria a dì 31 ditto, in zifra, venute per la Calavria et a la marina via con gran difficultà: come a dì 21 zonse ivi la nuova di l'accordo fatto tra el Papa et el Re de Franza. Et essendo el re Alphonso molto di malavoia, non sapendo che farsi per la furia de Franzesi, non sperando più aiuto da niuno, quasi non se impazava più di niente, et tutto el governo era in le mano di suo fratello don Fedrigo, prencipe de Altemura. Et za era venuto el fiol do zorni avanti in Napoli, partito dil campo, mia 50 fè in uno dì, per la qual cosa la brigata se meravigliava. Et re Alphonso, vedendo el populo esserli contrario, deliberò partirse. Dove volesse andar, non se intendeva la verità. Et cussì a dì ditto, renonciò el Reame al fiol, et fo fatto instrumento publico, licet la madregna Raina et ditto fiol li fusse a li piedi in zenochioni, pregando Soa Majestà non volesse far questa movesta, et che, partito lui, Napoli saria perso. Et lui respondeva: che non potendo assecondar a la madre, li voleva dir come lui vedeva tutto questo infortunio et mal procedeva da li soi peccati, et che lui havea in vodo de andar frate za molti anni, et che voleva andar in Cecilia a uno monasterio de frati religiosi a Mazara, però che la Raina ditta havea ivi, in Cecilia ultra Faro, do terre, zoè Mazara et Ligusta: or che ivi quiete voleva fenir soa vita, et che el regno renontiava al fiol Duca de Calavria, el qual voleva el zorno driedo cavalcasse come Re per la terra, et che forsi harebbe miglior ventura cha lui, et che li bastava haver regnado uno anno in tanti affanni, però che el padre a dì 25 de Zener passato morite, et esso re Alphonso si fece; ergo a ponto uno anno regnò et non più. Et a hore 9 di notte vel circa, in questo medemo zorno di 21 Zener, esso re Alphonso se redusse in Castel dil Uovo, che prima era in Castel Nuovo. El qual Castel dil Uovo è situado in mar, dove al suo piacer poteva partirse. Era con lui 12 frati, 4 di Monte Oliveto, ordine così chiamato come apud nos frati di santa Lena; 4 di san Martin, zoè certosini; et 4 di san Severin, ch'è uno monasterio lì a Napoli. Et portò con sè zoie, tapezarie bellissime, et la soa libraria, ch'era di le belle cosse de Italia: li libri lui havea benissimo scritti, miniati, et ornati de ligature. Et lì a Castel dil Uovo era preparate 5 galie et una fusta et do barze, sopra le qual era messo oltra le supellectile in grandissima quantità de ogni sorte de vittuarie, vini assà de varie sorte dil Reame etc. Et si voleva partir in quella notte per andar in Cecilia, et montato in galia con alcuni che lo seguite de li soi, per el tempo contrario convenne ritornar in Castello dil Uovo, dove era castellano et custode Antonel Pizolo napoletano, arlevato et fidelissimo di caxa Aragona. Or re Alphonso scrisse una lettera per tutte le soe terre, come voleva andar in peregrinazo, et che havea lassato el fiol Re, al qual pregava che l'omazo li havevano jurato a lui etiam fusse al fiol, a cui aspettava el Regno.

A dì 22 ditto, se mise molta zente in Napoli a rumor, per metter a sacco li zudei con gran tumulto, ma per el subito soprazonzer dil Duca di Calavria novo Re, si acquietò le cose; et etiam molti marani volevano metter a sacco, et fo de bisogno che el cardenal de Zenoa et Obietto dal Fiesco prothonothario, zenoesi, i quali si retrovaveno ivi, de montar a cavallo et tasentar quei populi, et cussì cessono di far altro danno per la terra. Et molti cittadini inteso dil re Alphonso la movesta, unde intesono come si voleva partir, et havea renontiato la corona al fiol, pregando quelli li volesse far bona fedeltà, et lui più prometteva de ritornar in Napoli, nè più voleva esser chiamato Re.

A dì 23, che fo di Venere, el novo re Ferando cavalcò per Napoli et per tutti i cinque Sezi, secondo el consueto, come Re, vestito d'oro, in mezo di l'arciepiscopo di Taragona era lì con la Raina nomine regis Hispaniae, et l'ambassador venitian, con cavalli 600, et nel domo, fatto le debite cerimonie, si fece Re, vivente patre, et dal populo fo dimostrato grande contento, per essere human et benigno Re. El qual, per farsi benivoli li populi, fece molte concessione et privilegii, come si suol far, per liberalità soa, quando comenzano a regnar: assolse molte terre di angarie e di tuor sal, altre fece exempte, et cavò li presoni baroni erano in Castel Nuovo, zoè el fiol dil Principe di Rossano et uno altro. Adoncha, in manco de uno anno e tre zorni, si vide in Napoli tre Re, zoè don Ferando, don Alphonso et questo Ferando presente. Et a tutti Paulo Trivisano cavalier ambassador veneto si ritrovò; et fo al quarto, che fo el Re de Franza. Or di questa mutatione di Re, et abbandonarsi cussì di Alphonso, parse a tutti cosa molto nova et inusitata, et za molti seculi non più accaduta.

A dì 28 ditto, questo re Ferando si partì di Napoli, et ritornò in campo a San Zermano, havendo scritto al so ambassador era a Venetia, et mandato la commissione fusse suo: etiam ad altri in diversi luoghi; et lassò in Napoli al governo la raina dona Zuana, et so barba don Fedrigo, et ancora el re Alphonso in Castel dil Uovo se ritrovava, et continue faceva cargar robe su le galie. Ma questo re Ferandino tolse comiato da tutti con gran pianti, dicendo andava con animo deliberato de lassar fama per esser valente, tamen non fonno mai a le man Franzesi con Aragonesi, et el Re de Franza etiam in questo medemo zorno partì di Roma, come udirete.

A dì 3 Fevrer, Alphonso olim re di Napoli se partì da Castel dil Uovo, con 5 galie, una fusta, et do barze: portò seco gran quantità di roba di ogni sorta, zoie, danari etc. a la suma de ducati 300 milia, et andò a Mazara, terra di la Raina in Cicilia, benchè molti variamente di questa andata parlava. Altri che voleva andar in Spagna ad exhortar quel Re rompesse adosso el Re de Franza, et praticar nozze di la principessa che fo moglie dil fiol dil Re di Portogallo, di età de anni 25 et bellissima[114] in suo fiol Re. Altri che 'l voleva andar dal Turco diceva, et quello far passar, però che Turchi nunquam si volse fidar di passar in Italia, per non esser tajadi a pezzi. Tamen esso Re andò a Mazara, dove stete alcuni zorni facendo vita solitaria, et di lui quello seguite, lezendo più avanti intenderete el tutto. Ma ritorniamo al Re di Franza, et come si partì di Roma.

Di la partita dil Re di Franza, et come prosperò in Reame.