In questo mezzo el Re scrisse a monsig. di la Mota, era in Fiorenza, che dovesse andar per suo ambassador a Milano, o vero perchè Ascanio non li era più in amicitia, o pur dubitando che 'l duca Ludovico non lo compisse di ajutar etc., et mandò in Fiorenza in loco dil ditto uno Gian Frances, general di Bertagna di natione cathelano.
Lucchesi ancora mandono do ambassadori a ditto Re a dimandar a Soa Maestà, per l'amicitia li era stà mostrato di benivolentia di Soa Maestà verso quella comunità, li volesse far rehaver la soa terra, la qual alias impegnò a Zenoesi, nunc posseduta per Fiorentini, chiamata Pietrasanta; et essendo maxime al presente in le sue mano, et di questa richiesta li ambassadori di la Signoria li detteno ajuto, tamen fonno passuti di bone parole, e ritornono indriedo.
A dì 21 ditto, Domenego Trivixan et Antonio Loredan cavalieri ambassadori veneti al Re preditto, havendo in commissione di non andar se non fino a Roma con Soa Maestà, in questo zorno andono a tuor licentia. Ai quali el Re usò humanissime parole, dicendo prima dolersi di la soa absentia, ma che laudava dovesse obedir la soa Signoria, et prometteva de ogni suo successo per Mons. di Arzenton far notificar a la prelibata Signoria, come quella che lui amava summamente, per haverla trovata ferma et constante et in grande amicitia. Et cussì partiti da Soa Maestà, ponendosi in ordine per voler repatriare, la Signoria per molti respetti preseno nel Consiglio de Pregadi che ditti oratori non si dovesse partir, ymo andar seguendo Sua Maestà. Et cussì zonse el corrier a Roma a dì 22 che si volevano partir, con il mandato et voluntà dil Senato. Et questi ritornò dal Re, et notificolli quanto li era stà commesso. Di la qual cosa el Re molto aliegro dimostrò grande consolatione, et haver ubligation a questa Ill. ma Signoria, et che non faria alcuna cosa che prima non volesse comunicar con loro, et la Signoria era soa bona amiga, havendo visto a tante preghiere di re Alphonso, non si haveva voluto muover contra di lui, et che haveva atteso quanto li era stà promesso. Item come voleva partir di Roma a dì 26, et haveva mutato pensier dil camino, nè volea andar a Fondi nè a Terracina, ma in mezzo per campagna voleva andar, benchè le sue zente li advisava havevano gran carestia, et parte che andono a compagnar le artegliarie erano tornate adriedo in Roma per non trovar vittuarie da poter viver: unde parse al Re di licentiar dil suo exercito molte zente forestiere lo seguiva, et volle rimaner più presto con manco zente et soi Franzesi che aver tanta canaglia, tra i qual molti Sguizari, i quali tornavano ne li loro paesi, come etiam per lettere di Sebastian Baduario cavalier ambassador a Milano se intese, che per el Milanese ne passava assà, et ancora ne veniva di quà da monti zente nuova de Franzesi per andar a trovar el Re, intendendo il prosperar.
Et el Re stette insieme col Pontifice in castello soli in una camera, dove fece venir Gem sultan fradello dil Turco, con el qual longamente parlono di molte cose, et el Re li fece assà quesiti, el qual dovea esser menato con bona custodia nella rocca di Terracina, tamen el Re il menò con lui a Napoli. Questo Turco è huomo terribile a le guerre, crudel et molto da Turchi amato, et se Dio havesse voluto, che non volse, che da Bayseth suo fratello fu rotto, che detto Gem fusse stà Signor de Turchia et acquistato el regno paterno, al qual licet fusse menor fiol fo lassato dal padre el dominio, sine dubio tutta la christianità, ymo tutto el mondo di questo haria sentito afflitione. Ma Iddio provvedette a tutto, e fu qui posto.
A dì 24 la sera, el Re de Franza sopra nominato partì dil palazzo dil Papa, dove fino hora havia allozato, et ritornoe allozar al palazzo dil cardinal Bonivento, o vero di S. Marco. Questo fece per più sua comodità, per dover cavalcar fino do zorni et andar verso el Reame.
A dì 25, el dì de San Paulo apostolo, la mattina esso Re andò al palazzo dil Papa, et insieme col Pontifice, tutti do a uno paro, andono in compagnia de Cardinali XX, ambassadori, episcopi etc. et grandissima pompa per Roma; et a la chiesia di S. Paulo dismontono da cavallo, et li fece l'oratione, et el Pontefice dette la beneditione a tutti. Da poi se partino, et essendo al ponte di Santo Anzolo, el Papa si cavò la bareta vedendo el Re con la bareta in mano, et non voleva el Papa el Re si cavasse la bareta, et che ritornasse al suo lozamento. Ma el Re al tutto volse accompagnar Soa Santità fino a le scale de S. Piero, dove poi el Re ritornò al suo palazzo di S. Marco.
Le zente veramente franzese, per num. 5000 cavalli et alcuni pedoni, in questo tempo mezzo andate in l'Apruzo, et maxime el prefetto, habuto l'Aquila, come ho ditto, etiam molte terre, però che tutte ghe portaveno le chiave a uno araldo che ivi se appresentava levando le insegne franzese. Quelli di Lanzano mandono a offrir le chiave al capitano franzese era a quella impresa, et Colonnesi che per el Re combatteveno; tamen volseno capitolar, et che li fusse concessa la fiera libera, la qual è in Italia nominatissima, et si fa dil mese di Lujo et di Settembrio, zoè do volte a l'anno, et cussì veneno sotto il dominio dil Re de Franza, perchè Franzesi prometteva assà, tamen non manteniva. Etiam poi alcuni Franzesi andono a Populi, et have la terra, la rocca tamen si tenne, et poco da poi etiam si rese. Ma, per concluder, avante el Re se partisse de Roma, quasi tutto l'Apruzo era acquistato, et la Puja tumultuava, ogni cosa era in combustione, et si augumentava molto le ditte zente, però che 5000 Franzesi, zoè di quelli dil Re, come se intese, nunc era a presso 20 milia persone, zoè paesani che vestiva a la franzese, et andava seguitando el ditto campo vittorioso che non havea contrasto.
Et el Re in questi zorni intese: le nave nominate di sopra, col prencipe di Salerno et altri baroni franzesi, erano zonte in Sardegna, isola vicina a Corsica sotto el re de Spagna, ivi per fortuna capitade, et che havevano perse vele, antenne, et rotto arbori, in summa per le gran fortune erano mal conditionate, et una nave mancava, la qual judicavano fosse perita. Et è da saper che la causa che era solamente nave et non galie, fu perchè galie sottil da questi tempi non puol navegar per star in spiaza.
Et oltra di questo el Re terminò de mandar el card. Samallo a Fiorenza...., licet suo fratello vi fusse lì governador. Altri dicevano per conzar le discordie tra Fiorentini, che erano grandissime. Et etiam con Pisani che molto li dannizavano. Ancora per domandar li ducati 40 milia restava haver, sì che di questa sua venuta era varia opinione. Et in quel zorno medemo che 'l Re partì di Roma, zoè a dì 28 Zener, ditto mons. Cardinal con 100 cavalli, tolto licentia dal Papa et dal Re, insieme con uno monsig. di Albì venuto in sua compagnia, de mandato regio si partì di Roma, et arrivò a Fiorenza a dì 5 Fevrer, dove fo molto honorado. Quello di lui seguite, quello volse et operò, poi l'intenderete.
A dì 26 el Re venne a corte, et intrò in camera di parlamenti, et disse come el voleva cavalcar, et che l'era venuto a tuor Gem sultan, dove si ritrovava col Pontifice 6 cardinali: Santa Nastasia, San Dionysio, San Severin, el Grimani, l'Alexandrino et Valenza, el qual dovea andar con el Re legato; dove venne et fu menato ditto Gem sultan, et el Re li toccò la man, et el Turco li basò le spalle et cussì fece al Papa. Et el Papa disse: Domini mei, io consegno Gem sultan al Re qui presente, secondo se contien in li capitoli nostri. Et Gem pregò el Papa dicesse al Re li facesse bona compagnia, et cussì fece raccomandandolo sommamente. Et el Re li disse: non havesse paura di haver alcun danno, et che venisse pur di bona voglia sotto sua protetione. Et ditto Gem fu accompagnato a hore una e mezza di notte da quattro cavalieri di Rodi et molti arcieri al palazzo di San Marco, dove habitava el Re.