A dì 12 et 13 dil mexe preditto di Zener fo concluso l'accordo tra el Pontifice et Re di Franza. Fo fatto gran fuogi sì in Castel Santo Anzolo quam per tutta la città, et soni di campane in segno di allegrezza, et li capitoli di detto accordo seranno qui sotto scritti. Et a dì 13 el Re montò a cavallo con li soi baroni et la sua guardia, et andò per Roma visitando le chiesie et perdonanze, vedendo dignissime antiquità. Di la qual città de Roma al presente niuna cosa voglio descriver, perchè occuparebbe molto tempo et saria cosa di far più gran volume. Ma lezendo Biondo Foroliviense, che fa di Roma una opera degna, di tutto quello fu et è in Roma si haverà cognitione. Ma el Re cavalcoe, che fina hora, ch'è zorni 13 da poi l'intrò in Roma, non era ussite di palazzo di San Marco.
In questo medemo zorno li zonse al porto di Hostia a la bocca dil Tevere vicin a Roma 22 caravelle, o vero nave, carge de vittuarie, vini, formenti et farine, venute di Provenza loco suo; per la qual venuta Franzesi fanno molto alliegri perchè pur ne era gran carestia in Roma, per la moltitudine di le sue zente. Ancora fo divulgato, o fusse o non... la verità dil numero, come li era zonto 40 milia scudi, li quali li fonno portati di Franza per terra, che fo causa di far più danarosi Franzesi et haver loro page: maxime le stranie generatione havea con lui, Elemani, Sguizari, Picardi, Scozesi, Bertoni et simel zente barbare. Etiam vi zonse uno Monsignor capetanio de 600 lanze franzese: et benchè cussì fusse scritto, tamen era, iuditio meo, solum di 100 lanze, ch'è 600 cavalli, perchè uno capitano dil Re per costume antiquo non puol haver più di 100 lanze per uno, et questa è la verità habuta da homeni pratichi. Et per lettere di ambassadori di la Signoria a presso Soa Maestà se intese, come el Re havea terminato, posto che col Pontifice era adattate le cose, di non dimorar più in Roma, perchè è da creder havesse lettere continuamente da li soi Anzuini sì in Napoli quam in Reame che andar dovesse. Et cussì volea partirse a dì 20, et andar mia 15 a Marino loco di Colonnesi, et ivi si porterave poi verso Terracina; et tamen non si partì di Roma fino a dì 28 ditto, come scriverò di sotto. Et a ciò el tutto lezendo chiaramente se intenda, qui saranno notadi li capitoli firmati di l'accordo col Pontifice.
Copia de Articoli fatti per la Santità dil Papa et la Majestà dil Christianissimo Re di Franza
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Et havendo el Re de Franza adattate le cose col Pontifice, a dì 16 Zener, fo di venere, montò a cavallo, et benissimo in ordene con la soa guardia avanti, et assà baroni driedo, andò verso el palazzo dil Papa, che prima non era stato a farli riverentia, et andò per la via di Santo Anzolo con alcuni Cardinali. Li venne contra a la porta di la chiesia tutta la chieresia di San Piero apparata, con una ombrella damaschin bianco con uno pano d'oro in cima et una † di sora, cantando Te Deum laudamus, et cussì quello ricevete, et sotto ditta ombrella, smontato da cavallo, intrò in San Piero, dove fo cantata una solenne messa da uno Cardinal in una cappella fatta fabricar per Carlo Magno suo predecessor re di Franza di Santa Petronilla, et quivi udito molto divotamente messa con tutta la soa guardia armata, la qual cussì armati steteno in chiesia. Et poi el Re andò nel palazzo dil Papa, dove era preparato per el suo allozar, et quivi disnò, et messo ordine di essere a uno disnar insieme col Pontifice, el qual steva in Castello. Et cussì el Re andò a l'hora ordinata, per trovar el Pontifice preditto. El qual Pontifice, inteso el Re veniva, si mosse et li venne contra. Et si scontrono el Papa con el Re in uno certo andio a presso el zardin, dove el Re volse inzenochiarse facendo la riverentia debita, volendo basar li piedi. Ma el Papa non volse, et abrazato disse: ben sia venuto el christianissimo Re, con molte dolce parole dimostrando gran consolatione. Et cussì veneno insieme in palazzo, in una sala che si suol far concistorio. Et era preparate do sedie coverte di veludo cremesin, una per el Papa l'altra per el Re a presso lui: et ivi si sentono con alcuni Cardinali che ivi erano venuti; et fo usato alcune parole per el Papa, et resposo benissimo per el Re, et fatto risponder a monsignor Samallo, concludendo el Re li voleva dar l'ubidientia quando a Soa Beatitudine pareva. Et ordinato fo el zorno de far concistorio publico. Et è da saper che la prima cosa domandò lì in sala el Re al Papa, che facesse Samallo cardinal, di presente; et cussì el Pontifice mandò per alcuni Cardinali, et in eodem instanti pronuntiò ditto mons. Samallo cardinal di la Romana Chiesia, licet non fusse tempo, che non si suol far Cardinali se non da le quattro tempore, tamen el Papa a requisition dil Re questo pronuntiò. El qual, essendo lì presente, si buttò in zenochioni rengratiando el Pontifice et el suo Roy di tanto beneficio, et cussì have el cappello et de cetero andò vestito da Cardinal. Et poi partiti, el Papa ritornò in Castello, et el Re rimase allozar in palazzo: tamen el Pontifice tornò in l'altra parte del ditto palazzo, et quivi etiam stette vicino al Re.
A dì 19 ditto fo fatto solenne concistorio, et el Re se inzenochiò davanti el Pontifice, et basoli li piedi come capo di la christianità, et li dette l'ubidientia, dicendo come altri Re et signori havea mandato ambassadori a Soa Beatitudine, et lui medemo in persona havea voluto venir a darli ubidientia etc., et per el presidente de Garnoboli, homo litteratissimo, fo fatta la oratione al Pontifice nomine Regis.
Ma a dì 17, che fo el sabado, la matina a bona hora, nescio qua de causa, ma se indicava per non haver habudo questo accordo in piacer, el reverendissimo cardinal Ascanio insieme con el so cardinal de Lonà tolse licentia dal Re de Franza, fenzendo el sig. Duca suo fradello era ammalato et voleva venir a Milano, et se partì de Roma et venne a Nepi dove stette 4 zorni, poi pervenne a Siena. Quello di lui seguirà per zornata lezendo sarà scritto.
Ancora el cardinal San Piero in Vincula et el cardinal Curcense, come fo divulgato, non erano contenti di tal cose; altri diceva per el re Maximiliano che al tutto voleva venir a Roma a coronarse; chi diceva perchè voleva el Papa fusse dismesso; et chi per una et chi per un'altra cosa diceva, tamen poi seguite el Re come mai.
A dì 20, fo el zorno de San Sebastian, el Papa medemo cantò una solenne messa in S. Piero, con tutti li Cardinali, et ivi era el Re, tamen prima havea disnato; et havea in consuetudine disnar a bon hora. Et esso Re volle dar di l'acqua a le mano; ma el Pontifice non volse, unde monsig. di Brexe zoè Filippo, monsignor de Foes, et monsignor di Monpensier li deteno l'acqua loro a le mano al Papa: l'uno teneva el bacil, l'altro butava l'acqua, l'altro li dette da sugar le mano. Et poi, compito la messa, el Re li volse al tutto darli l'acqua a le mano con gran humiltà per soa devotione. Et poi fo data la beneditione ivi in cappella. Era la guardia dil Re arrivata, che pareva si fusse in uno campo de armati. Et fo mostrato el volto santo di Santa Veronicha, et il capo di Santo Andrea. El qual Pio pontifice have de la Morea, et andò con tanto degna reliquia con tutta la chieresia fino a Ponte Molle. Et quivi in San Piero fece edificar una degna cappella a lato a la porta, dove morendo volse esser sepolto, et ivi la puose. Or, compite le cerimonie, el Papa dette la beneditione su el pozuol di San Piero, et fo publicata la indulgentia per el Cardinal S. Severino, nomine Pontificis, latina, vulgar et in franzese. Et dapoi disnar fo ordinato concistorio, dove vi fu 18 Cardinali, et San Piero in Vincula nè el Curcense non vi volseno andar, per la qual cosa molti si meravigliò. Le zente veramente dil Re di Franza andate verso el Reame preseno alcuni castelli a patti, però che dove si aproximavano li era presentate le chiave, zoè Civita Bucato et Civita de Chieti. Ancora quelli di l'Aquila sollecitati da quel domino Palamedes nominato di sopra et da Camillo Vitello: ma ditto domino Palamedes havendo gran poter in l'Aquila, et za al tempo dil re Zuane et re Renier ivi stette; ma fino questo tempo era stato in Franza. Et venuto el Re in Italia, etiam lui vi venne, et stette a Sinegaia, et menò la pratica di l'Aquila. Et cussì in questi zorni lui con alcuni foraussiti intrò in la ditta terra, et fo creato gubernatore da Aquilani, et scaciono quelli dil re Alphonso, et mandò ambassadori a Roma dal Re, notificando quello havevano fatto, et che volevano darsi a Soa Maestà. Tamen non volevano alcun Franzese dentro, et questo faceva perchè non havevano vittuarie. Unde el Re fo contento di la eletione di quello suo sopraditto al governo, et fo fatte gran feste in Roma da Franzesi per comenzar acquistar terre in Reame voluntarie, maxime di l'Aquila, ch'è terra fortissima, et havendo voluto tenirsi, haria dato molto da far al Re, et situata in monte assà aspro dil Apruzo, dove è il corpo dil devotissimo San Bernardino di l'ordine di Santo Francesco de Observanti, che ivi morite del 1443, era di natione senese, et fa molti miracoli. Or questa terra è la secunda dil Reame, la qual, come scrive Biondo foroliviense, del 1060 Ruberto Guiscardo el ducato di l'Aquila dominò, et a lui fu concesso per Nicolao secondo Pontifice, ma li animali soi de Aquilani era in la Puja, come ho scritto di sopra, et era grandissima quantità di piegore; et re Alphonso per più segurtà li fece menar in Terra di Lavoro, dove sono al presente. Oltra di questo Franzesi andati a Mola et Traetto haveno quelli lochi, et una fortezza sora el fiume Garigliano, ch'è mia 40 lontana da Napoli. Et accadete che alcune zente dil campo dil re Alphonso, zoè el conte di Petigliano et Iacomo Conte, fonno a le man con certi Franzesi in questi zorni, a uno passo chiamato Ponte di la Torre verso San Germano, et Franzesi fonno malmenati et morti, ut dicitur, più di 80. Tandem, sopravenendo assà moltitudine de Franzesi, Calavresi o vero Aragonesi fonno rebutadi, et Franzesi ottenne quel passo. Tutto el Reame era in combustione, non si obediva più comandamenti di re Alphonso, si udiva romori ne le cittade, cridando: Franza! Franza! maxime li Anzuini et cupidi di nove cose. Et el Re di Franza, essendo allozato in palazzo col Pontifice, più volte stette a consultar insieme, et una volta vi stette loro do soli hore 4, et havevano grande amicitia insieme, unde per Roma si judicava di qualche accordo havesse a seguir con el re Alphonso mediante el Pontifice, facendolo suo tributario, et ben che el Papa se affaticasse assai, tamen esso Re et quelli lo consigliava mai volse consentir alcun accordo, ymo dice al Pontifice in conclusione voleva el suo Reame, et poteva bastar ad Aragonesi haverlo goduto dal 1442 in qua indebitamente, et che poi faria un concilio zeneral de tutta la christianità, maxime de li potentati de Italia, et voleva ajuto da tutti a passar el mar a destrution de Turchi et infideli, et combatter per la fede di Christo. Et el Pontefice lo voleva incoronar imperador di Constantinopoli si 'l restava de l'impresa. Et el Re disse voleva prima ottener l'imperio, et poi haver el titolo d'imperator.
Et era disposto di partirsi a dì 22, et andar come havea deliberato a Marino per intrar in Reame, tamen molto si doleva di le nave doveva venir in la Calavria con el prencipe de Salerno con 1500 Franzesi, per comuover quelli populi; et non intendendo alcuna nuova di loro, dubitava fusse accaduto qualche male, le qual nave partì di Zenoa, come ho scritto di sopra.
Questa indusa in Roma fece el Re per caxon che da tante strade et fastidj el si haveva pur alquanto resentito, et habuto gran doglia di stomaco. Or ditto Re domandò al Pontifice volesse far a sue requisitione uno altro Cardinal, zoè el suo confessor era in Franza, chiamato mons. de Unians episcopo et zerman cusino di suo barba monsig. di Brexe, fradello de monsig. Luximburg, et el Papa fo contento. Tamen volse promuover questo pronunciar in concistorio. Et a dì 21 ditto fece redur li Cardinali a concistorio, et molti Cardinali erano renitenti, dicendo poteva bastar a la maestà dil Re di haver fatto uno fuora di tempo congruo, et che voleva etiam l'altro, tamen el Pontifice disse: l'è fatto; et cussì fu eletto questo Cardinal. In questi zorni lì a Roma morite alcuni Franzesi per numero 3, dubitavano di peste, la causa perchè Franzesi non havendo paura di morbo, et ne la Franza non se schiva, volseno habitar in molte caxe a Roma che ancora non erano sta habitade da poi el morbo che fo grandissimo l'anno 1492, per el qual questo Pontifice convenne con la sua corte partirsi di la città et venir a Viterbo per alcuni mesi. Morite etiam uno de soi capitani chiamato monsig. di Salbren nepote di monsig. lo grande scudier, el qual dal Re fo molto desiderato, et pur judicaveno di peste, tamen non seguite altro.