Dil felice prosperar dil Re di Franza in Reame et fuga di Ferandino.

El Re de Franza, el qual il lassamo in San Zermano, a dì 17 Fevrer venne a uno loco chiamato Thiano vicino a Capua mia 3, et in quello intrò senza altra movesta con le sue zente. Ma ritorniamo a re Ferandino, el qual partite di San Zermano per venir a intrar in Capua con squadre 50, fanti 4000, et 2000 fanti altri paesani, che don Fedrigo li haveva mandati in suo augumento, poco mancò ditto re Ferando non intrasse in la terra, però che mons. de la Guisa con altri capitani et franzesi lo seguitò fino a presso le porte di Capua. Or, intrato in Capua el Re, li cittadini li disseno come li sariano fidelissimi, ma che non havendo Soa Majestà forza bastante a resister a tanta furia, meglio saria dovesse andar con le sue zente in Napoli, et lì fortificarsi, et che non erano disposti Capuani di haver danno nè guasto, dolendosi de la fortuna dil Re: unde, considerato questo, Ferandino disse a Capuani: Io voglio andar a Napoli, et menerò con mi tanta zente, che haverete da potervi difender, et se non vegno et ritorno doman dopoi disnar, che sarà a dì 18 ditto, ex nunc vi do licentia, fate quello acordo vi piace con il Re de Franza. Et si partì.

A dì 16 ditto, zente franzese intrò in la città di Gaeta, la qual si rese et li aperse le porte; ma la roca o vero il castello si tenne assà zorni; dove era a custodia uno fio di mons. Piero Branet fo tesorier dil re Alphonso, et uno contestabele chiamato Tutto et mondo albanese. Questa è terra a la marina, mia 20 lontan da Teracina, fo edificata cerca anni 1200 avanti lo advenimento di Christo da Enea troiano in memoria de Caieta soa bayla, sì come scrive Virgilio nel principio dil sesto di l'Eneide: ha uno bellissimo porto, ornata de fonti, cedri, mele, aranci, limoni in abondantia. È terra picola ma fortissima, et za Zenovesi la dominono et la derono al duca Felippo de Milan. El castello è inexpugnabele. Ha un gran borgo la terra, e il castello è in cima di uno scoio a colo di la montagna situato. Lo borgo abraza lo porto, a modo di uno mezzo arco. È terra amenissima, piena de zardini, et è lontana di Sessa mia 20, ha una via salizata fino a Teracina. El castello, è da saper, da l'onde marine è batuto. A l'incontro è uno altissimo monte tondo, in la summità dil qual è una antica torre di gran circuito, ben fabricata, di grosse piere, grossa di mure 12 palme, et le piere alcune longe 12 palme. Dentro è una altra torre, partita in 4 camere con altissimi volti, in do di le qual si trova aqua suavissima, che di pioza si distilla per quelli volti et muri, et si fa purgatissima. Sopra la porta è una piera de marmo con lettere: Lucius Numancius etc. Et questo basti quanto alla descritione de Gaeta.

A dì 17 el sig. Virgilio Orsini conte de Petigliano, et Zuan Jacomo di Traulzi, erano al soldo dil re Ferando, essendo a Capua, dapoi partito el Re, sachizato la cavallaritia et vardarobba dil Re, se ne fuzì a Nola mia 12 lontan da Napoli. È città grande come Vicenza, è di uno Conte. Et Zuan Jacomo preditto, habuto salvo conduto dal Re di Franza, venne a trovar Soa Majestà a Thiano, et questo perchè el Re havea mandà uno suo araldo a Capua a dir che se dovesse render, per venir a la soa obedientia. Or questo Traulzi expose al Re tre cose. La prima che el sig. Virgilio Orsini conte di Petigliano et lui si recomandereno a Soa Majestà, pregando quella le volesse accettar ne la so gratia, dimandando perdono che et havevano fatto come fidati soldati. La seconda che Capuani erano desiderosi di la sua intrata, et che se volevano dar. La terza che el re Ferandino voleva, piacendo a Soa Christianissima Majestà, venir a domandarli perdono, perchè non voleva resister, et che non voleva haver altro che qualche terra lì in Reame da poter habitar. Et queste parole fo avanti che si partisseno da Capua, et è da considerar che re Ferando lo mandasse. A le qual richieste el Re de Franza rispose. A la prima che venendo quelli ditti di sopra, li teniria per boni amici, et li perdonava ogni offesa. Zerca a Capua che, venendo voluntarie sotto la sua corona, li haveria per carissimi. A la terza che Ferando venisse da lui, che da mo li faria bona ciera, provedendolo di stato, a ciò el potesse star condecentemente, ma che non si pensasse di haver pur una casa in Reame, et che questa era ferma la sua opinione, unde Traulzi ritornò per dar risposta al re Ferando a Capua, el qual era partito per Napoli, come ho ditto di sopra. Et questo vedendo, ritornò in campo dil Re di Franza, et si fece suo homo.

A dì 17 Fevrer, come ho ditto, re Ferando venne a Napoli con alcuni di soi in sua compagnia, et chiamò li primi et principali, et li fece una oratione exortatoria, pregando si volesseno tenir almanco zorni 15. Et Napolitani pur li promesseno gran cosse, tamen fecero tutto al contrario. Et subito el Re in quella sera medema partì per ritornar a Capua, per dar.... a le soe zente. In Napoli era don Fedrigo al governo.

Ma el Re de Franza si veniva proximando verso a Capua, et venne a uno loco mia 4 luntano, per la qual cossa le zente Aragonese havendo aspettato el suo Re ritornasse di Napoli, mandono do soi dal Re de Franza, et tutte andono fuora et se disciolse chi in qua chi in là, ita che per tutto el Reame andono fuzendo. Et Capuani vedendo che Ferando a l'hora ditta non era ritornato, se reduseno a consiglio, et deliberono de mandar soi ambassadori al Re de Franza, offerendoli la terra et fermar alcuni capitoli, et licentiono el resto di le zente aragonese ivi si ritrovava. L'Orsini et Petigliano andono a Nola, come ho scritto di sopra. Et a dì 18 el Re de Franza mandò mons. de Obegnì et el sig. Prospero Colonna in Capua per fermar li capitoli con quelli di la terra, tamen avanti fusseno conclusi, in quella sera medema de dì 18, Franzesi zerca X milia introno in Capua. Etiam li nostri ambassadori era col Re, intrò questo medemo zorno, et el zorno da poi intrò el Re con pompa, come dirò.

Et Ferandino, venendo per venir a Capua a dì 18 con 2000 spagnoli, come fo divolgato, homeni assà disposti, li quali insieme con le sue zente erano in Capua, di squadre 50 et 4000 fanti, si volevano difender in Capua. Ma mia 5 luntano, intese come za la sera avanti erano Franzesi intrati dentro, unde convenne ritornar a dormir quella sera a Aversa, ch'è una terra assà bella et grande, mia 8 da Napoli, et caxe 2000, et da Capua a Napoli è solum mia 16, et la matina poi, che fo a dì 19, esso Ferando intrò in Napoli con 200 cavalli et pochi fanti, et messo in fuga el suo exercito, et Napolitani non volseno intrasse altri che li soldati napolitani, et el resto era con lui andò vagabondi.

Ed in questo zorno Napolitani erano tutti intesi de Capua, sublevati et armati, et havevano fatti alcuni remori cridando: Franza! Franza! Et a dì 18 fo crudelmente sachizato li Zudei et Marani, et fate molte disonestade per la terra, che era una compassione veder Napoli come stava. Et quel or havevano depredate le case preditte, venendo con la preda per riportarle a caxa, era su la strada da altri assaltati et toltoli quello havevano vadagnato, et non senza gran contrasto. Demum volseno metter a saco li Marani spagnoli, erano ivi molto richissimi, ma fonno defesi da molti vicini napolitani et zente che in loro caxe stavano per difensione, et etiam la soa roba l'havevano logata in diversi luoghi securi in la terra: tamen alcuni fonno messi a saco, li altri stevano serrati ne le case, et cussì tutto Napoli era in arme. Ma la Raina et sua fiola l'ynfante de Castiglia chiamata, el Prencipe de Squilazi fiul dil Pontifice et sua moglie, et etiam don Fedrigo se reduseno in Castelnuovo prima, et poi in Castel di l'Uovo per dubito dil populo, perchè za cridavano: Franza! Franza! et questo medemo fece re Ferandino. Ma vedendo non esser rimedio salvarsi, perchè Franzesi erano a presso le porte, et havia i populi contrarii, fece pur queste provisione: che messe in Castel nuovo, ch'è in la terra fortissimo et batte al mar, judicio omnium, inexpugnabile, el marchexe di Pescara fidelissimo suo et arlevato di caxa di Ragona, et molto nemico de Franzesi, et fo quello che fece far quelli danni al trombeta dil Re di Franza, come ho scritto di sopra: è huomo valentissimo, jovene era capetanio di le fanterie in Romagna. Questo intrò con zerca 800 homeni in ditto castello, tra li qual 300 spagnioli o vero biscaini, et 350 todeschi; ancora vi entrò Perucha corsaro. Et era assà vituarie, ut dicitur, per anni 25, se tanto si volesseno li custodi tener, et fornito di artigliarie et ogni altra cosa; con presuposito che si ben la terra si rendesse, ditto castello tenir si dovesse; cussì come fo. Ma da poi ditto Marchexe andò con Ferandino a Yschia. Anchora a li altri castelli messe presidio et fidata zente. Era in Castel di l'Uovo, castellano uno chiamato Antonel Pizolo di Cosenza. A la torre di San Vicenzo et il castello di Pizofalcon et Santermo fo messo fanti per custodia. Et a Castel de Capuana non messe presidio, perchè era uno palazzo bon in fortezza, dove soleva habitarvi don Alphonso al tempo era duca di Calavria, et Ferando habitava in castello.

A dì 19 fo messo a saco li cavalli di re Ferando in Napoli, et tutte le robbe in Castel di Capuana, le caxe dil Principe di Altemura et di don Alphonso, fioli che fo di quondam re Ferando. Unde, vedendo questo, el Re medemo compite di disfar la sua cavalarizia, mandando a donar molti de li suoi corsieri a soi amighi lì in Napoli; i qual corsieri di bellezza et bontà erano li primi de Italia, et non si poteva dir altro che le raze di corsieri di Napoli; et poi ordinò fusse brusate le soe stale. Et el Re preditto dimandò al populo che volesse far queste moveste. Et vedendo esser fermi in opinione per el Re de Franza, el qual a dì 20 havea mandato uno suo araldo a dimandar la terra; unde ditto Ferandino fece brusar el suo arsenal, dove eran molte galie non compide, et tutto andò a foco et fiamma, che fo una terribilità a veder et gran compassione; et cussì altre galie e arbatoze et una barza erano in acqua, et fe' brusar, di quattro nave grosse erano nel Molo, le tre; et era de botte 2000 l'una; et la quarta chiamata la Capella, di questa medema grandezza, volendola far brusar, el Cardinal di Zenoa et domino Obieto dal Fiesco protonotario volendo fuzirsi etiam loro di Napoli, gela domandò, et esso Re li compiacete et ghe la donò: el qual Cardinal si montò con ditto Obieto su ditta nave, et si slargò da la terra et si corse in mar. Quello di lui seguirà, scriverò di sotto.

Si retenne Ferandino a Castel di l'Uovo cinque galie di mons. Villa Marino et Francesco di Pau cathelani corsari nominatissimi, per poter suso montar, come fece, et con la sua brigata andar a Yschia. Ma in questo mezo fece portar assà robe che erano in Castelnuovo, in castel di l'Uovo, et cargar su le galie; et quelli de ditto Castello, a ciò niun Napoletano si acostasse, trazeva di molte bombarde. Et è da saper che, andato esso re Ferando in Castel di l'Uovo, volendo ritornar in Castelnuovo per tuor certe robbe et haver sotil di la Raina[120] erano rimaste, li fo trato una partesana da Napoletani, la qual andò quatro deda ( dita ) lontano da lui, et poco mancò non fusse morto. Et molti soi favoriti, rimasti in Napoli, dolendose pur di mutar Re, vedendo Polo Trevixan ambassador di la Signoria, poco mancò non facessero sopra di lui le sue vendette, dicendo Venetiani, non havendo voluto aiutarli, erano stati cagione di la sua ruina. Or Ferandino con li fradelli, Raina, ynfante, don Fedrigo et parenti, come ho scritto, andono in Castel di l'Uovo, dove erano seguri. Et prima traxea di Castelnuovo el fio dil Principe di Rossano, come scrissi, era presone, et lo cavò a tempo di la soa creatione di Re; et lo menò con lui. Anchora uno fio dil Principe di Salerno, el qual poi, zonto el padre in Reame, ghe lo mandò a presentar. Era etiam el conte, et fioli, di Conza, et el conte et fioli dil conte di Capazo, i quali non si mosse: ma venuto el Re de Franza, et habuto el castello, quelli liberono. Ma ritorniamo al Re de Franza, et come intrò in Napoli.