Cai dil Consejo di X

Et reduti che fonno tutti, mandono per li oratori che dovesseno venir. Et prima venne quello dil Re et Raina de Spagna; poi li tre di Maximiliano Re de Romani, mancava d. Leonardo Felz cavalier el qual era amalato; poi li tre dil Duca de Milano; et demum el legato dil Pontifice, con d. Aloisio Becheto etiam ambassador a questo praecipue mandato. Et in quella hora medema li venne lettere da Roma, che dovesse al tutto sigillar la ditta liga, et prometter per nome dil Re et Raina de Spagna di rato che in termene de do mexi el ditto Re et Raina ratificheria tutto; come etiam el suo orator cussì promesse et subscrisse; questo perchè non havia commissione di conlegarse con altri che con la Signoria nostra, et cussì poi essi Re ratificò ogni cosa. Or reduti tutti questi da poi disnar fino a hore do di notte steteno a formar li capitoli et farne cinque copie autentiche, et in nome de Yhesus Christo et de San Marco a hore zerca 24 la concluseno, et sottoscrisseno ditti capitoli. Et el legato sottoscrisse per nome dil Pontifice et di Spagna, come ho ditto; et per nome dil Papa prometteva di rato per ditti Regali de Spagna. Et per Venitiani sottoscrisse li tre deputati nominati di sopra, et li capitoli fonno in tutto n. 18, inter cetera che tutte ditte potencie prometeva in bisogno in favor di la liga di dar per uno cavalli 800 et 4000 fanti, eccetto el Pontifice che dava la mità: et questo in Italia. Ma in caso bisognasse mandar fuora de Italia, era in libertà de mandar o le zente, o vero mandarli ducati 60 milia, zoè la Signoria et Milano. Item che in termene de mexi do li collegadi debbino haver dati li soi adherenti et recomendati. Item non possi esser accettà in ditta liga niuna potentia simile a loro, sine consensu omnium colligatorum. Item la liga dà al Re di Romani, venendo a Roma a coronarse, 400 homeni d'arme, zoè cavalli 1600 la Signoria et altrettanti Milano di l'andar et di ritorno. Et altri capitoli, li quali fonno tenuti assà secreti, et però non mi extenderò molto in doverli qui scrivere. Et concluseno di manifestarla a tutti la matina seguente, et far sonar quivi campanon, facendo gran feste et fuogi, et per tutte terre e luogi di la Signoria nostra. Demum a ciò che tutti li collegati potesseno in uno zorno far solenne processione, et publicar ditta liga, terminono di publicarla la Domenica di le Palme, che sarà a dì 12 April; et subito spazono lettere prima a tutti li Rettori, notificando la conclusione et dovesseno far dimostratione. Demum scrisse al Pontifice, Re di Romani eletto Imperator, Re et Raina de Spagna et Duca de Milano, in bona forma, alegrandose insieme de questa consolatione de Italia. Et perchè el mandar del corrier in Spagna era pericoloso, che non fusse intercepto quello andava per terra ne la Franza, et toltoli le lettere, come fa etiam; ne spazò uno altro, el qual da Zenoa dovesse passar per mar a Barzelona, poi a Madrit da li Regali de Spagna, la qual nuova non poteva esser in Spagna avanti Pasqua.

A dì primo April, la mattina za per tutta la terra se divulgava questo, et tutti erano aliegri, et venne el Prencipe in Collegio molto di bona voia, et varito dil mal per alegreza per il ben di la Republica e de tutta Italia. Et mandò per Monsig. di Arzenton orator dil Re de Franza, el qual alozava a San Zorzi mazor, et venuto che 'l fo in Collegio, el Prencipe li disse: Magnifico ambassador, habiamo mandato per vui, che per l'amicitia havemo con la Majestà dil Vostro Re vi dovemo advisar et manifestar ogni nostro successo, sappiate come heri, col nome del Spirito Santo et della gloriosissima Verzene Maria et del Vangelista misser San Marco protetor nostro, qui fo conclusa et firmata una liga tra la Santità dil Summo Pontifice, la Majestà dil Re de Romani, la Maestà dil Re et Raina de Spagna, la Nostra Signoria et el Duca de Milano. Et questo habiamo fatto per conservation di Stadi nostri et per augumento di la fede et Chiesia Romana, et per deffender le raxon dil Romano Imperio, sì che adviserè la Majestà dil Re di questo. Et mentre el Principe diceva tal parole, era ordinato et cussì fo sonato campanon a S. Marco et per tutta la terra in segno de grande alegreza. Unde ditto Arzenton rimase molto atonito, et li parse assà stranio, et disse: Serenissimo Prencipe, io mel suspettava di questo za gran zorni, ma mai lo criti ( credetti ) dovesse essere, et el Roy per questo non porà tornar in Franza essendo in mezo de tutti vuj. El Prencipe rispose: sì come amigo el vorà tornar, niuno non li farà noia alcuna, ma si 'l volesse andar come nemigo, uno collegato a l'altro si converà dar aiuto et favore. Tamen scrivè al Re, che per questa liga non volemo haver rotto alcuna benivolentia havemo con Soa Majestà, imo volemo esser boni amizi: et questa liga è sta fatta per conservatione de li Stadi nostri, tanto più volentieri quanto a hora di andar contra infedeli più non si parla, sì come da prima. Et ditto orator molto maninconico tolse licentia, et vene zo per la scala senza saludar niuno, smorto assà. Et come fo a piedi di la prima scala di l'audientia, ritornò suso a la porta dil Collegio, et fece chiamar Gasparo di la Vedoa secretario nostro de primi, et li disse: replicate un poco quello a ditto el Prencipe, come andato fuor di fantasia. Et cussì iterum li disse la sustantia di questa naratione; et poi ritornò in barca per andar a San Zorzi, butando la bereta in terra, facendo segni de haver gran maninconia: la qual cossa fo mal fatta, nè seppe fenzer, sì come si suol far. Ma, judicio meo, questo processe non tanto per el Roy quanto per lui; perchè è da judicar scrivesse che mai de qui non se concluderia tal liga, per le operatione sue faceva: perchè lui dimandava a li oratori de Milano: sarà el vostro Duca in questa? et loro li rispondevano: non crediate mai, mons.; et fevano come li savii fanno nel governo de Stadi, che dimostra a li nemici voler far una cossa, poi ne fanno un'altra. Or ditto Arzenton molto se lamentava dil sig. Ludovico, dicendo che se lui non era stato, mai el Roy non passava in Italia, et che lo haveva tradito; et di tanto fastidio si buttò al letto, et la collera li mosse, et have alquanto di fastidio, benchè li fusse mandato medici per la Signoria, quali concluseno non harebbe mal niuno, ma era alquanto contaminato; come cussì fo.