Ancora la Signoria mandò per lo ambassador di Napoli d. Johane Baptista Spinelli, el qual fino hora era stato vestito lugubre; non portava cadena, secondo el consueto suo, sora la vesta; tamen havia servato gran fede al suo re Ferandino, et mai volse rebellarli come fece li altri ambassadori in diversi luogi, qual ho scritto di sopra. Et la sua caxa a Napoli fo sachizata. Et andato in Collegio el Prencipe li notificò la conclusione di sta liga, dicendoli altre parole che quelle di Arzenton. Et lui sapientissimamente li rispose, concludendo el suo Re sempre saria et doveva esser bon fiul di questa Illustrissima Signoria, et venne fuora molto aliegro, et d'indi poi, come dirò di sotto, si vestite di color et seda, ponendesi lo colar d'oro, et sempre fo honorato come orator dil Re de Napoli, licet fusse fuora dil Regno. Et è da saper che ditto orator molto se faticò con la Signoria et altri oratori in voler nominar el suo Re in questa liga: tamen mai non volseno per bon rispetto, perchè sarebbe stata senza dir altro contra el Re de Franza.
Oltra di questo fo mandato per l'ambassador dil Duca di Ferrara Aldromandino di Guidoni, li fo notificato di tal liga et scritto una lettera ducal al so Signor. Et come se intese per lettere del vicedomino nostro, non fece dimostratione alcuna in soni, in fuogi, licet fusse recomendato fiol di questa Signoria et suocero dil Duca de Milano. Questo fece, ut dicitur, perchè havia don Ferante so fiol a Napoli col Re de Franza, et etiam perchè lui non era in sta liga, nè poteva intrar se non per adherente di le parte, per non esserli sta reservà luogo alcuno.
Fo mandato ancora per l'ambassador dil Marchexe de Mantoa, Antonio Triumpho, et chiaritoli il modo di la liga, et scritto al Marchexe, el qual dimostrò grande alegreza, et fece soni, fuogi et gran feste. Et poi ditto ambassador, habuta risposta del suo Signor, andò in Collegio, offerendose esser in ordine di la conduta havia, a ogni beneplacito di questa Signoria; et in ogni luoco el fusse mandato era presto a ubedir. Et a dì 4 April zonse in questa terra 40 cavalli barbareschi o vero turcheschi dil Sig. Turco li mandava, et havia dato la tratta de questi a esso Marchexe, tra li qual ne era 4 che ditto Sig. Turco li mandava a donar, forniti benissimo a la turchesca: questo per l'amicitia hanno insieme. Et spesso el Marchexe manda presenti a Costantinopoli, et, come ho scritto di sopra, si fa chiamar Turco.
Fo etiam mandato per l'ambassador dil sig. de Rimano conte Ludovico Boschetto, et advisato di questo, et scritoli per la Signoria fece grande leticia et festa. Et da poi se partì ditto orator et andò a Rimano a far poner in ordine el Signor di la conduta have, per li bisogni potevano occorrer.
A Venetia e per tutte le terre et luogi nostri, quam primum lo inteseno, maxime da la parte de terra, perchè fo scritto a li Retori di le terre principal, et loro avisaveno a li castelli di quello territorio, zoè Chioza, Padoa, Vicenza, Ruigo, Verona, Bressa, Bergamo, Crema, Treviso, Cividal, Feltre, Udene et Ravena. Unde tre zorni continui fo sonato campanon, et la sera fatto lumiere per li campanieli et castelli, etiam a caxa de li oratori de Maximiano et Spagna, Legato et Milano, sì dove steva el primo, quam qui a la caxa dil Marchexe, dove erano alozati li altri do, fo posto fuora di le finestre lumiere, ita che pareva tutta la terra fusse in alegreza. Et cussì al fontego de Todeschi, per esser suposti a l'imperador; et prima si era in qualche paura, dicendo: che succederà di questo Re? a hora tutti jubilava.
A Milano el Duca, ritrovandose a Vegevene, subito inteso la nuova di questa liga, a pena potè compir de lezer la lettera da tanta consolatione, però che in questa era confirmato Duca de Milano etc. Et ordenò fosse fatto gran feste et soni, et mandò a Milano et per tutto el dominio a far el simile. Et el sig. Galeazo de Sanseverino suo zenero era amalato alquanto, quam primum sentì questa, disse al Duca: Signor, io son varito, nè ho più mal, et sempre voglio esser devotissimo fiul et servitor di la Ill. ma Signoria de Venetia. Et subito el Duca scrisse a li soi ambassadori era de opinione non star a indusiar, et voleva andar a tuor Aste, et che dovesse conferir con la Signoria de questo, et dete danari a le soe zente. Quello seguirà intenderete.
A Roma, zonto che fo la nuova di la conclusione di la liga, non fo fatto festa alcuna per hora; ma ben preparavano di far solenne publicatione. Et el Pontifice era in gran benivolentia con l'ambassador nostro, et con quello molto si slargava.
Provisione fatte a Venetia et cosse seguide in varii luogi fin al publicar di la liga.
Da poi fatta tal sanctissima liga, a dì primo April fo Pregadi, et più non se cazava li Papalisti, et fo chiamato per far provisione zerca al Pontifice, el qual havendo richiesto cavalli et fanti, conclusa che fusse sta liga, per sua securtà li fusse mandati, fo decretà de mandar per lettere de cambii a Hieronimo Zorzi orator in Corte ducati 4000 a ciò subito facesse 1000 fanti. Et fo mandato Zuan Filippo de la Banca vicecollateral a Ravenna, perchè ivi fusse a queste cosse con ditto ambassador, et etiam Francesco Grasso capetanio di la cittadella de Verona, el qual a caso andava a Roma a tuor la moglie, fo figlia dil sig. Deiphebo de l'Anguilara. Venuto in Collegio offerendosi, li fu comesso dovesse esser capo et governo de ditti fanti si dovea far a Roma; licet poi fusse provisionati, come dirò più avanti. Scrisseno ancora a Milano che 'l Duca dovesse mandar a far la sua parte a Roma. Etiam fo scritto lettere a diversi Re dil mondo per la Signoria nostra, notificandoli di tal liga, et al secretario era andato al Sig. Turco; nè si sapeva dil zonzer.
A dì 2 ditto la mattina in camera dil Prencipe se reduseno tutti li ambassadori di la liga, eccetto quello de Spagna era amalato; ai qual fonno lette le lettere di Roma habute, et inter eos fo deliberato in questo principio de far ogni provisione, zoè che Maximiano vengi prestissimo in Italia a coronarse a Roma, et scrittoli erano in ordine di darli li 400 homeni d'arme, et cussì etiam Milano. Et a dì 3 do de li soi ambassadori, zoè lo episcopo di Trento et domino Gualtier de Stadia, havendo tolto licentia ritornono in Elemagna, dicendo volevano andar contra el suo Re et farli pressa, et li altri do restò; ma, publicata la liga, etiam loro se partino: et dicevano el Re sarebbe per la Sensa ( l'Ascensione ) in Roma. Et a questi ambassadori, a tutti diversamente, li fo fatto presenti per la Signoria, di panni d'oro et di seda, per valuta de zerca ducati mille.