Dal vigilato covo
L'orgoglio ibrido freme,
E al cor d'Italia novo
Tesoro e sangue spreme:
D'orbe fidanze gravi
Salpan ferrate navi.
Brillan su la guernita
Tolda gl'itali figli,
Cui tarda espor la vita
Ai perfidi perigli,
Che coi predoni a gara
La terra e il ciel prepara.
Volate, o generosi
Figli, all'infausto lido;
Turbate i sanguinosi
Ozj allo stuolo infido,
Che su la strage inulta
Ebbro di sangue esulta.
Vincete. Oh scarsa, incerta
Vittoria! Ecco, dal grembo
Della sabbia deserta
Strano improvviso nembo
Sorge, e in ferina guerra
Il vessil nostro atterra.
Voi là nel baluardo
Ultimo accolti, invano
Con ansioso sguardo
Tentate il mar lontano,
Se a voi pochi e mal vivi
Patrio soccorso arrivi.
Ma per l'immensa arsura
Delle voraci arene
Solo la Febbre, oscura
Liberatrice, viene;
E in voi dall'ignea bocca
Funesti aliti scocca.
Ahi, nè certezza o speme
D'onore o d'util nostro
Lenirà l'ore estreme
Del sagrificio vostro,
Non le cure affannose
Delle imprecanti spose.
Ben presso al limitare
Della fredda quíete,
Sorger fra cielo e mare
Un'alta Ombra vedrete,
Squallida il seno, indoma
Ancor che oppressa, Roma:
E non per questo, o amati
Petti, pietosa grida,
Reggendo a infaticati
Studj con alma fida,
Il braccio armaste e il core Di ferro e di valore!
Ardea nelle capaci
Menti un'altera idea:
Piombar serrati, audaci
Su la grifagna rea,
Che l'ultima latina
Terra aduggiando inquina.