Che importa, se al nostro uscio Lazzaro derelitto
Frignando invidj a' nostri cani il pranzo?
Avrà, quand'ei non sia ad alcun Fascio ascritto,
Pur qualche avanzo.

Che ci fa, se a quest'ora al suon della mitraglia
Nel ribelle Tigrè riddi la morte?
Terran le nostre schiere, in qual che sia battaglia,
Fronte alla sorte!

Pugnate, eroici petti, cadete; ad una voce
Noi gridiam «Viva!» e alziam colmo il bicchiere;
Le vostre salme avranno la medaglia e la croce
Di cavaliere.

L'onor della bandiera val bene una tal guerra;
Chiedon vendetta i nostri morti; e poi
L'ufficio glorioso d'incivilir la terra
L'abbiamo noi!

Gli Abissini, si sa, son predoni, selvaggi,
E con loro bisogna esser maneschi;
Trucidar donne, vecchi, fanciulli; arder villaggi...
Viva Radetzki!

In ogni caso, giova a noi, spiriti fini,
Mandar la calda giovinaglia a spasso:
La guerra a chi la plètora ha d'odj cittadini
È un buon salasso.

Urla, profeta nero, i tuoi strambotti audaci
All'egre ciurme ch'aízzando vai:
Noi delibiamo intanto con labbra arse da' baci
Reno e Tokai!

II.