Non ei però si arresta. La pensierosa faccia
Torce da lor, qual da bruttura, altrove,
Mormorando con voce ch'è fede, e par minaccia:
Eppur si muove!
Diritto, nella tragica sera che preme il mondo,
Strali e sogni vibrando all'età rea,
Passa incontaminato tra 'l bulicame immondo,
Non uomo, Idea.
Volano a lui dintorno dagli spazj stellati
Corruscanti fantasmi, ignee chimere,
Fronti di lauro cinte, petti di palma ornati,
Falangi austere.
Ah! non hai tu, regina, cui Dante un trono eresse
Sovra i popoli tutti, a Dio vicino,
Tu, nel cui core eterno di tutto il mondo lesse
Vico il destino;
Tu, santa, cui Mazzini invocava in ginocchio
Nel freddo esilio; tu ch'a' più begli anni
Schiacciavi, del Nizzardo sotto al fulmineo cocchio,
Sette tiranni;
Non hai tu, donna, or ora a turpi sgherri in braccio
Inebbriati di poter maligno,
A chi diceati: «Pensa!» gittato in volto il ghiaccio
Del tuo sogghigno?
Non hai tu, che d'oltraggio le pure anime cibi,
Negato il pane al Giusto, il culto al Vero,
Per onorar l'Inganno, per ingrassar gli Scribi
Del vitupero?
Difeso col tuo nome, del tuo pallio coverto
Chi fa dell'are tue bisca e bordello?
Chi, più che penna o spada, è a maneggiare esperto
Il grimaldello?
Profuso oro a' bertoni d'Astrea fatta baldracca?
Procacciato a Bonturo onor divino?
Scolpito in marmi e in bronzi (oh Giusti!) la guarnacca
Di Truffaldino?
Non hai tu, barcheggiando su le calde fiumane
Del pianto, druda delle altrui vendette,
Scagliato ai derelitti, che ti chiedeano pane,
Piombo e manette?