Non hai, madre, sofferto ch'a' tuoi sacri captivi
Fosse un raggio di sole anco vietato?
Non hai tu su la fossa dei tuoi martiri vivi
Cancaneggiato?

Ed ecco, or nell'ecclissi del tuo giudizio, alata
Furia al tuo capo la Giustizia romba;
E l'Espiazione, vermiglia aquila irata,
Sopra a te piomba!

Oh fragor d'improvvisi sdegni e d'immani lutti,
Dal ciel, dal mar, dalle cruente arene!
Oh suon misterioso di palpitanti flutti:
Ecco, ella viene!

Sostano a' campi avari, alle officine, intorno,
L'opere in minacciosa alta quíete;
L'austero Etna nevoso, che si arrubina al giorno,
Viene, ripete.

Dalle reggie pollute, dai trafficati altari
Sorgono al casto cielo ululi immensi;
Mandano le severe Alpi a' bollenti mari
Fraterni assensi.

O monti, asceti assorti nello splendor del Nume,
O flutto uman cui la speranza investe,
O dei cieli e dei cuori interminabil lume,
Voi mentireste?

(Genn. '96).