Tal su l'altro di nembi ira sfrenossi,
Che le pigre ombre e 'l gelo
Fuggendo e da pugnace indole mossi

I suoi fieri cultor sott'altro cielo
Ruppero, e fûro al corso
Tigri, e demòni al fulminar del telo.

Serrate, o stolti, a l'ire orrende il morso;
E più dei truci acciari
Abbia su'l vostro cor punta il rimorso!

Entro al fin dei suoi monti e dei suoi mari
Vigili ognuno, e il volo
Sfreni al pensier, che fa temuti e chiari.

Vedrete allor da l'uno a l'altro polo
Sorger le genti, e avranno
Per sentiero diverso un pensier solo;

E, spento prima ogni desío tiranno
Ed ogni error conquiso,
Fide a Giustizia e a Libertà staranno!—

Salve, o diva Scïenza; al detto, al viso
Che sopra ogni altro estimo,
Ai voli rutilanti io ti ravviso!

Per te del mio pensier l'ali sublimo;
Per te nei sanguinosi
Studî de l'armi il popol mio va primo.

Tu che, amica de l'opre, i neghittosi
Ozî diradi, e vivi
Vigil sempre ed eterna e mai non posi,

Tu che redimi a libertà i captivi,
I restii sproni, e godi
Sovra l'ombre versar la luce a rivi,