—Ben veggio: è indarno
Ogni mio favellar. Ma se in te morto
È il pontefice e il re, l'uomo ancor vive;
Odimi dunque, o sciagurato, e trema.
L'ara di Dio non crollerà: cadranno
Gli astri del ciel, la fede no. La terra
Stanca è d'ire e di stragi, e pace e amore
Cerca, e l'avrà. Dio tornerà su queste
Sedi, da cui tu lo cacciasti in bando;
Tornerà Pietro a regnar l'alme: assiso
Umilemente a Cesare da lato,
Avrà di lui non men possente impero
E più vasto d'assai. Tu muori intanto,
Implacabile vecchio; impreca, e muori
Impenitente; al tuo letto custodi
La tua memoria e la Coscienza io lascio! —
Disse, e disparve. Il bieco occhio e la voce
Mosse il fiero morente, e una tremenda
Vista mirò. Più sol non era: accanto,
A piè del letto, al capezzal, d'intorno
Un popolo sorgea di brulicanti
Scheletri: avean ne le profonde occhiaie
Come due fiamme che parean pupille,
E un tal verso facean con le dentate
Mascelle, che parea voce e sogghigno.
Trema, boccheggia il vecchio irto; l'infermo
Corpo giù giù tra le diffuse coltri,
Scivolando, rannicchia; e freddo, cheto,
Senza respir, con muto occhio furtivo
Segue dei suoi tremendi ospiti i moti.
Uno spettro parlò:
—Possa la voce,
Che un'altra volta acquisto,
Strazïarti così, vecchio feroce,
Trafficator del Cristo,
Che, incenerito il reo manto e la stola,
Di cui nascondi invan l'anima fella,
De le vive tue carni ogni parola
Un bran vivo divella!
D'ossa e di polpe ignuda
La negra anima tua sensibil resti;
Ch'io l'afferri, e nei miei pugni la chiuda,
E co 'l piè la calpesti!
Forse canuto a par di te non era
Vecchio cadente anch'io?
Non era tua quell'itala bandiera,
A cui tutto fu sacro il viver mio?
Ma tu, Giuda due volte, il bacio vile
A Cristo e al popol dato,
Tolto di sotto al manto il doppio stile,
Li trafiggesti entrambi al manco lato.
Sbucaron da li Elvezî antri le ladre
Turbe, che a libertà mal dànno il petto,
Se, liberate da la man d'un Padre,
A prezzo maledetto
Concedon l'alme, e li venali artigli
Affondano nei fianchi
De l'abusate vergini, ed i figli
Sotto agli occhi dei padri infermi e bianchi
Svenano. O voi, più dei miei pover'occhi
Cari lattanti e nuore giovinette,
Voi sedevate attorno ai miei ginocchi,
Come innocue agnellette,