Occhio eterno del ciel, potessi io pure

A te drizzar le penne;

E scosso il peso del natio dolore,

Ond'io vivo quaggiù stanca e delusa,

Circonfondermi anch'io del tuo splendore,

Essere in te confusa!

E con l'arcana melodia, che ignora

Sol nel mondo l'abietta alma e la rea,

Così a la giovinetta anima allora

Il bianco astro dicea: