Un altro soldato vi ha aggiunto sotto, col carbone, un avvertimento, così:
(Visite brevi).
Arrampicandomi dal basso su per la costa e penetrando nel monte oltre Storo, su per val d'Ampola e valle di Ledro, verso Bezzecca, passo dalla visione modernissima delle trincee murate a quella tradizionale dell'attendamento. Vaste distese di tende coniche sul declivio dolce degli incavi del monte; ranci che stanno cocendo nelle pentole nere, sui fuochi enormi, al riparo di rocce annerite dal fumo; un rigagnolo largo e chiaro margina l'accampamento e i soldati vi scendono a lavar le stoviglie; sfondo di rupi dense di cespugli, file di salici lungo il rigagnolo. Potrebb'essere nell'“Orlando Furioso”.
Tutt'a un tratto tra i soldati che formicolano in mezzo alle tende, si vede un gran movimento: si raggruppano a sciami, corrono tutti verso il rigagnolo, lo attraversano, ne risalgono il margine, s'arrampicano fino alla strada... per veder passare il Re d'Italia.
Perchè il Re d'Italia è passato di qui stamattina. Si ha l'impressione che passi ogni mattina, dappertutto. Chiunque per qualsiasi ragione è stato anche un giorno solo ad un punto qualunque del fronte, specialmente se avanzato ed esposto, ha incontrato il Re, che passava. Non passava soltanto: si tratteneva a vedere minutamente ogni opera, ogni posizione: si spingeva nei luoghi più scoperti, per rendersi conto dei pericoli e delle difese; si prodigava ai soldati. Nessuno, di tante e tante migliaia di soldati, va al fuoco senza aver visto il Re, senz'aver sentito la sua parola.
Il Re passa. Un sorriso di saluto illumina i suoi occhi penetranti e tutto il suo volto brunito dalla guerra, dimagrato dal fervore. E il soldato italiano, anima eterna di ribelle sol perchè teme la disuguaglianza e l'orgogliosa superbia, il soldato italiano, poi che ha visto un istante il Re esporsi al suo fianco e sorridergli, va volentieri incontro alla morte, e al disagio che è più terribile della morte.
Per questo si vincono i reticolati più irti, le trincee più solide e le montagne più impervie.
La via di Trento
Ala, 23 agosto.
Ognuna delle grandi e fonde retrovie che stiamo visitando, lunghi e complessi meandri di avvallamenti e di alture, ha un suo carattere e un suo colore e una sua voce specialissimi, quali sono imposti ad essa dalla natura dei luoghi e dal modo di guerra che fino a oggi l'ha fronteggiata. In Valtellina e in Valcamonica i silenzi vasti dell'alta montagna non paion vinti neppure dal calpestìo infinito delle file di salmerie che rigano ogni viottolo, e le sfilate dei soldati mantengono quel carattere di malinconia taciturna e intimamente inquieta che è caratteristica degli abitatori dei monti. Invece nelle valli del Trentino meridionale, specialmente in Val Giudicaria, c'è più sole: suona di vetta in vetta più frequente il cannone, mentre tuttavia la curiosità del viandante è attratta specialmente al suolo su cui fioriscono e s'intricano continui gli agguati della difesa. Ivi il soldato e l'ufficiale paiono più giocondi e la loro fede nel domani si colora di un entusiasmo più rumoroso. Sentite ancora lo slancio del balzo improvviso onde qui si son portati più innanzi che sugli altri punti del confine. Nelle valli laterali del Veronese l'attenzione si porta specialmente verso l'alto, ai formidabili rafforzamenti delle cime. Guardano alle cime sempre i soldati di là, anche dal fondo delle trincee più in basso. Ripensato poi nel suo assieme l'aspetto militare delle tre vaste retrovie è di sicurezza, di permanenza, di incrollabilità.