Non mi è possibile giustificare con particolari di fatto, che la illustrerebbero perfettamente, una mia chiarissima impressione: ed è questa, che di mano in mano che la linea avanza essa si fa confine destinato a non arretrar più, nemmeno per transitoria sventura di guerra, perchè immediatamente alle sue spalle qualche cosa viene di continuo solidificandosi, cristallizzandosi, integrandosi subito con la natura gigantesca e rude del suolo.
□ □ □
Qualche cosa di tutti questi caratteri insieme, e in più un aspetto suo particolarissimo, ha la linea centrale e fondamentale per cui si penetra nel cuore del Trentino, fino a Trento stessa, cioè la Val d'Adige, scavata profondamente tra pareti diritte e altissime di pietra nelle tragiche Chiuse, poi mano mano aperta su scenari più larghi, di linee più sobrie, solenne sempre anche dove è più verde.
È curioso e insieme ben naturale l'interesse e l'animo specialissimo con cui ci si accosta ai luoghi ch'ebbero maggior risalto nei bollettini ufficiali, sovrapponendo un'immagine viva sui nomi che — è pur da confessare — riuscivano nuovi e rimanevano vaghi alla comune ignoranza italiana della geografia nostra di questa regione.
Ma in questo tratto ne troviamo invece i nomi più noti, quelli che al nostro lungo desiderio sonaron sempre più significativi; e quando il quarto comunicato di guerra ci disse presa Ala, ci orientammo immediatamente, ci sentimmo uscire dalla strategia, ebbimo subito il senso geografico dell'avanzata nazionale. L'Adige era il fiume irredento per eccellenza. Rovereto e Trento: due nomi che riassunsero sempre alla nostra mente tutta la regione, in quanto essa doveva avere di più profondamente italiano. Anche ora e anche correndo le altre valli, le più meridionali, o le laterali della regione, in qualunque punto siamo, i soldati hanno da indicarci una cima o un costone a destra o a sinistra o di faccia, o almeno almeno una nuvola che in quel momento si sia alzata dall'orizzonte verso noi, e ci dicono con una specie di malizia: — sotto quello, vede? di là, un po' più in qua, c'è Trento. — Oppure si riferiscono a Rovereto. Anche senza conoscere il nome di Rosmini, Rovereto ha per loro un grande valore d'italianità.
È come un anticipo di Trento. Ci sono ancora nelle strade maestre tornate nostre le indicazioni chilometriche poste dal vecchio regime, e si riferiscono tutte a Rovereto e ciò le fa eloquentissime: a Rovereto km.... I puntolini rappresentano un numero piccolissimo. E molti di quei soldati, creo, a Rovereto si sono avvicinati molto, alla spicciolata, in pochi, per ordini o per iniziative individuali, per ragioni militari o per invincibile curiosità.
Ora, come Rovereto per Trento, così è un poco Ala per Rovereto: Ala che fu subito nostra, ma nostra del tutto solidamente per sempre, in quel primissimo slancio che ci creò di colpo un confine nuovo e sicuro, tale da permetterci di cominciare di là la guerra lente e precisa, di penetrazione immediatamente seguìta da rafforzamenti, che è il capolavoro quotidiano del nostro esercito e del nostro comando.
Ricordate:
Il 24 maggio le nostre truppe prendendo ovunque l'offensiva occuparono i seguenti punti: Forcella di Montozzo, Tonale, Ponte Caffaro in Val Giudicaria, terreno a nord di Ferrara di Monte Baldo, Monte Corno, Monte Foppiano sul versante nord dei Lessini, Monte Pasubio, Monte Baffelan, alle testate delle valli Agno e Leogra, alti passi nella Val Brenta.