Era come una mano che avesse afferrata intera, intorno intorno, la preda viva e cominciasse a stringerla. Il giorno dopo:

Fu occupato anche il monte Altissimo di Monte Baldo.

Dall'Altissimo scendemmo subito giù verso Val d'Adige, e risalimmo il fondo della valle sino ad Ala. Infatti, due giorni dopo:

27 maggio — Truppe di fanteria rinforzate da guardie di finanza e da artiglieria, da Peri per le due rive dell'Adige avanzarono verso Ala. Espugnato il villaggio di Pilcante, coperto da più ordini di trincee, si impossessarono solidamente di Ala. Il combattimento durò da mezzogiorno a sera.

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Ventisette maggio. E il nostro animo esulta quando, entrati in Ala, vediamo il nome di 27 maggio su di una delle vie principali. E un'altra si chiama via Umberto I, e un'altra via Vittorio Emanuele III. Ma la nostra commozione si fa dolorosa scorgendo, sulla piazza in cui quelle vie convergono, il nome: Piazza Antonio Cantore.

Ala è occupata solidamente. Quei quattro nomi sono la miglior garanzia della solidità della nostra occupazione.

Procedendo a ritroso dell'Adige su, verso Rovereto, vedremo prove più positive di questa solidità. Per ora abbandoniamoci al senso indefinibile di agio che ci avvolge entrando in Ala, rimanendovi, come ho voluto fare, un giorno e una notte, per sentirmi attorno un po' strettamente la vita della città.

Senso di agio, ho detto. Forse qualcuno si aspetterebbe piuttosto quello dell'entusiasmo. Non è così. Anzi, sulle prime, discorrendo con quegli italiani tornati alla patria, vi sorprende qualcosa che può sapere di indifferenza. Venuti dalle città lontane, dove si sbandiera a ogni occasione, supponete che ogni trentino redento non debba far altro che parlarvi del grande avvenimento, vi aspettate da tutti il racconto del gran giorno — 27 maggio — e sfoghi contro l'antico regime ed effusioni di beatitudine per il nuovo, con valanghe di episodii.... Nulla di tutto questo. Bisogna interrogarli, per sentirsi dire le poche cose semplici e ormai ben note che vi possono dire intorno agli anni che precedettero e ai giorni che seguirono il 27 maggio del 1915. Poche parole, semplici, sintetiche, asciutte e timide insieme. Andate invano, qui, a caccia dell'aneddoto episodio: se ci tenete dovete immaginarlo da voi. Questo sulle prime, come dicevo, sorprende e disorienta. Possibile che sia indifferenza? In tutti tutti? Non è indifferenza. Non so spiegare con una parola sola che cosa sia. Intanto è un poco di pudore del parlare d'una cosa molto sacra, che è stata loro a cuore per molti anni, che hanno raggiunto quando quasi ne disperavano. È difficile che l'uomo ami parlarvi e lasciarvi parlare di un grande e arduo amore che abbia finalmente raggiunto il suo sogno. Solo gli amanti delusi si sfogano lungamente.

Pudore, dunque. Ed è ancora pudore quello che impedisce ai rinati di soffermarsi a ricordare un tempo che u per essi — ve ne accorgerete subito — di umiliazione più ancora che di sofferenza materiale.