Così arrivammo a San Zeno, ch'era il tramonto, e i marmi della facciata parevano fusi d'oro antico e d'avorio e di miele. Ma Giulietta, calando sugli occhi neri la cortina fitta delle ciglia, mi susurrò:

— Entriamo. Là non ci vedrà nessuno, e non mi parlerai di non so che guerra. —

Invece ci vide subito il custode della chiesa, e si mise ai nostri fianchi e cominciò a parlarci d'arte.

— Questi capitelli sono d'ordine corinzio. Il fonte battesimale, in un solo blocco di marmo, è dell'undicesimo secolo. Invece gli affreschi di destra sono del dodicesimo.

— E quelle di che secolo sono? — domandò Giulietta.

E additava due maravigliose chiazze gialle e purpuree che il sole occidente penetrando dritto dalle vetrate aveva scagliato sul marmo in cima all'altare di fondo. Il custode guardò Giulietta, e s'interruppe costernato.

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Sul ponte di Castello Vecchio la salutai, lasciandole un ammonimento:

— Ricordati, amorosa Giulietta, che lassù, nei paesi del nord, Margherita fa le calze di lana per i soldati che faranno la guerra d'inverno. —

Giulietta rabbrividì, e rispose: