La resistenza non era stata grande. Più che contro i soldati austriaci dovemmo lottare contro i rinnegati, spie locali organizzate dall'antico dominatore. È noto l'episodio del telefono scoperto sotto l'altare della chiesa parrocchiale di Pozzacchio. La congiura si stringeva attorno al parroco. Parecchi dei paesi del territorio furono allora sgombrati, e la Vallarsa fu nostra. N'era appunto il tempo. Oltre che il forte di Pozzacchio, ho visto a Valmorbia una chiara prova della preparazione offensiva che l'Austria stava facendo contro di noi: un sedicente asilo, fondato per donazione dell'imperatore, era un magnifico modernissimo ospedale di primo soccorso. Ce ne impadronimmo, e serve a noi, come il forte.

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Da Albaredo giù per Pozzacchio declinando verso est, la nostra linea presente disegna un breve cuneo che scende fino a Col Santo, e di qui risale a raggiungere Valle del Terragnolo, di là dalla quale tuonano gli altipiani di Folgaria,[3] di Lavarone, d'Asiago.

Essi, di là dalla Vallarsa e dai Sette Comuni, difendono i passaggi da Val d'Adige a Valsugana (la valle del Brenta, via austriaca d'invasione dal Trentino verso est), che si ricongiunge con quella a Trento. I passi tra Val d'Adige e Valsugana erano sbarrati da forti modernissimi: Luserna, Spitz Verle, Busa Verle, Belvedere. Ma occupato il Lavarone subito ai primi giorni di guerra, di là battemmo il Luserna, che il 31 di maggio tacque e alzò bandiera bianca. Allora il Belvedere, situato più indietro, subito lo bombardò per punirlo della resa. Poi lo stesso forte di Belvedere cominciò ad affievolire. Il 3 di giugno anche lo Spitz Verle taceva e il fuoco del Belvedere e del Busa Verle erano diventati debolissimi. E fin dal 29 avevamo demolito un'opera moderna sulla cima di Vézena (a est delle sorgenti del Brenta) e occupati la cima stessa e il villaggio sottostante, sulla strada del monte Cost'Alta.

Di tutta la Valsugana avemmo ragione abbastanza facilmente. Scalato di sorpresa, il giorno 24, il Salubio, le difese della valle, che si concentravano a Telve sopra Borgo, furono immediatamente eliminate. Preso similmente il Civaron potemmo fare un primo spostamento in avanti di tutta la linea verso Borgo, appoggiando la sinistra al Civaron stesso e la destra ai monti Cima e Cimon Rava già precedentemente occupati dalle truppe che fin dai primi giorni avevano occupato Pieve di Tesino e Castel Tesino. Così si giunse alla linea del torrente Maso, affluente di sinistra del Brenta. Un secondo spostamento avvenne il 25 agosto portandoci su di una nuova linea, che, appoggiata a monte Armentera e a monte Salubio, descriveva un arco, concavo verso ovest, intorno a Borgo. Da ultimo, appunto ier l'altro, espugnando Cima Cista, a dominio del Salubio, liberammo le nostre truppe che occupano questo monte dalle molestie del nemico; inoltre la nuova occupazione ci permetterà d'intensificare l'azione contro le posizioni che attorniano Borgo. Borgo per ora è rimasta città neutra, visitata tratto tratto da italiani e da austriaci, e non sempre alternatamente. Contro gli austriaci la possono difendere il Salubio e il Civaron, ma in faccia la bombarda il Panarotta, formidabile barriera, munita di forti corazzati con cinque cannoni in cupola da 152.[4] Fa parte dei migliori preparativi anti-italiani dell'Austria, come la maravigliosa, arditissima strada militare che da Strigno, seguendo una linea parallela a quella dell'antico confine, va a raggiungere la Valle del Cismon e Fiera di Primiero, congiungendo così due delle più ridenti regioni di villeggiatura che la guerra abbia disturbato in quella specie di grande albergo tra turistico e militare che l'Austria aveva fatto di tutto questo settore.

Raggiungendo appunto, da Valsugana, Val Cismon, a Pieve di Tesino ho avuto il piacere di stringere la mano all'ingegnere Demetrio Avanzo, già presidente della sezione locale della Lega Nazionale. Per merito suo la famigerata Volksbund non era riuscita a stabilire a Pieve una sezione, mentre v'era riuscita a Castel Tesino. Anche il parroco di Pieve, don Picoroaz, collaborò arditamente a impedire l'insediarsi della Volksbund nella sua cura. Poi sono passato per l'albergo del Broccon, uno dei più caratteristici luoghi per chi volesse studiare quell'arte dello sfruttamento militare del turismo, o meglio del mascheramento turistico della preparazione offensiva, che è l'unica autentica invenzione della maledetta razza tedesca. A questo albergo, sovvenzionato dal governo austriaco, sopra un importante nodo stradale a mezza via tra Castel Tesino e Canale San Bovo, in mezzo a importanti posizioni già austriache, venivano ogni anno gli allievi della scuola di guerra a prepararsi all'invasione della nazione alleata.

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Così siamo a Fiera di Primiero, il centro ridente della ridentissima valle del Cismon, che si sviluppa verso nord e congiunge le regioni del fianco orientale del Trentino con quelle del Cadore.