A Fiera di Primiero prima dell'agosto del '14 c'erano quattrocento uomini e una sezione di mitragliatrici. Ma dopo lo scoppio della guerra europea v'era rimasto solo un capitano galiziano, Edoardo Velker, con duecento soldati di nuovo richiamo, quasi tutti di qui, anziani, più alcuni finanzieri e gendarmi.
Il giovedì avanti la nostra dichiarazione di guerra avevan fatto saltare il ponte di San Silvestro e due altri a Tonadico e avevan dato fuoco alle segherie di Tonadico. Il ponte non era caduto del tutto: mandarono lo chauffeur del capitano Velker a vederne lo stato: egli ritornò con la notizia che s'avanzava un reggimento di Alpini. Allora il capitano telefonò a Predazzo (ov'era il comando di divisione della colonna Concini) con l'ordine di partire immediatamente. Verso le 7 pomeridiane del 23 tutti erano in chiesa, quando venne il telegramma annunziante la dichiarazione di guerra. Pioveva a torrenti. Velker parte in automobile e lascia la truppa in balia dei gendarmi e dei finanzieri. Arrivato a San Martino di Castrozza scende dall'automobile, vi appicca il fuoco, e parte per la via dei boschi.
La truppa partì a sua volta verso le 10: il paese, sotto la pioggia dirotta, era una confusione enorme. A San Martino i soldati austriaci dettero fuoco agli alberghi ch'eran vuoti: ce n'era per circa quindici milioni di solo valore degli stabili. Fiera di Primiero è rimasta sgombra totalmente di truppe.
Il 25 verso le tre pomeridiane arrivarono tre bersaglieri, ai quali il sindaco consegnò le chiavi della gendarmeria. Delle autorità civili non rimasero che quattro impiegati. Verso sera giunse un'altra ventina di bersaglieri e un alpino, i quali tutti ripartirono la sera stessa. Verso le due e mezzo del pomeriggio seguente viene da San Martino un gendarme austriaco con un militare; era la seconda festa di Pentecoste. La popolazione aveva levato dal paese tutte le aquile austriache e le insegne tedesche. Il gendarme, visto ciò, voleva trarre in arresto e portare a Tonadico il sindaco, ma questi rifiutò di muoversi. Allora il gendarme, tanto per far qualche cosa, portò a Tonadico un tenente della guardia civile che nel frattempo era tornato (e che più tardi, rilasciato da quelli, fu da noi internato). Intanto un cittadino era andato a chiamare i bersaglieri ch'erano nei dintorni: ne accorsero tre o quattro e in un'osteria di Tonadico arrestarono il gendarme e il militare e li portarono a Cereda, ov'era il comando. Il 27 da Cereda giunsero a Fiera di Primiero altre truppe, anch'esse in maggioranza di bersaglieri: la popolazione, come già aveva fatto dei primi, li accolse con mal dissimulato spavento perchè era persuasa che dietro essi dovessero arrivare ascari a stuprare le donne. Mi piace nominar qui a titolo di onore la signora Sirmion e la signorina Mengoni, di Rovereto, che si trovavano a Fiera e andarono subito incontro ai primi bersaglieri sventolando un tricolore.
Ora tra le rovine bruciacchiate di San Martino di Castrozza vagolano ancora ogni notte, come corvi o jene, i vandali austriaci che hanno voluto sacrificarne le ricchezze. Fiera di Primiero invece ha raddolcito il suo aspetto già così ridente.
Gli archi acuti della Chiesa Parrocchiale quattrocentesca, gotico rasserenato dall'aria italiana che vi spira attorno dalle Dolomiti, l'ardito campanile ghibellino a dominio di tutta la valle, il piccolo palazzo tirolese sede già del Capitano distrettuale ora del nostro Commissariato, non hanno l'aria un po' spaurita e diffidente degli abitanti, forse non convinti ancora che ciò che è avvenuto non è un sogno: tutte le cose intorno a noi, per le vie e per la valle, sorridono. Sgombra d'ospiti estivi, la valle ha un aspetto più dolce, più primaverile, anche in questo morir dell'estate sulle rocce fantasiose del Sass Maor magnifico dai mille colori.
Cadore
Venadoro, 4 settembre.
Una lunga fila di muli sale su per una strada rocciosa tra gli abeti. Un anno fa questa strada era un sentiero praticabile alle capre e ai cacciatori di montagna: oggi è una comoda mulattiera, su per la quale anche il più timoroso borghese della città può avventurarsi sicuro, a cavallo di uno dei muli capuani cui la guerra ha dato convegno in questa valle. Similmente erano un anno fa strette mulattiere alcune delle strade che ieri abbiamo potuto percorrere in automobile. La guerra, oltre il resto, lascerà dietro sè un inestimabile beneficio a tutti questi luoghi, sotto forma di strade, di comunicazioni, di riallacciamenti, di ricoveri, di utili impianti di ogni sorta, destinati a rimanere stabili.
Sale la lunga fila dei muli. Se un osservatorio austriaco potesse scorgerla, si maraviglierebbe di non riconoscere in essa nè una colonna di munizioni, nè un trasporto di pezzi o di rifornimenti, nè altra sorte di salmeria. Tutti quei muli sono inforcati da uomini, che non vestono la divisa. I primi due sono ufficiali dello stato maggiore; ma tutti gli altri — e la fila è lunga — sono borghesi.