È la stampa, che dà la scalata alla guerra.

Giunta a un alto ripiano circondato di rialzi rocciosi, la stampa scende. Poi a piccoli gruppi — perchè cominciano sentieri esposti in parte all'osservazione dei nemici — si arrampica, come può, verso le cime più alte. Com'è igienico vedere tutte le lotte elettorali d'ieri affratellate in questa comune fatica e in questa concorde avidità d'immergersi nel grande fatto nazionale che le ha improvvisamente scompigliate e sommerse!

Ora non c'è più traccia di politica intorno a noi. E nemmeno d'alberi o di prati. Siamo avvolti in un giallore di rocce, abbagliati da un biancore di nevi che rifulgono al sole. Il cielo è limpidissimo e sgombro. Il silenzio della montagna è sottolineato dalla voce intermittente di cannoni, lontani e vicini, nostri e altrui, profondi e acuti: e tutte quelle voci insistono in echeggiamenti lunghi, smorzati, varii: alcuni sembrano fendere l'aria come lame aguzze, altri pare che rotolino attorno attorno remoti come sul cerchio d'un orizzonte lontano e invisibile nascosto ai nostri sguardi dalle rocce vicine, che s'addensano sempre più strette intorno a noi e alla nostra ansia di arrivare più su, “dove si vede....”

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Si vede.

Ma prima di guardare con noi, si compiaccia il lettore di riepilogare dai bollettini e dalle notizie la cronaca della nostra avanzata in questo settore, cioè nella regione orientale del Cadore. (In realtà i geografi chiamano Cadore soltanto la regione a est del Boite: ma accetto la toponomastica dei bollettini, che chiamano Cadore anche questa parte del Bellunese).

Il 24 di maggio, occupazione di tutti i passi di confine. Il 26 liberiamo la Forcella di Lavaredo. Il 29 il passo Tre Croci, e Cortina d'Ampezzo con la sua conca. Il 30 monte Belvedere, che segna il limite occidentale del Cadore, e da cui si domina, verso il Trentino, Val Cismon e Fiera di Primiero.

Poi i comunicati tacciono fino al 9 giugno, giorno del “vittorioso combattimento” intorno al Sompauses, e dell'avviamento verso il Passo Falzarego. Il 14 le nostre artiglierie danneggiano gravemente la forte opera austriaca dei Tre Sassi, il 16 occupiamo l'Albergo di Falzarego e il Sasso di Stria. Le tre settimane che seguono sono impiegate in lavori di rafforzamento delle posizioni occupate e delle relative retrovie: il 10 di luglio riprendiamo l'avanzata, aprendo il fuoco verso il forte Corte nell'alto Cordevole, la più importante delle posizioni fortificate austriache, in quanto impacciava la nostra occupazione di quel Col di Lana, che è in questo momento uno dei centri della lenta azione quotidiana d'artiglieria in cui si riassume per ora la guerra nel Cadore.

Un altro di tali centri è la Tofana, la cui insellatura è presa il 9 di luglio con un'ardita scalata degli alpini; cinque giorni dopo (seguo sempre i comunicati) “un reparto di fanteria, inerpicatosi per un canalone ritenuto inaccessibile, riusciva a occupare di sorpresa la cima di Falzarego”, e l'azione vittoriosa continua per altri due giorni con la conquista di tutta la linea occidentale che da essa cima giunge alle pendici del Col di Lana. Il 23 si completa l'occupazione del forcellone della Tofana. Il 28 si prende il costone di Agai, che dal Col di Lana scende su Pieve di Livinallongo; il 25 di agosto si parla ancora di un rafforzamento della nostra avanzata su Col di Lana all'estrema sinistra e il 9 si annunzia il nostro sicuro possesso di Cima Undici all'estrema destra della linea che da nord-est a sud-ovest segna l'andamento del nostro fronte in questo settore: tra la valle del Cismon cioè, e la valle del Boite che si continua nella strada che scende a Toblacco e alla Drava.