Com'è noto l'istituzione è di origine inglese e data dal tempo della guerra boera. Dopo l'agosto del 1914 l'Inghilterra impiantò in Francia quattro grandi stabilimenti della Croce Azzurra, che rimasero perfettamente autonomi, senza rapporti di sorta con le autorità governative.

In Italia l'istituzione, fondata a imitazione dell'inglese pochi mesi sono, ebbe in questo senso un miglioramento in quanto il ministero della guerra la riconobbe ufficialmente e ne militarizzò il personale — con un notevole vantaggio per la disciplina e l'organizzazione — mediante una convenzione che ha la durata di quattro mesi, ed è naturalmente rinnovabile e sarà rinnovata per tutta la durata della guerra.

Perchè l'istituzione, per quanto giovane, si mostrò subito matura e pari al suo compito arduo e alla sua utilità. La quale è grandissima. Chi, vedendo cavalli sfiniti o feriti ritornare dal fronte, ha provato il senso infinito di pietà che desta la loro incoscienza sommessa, può sentire la bellezza sentimentale dell'istituzione senza stare a pesarne i vantaggi. Ma anche posto da parte ogni sentimento, basta pensare all'immensa utilità del quadrupede in una guerra di montagna — e quale montagna! — com'è la nostra, e considerare che il cavallo è il genere di cui è men facile ottenere un'abbondante requisizione, per rendersi conto del beneficio enorme che reca il poter rimandare su per le montagne una grande percentuale di cavalli che sarebbero normalmente condannati alla morte per sfinimento o per ferite.

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Un cavallino giovane, quasi ancora puledro, ha fatto una corsa, dal suo prato grande donde ripartirà tra un giorno o due, fino al recinto che lo divide dal prato minore ove si fanno le medicazioni. Sporge il muso di qua e guarda incuriosito l'operazione strana, quei sei o sette uomini affaccendati sopra un cavallone massiccio steso sull'erba. Poi scrolla il capo, guarda il cielo nuvoloso, manda un nitrito di giovinezza e di gioia, e si rimette a galoppare pazzamente, senza mèta, ubriaco d'aria. La sua incoscienza gioiosa è commovente quanto la sofferenza dell'altro. Guardandolo, non posso tenermi dal pensare a un'altra incoscienza: a quella di tutti i bambini, che vedono e sentono la guerra che non capiscono e non sanno: la vedono e la sentono in una quantità di cose strane: nella partenza dei loro babbi, nelle solitudini accorate delle loro mamme, nel ritorno di persone care che son poste in un letto e stentano a riconoscere i bimbi, nell'annuncio, fatto da una madre tra i singhiozzi, che altre persone care non torneranno mai più.

Un giorno i bambini capiranno quei misteri dolorosi, e sapranno che la guerra si è combattuta per loro, che tutta la vita loro ne ha ricevuto un inestimabile beneficio.

Ma con questo, eccoci molto lontani dai cavalli....

Silenzi e fragori

Timau, 15 settembre.

La guerra, in qualche luogo, è soprattutto silenzio.