A sud di Tolmino, l'Isonzo piega bruscamente e scende in direzione di sud-ovest fino a Plava; ivi con un altro gomito cambia nuovamente direzione, e scende verso sud-est al monte San Gabriele e al monte Sabotino, al di sotto dei quali s'apre la piana di Gorizia.

Al nord di Gorizia, Monte Sabotino, Monte Santo, Monte San Gabriele, la Podgora, costituivano formidabili minacce; al sud di Gorizia il Carso spiega le sue forze, che il valore e la saggezza dell'esercito Italiano vanno mano mano vincendo, come han vinto quelle prime. Il valore e la saggezza mirano, nella guerra moderna, alle cime; l'attenzione del pubblico deve seguirli con fede.

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Ho nominato il Sabotino ed il Carso. È utile che cerchiamo una visione panoramica, e riassumiamo qualche lineamento storico, della regione che essi comprendono, e che costituisce la parte inferiore del medio Isonzo.

Chi salga su una delle piccole colline, regolari, dolci, foltissime d'alberi, che da nord di Cormons stendono una cortina di verde verso l'Iudrio, può scorgere panoramicamente tutto il terreno della nostra conquista sul medio Isonzo. Alla nostra estrema destra le alture di Medea, onde comincia il Carso: e del Carso si vede il Monte San Michele, s'intravede il Vallone, che domina Doberdò.

Tra il Carso e le alture di Monte Fortin s'insinua l'Isonzo, di cui scorgiamo tratti verdissimi, smeraldini, come la piana di Gorizia: ivi s'intravedono i resti arsi di Lucinico, e dietro vi occhieggiano le prime case di Gorizia, sprazzi bianchi fuor da tuffi di verde. Da Lucinico comincia la salita di Podgora, più mite da questa parte: verso l'Isonzo è un dirupo a precipizio. Pogdora appare di qui un'altura rotonda, rossastra, mediocre. La gloria che in poche settimane ha recinto il suo nome, ci pare in contrasto con questo suo aspetto modesto. Ma ci accorgiamo subito che quel colore rossiccio che la investe tutta, sulla cima e sul giro dei fianchi, è l'effetto delle innumerevoli granate che vi sono scoppiate sopra nella lotta accanita per quella importantissima tra le posizioni che dominano Gorizia e le sue sorti. Prima era foltissima di ciuffi verdi e morbidi, ondeggianti al vento. E in mezzo a quel verde ora distrutto, furono appostamenti, accampamenti, trincee, uomini. Salutiamo.

Il rimanente dello scenario a sinistra, ha un aspetto men dolce, più complicato, più serio. Da Medana, il cui campanile riquadrato fa quasi da centro, s'irradia una serie di costoni, lunghi, ondulati, grigio-azzurri, che si sperdono nella lontananza annebbiata del cielo; i costoni di Vipulzano, di Cerovo, di San Floriano: e subito dietro l'ultimo, le alture di Oslavjia e di Pevma. Sabotino, San Gabriele, Monte Santo, dominano e chiudono l'orizzonte.

Le truppe che ora operano in questo settore, si trovavano, prima della guerra, nella piana d'Udine, tra Codroipo e Palmanova. Il 21 fu fatto loro fare un piccolo spostamento in avanti perchè non perdessero il collegamento con le truppe che avrebbero operato alla loro sinistra. Scoppiata la guerra, alle 4 di mattina del 24 varcarono il confine dal ponte di Vicinale alla linea di Cervignano.