Il primo obiettivo nostro era la linea che va dal Monte San Giorgio, per il torrente Versa (confluente dell'Iudrio) al Monte Quarin: obiettivo raggiunto in breve quasi senza resistenza. Affermatesi sul terreno, le truppe dovettero sostare per non rimanere isolate da quelle che operavano alla sinistra, e la cui avanzata era più faticosa. Il 5 di giugno venne l'ordine di procedere verso l'obiettivo finale, ch'era l'Isonzo e le alture alla sinistra di esso. Così i nostri poterono affermarsi sulla linea che ora solidamente mantengono, dalle alture di San Floriano, per il pendìo di Podgora, fino a Lucinico, e di qui al Fortin, onde muove l'avanzata sul Carso.
Le ragioni della nuova sosta nelle operazioni di questo settore sono evidenti. Davanti a reparti che costituiscono l'ala destra di questa operazione, il terreno era tutto piano: era necessario prendere qualche altura. Allora, per impegnare truppe avversarie — e specialmente l'artiglieria — furono fatte azioni dimostrative contro le alture di Oslavjia, di Pevma e di Podgora; azioni che, sebbene avessero intenzioni semplicemente dimostrative, ci guadagnarono tutte qualche punta importante, o perchè fornita di osservatorii, o perchè insidiosa.
Tale fu l'opera compiuta dalle truppe di questo settore in tre mesi di vita faticosissima di trincea; dopo i quali il fronte si trovò notevolmente allargato; e oggi va dalla cresta del Sabotino, come abbiamo detto, fino a Monte Fortin. Cioè: dalla cresta del Sabotino scende a Podzabotino, pel costone di San Floriano e per Fabrisu, fino al bivio formato dalle due strade che conducono una da San Floriano e l'altra da Fabrisu, all'Osteria al Ponte.
Da quel bivio si attacca la linea che sta davanti a Podgora. Il detto fronte comprende Lucinico, e scende, in riva all'Isonzo, fino a Monte Fortin.
□ □ □
Ora, la guerra è siffatamente concatenata lungo tutto il fronte, che per potere dal Sabotino al Fortin rettificare così la nostra linea strategica e rispondere all'uguale rettificazione che, di là da Gorizia, si viene operando sul Carso, fu necessario di assicurarsi d'un punto più a nord; cioè di stabilire una forte testa di ponte di là dall'arco dell'Isonzo che s'incunea intorno al villaggio di Plava.
Dell'operazione audace, metodica, sanguinosa e gloriosissima, con cui, tra l'8 e il 18 di giugno, fu passato l'Isonzo a Plava e nella profonda insenatura che ivi il fiume disegna fu gettata la formidabile testa di ponte, centro, verso nord e verso sud, di tutte le operazioni che interessano i nostri eserciti orientali — i comunicati di Cadorna davano un primo annuncio così:
“Lungo la linea Isonzo, nei giorni 7 e 8, proseguirono operazioni intese a ricacciare il nemico da posizioni dominanti che ancora occupa sulla riva destra dell'Isonzo, e a stabilire solide teste di ponte. Il nemico oppose tenace resistenza, favorito da condizioni del terreno reso fortissimo dall'arte e difficile a percorrersi per numerose interruzioni di ponti e strade, nonchè per estese inondazioni lungo il basso corso del fiume. Dovunque le nostre truppe hanno combattuto con slancio e tenacia, guadagnando importanti posizioni”.
Il giorno 12:
“Sul medio Isonzo reparti delle nostre truppe sono riusciti nella notte dal 9 al 10 ad irrompere di viva forza sulla sinistra del fiume presso Plava, vivamente contrastati dall'avversario, che dovette però ripiegare di fronte ai nostri reiterati, impetuosi assalti, abbandonando sul campo numerosi morti”.