Austriaca Aquileia! La città che impassibile conobbe vittorie romane e ostrogote e bizantine e saccheggi longobardi, e mantenne nella lunga decadenza l'anima pura della sua grande giovinezza, non è indifferente alla guerra odierna; dai pulpito del Duomo che seppe le tre epoche più gloriose dell'arte nostra, il suo parroco predicò giorni sono ai popolani e ai soldati, sapete su qual testo religioso? sulla lettera scritta da Tito Speri nel carcere prima di morire. Per tanti altri parroci di paesi conquistati, il cui nome sonerebbe infamia nei secoli, voglio che si ricordi quello di don Innocenzo Costantini, parroco d'Aquileia, anima modesta di prete campagnolo, mente culta di studioso e di artista, cuore ardentissimo d'italianità.

□ □ □

Ma da Aquileia chiudiamo il nostro viaggio con una rapida corsa al mare, all'Adriatico che sta per ritornare tutto nostro, in virtù della grande impresa che inarca un braccio di fuoco di gloria e d'amore sulla nostra terra, dai ghiacciai dell'Ortler che ora mi sembrano tanto lontani, fino a quest'isola dolcissima: Grado. Grado, isola e città ospitale, popolata di donne e di bambini, è anch'essa quanto vi può essere di più italiano. Amarono per interesse l'Austria molti de' suoi abitanti, che ora combattono sotto le bandiere gialle e nere. I pochi di essi che ritorneranno troveranno nei nomi nuovi delle strade — Via Vittorio Emanuele — Via Regina Elena — Riva dei Bersaglieri — il segno di qualche cosa ch'essi non sapevano capire, e che non è nuovo, è antichissimo, imperituro: l'anima italiana di Grado, della laguna, del mare.

Scendiamo al mare dal molo e dalla lunga passeggiata lungo la riva. Cielo color azzurro d'Italia, mare color verde d'Italia, pendii folti lungo una costa là in faccia; e su quelli spiccano città maggiori e minori. Sono Parenzo, e più qua Pirano, e ancora più qua Capodistria; e poi in faccia, improvvisa, vicinissima, più grande, più rosea, più candida Trieste; Trieste con il suo colle e con tutta la sua anima rassegnata e anelante. È vicinissima. Vede sventolare il tricolore di Grado. Il mare è placido e l'aria quieta. Con una barca raggiungeremmo Trieste prima che il roseo muoia nel bruno della sera. Andiamo....

Ma più vicine fumano ancora le case di Monfalcone, diuturno bersaglio del nemico; rosseggiano i suoi alti camini mozzati, e ci ricordano che il còmpito è ancor arduo, e che il cammino di Trieste è più lungo di quello che ci offre il calmo spazio verde e bruno di questo morbido golfo.

NOTE:

[1]. Dopo l'invio di questa corrispondenza i bollettini segnalarono le seguenti altre operazioni nella zona di cui ci occupiamo: — la notte sul 16 un nostro reparto, uscendo dalla capanna Milano in vai Zebrù, divisi in cordate traversarono il Passo dei Camosci e la vedretta di Campo e occuparono saldamente la cima mediana del Madatsch (a 3500 metri circa), donde si domina e si minaccia la via dello Stelvio verso Trafoi. Il 21 di agosto c'impadronimmo della testata di Val Strino, tra val Vermiglio e Val Noce, sul versante sud-ovest del Monte Redival. Il 25 conquistammo le posizioni austriache al passo di Lago Scuro e di Corno Bedole: con questa, e con un'azione del 7 di settembre contro il refugio Mandrone, ebbimo il dominio della testata di val Genova da cui si scende in val Rendena e quindi in val Giudicaria. Tale azione si collega quindi con quelle di val Giudicaria e di val Daone, di cui si parla più avanti. Il 16 settembre arrivammo alle pendici del Redival, alla testata della Val di Strino. E il 25 una nostra colonna alpina trasportava un cannone su di un ghiacciaio a 3251 metri a sud della Königs Spitze, presso la Sulden Spitze, assicurando così il dominio della valle di Trafoi. S'intende che un po' dappertutto sono segnalati ogni tanto tentativi d'attacco alle nostre posizioni, tutti sventati.

[2]. La felice operazione del Ponale fu ripetuta con altrettanto successo il 5 di settembre in Val di Concei (laterale a Val di Ledro): un nostro distaccamento si spinse su Lenzumo, a due chilometri circa da Bezzecca, e riuscì a distruggervi la centrale elettrica e una segheria. Il 13 nostri reparti in ricognizione attaccarono e respinsero forti nuclei in posizione presso Cimego in Val Giudicaria. La notte sul 21 scacciammo da monte Melino (allo sbocco di Val Daone in Val Giudicaria) il nemico che vi si stava rafforzando e ne demolimmo trinceramenti e reticolati, togliendogli così un luogo di osservazione sul tratto di vai Chiese che va da Cimego a Condino. Tuttavia non lo abbiamo occupato ancora, perchè è battuto da Lardaro e dal Por.

[3]. Dagli ultimi d'agosto in poi furono compiute importanti occupazioni nella zona a sud dell'altipiano di Folgaria. Il 31 agosto prendemmo il Monte Maronia (e il 20 avevamo preso Monte Maggio), cominciando così a crearci una zona di dominio su Val Terragnolo da cui potremo sostenere una futura avanzata su Rovereto. A nord-ovest poi del Maronia espugnammo, con brillanti attacchi del 17, 18 e 22 settembre, il Monte Coston, con manovra aggirante permessa dall'occupazione di Osteria Fiorentini e Alpi Pra del Bertoldi.

[4]. Il Panarotta bombardò Borgo, già sgombro di popolazione civile e non occupato dai nostri, per puro vandalismo, più volte, specialmente il 31 d'agosto: come il giorno appresso tirò su Roncegno.