Io ero mortificato d'aver dato del lei a uno che con tanta effusione mi dava del tu, e invocai tra me un'occasione di farmi perdonare e mostrargli il mio affetto. Perciò gli raccontai la mia avventura telefonica.
Egli pronunciò: — Certamente quel signore aveva chiamato un altro numero.
Guardai con ammirazione l'uomo prodigioso che a primo colpo aveva risolto un intricatissimo problema. Egli intanto parlava con abbondanza. Aveva cominciato col raccontarmi altri aneddoti telefonici d'ogni genere, s'era interrotto per apostrofare piacevolmente due donne che passavano, poi aveva ripreso a dissertare, non più di telefoni, ma della situazione politica; a un certo punto mi costrinse ad accettare un secondo ponce — e per me era il terzo —; mi domandò il prezzo del mio vestito e mi fece solennemente promettere di servirmi d'ora innanzi dal suo sarto; poi d'un tratto s'alzò come un vento, dicendo:
— Dieci minuti a mezzogiorno. Tu ora m'accompagni un momento alla Succursale.
Uscimmo; i tre ponci dal mio stomaco digiuno si scontrarono torbidamente col freddo intenso della strada, fumigarono con ira verso le estreme regioni inferiori e superiori del mio corpo. Arrivati a una delle vie interne del centro della città, il compagno, che aveva sempre parlato, si fermò a un portone basso. Cercai di salutarlo ma egli gridò:
— Sarebbe bella che tu mi piantassi qui a questo modo!
Salimmo a un secondo piano e accettammo l'invito d'un cartello bianco che da un uscio vetrato diceva: Avanti. Nè, parlando egli, ebbi mai agio di domandargli di che cosa fosse succursale il luogo che aveva così designato, nè l'aspetto dell'anticamera m'istruì al proposito.
Eravamo appena entrati e cercavamo qualcuno cui rivolgerci, quando d'un tratto nella parete di fondo vedemmo sollevarsi una portiera di stoffa, e uscirne, sbattendo violentemente un uscio, una signora con un cappello e un petto poderosamente sviluppati in ampiezza, la quale traversò la stanza come un turbine gridando:
— .... e ricordatevi che in questo schifoso casino non ci metterò mai più i piedi.
Questa frase durò esattamente il tempo che occorse al ciclone per coprire la lunghezza della stanza dalla detta portiera all'uscio d'ingresso, dal quale ella uscì, similmente sbattendolo: onde il tragitto fulmineo e la pittoresca frase di quell'apparizione corpulenta rimasero come incorniciati e incastonati tra due tonfi.