Il Dàimone mormorò:
— Quando non si ha bussola, nè orologio, nè sole, nè stelle, si esaminano i tronchi degli alberi.
— E se non ci sono alberi, — continuai io-ognuno fa quello che può.
— Precisamente.
Allora per una breve traversa egli mi condusse dal Corso nella piazzetta Belgioioso, dalla luce più violenta nell'ombra più raccolta; e dalle immagini d'un fermento pazzo mi spinse di fronte a un'ombra religiosa.
Davanti alla casa di Alessandro Manzoni mi trovai molto meno timido che al cospetto dei gentiluomini del Cova o del banditore di cinematografo sotto i Portici Settentrionali.
Sentii la presenza di lui, e lo interrogai con rispetto:
— Se Ella — domandai — se Ella, che fu un sacerdote dell'Equilibrio Profondo, se Ella vivesse oggi tra noi, e con Lei vivessero oggi tra noi Raffaello e San Francesco e Machiavelli e Giuseppe Verdi, mi dica, La prego, come inserirebbero nel quadro di questa vita la Trasfigurazione, e il Cantico delle Creature, e i Discorsi sulle Deche, e i Promessi Sposi, e il Trovatore o il Falstaff?
Con una ironica balbuzie, il sacerdote pronunziò:
— Capitolo ottavo: «Così va spesso il mondo.... voglio dire, così andava nel secolo decimosettimo».